• Ilaria Introzzi

Ho riscoperto 1984 di Orwell grazie alla Marie Kondo che c'è in me (a volte)




Il libro, 1984, George Orwell, Oscar Mondadori



Eurasia. Estasia. Oceania. E poi Socing (socialismo inglese), il bipensiero, il Grande Fratello. I due minuti d’odio, simbolicamente, superano tutti. Sono tra i tanti elementi fondamentali di uno dei romanzi-manifesto di un’epoca più importanti del Novecento: 1984 di George Orwell.

Superando le regole giornalistiche, le quali richiedono l’utilizzo di una scrittura impersonale, il più possibile obiettiva, eccetera, ho deciso di sposare la prima persona, per arrivare, se possibile, a più voci, volti e occhi di lettori. E spiegare, infine, che cosa abbia a che fare tutto ciò con il libro di Eric Arthur Blair, vero nome dell’autore.


Eurasia. Estasia. Oceania. And then Socing (english socialism), the double-thinking, the Big Brother. They are all, symbolically, exceed by the two minutes of hatred. They are among the many fundamental elements of one of the most important novel-manifestoes of an era of the twentieth century: 1984 by George Orwell.

Overcoming the journalistic rules, which require the use of an impersonal writing, as objective as possible, etc., I decided to marry the first person, to arrive, if possible, in multiple voices, faces and eyes of readers. And finally, explain what all this has to do with the book by Eric Arthur Blair, the author's real name.


L’autore. Foto di Cassowary Colorizations – George Orwell, c. 1940



È il 2 gennaio del nuovo anno, sistemo la mia piccola biblioteca domestica. Rispetto alla volta precedente, decido di ordinare i libri non in ordine alfabetico ma per casa editrice. Oltre all’effetto wow - le nuance degli Adelphi, il bianco di Einaudi e il nero di Abscondita - riscopro un’opera letta molto tempo fa: 1984, appunto. Abbandono la Marie Kondo (regina del minimal e dell’ordine) che è in me (molto raramente per altro) e mi metto a sfogliare le pagine già ingiallite ai bordi del libro di Orwell. Scopro due cose: nonostante le settimane, i mesi, le vite che frattanto ho sperimentato, alcuni principi, frasi, metafore sono sopravvissute. Le ho fatte mie. Da quelle aventi un valore personale come “Noi siamo impegnati in un gioco che non possiamo vincere. Alcuni fallimenti sono migliori di altri, questo è tutto.” Passando ad affermazioni di un valore sociale assoluto: “Ciò che le masse pensano o non pensano incontra la massima indifferenza. A loro può essere garantita la libertà intellettuale proprio perché non hanno intelletto.” Oltre alle decisamente poco lineari sottolineature, fatte magari in metro, capisco che il romanzo è più che mai contemporaneo all’alba del 2021.


It's january 2nd of the new year, I'm setting up my little home library. Compared to the previous time, I decide to order the books not in alphabetical order but by publishing house. In addition to the wow effect - the shades of the Adelphi, the white of Einaudi and the black of Abscondita - I rediscover a work I read a long time ago: 1984, in fact. I abandon Marie Kondo (queen of minimalism and order) that is in me (very rarely for anything else) and I start leafing through the already yellowed pages at the edges of Orwell's book. I discover two things: despite the weeks, the months, the lives that I have experienced in the meantime, some principles, phrases, metaphors have survived. I made them mine. From those with personal value like “We are engaged in a game we cannot win. Some failures are better than others, that's all. " Turning to statements of absolute social value: “What the masses think or do not think meets the utmost indifference. They can be guaranteed intellectual freedom precisely because they have no intellect.” In addition to the decidedly not very linear underlining, perhaps made in the metro, I understand that the novel is more contemporary than ever at the dawn of 2021.


Still dal film 1984 di Michael Radford


Viviamo in una società in cui ci è richiesto di possedere gli stessi strumenti (anche se non abbiamo i mezzi economici per comprarli), lo stesso modo di pensare e agire per procedere verso una determinata direzione (che pare sia quella dello sfacelo, per la maggior parte, travestita dalla parola progresso), e in cui a governare sono, citando nuovamente lo scrittore nato a Motihari (Bengala), “quelli che meno riescono a vedere il mondo così com’è.” E com’è fatto esattamente questo pianeta? Di persone che fino a qualche decennio fa possono contare su poche cose certe, ma almeno sanno che nessuno gliele può togliere. Una di queste è la cultura. Sotto forma di libri, film, musica, dialogo, studio, esperienze di vita. Arte, ovviamente. E in tutte le sue declinazioni. Ognuno può, grazie a questi strumenti, farsi un’opinione, riflettere, discutere. Pensarla diversamente. Senza paura.


