• Ilaria Introzzi

Il made in Italy contemporaneo / Contemporary made in Italy

Lo stilista non è solo un creativo. È anche, e sopratutto, un imprenditore. La fase più intima e passionale delle idee, delle ispirazioni, del disegno, della scelta dei tessuti, del rapporto con i produttori, della creazione del campionario e la sua successiva presentazione alle rispettive fashion week, dura assai meno di quello che ci si aspetta. Questo frammento di tempo, del periodo di circa quattro o cinque mesi, si accompagna infatti a momenti e decisioni di altro tipo riguardanti perlopiù la sfera fiscale, commerciale, finanziaria e legale. Ed è chiaro che oggigiorno l’ambito economico è tra i più importanti. Non è facile saper gestire entrambi gli aspetti. Tuttavia essi sono in egual modo necessari perché la propria idea di moda (e di business) prenda piede, soprattutto quando si tratta di aziende giovani che hanno il forte desiderio di realizzare nel loro paese, l’Italia, prodotti di altissima qualità.

Quattromani

Il “fatto in Italia” è regolamentato da più leggi, tra cui la numero 166 del 2009 e la numero 55 del 2010 relativa all’etichettatura obbligatoria. Il concetto più importante che ne emerge è che non si rivela così complicato apporre la dicitura “made in Italy”, sebbene con il passare del tempo i legislatori abbiano tutelato sempre di più la tutela del marchio. Made in Italy, infatti, è sia il prodotto che viene realizzato interamente nel Bel Paese, ma anche quello che viene lavorato per la maggior parte all’estero e, solo in ultimo, rifinito in Italia. Come si fa allora a distinguere tra le due condizioni? Aspetto legale a parte, le istituzioni dovrebbero trovare un modo più efficace e accessibile - di modo che anche il pubblico possa usufruirne-, per rendere “tracciabile” un prodotto di moda, avvalendosi degli strumenti che la tecnologia offre oggi ad esempio. Un altro modo potrebbe essere quello di far conoscere ai consumatori quei marchi contemporanei che fanno di questo valore aggiunto il loro modus operandi. E la stampa, così come i blog del settore, dovrebbero mettere sempre più in risalto queste nuove, coraggiose realtà e non solo in apparenza.

Dalla Sicilia i fratelli Federica e Pietro insieme alla madre Marta sono i tre fondatori di Asciari Milano, marchio di abbigliamento che promuove un’idea di moda basata sul buon gusto, l’equilibrio delle forme e dei colori e dall’opulenza che deriva da un prodotto di qualità. - Noi produciamo tutto in Sicilia all’interno del distretto del lusso, nella provincia di Messina tra Torrenova, presso Roberto Corpina, e San Marco d’Alunzio, nel laboratorio San Lorenzo confezioni. Sono specializzati nella produzione dei tessuti double, in particolare il cashmere che prevede l’ultima finitura a mano -. Così racconta entusiasta Federica Mazzettini.

Poco distante, in Sardegna, c’è un’altra realtà di moda contemporanea costituita da Quattromani, brand nato dall’unione creativa di Massimo Noli e Nicola Frau, le cui collezioni sono spesso ispirate a leggende legate alla cultura della loro Terra. Il duo dà poi loro forma, per essere tramandate attraverso i vestiti, perlopiù in laboratori siti in Sardegna e, la restante parte, in altre aree del Paese.

Flapper

Michela Fasanella, fondatrice di Aroma 30, fa realizzare tutti i capi che le vengo ordinati dalle sue clienti attraverso un servizio première con sede nella Capitale. Il brand, in questo modo, oltre a garantire una moda di alta qualità materica, sposta l’attenzione verso temi legati all’ambiente: il servizio “hand made” permette infatti, oltre al lusso di vestire un capo realizzato su misura, di non sprecare i tessuti e, di conseguenza, nemmeno acqua ed elettricità.

Tra il Lazio e il Piemonte avviene invece la fase produttiva di Alexander Flagella chez Greta Boldini. - In particolare -, racconta il creativo, - i capispalla vengo realizzati a Roma e l’abbigliamento a Torino -.

- Noi produciamo a Peccioli (località Valdera). È una zona tra Firenze e Pisa colma di eccellenze artigianali, poco dopo il distretto conciario di Santa Croce. La parte più strettamente sartoriale delle nostre collezioni viene invece realizzata a Montemurlo (Prato) all’interno del distretto tessile -. Così Ginevra e Ludovica Fagioli, fondatrici di Caftanii Firenze, spiegano dove avviene l’imbastitura dei loro preziosi capi.

Ancora in Piemonte per la realizzazione dei turbanti fatti a mano del marchio Flapper, fondato da Genevieve Xhaet nel 2013.

Di nuovo chapellerie. Ma questa volta a Milano, dove all’interno del laboratorio creato ad hoc nella propria abitazione, Valentina di Fronzo crea e produce a mano, con uno spiccato senso estetico e artigianale, i suoi cappelli, le fasce e i cerchietti che fanno capo a Miss Gummo, marchio da lei fondato.

In Lombardia, a Parabiago, produce anche Manfredi Manara che ha posto le basi per il suo eponimo brand di scarpe all’età di soli 18 anni nel 2016.

