Obiettivo emozione. Una conversazione con Alessandra Sebastiano / Emotional objective. A conversation with Alessandra Sebastiano

20 Dec 2016

 

 

 

 

Non è da tutti sapere da sempre quello che si è destinati a fare. Alessandra Sebastiano, torinese, ha capito, benché molto giovane, che la fotografia è l’arte visiva che l’accompagnerà nel percorso duro, bello, triste ed eccitante che è la vita. In questa intervista racconta il suo presente fatto di scelte e il suo stile fotografico inesistente, secondo la fotografa, se non ci fosse la miccia emotiva a muoverlo.

 

 

 

Alessandra, hai appena 18 anni e già sai che il mondo dell’arte fa parte di te. Quando è nata questa spinta creativa?

 

- Probabilmente quando da bambina mi piaceva tanto disegnare i personaggi dei cartoni della Disney, è cresciuta, poi, quando sognavo di fare la scrittrice (e ho anche provato a scrivere un libro ma senza successo) e si è concretizzata cinque anni fa quando mi è stata regalata per Natale la mia reflex. Mi sono avvicinata alla fotografia con delle semplici compatte, i risultati non erano male, anzi mi avevano soddisfatta talmente tanto che desideravo di più. Ero piccola all’epoca ma già mi sentivo una piccola artista che immortalava i suoi amici, oppure oggetti banali come i fiori e le piante sul davanzale di casa. Da quando mi è stata regalata la mia prima macchina ho iniziato a migliorare la mia tecnica e a fotografare con più attenzione, stando attenta anche ai dettagli. L’arte farà parte della mia vita sempre, perché porta alla superficie emozioni e senza queste non possiamo considerare la nostra vita completa. Per questo la mia spinta creativa sta crescendo sempre di più. -

 

 

La fotografia è lo strumento con cui hai deciso di esprimerti. Perché?

 

- Ho “scelto” la fotografia per tante ragioni. Innanzitutto per mio padre, ho sempre voluto emularlo ed è a lui che devo la mia passione. Inoltre per me la fotografia è una forma d’arte, forse quella che più rappresenta la nostra epoca; c’è da dire che la fotografia è una forma d’arte particolare perché ha un duplice volto: può essere “alla portata di tutti” in quanto è uno strumento tecnico e ognuno di noi può fotografare, essere o sentirsi un artista. Io, ad esempio, ho sempre sentito il bisogno di esprimermi e di rendere viva la mia vita, di trasmettere agli altri il mio modo di vedere le cose, ed è stato facile avvicinarmi alla fotografia. Allo stesso tempo però non tutti fotografiamo allo stesso modo ma ciò che distingue le persone è il modo di guardare il mondo, la passione e l’intenzione con cui si fotografa; io fotografo per trasmettere agli altri qualcosa, non per forza sentimenti positivi: l’arte può anche turbare. Però ciò che più mi piace della fotografia è il fatto che rappresenti esattamente la realtà. Ci tengo molto a ricordare e attraverso le mie foto cerco di raccontare la mia storia e ciò che faccio nella mia vita. È importante per me che ogni cosa bella sia immortalata, non per banalizzarla, ma per poterne avere un ricordo vivido e materiale anche a distanza di tempo. -

 

 

 

 

 

Ritratti spontanei e i paesaggi sono i soggetti che prediligi scattare. Sono molto distanti tra loro, almeno in superficie. Quali sono secondo te gli elementi in comune che possiedono?

 

- Innanzitutto c’è da premettere che prediligo di più il genere del ritratto perché ho una particolare attrazione verso le persone e i loro atteggiamenti: non c’è niente che trasmetta più emozioni di catturare un sorriso spontaneo o uno sguardo intenso, cogliere l’essenza degli occhi dell’altro con i miei occhi. I paesaggi vengono in secondo piano, perché sono più statici, per questo spesso cerco di scattare foto al tramonto, quando la luce addolcisce le cose e trasmette qualcosa di più. Quando fotografo i paesaggi cerco inoltre di concentrare più elementi e spesso cerco di includere anche le persone, magari in lontananza come se fossero lì per caso. Ciò che accomuna i due soggetti è il fatto che le persone non possono essere scisse da un paesaggio, l’uomo fa parte del mondo e inevitabilmente un paesaggio è in grado di trasmettere stati d’animo umani a seconda delle diverse stagioni e condizioni atmosferiche. Questo ce lo insegna ad esempio anche la letteratura: spesso le descrizioni di un certo tipo di paesaggio accompagnano un determinato personaggio. In base a ciò ritengo che i ritratti migliori possano essere fatti all’aria aperta, quando il paesaggio, che è apparentemente in secondo piano, è in realtà parte integrante del soggetto ritratto. -

