• Ilaria Introzzi

Né buoni, né cattivi: una conversazione con Barbara Fortuna / Neither good, nor bad: a conversation


“L’invisibile” è l’opera prima di Barbara Fortuna. La scrittrice vicentina, mamma e appassionata del genere thriller, indaga la vita e l’agire di Alessandro “Alex” Mari, killer su commissione e personaggio, uomo, privo di sfumature, dicotomico. L’autrice racconta qui com’è nato il romanzo e quali saranno gli sviluppi della sua produzione letteraria.

Barbara, il thriller “L’invisibile” è il tuo primo romanzo. Cosa ti ha spinto a scriverlo?

- L’Invisibile è nato da una mia necessità, dal bisogno di mettere su carta una parte della mia fervida fantasia. L’ho scritto in un periodo della mia vita relativamente tranquillo: ho tre figlie e questi momenti sono preziosissimi e alquanto rari; poter dedicare più spazio a me stessa e ai miei bisogni ha dato vita a questa bellissima e tormentata esperienza. -

Hai però dichiarato che Alex, il protagonista e killer su commissione, è nato ancora prima dell’opera stessa. Da cosa hai preso spunto per costruirlo?

- Alex l’ho creato nella mia mente: ne ho costruito la psicologia, il carattere, e poi ha iniziato ad aver un nome, un volto e una storia, la stessa che ho scritto ne L’Invisibile. Alex, come gli altri personaggi del libro, sono nati ampliando e distorcendo lati del carattere delle persone che incontro ogni giorno. La sua storia deriva dalle notizie che mi colpiscono sui giornali e nei notiziari. In definitiva, ogni cosa intorno a me ha contribuito a rendere Alex, e gli altri personaggi del mio scritto, parte integrante della narrazione. -

Ian Rankin ha recentemente dichiarato in un intervista su La Stampa, che la forza di questo genere letterario risiede nel rassicurare il lettore perché inizia con una breccia ma poi tutto riacquista il suo equilibrio. Vale lo stesso per “L’invisibile”?

- Ne L’Invisibile non c’è una breccia, né iniziale né in nessun altro punto. Si tratta piuttosto di un continuo susseguirsi di elementi e pezzi che si uniscono tra loro, come in un puzzle, creando un equilibrio che rimane stabile per tutto il romanzo. Il finale, come tutta la storia narrata, esula un po’ dagli schemi classici del genere thriller a cui siamo abituati. Non c’è un cattivo da punire o un buono che s’impone di ridare un ordine “corretto”, e a volte forzato, alle cose. Nella mia storia ognuno ha dei motivi per fare quello che fa, ognuno ha un suo punto di vista e ognuno ha una sua verità da perseguire e, come accade spesso nella realtà, ciò non significa che uno sia migliore dell’altro o più giusto. Come nella vita reale, non sempre c’è una soluzione a tutti i problemi e una vicenda non necessariamente termina in maniera positiva. Il conferire un aspetto negativo o positivo ad un evento dipende, anche in questo frangente, da chi è coinvolto, dai personaggi. -

Alessandro “Alex” Mari a un certo punto commette un errore fatale. Pensi sia possibile perdonare, nella vita, tali momenti?

- Penso che perdonare sia sempre possibile, dipende molto dalla volontà della persona di smettere di provare odio e dal desiderio di andare avanti con la propria vita, di concedersi delle possibilità migliori. Certo è che perdonare è estremamente difficile e lo è ancora di più nel caso Alex. Lui non è perdonabile per molti, ma lo è per se stesso. Lui segue la sua natura e per questo, in fin dei conti, non è giudicabile. E se non si è in grado di giudicare, se non si dispone di parametri, emotivi e morali, precisi a cui far riferimento, allora non si può perdonare. È un concetto difficile, me ne rendo conto, ma è quello alla base del mio romanzo. -

Il protagonista ha un ritmo caratteriale piuttosto preciso: o è tutto bianco o è tutto nero. Questo aspetto è riscontrabile anche nella tua personalità e quindi, alla fine, anche nell’identità stessa del romanzo?

