Arte, pensiero e ironia: un conversazione con Alessandro Agudio / Art, thought and irony: a conversation with Alessandro Agudio

3 Jan 2017

 

 

 

Arte come espressione di un pensiero. Questo è solo uno dei tanti aspetti che sono emersi durante la mia conversazione con Alessandro Agudio. Classe 1982, milanese, l’artista ha già esposto le sue opere in mostre personali e collettive, attraverso città come New York, Roma, Parigi e, ovviamente, Milano dove lo incontro.

 

 

2012 Sleek like a Slum 

 

 

 

 

Alessandro, hai studiato presso l’Accademia di Brera, quanto questa esperienze ha influenzato il tuo modo di fare arte?

 

- Indubbiamente molto. In particolare dal punto di vista teorico ho avuto un ottimo insegnante ovvero Alberto Garutti (artista e docente, ndr). Così come, senza che inizialmente me ne rendessi conto, hanno contribuito in un modo che non mi sarei immaginato possibile, l’arredamento creato da mio papà a casa nostra e il luogo in cui oggi lavoro, il Club 2D ( club fitness di Milano, ndr). Per assurdo, questi due mondi così diversi si somigliano molto e, inconsciamente li ho interiorizzati. -

 

 

Cosa comunichi con le tue opere?

 

- Sto mettendo in scena un immaginario, fatto delle cose che mi sono più vicine, di ricordi e di informazioni che ricevo tutti i giorni. Inizio a pensare che il mio lavoro sia fatto di tanti piccoli commenti, simili a quelli che puoi fare con un amico osservando le persone che camminano per strada. -

 

 

Parliamo allora di mostre: hai partecipato a molte collettive e personali, ma hai anche collaborato con artisti tuoi coetanei come Lupo Borgonovo. Qual è il valore che attribuisci a questo modo di interpretare la realtà?

 

- Con Lupo ho fatto una mostra di cui sono molto contento (“El Khaki”, 2013, presso Galleria Fluxia, ndr). Collaborare con uno o più artisti è per me un esigenza, ti aiuta a lasciare andare le cose, a provarle. Ho fatto parte del collettivo “Motel Lucie” (tenutosi ad Artissima Lido, ndr) ed è stata un’esperienza meravigliosa. In quel periodo circolava tantissima energia e tante idee. Poi è chiaro che, crescendo, ognuno di noi va a lavorare più nello specifico sulla propria ricerca. -

 

 

 

2012 Sleek like a Slum 

 

 

 

Racconta della tua prima personale, “Sleek Like A Slum” del 2012.

 

- È un ossimoro: si presenta come un ambiente in cui c’è di tutto: fioriere e relative piante, musica, appendi abiti, una mensola svuota tasche…  Ma questi oggetti, ragionano sul contraddittorio tra il concetto di “design” e quello di arredamento. - 

 

 

Possiamo quindi leggerci, non solo per quanto riguarda Sleek, ma alla tua opera artistica in generale, una critica ironica alla speculazione estetica tra arte e design?

 

- Sì, tutto l’ambiente è “sleek”, ma solo apparentemente, perché dietro, al laminato c’è del semplice compensato. L’idea, quando ho progettato l’opera era quella di ingannare in qualche modo lo spettatore, di giocare sul rapporto tra eleganza apparente e una realtà simile a quella di una catapecchia. Questa è la mia personale critica ad una certa idea di buon gusto(“pulizia” e "minimalIsmo"), tutta italiana: il rischio è quello di portare avanti uno stile e non, invece, un pensiero. Questo aspetto, quando vado per mostre si nota. - 

 

 

Oggettivazione estetica quindi. Anche in virtù di quello che mi hai detto finora, qual è l’opera che pensi rappresenti meglio il tuo pensiero?

 

- Direi “One Of The Most Famous Wooden Spaceships On A Brazilian Beach”, del 2013. Ora sto disegnando quella che forse sarà l’ultima e, come da titolo ironico, la più famosa. Ecco, quindi, un altro oggetto frutto di speculazioni estetiche. È beffarda, ma anche malinconica, l'ennesima "baraccata" da esposizione.

 

-

 

2013 One Of The Most Famous Wooden Spaceships On A Brazilian Beach

 

 

 

Gli artisti contemporanei e le loro opere, sono accessibili al pubblico, ovvero, sono di facile lettura?

