Scarpe come arte da indossare: una conversazione con Manfredi Manara / Shoes as wearable art: a conversation with Manfredi Manara

31 Jan 2017

 

 

 

 

 

Non è mai facile raggiungere la maturità estetica e, quindi, artistica. Non si parla dell’aspetto effimero e patinato della materia, ma dell’impatto che l’opera, in questo caso la scarpa, provoca a chi la guarda e, quindi la indossa. I modelli che Manfredi Manara realizza da appena un anno, godono di questa qualità nonostante la giovane età sia del designer che del suo eponimo brand. Il creativo, classe 1990, nasce a Monaco da padre italiano e madre argentina. Da quel momento la sua vita è un susseguirsi di viaggi ed esperienze, tra le ultime c’è White, la fiera della moda che si svolge tutti gli anni a Milano durante la settimana della moda, e luogo dove lo incontro per la prima volta. 

 

 

Manfredi, hai studiato presso importanti scuole di moda e frequentato degli stage in diverse città del mondo tra cui Londra, Parigi e New York. In quale di queste esperienze è nata la tua voglia di realizzare un marchio di scarpe?

 

- La passione non è nata in un momento preciso. Sin da quando ho memoria, infatti, ho sempre sentito la necessità di realizzare qualcosa di tangibile. Con il tempo, questo aspetto si è focalizzato sulla moda, un ambito che richiede funzionalità e tecnicismi ma dove, allo stesso tempo, può esserci ampio spazio per la fantasia. La moda è escapismo per me. -

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il tacco è il cuore delle tue creazioni. Quale sentimento, visione, evoca in te questo dettaglio?

 

- Il tacco è un costume, una trasformazione esclusivamente femminile. Non è per qualsiasi momento, non è per tutti i giorni ma per un occasione. Con il tacco la scarpa diventa scultura, una piccola opera d’arte da indossare. È l’antitesi della scarpa da ginnastica: innalza chi la indossa anche in senso metaforico, cambiando il portamento e il modo di camminare. Dona potere? Dona delicatezza? Forse entrambi: è un dettaglio carico di significato. Non credo che altri indumenti o accessori abbiano la stessa potenza nel cambiare una donna. L’uomo, infatti, non ha un suo equivalente. -

 

 

Un altro tratto che contraddistingue le tue scarpe, più personale, familiare, è l'utilizzo delle passamanerie realizzate su misura che le avvolgono. A White mi hai detto che l'ispirazione all'utilizzo di questo decoro l'ha evocata tua nonna. In quale misura la tradizione è importante, per te, a livello creativo?

 

- In un certo senso tutta la creatività, almeno la mia, si basa sulla tradizione, sul passato, sulla storia, su ricordi, su immagini già viste. La questione è quindi quella di miscelare gli elementi più rilevanti insieme a un gusto più personale e vedere cosa ne viene fuori. Poi c’è la tradizione artigianale, di chi fa i tessuti, chi fa le passamanerie e soprattutto le calzature: anche queste tradizioni vanno imparate, rispettate e considerate quando si crea. - 

 

 

 

 

 

 

 

Ogni modello porta il nome di una delle eroine che l'Ariosto ha descritto e raccontato ne l'"Orlando Furioso". Cosa vuoi comunicare con questa scelta?

 

- Mi diverte ricercare nomi particolari perché credo che un nome dà vita ad un oggetto. Gli dà una storia e un significato. Nel mio caso, i nomi vanno a impreziosire la scarpa, le donano importanza e un senso di unicità. L’importante è che i nomi evochino per me qualcosa di etereo, di nostalgico e romantico. -

 

 

 

 

 

 

 

Ricordi personali, letteratura universale e manifattura tutta italiana. Per il futuro, quali altri elementi ti piacerebbe inserire nelle scarpe Manfredi Manara?

 

- Questo, il futuro, sarà tutto da scoprire! -

 

 

 

 

 

 

 

It is never easy reach aesthetic and, therefore, artistic maturity. We do not talk about the ephemeral and patinated aspect of the matter, but about the impact that the work, in this case the shoe, causes to the viewer, and thus the wearer. Models that Manfredi Manara realizes since just a year, enjoy this quality despite the designer young age as that of his eponymous brand. The creative is born in 1990 in Monaco by an Italian father and Argentine mother. From that moment his life is a succession of trips and experiences, including the latest at White, the fashion trade show that takes place every year in Milan during fashion week, and the place where I meet him for the first time.

 

 

 

 

 

 

Manfredi, you have studied at leading fashion schools and attended internships in cities around the world including London, Paris and New York. In which of these experiences did your desire to create a brand of shoes come about?

 

- Passion is not born at a precise moment. Ever since I can remember, in fact, I always felt the need to create something tangible. With time, this aspect has focused on fashion, an area that requires functionality and technicalities but where, at the same time, there may be plenty of room for the imagination. Fashion is escapism for me. -

 

 

 

 

 

 

 

The heel is the heart of your creations. Which emotion, vision, evokes in you this detail?

 

- The heel is a costume, a transformation only for women. It is not for any time, is not for all days but for an occasion. With the heel, a shoe becomes a sculpture, a small work of art to wear. It is the antithesis of the trainer: raises those who wears it also metaphorically by changing the posture and the way they walk. It gives you power? It gives you gently? Maybe both: it is a load of meaning detail. I do not think other clothing and accessories with same power to change a woman. The man, in fact, does not have its equivalent. -

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Another trait that distinguishes your shoes, more personal, familiar, is the use of a made to measure trimmings the wind them. At White you told me the inspiration to the use of this decoration has evoked by your grandmother. How tradition is important for you creatively speaking?

 

- In a sense, all the creativity, at least mine, is based on tradition, the past, the history, of memories, of images already seen. The question then is to mix the most important elements along with a more personal taste and see what comes out. Then there is the traditional craft of those who make the fabrics, trimmings and especially those who make the shoes: these traditions are learned, respected and considered when creating. -

 

 

Each model bears the name of one of the heroines that Ariosto has described and told in the "Orlando Furioso". What do you want to communicate with this choice?

 

- It amuses me up the search of special names because I believe that a name creates an object. It gives a history and a meaning. In my case, the names go to embellish the shoe, give it importance and a sense of uniqueness. The important thing is that the names evoke for me something ethereal, nostalgic and romantic. -

 

 

 

 

 

 

 

 

Personal memories, the whole Italian literature and manufacturing. For the future, what other elements would you like to include in Manfredi Manara shoes?

 

- Stay tuned! -

 

 

manfredimanara.com

 

 

Libro consigliato: l’ “Orlando Fuorioso” di Ludovico Ariosto, edito da Rizzoli.

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