We live in a society in which we are required to have the same tools (even if we do not have the economic means to buy them), the same way of thinking and acting to proceed in a certain direction (which seems to be that of collapse, for the most part. part, disguised as the word progress), and in which to govern are, quoting again the writer born in Motihari (Bengal), "those who are least able to see the world as it is." And what exactly is this planet like? Of people who until a few decades ago can count on few certain things, but at least they know that no one can take them away. One of these is culture. In the form of books, films, music, dialogue, study, life experiences. Art, of course. And in all its forms. Everyone can, thanks to these tools, form an opinion, reflect, discuss. Think differently. Fearless.

Da piccola non ho mai amato occuparmi di mia sorella minore. Ma dovevo farlo. Quando non sopportavo più i suoi pianti le facevo dei versi che sapevo l’avrebbero spaventata e messa a tacere. Ah, la paura. Quale potente arma per confondere un popolo, per farlo stare buono e calmo. Oggi siamo in queste condizioni. Viviamo circondati da minacce che però, grazie all’uso di una bieca retorica, non appaiono tali: gente che assalta i luoghi della politica, varianti di Covid-19 provenienti da tutto il mondo che mutano. (Ma va? È un virus e come tale cambia, a causa di diversi fattori). Negazionisti, complottisti. Tutte pedine di governi a cui a capo non ci sono politici ma pedine di quelli che “non riescono a vedere il mondo così com’è” perché semplicemente ne stanno costruendo uno a loro immagine e somiglianza. E diamo un nome, in ordine sparso, a costoro: Jeff Bezos, Mark Zuckerberg ed Elon Musk. Imprenditori in campo tecnologico. E tecnologia oggi più che mai fa rima con comunicazione. Ed è attraverso la parola che si può plasmare il popolo. Lo sa bene Winston Smith, protagonista di 1984, come i pochi fortunati oggi ad avere una visione allargata delle cose. E sono coloro i quali pensano prima di parlare. Ma soprattutto pensano, che già è un lusso.


As a child, I never loved looking after my younger sister. But I had to do it. When I could no longer bear her cries, I made noises that I knew would frighten and silence her. Oh, fear. What a powerful weapon to confuse a people, to make them stay good and calm. Today we are in these conditions. We live surrounded by threats which, however, thanks to the use of grim rhetoric, do not appear to be such: people who assault the places of politics, variants of Covid-19 from all over the world that change. (But okay? It's a virus and as such it changes, due to several factors). Deniers, conspirators. All pawns of governments headed by no politicians but pawns of those who "cannot see the world as it is" because they are simply building one in their image and likeness. And let's give a name, in no particular order, to them: Jeff Bezos, Mark Zuckerberg and Elon Musk. Technology entrepreneurs. And technology today more than ever rhymes with communication. And it is through the word that the people can be shaped. Winston Smith, protagonist of 1984, is well aware of this, as the lucky few today to have an enlarged vision of things. And they are those who think before they speak. But above all they think that it is already a luxury.


Still dal film 1984 di Michael Radford



E così, dopo tutte queste riflessioni, ripongo il libro al suo posto, tra gli altri Oscar Mondadori, e ritrovo la Marie Kondo che c’è in me. Con l’amarezza di vivere in un mondo in cui l’attenzione al cittadino, specialmente quello più giovane, i cui diritti e doveri vengono sempre più trascurati in favore di politiche (non solo d’emergenza) contraddittorie. E una speranza. Che gli stessi ragazzi riscoprano un giorno un grande libro, film o altro strumento intellettuale che li porti a fare delle riflessioni e vedere il posto in cui vivono da una prospettiva diversa. Libera.


And so, after all these reflections, I put the book back in its place, among the others Oscar Mondadori, and I find the Marie Kondo that is in me. With the bitterness of living in a world in which attention to the citizen, especially the younger one, whose rights and duties are increasingly neglected in favor of contradictory (not only emergency) policies. And a hope. That the same children will one day rediscover a great book, film or other intellectual tool that leads them to reflect and see the place they live in from a different perspective. Free.

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