Manfredi Manara

Questi sono solo alcuni dei nomi della moda contemporanei che stanno contribuendo allo sviluppo del marchio “made in Italy”, dando manforte a quelle realtà artigianali che con il tempo hanno perso valore, a causa della crisi certo, ma anche e soprattutto perché, da qualche anno, la moda - nella concezione globale del termine -, non è più sinonimo di tempi modesti e qualità eccellente, ma di industria. Il che comporta la massimizzazione dei profitti, economie di scala, inquinamento causato della sovra-produzione e un prodotto finale cheap e dal costo sproporzionato. L’obiettivo, se si vuole migliorare il futuro dei questo settore e del made in Italy di conseguenza, è la sensibilizzazione del consumatore, ovvero trovare il modo di fargli comprendere che, nella pratica, l’acquisto di un solo ottimo cappotto che dura anni e anni, è meglio che cambiarlo ogni 12 mesi e che soprattutto le mani di chi lo ha realizzato sono spesso quelle di persone in paesi del terzo mondo, costrette a lavorare in condizioni disumane. Per capire di più questo fenomeno ci sono molte fonti da cui attingere. Ricordiamo Green Peace che ha stilato la classifica “detox” dei brand che si impegnano a livello ambientale e quelli che ancora non sono a norma, ed eco-age.com fondato da Livia Firth con l’intento di creare per i brand di moda soluzioni sostenibili sia per quanto riguarda i lavoratori che per l’ambiente.

Caftanii Firenze

A designer is not only a creative. It is also, and above all, an entrepreneur. The most intimate and passionate phase of ideas, inspiration, design, the choice of fabrics, the relationship with producers, sample’s creation and its subsequent presentation to the respective fashion weeks, lasts far less than what you would expect. This fragment of time, lasting about four or five months, is accompanied in fact at times and other decisions concerning mostly the tax sphere, the commercial, financial and legal aspect. And it is clear that nowadays the economic environment is among the most important. It is not easy to know how to manage both aspects. However they are equally necessary way to let their idea of fashion (and business) to take root, especially when it comes to young companies that have a strong desire to achieve in their country, Italy, the highest quality products.

The "made in Italy" is regulated by multiple laws, including the number 166 of 2009 and the number 55 of 2010 on compulsory labeling. The most important concept that emerges is that it is not so complicated to indicate "made in Italy", although with the passage of time lawmakers have always protected more trade mark protection. Made in Italy, in fact, it is both the product which is implemented entirely in Italy, but also what is worked for the most part abroad and, only in the last, finished in Italy. So how do you distinguish between the two conditions? Legal aspect aside, the institutions should find a more effective and accessible way - so that the public can be able to use it too-, to make "traceable" a fashion product, by using tools that technology offers today for example. Another way might be to let consumers know about these contemporary brands that make this added value their modus operandi. And the press, as well as the blogs, should always revealing more of these new, courageous reality and not only in appearance.

Miss Gummo

From Sicily brothers Federica and Peter together with their mother Marta are the three founders of Asciari Milano, clothing brand that promotes a fashion idea based on good taste, balance of shapes and colors and opulence arising from a quality product. - We manufacture everything in Sicily in the luxury district, in the province of Messina between Torrenova, at Roberto Corpina, and San Marco d'Alunzio, in “San Lorenzo confezioni”. They are specialized in the production of double fabric, in particular cashmere which provides a last hand finishing treatment -. So says enthusiastically Federica Mazzettini.

Nearby, in Sardinia, there is another reality of contemporary fashion that consists in Quattromani, brand born from Massimo Noli and Nicola Frau, whose collections are often inspired by legends related to the culture of their land. The duo then gives them shape, to be handed down through the clothes, mostly in laboratories sites in Sardinia, and the remainder in other parts of the country.

Michela Fasanella, founder of Aroma 30, carried all the clothes that come ordered by her customers through a première services based in the capital. The brand, in this way, in addition to ensuring high quality fashionable material, shifts attention towards environmental issues: the "hand made" service makes it possible, in addition to the luxury of dressing a garment made to measure, not wasting tissues and, consequently, even water and electricity.

Between Lazio and Piedmont is the case the production phase of Alexander Flagella chez Greta Boldini. - In particular - says creative, - coats and jackets are made in Rome and the much more lightweight in Turin -.

Asciari Milano

- We produce in Peccioli (Valdera). It is an area between Florence and Pisa filled with handcrafted excellence, shortly after the tanning district of Santa Croce. The more closely tailored part of our collections is hand made in Montemurlo (Prato) in the textile district -. So Ginevra and Ludovica Fagioli, founders of Caftanii Firenze, explain where happens the basting of their precious items.

Still in Piedmont for the realization of Flapper hand made turbans, brand founded in 2013 by Genevieve Xhaet.

Again chapellerie. But this time in Milan, where inside the laboratory created specifically in her home, Valentina di Fronzo creates and produces by hand her hats, bands and headbands with a strong sense of aesthetic and craftsmanship. All this items are owned by Miss Gummo, the brand she founded few years ago.

In Lombardy, Parabiago, also produces Manfredi Manara which laid the foundations for his eponymous brand of shoes at the age of just 18 in 2016.

These are just some of the contemporary fashion names that are contributing to the development of the brand “made in Italy", giving support to those craft reality that over time have lost value, because of some crisis, but also because for some year, fashion - in the overall conception of the term -, is no longer synonymous with modest times and excellent quality, but the industry. Which implies the maximization of profits, economies of scale, pollution of over-production and a cheap final product sold with disproportionate cost. The goal to improve the future of this industry and made in Italy as a result, is the consumer awareness, or find a way to make him understand that, in practice, the purchase of one good coat that lasts years and years, is better than change it every 12 months and that especially the hands of those who carried it out are often those of people in third world countries, forced to work in inhuman conditions. To understand more about this phenomenon, there are many sources from which to draw. Greenpeace, for example, has ranked "detox" the brands that are committed to environmental and those who still are not up to standard, and eco-age.com founded by Livia Firth with the intention of creating for fashion brand solutions sustainable both for the workers and for the environment.

Greta Boldini

Documentario consigliato: “A true cost” diretto da Andrew Morgan (available on Netflix).

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