 

- No, e non credo sia un problema che gli artisti debbano porsi. La comprensione di un’opera è data dalla passione e anche dallo sforzo di volersi avvicinare ad essa. -

 

 

Alessandro, hai mostre in programma nel prossimo futuro?

 

- Sì, a marzo avrò la mostra personale da Fanta Spazio, progetto no-profit. -

 

 

 

 

 

 

Art as an expression of a thought. This is just one of many aspects that emerged during my chat with Alessandro Agudio. Born in 1982, in Milan, the artist has exhibited his work in solo and group exhibitions through cities such as New York, Rome, Paris and, of course, Milan, where I met him.

 

 

Alessandro, you studied at the Accademia di Brera, how this experience has influenced your way of making art?

 

- Undoubtedly much. Especially from a theoretical point of view I had a great teacher or Alberto Garutti (artist and teacher, editor's note). As well as, initially without realizing it, have contributed in a way that I would not have imagined possible, the furniture created by my dad at our house and the place where I work now, the Club 2D (Milan’s fitness club editor's note). Ironically, these two worlds, so different, look alike and, unconsciously I internalized them. -

 

 

 

 

2013 One Of The Most Famous Wooden Spaceships On A Brazilian Beach

 

 

 

 

What you communicate with your works?

 

- I am putting on an imaginary, made of things that are closest to me, as well as memories and also information I receive every day. I start to think that my work is made up of many small comments, similar to those you can do with a friend when you're watching people walking on the street. -

 

 

Let’s speak then about exhibitions: you have participated in many group and solo, but you also collaborated with artists such as your peers Lupo Borgonovo. What is the value you attribute to this way of interpreting reality?

 

- With Lupo I made a show of which I am very happy (“El Khaki”, 2013, at Galleria Fluxia, editor’s note). Cooperate with one or more artists for me is a need, it helps you to let go of things, to try them. I was part of the collective "Motel Lucie" (held at Artissima Lido, editor's note) and I had a wonderful experience. At the time circulated a lot of energy and many ideas. Then it is clear that, growing up, everyone goes to work more specifically on their own research. -

 

 

Tell us about your first solo, "Sleek Like A Slum" of 2012.

 

- It is an oxymoron: it appears as an environment in which there is everything: planters and related plants, music, hanging clothes, a shelf ... But these objects, think about the debate between the concept of "design" and that of decor. -

 

 

 

( Dettaglio)  One Of The Most Famous Wooden Spaceships On A Brazilian Beach

 

 

 

 

Can we read then, not only with regarding Sleek, but your artistic work in general, an ironic critique of aesthetic speculation between art and design?

 

- Yes, the whole environment is "sleek", but only apparently, because behind, the laminate is simple plywood. The idea, when I designed the work was to deceive in any way the viewer, to play on the relationship between apparent elegance and a reality similar to that of a shack. This is my personal criticism of an all Italian certain idea of ​​good taste ( "cleansing" and "minimalism”): the risk is to carry forward a style and not, instead, a thought. I often see this aspect when I go visit exhibitions.  -

 

 

Aesthetic objectification so. Also by virtue of what you have told me so far, what is the work that you think best represents your thinking?

 

- I would say "One Of The Most Famous Wooden Spaceships On A Brazilian Beach" from 2013. Now I'm drawing that perhaps it will be the last and, as ironic title, the most famous. Here, therefore, another object fruit of the aesthetic speculations. It is mocking, but also melancholy, yet another "bacchanal” exhibition. -

 

 

Contemporary artists and their works, are accessible to the public, or, are they easy to read?

 

- No, and I do not think it is a problem that artists should ask themself. The understanding of a work is given by the passion and also the effort of wanting to bring to it. -

 

 

 

The Big Simon Berlino 2013 con Lupo Borgonovo

 

 

 

Alessandro, do you have exhibitions scheduled in the near future?

 

- Yes, in March I will have a solo exhibition at Fanta Spazio, a non-profit project. -

 

 

alessandroagudio.com

 

 

Libro consigliato: “Lo potevo fare anch’io - Perché l’arte contemporanea è davvero arte” di Francesco Bonami, edito da Mondadori.

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