Moda tra gioco e passione. Una conversazione con Alice Ferraro / Fashion between game and passion. A conversation with Alice Ferraro

29 Nov 2016

 

 

 

 

 

Prima di tutto arrivano i capelli. Poi gli occhi e, infine il sorriso ad animare un corpo etereo e allo stesso tempo forte. Questo è il ritratto di Alice Ferraro quando si presenta per rispondere alle domande di questa intervista. Classe 1989, la designer vive e lavora a Reggio Emilia dove è nata. 

Il suo percorso nel mondo della moda la vede fare esperienza presso marchio importanti del made in Italy. Parallelamente segue le sua idea di moda personale con il suo progetto “Nest”. 

 

 

Alice, quando parli della moda si vede qualcosa cambiare nei tuoi occhi. Sbaglio?

 

- No, affatto. La moda mi emoziona, è passione, è come il cubo di Rubik: una ricerca continua a livello estetico e della percezione artistica che porta con sé.-

 

 

Per questo hai deciso di creare “Nest”?

 

- Sì. Questa parola in italiano significa “nido”. Ecco, questo è un altro elemento che aggiungerei a quello che per me è la moda: un luogo dove mi sento a mio agio e dove posso, allo stesso tempo, correre dei rischi. È il mio guscio da dove traggo le mie idee. Queste ultime nascono da una profonda ricerca che nasce solo grazie alla mia curiosità, magari quando vado a bere un buon vino o devo intraprendere un viaggio. La ricerca è proprio un “trip” mentale. -

 

 

Qual è il viaggio che ti ha ispirata di più?

 

- Ce ne sono due in realtà: quello in Andalusia e la visita di Copenhagen. Se la regione spagnola mia ha colpita dal punto di vista sensoriale ed emozionale, la capitale danese ha contribuito a formare la mia identità sia come donna che come designer. È una città direi “bipolare”, un mix incredibile di passato e futuro. E questo rispecchiamo molto una parte del mio lavoro, quella legata ai materiali da usare: prediligo sia quelli classici che quelli più particolari.-

 

 

 

 

 

Tipo?

 

- Il tessuto a cui sono più legata è certamente quello che si lega maggiormente alla sensazione di avere una “seconda” pelle, non ce n’è un in particolare a dire il vero. Questo perché un’altra parte della mia ricerca si basa sullo studio del corpo umano; quindi parliamo di materiali porosi, delle “pare siliconiche (materiale utilizzato in ambito idraulico, ndr). Queste si lavorano facilmente e mi permettono di tagliarle a mio piacimento; la parte difficile avviene, invece, con il cucito>>. Poi ci sono le sete, i velluti, i broccati… Sono tutti elementi che mi permetto, grazie alla sensazione tattile, di far nascere un’idea. - 

 

 

Ci siamo conosciute un anno fa, quando presentavi la tua prima collezione all’interno del progetto “Why Not Fashion Lab”. Da quel momento hai pensato a nuove collezioni? 

 

- Sì. Attualmente sto lavorando sul “sistema puzzle”: sono appassionata di design di interni e, qualche tempo fa, mi sono imbattuta nell’estetica della Bauhaus. I suoi tratti precisi e particolari mi hanno evocato, appunto, un puzzle. Quello che sto cercando di rappresentare sui miei abiti, è il meccanismi di distruzione e di ri-costruzione di questo interessante gioco. -

 

 

Cos’è per Alice Ferraro l’arte e quale corrente senti più vicina a te?

 

- Tutti i grandi artisti del ‘900 a dire la verità. Tuttavia, come periodo artistico prediligo l’Impressionismo, che trovo - passami il termine - psichedelico, anche solo per il fatto di essere andato contro il sistema accademico. Tra i personaggi del mondo dell’arte visiva ho certamente Peggy Guggenheim come modello femminile. Ma anche la musica fa parte della mia vita: Ella Fitzgerald e Frank Sinatra su tutti. -

 

 

 

 

 

Torniamo alla moda. Che donna ti piacerebbe vestire?