 

 

Dalla biografia emerge la tua propensione alle scienze umanistiche, alla letteratura italiana. Qual è per te il poeta, lo scrittore, che più è riuscito a “fotografare” il suo tempo, le sue genti?

 

- Sarò banale ma la prima persona che mi viene in mente è Giovanni Verga. Scrittore italiano verista, è colui che più è riuscito, o forse è meglio dire ha cercato di fotografare il suo tempo e le sue genti. Verga è considerato “il fotografo della realtà”, ma questa denominazione allude non solo al suo modo di scrivere ma soprattutto al fatto che egli stesso è stato un fotografo. Egli immortalava i luoghi e i personaggi dei suoi romanzi e delle sue novelle. Ciò dimostra come la fotografia possa convivere e affiancarsi alle arti più diverse, è un’arte a sé ma anche un’importante strumento mnemonico e documentaristico. - 

 

 

 

 

Hai partecipato al Progetto Cicerone indetto dal F.A.I, e spieghi di come questo abbia accresciuto le tue doti dialettiche. Da sempre la fotografia è uno strumento di comunicazione, cosa nei pensi di piattaforme come instagram che da un lato permettono a tutti di esprimersi e, dall’altro, fluidificano la qualità dei prodotti fotografici?

 

- Oggi è molto più facile e immediato divulgare le proprie immagini grazie proprio ai social. Ciò può avere, come tutte le cose, degli aspetti positivi e negativi allo stesso tempo. Da un lato infatti può essere una grande opportunità perché è più facile avere visibilità ma è anche molto difficile emergere. Io personalmente sono molto attiva su instagram e lo uso per condividere i miei scatti. Spesso cerco anche l’ispirazione per un certo tipo di luce o per atmosfere che mi piacerebbe provare per le mie foto. Non condivido tutto però, perché sto imparando che su queste piattaforme bisogna rispettare determinati “standard”: è un sistema molto complesso in realtà e non lo sento come un blog di fotografia. Inoltre, e me ne rendo conto, molti utenti di instagram non sono “professionisti” e spesso ci si imbatte in immagini banali e palesemente finte. Ci sono vari tipi di profili e c’è chi preferisce condividere la propria quotidianità e non scatti elaborati e pretenziosi, ciò ci riporta a ciò che ho detto prima, ossia che la fotografia è uno strumento alla portata di tutti.-

 

Quali sono i tuoi prossimi obiettivi?

 

- Il mio futuro è una grande incognita. A dire la verità non ho grandi progetti, sto cercando di trovare la mia strada. Mi piacerebbe che la fotografia facesse parte di un mio futuro lavoro, mi piacerebbe anche partecipare a qualche mostra fotografica, avere opportunità di emergere. Per ora continuo il mio percorso di studi, frequento il corso di valorizzazione dei beni culturali all’Accademia di Belle Arti di Brera. Io sono di Torino e spero che Milano mi porti sulla giusta strada anche a livello professionale. -

 

 

 

 

 

Not everyone always know what they are meant to be. Alessandra Sebastiano, from Turin, understood, although very young, that photography is the visual art that will accompany the hard path, beautiful, sad and exciting that is life. In this interview she talks about her present made of choices and her nonexistent photographic style, according to the photographer, if it were not for the emotional fuse to move it.

 

 

Alessandra, you are just 18 and already know that the art world is part of you. When was born this creative drive?

 

- Probably when as a child I loved to draw of the Disney cartoon characters, has grown, then, when I dreamed to be a writer (and I even tried to write a book but without success) and was realized five years ago when it was given to me for Christmas my reflex. I approached photography with simple compacts, the results were not bad, in fact I was satisfied so I wanted to take more pictures. I was young at the time but already I felt a small artist who immortalized her friends, or mundane objects such as flowers and plants on the windowsill of the house. Since m first camera was given to me, I started to improve my technique and photographing more carefully, being careful also to detail. The art will always be part of my life, because it brings to the surface emotions and without these we can not consider our life complete. This is why my creative urge is growing more. -

 

Photography is the tool with which you have decided to express yourself. Why?