- Effettivamente Alex è un personaggio molto drastico, per mia fortuna io non lo sono. Sono una persona dalle mille sfumature e in genere molto tranquilla e riflessiva, a parte quando scateno la mia fantasia nella scrittura. Il romanzo è un po’ la mia antitesi: è molto chiaro nella contrapposizione tra bene e male, pur avendo delle sovrapposizioni, come d’altronde accade nella vita reale, dove non tutto può essere soltanto bianco o nero. -

Hai in progetto di scrivere altri libri sulla stessa scia di questo oppure cambierai genere?

- Sto lavorando al mio secondo libro, che mantiene lo stesso genere ma tocca argomenti differenti: parla di ossessioni, inganni, segreti e odio. Pur restando un thriller, è più psicologico. D’altro canto diverso non può essere, i thriller sono la mia passione. Non escludo però che in futuro possa provare a scrivere altri generi. Sono una donna in perenne movimento e non posso sapere dove mi porteranno le mie esperienze e la mia fantasia. -

“The Invisible" is the first work by Barbara Fortuna. The Vicenza’s writer, mom and passionate about the thriller genre, explores the life and, therefore, the act of Alessandro "Alex" Mari, killer for hire and, above all, a character, a man, devoid of nuances, dichotomous. The author recounts how this novel come about and what will be the development of her literary output.

Barbara, “The Invisible" is your first novel. What prompted you to write it?

- The Invisible was born from my need, the need to put on paper a part of my vivid imagination. I wrote it in a relatively quiet period in my life: I have three daughters, and these moments are precious and very rare; to be able to devote more space to myself and to my needs has created this beautiful, tormented experience. -

You, however, declared that Alex, the main character and killer for hire, was born before the work itself. From what you have been inspired to build him?

- I created Alex in my mind: I have built the psychology, the personality, and then started to have a name, a face and a story, the same that I wrote in The Invisible. Alex, like the other characters in the book, was born expanding and distorting the sides of the people’s nature I meet every day. His history stems from news that strike me in the papers and in the news. Ultimately, everything around me helped make Alex, and the other characters of my paper, an integral part of the narrative. -

Ian Rankin said recently in an interview to La Stampa, that the strength of the genre lies in reassuring the reader because it starts with a gap but then everything regains its balance. The same goes for "The Invisible"?

- In The Invisible there is no breach, either leading or at any other point. It is rather a continuous succession of elements and pieces that join together, like a puzzle, creating a balance that remains stable throughout the novel. The end, as the whole story told, does not follow the classical schemes of the thriller genre to which we are accustomed. There is an evil to be punished or voucher that is imposed to give a "correct" order, and sometimes forced, to things. In my story everyone has reasons for doing what he does, everyone has a point of view and each has its own truth to be pursued and, as often happens in real life, that does not mean that one is better than the other or more correct. As in real life, there is not always a solution to every problem and a story does not necessarily end in a positive manner. The impart a positive or negative aspect to an event depends, even at this juncture, to those involved, from the characters. -

Alessandro "Alex" Mari at some point make a fatal mistake. Do you think it possible to forgive, in life, those moments?

- I think that forgiveness is always possible, it depends very much on the willingness of the person to quit feel hatred and a desire to get on with their lives, to enjoy the best chance. What is certain is that forgiveness is extremely difficult and is even more so if Alex. He is not forgivable for many, but it is for himself. He follows his nature and because of this, after all, is not justiciable. And if you are not able to judge if you do not have parameters, emotional and moral, precise to which to refer, then you can not forgive. It is a difficult concept, I realize, but it is the basis of my novel. -

The main character has a rather precise personality rhythm: either all white or all black. This is also reflected in your’s and then, in the end, even identity itself of the novel?

- Effectively Alex is a very dramatic character, luckily for me, I'm not. I am a person with a thousand shades and generally very quiet and reflective, except when unleashed my imagination in writing. The novel is a bit my antithesis is very clear in the contrast between good and evil, although they overlap, as also happens in real life, where not everything can be only black or white. -

Do you plan to write other books on the same trail of this, or you will change that?

- I'm working on my second book, which keeps the same kind but it touches different topics: speak of obsession, betrayal, secrets and hate. While remaining a thriller, it's more psychological. On the other hand, can not be different, thrillers are my passion. But I do not rule out that it can try to write other genres in the future. I am a woman always on the go and I can not know where I will bring my experiences and my imagination. -

liberovolo.it

“L’invisibile” di Barbara Fortuna è edito da Lettere Animate.

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