 

- Non è una donna con una silhouette, piuttosto che un’altra. Diciamo, quindi, che deve avere il senso dell’arte. Non amo molto le cosiddette “fashion victim”.  -

 

 

Siamo alla fine. Quali sono i tuoi progetti futuri?

 

- Nella mia testa e nella mia vita ci sono progetti futuri con grandissimi risvolti ma, per ora, preferisco non andare oltre. - 

 

 

 

 

 

First of all arriving the hair. Then eyes and finally the smile to animate an ethereal and at the same time strong body. This is the portrait of Alice Ferraro when she presents herself to answer some questions for this interview. Born in 1989, the designer lives and works in Reggio Emilia where she was born.

Her journey in the fashion world sees her experience at leading Made in Italy brands. Parallel follows her personal fashion concept with her ”Nest" project.

 

 

Alice, when you speak of fashion something change in your eyes. Am I wrong?

 

- No, not at all. Fashion excites me, is passion, is like a Rubik's Cube: a search continues to aesthetic and artistic perception level that brings with it.-

 

 

That is why you decided to create "Nest"?

 

- Yes. So that's another element that I would add to what for me is the fashion: a place where I feel comfortable and where I can, at the same time, take risks. It's my shell from which I draw my ideas. These arise from a deep research that outcrops only because of my curiosity, maybe when I'm going to drink a good wine or I have to take a trip. The research is really a "trip" mental. -

 

 

 

 

 

 

What is the journey that has inspired you the most?

 

- There are two really: one in Andalusia and the other in Copenhagen. If the Spanish region struck by sensory and emotional point of view, the Danish capital has helped to shape my identity both as woman and as a designer. It is "bipolar" a city, I would say, an incredible mix of past and future. And that reflects very much a part of my work, the one linked to the materials to use: I prefer both classic ones and more particular one too. -

 

 

Such as?

 

- The fabric to which I am linked the most is certainly what binds more to the feeling of having a "second" skin, there is not a particular one to be honest. This is because another part of my research is based on the study of the human body; then we speak of porous materials, "seems silicon” (material used in hydraulics, ed). These are easy to work and allow me to cut them at my leisure; the hard part emerges, however, with sewing.

Then there are the silks, velvets, brocades ... These are all elements that allow myself, thanks to the tactile sensation, to give birth to an idea. -

 

 

I met you a year ago when you were showing your first collection within the project "Why Not Fashion Lab”.  From that moment did you thought about making new collections?

 

- Yes I did. Currently I am working on the "puzzle system”: I am passionate about interior design and, some time ago, I came across Bauhaus aesthetics. Its precise and particular traits have conjured me, in fact, a puzzle. What I'm trying to represent on my clothes, it is the mechanisms of destruction and re-construction of this interesting game. -

 

 

 

 

 

What is art for Alice Ferraro and what current do you feel closer?

 

- All the great artists of the '900 to tell the truth. However, as an artistic period I prefer Impressionism, which I find - pass me the term - psychedelic, if only for the fact that it went against the academic system. Among the characters in the visual art world I certainly appreciate Peggy Guggenheim as a female model. But the music is part of my life too: Ella Fitzgerald and Frank Sinatra above all. -

 

 

Let's go back to fashion. What woman would you like to dress?

 

- There is not a woman with a silhouette rather than another. Let me say, then, that she needs to have the sense of art. I do not love the so-called "fashion victim". -

 

 

We are at the end. What are your future plans?

 

- In my head and in my life there are future projects with very large implications but, for now, I'd rather not say more. -

 

 

 

 

 

 

 

 

 

www.aliceferraro.com

 

Mostre da visitare: “Peggy Guggenheim in Photographs” alla Ikona Gallery, Venezia fino al 27 novembre 2016. A Parigi, invece, si terrà fino al 26 febbraio 2017 presso il Musée Des Arts Décoratifs, “L’esprit du Bauhaus”.

 

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