 

- I have "chosen" photography for many reasons. First of all for my father, I always wanted to emulate him, and it is to him that I owe my passion. Also for me, photography is an art form, perhaps the one that best represents our age; it must be said that photography is a particular art form because it has a double face: it can be "affordable for all" as it is a technical tool and each of us can take pictures, be or feel an artist. For example, I always felt the need to express myself and to make living my life, to convey to others the way I see things, and it was easy to approach to photography. At the same time, however, not every photograph in the same way but what distinguishes people is the way of looking at the world, the passion and the intention with which you photograph; I photograph to convey to others something, not necessarily positive feelings: the art may also disturb. But what I like most about photography is the fact that represents accurately reality. I really care to remember and through my photos I try to tell my story and what I do in my life. It is important to me that every thing is immortalized, not to trivialize it, but to be able to have a vivid material memory, also after a long time. -

 

 

 

 

Spontaneous portraits and landscapes are the subjects that you like shooting. They are very far from each other, at least on the surface. What do you think are the common elements that link them?

 

- First I must start by saying that I favor more the genre of the portrait because I have a special attraction to people and their attitudes: there is nothing that conveys more emotion to capture a spontaneous smile or an intense look, take this essence of the other's eyes with mine. The landscapes are in the background, because they are static, so I often try to take pictures at dusk, when the light softens things and conveys something more. When I photograph landscapes I also try to concentrate more elements and often try to include people, perhaps in the distance as if they were there by chance. What unites the two parties is the fact that people can not be separated by a landscape, the man is part of the world and inevitably a landscape is able to transmit human moods depending on the different seasons and weather conditions. This one it for example also teaches literature: often the descriptions of a certain type of landscape accompany a particular character. Based on what I consider the best portraits can be made in the open air, when the landscape, which is apparently in the background, is actually an integral part of the subject portrayed. -

 

 

The biography shows your willingness to humanities, to Italian literature. What is for you the poet, the writer, which was able to "photograph" his time, his people?

 

- I will be trivial, but the first that comes to mind is Giovanni Verga. Italian realist writer, is one who is more successful, or perhaps I should say “he tried”, to photograph his time and its people. Verga is considered "the photographer of reality", but this name alludes not only to his writing but above all to the fact that he was a photographer. He immortalized the places and the characters of his novels and his short stories. This demonstrates how photography can live with and alongside the most diverse arts. Is an art in itself but also an important mnemonic and documentary tool. -

 

 

You have participated in the Progetto Cicerone organized by F.A.I, and explain how this has increased thy dialectical skills. Photography is a communication tool, what do you think of the platforms like instagram which on one hand allow everyone to express themselves and, on the other hand, thinning the quality of photo products?

 

- Today it is much easier and immediate disclose your images thanks to socials. This can have, like all things, the positive and negative aspects at the same time. On the one hand it can be a great opportunity because it is easier to have visibility, but is also very difficult to emerge. Personally, I am very active on instagram and I use it to share my shots. Often I seek inspiration for a certain type of light or atmospheres that would like to try me for my photos. I disagree with everything though, because I'm learning that on these platforms you must meet certain "standards": it is a very complex system in reality and I do not feel it as a photo blog. Also, many instagram users are not "professional" and often you come across banal images and patently false. There are various types of profiles and there are those who prefer to share their daily lives and not jerky elaborate and pretentious, this brings us back to what I said before, that is to say that photography is a tool for everyone. -

 

 

 

What are your next goals?

 

- My future is a great unknown. To tell the truth I do not have big plans, I'm trying to find my way. I would love that photography was part of my future work, I'd also like to attend some photographic exhibition, to have opportunities to emerge. For now I continue my studies, attending a course of development of cultural heritage at the Accademia di Belle Arti di Brera. I am from Turin and I hope that Milan take me on the right track even at the professional level. -

 

 

 

alessandrasebastia.wixsite.com/alessandrasebastiano

 

 

Documentario consigliato: “Born into brothels” di Zana Briski e Ross Kauffman.

 

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