• Ilaria Introzzi

Indagine sull’apparire contemporaneo: una conversazione con Donatella Izzo / Survey on contemporary

Un dettaglio è significante. Sì se si tratta di fotografia artistica, dove sia tutto l’insieme che la più piccola delle qualità sono di grande importanza. La stessa che Donatella Izzo dà ai volti dei soggetti su cui sta lavorando per il suo nuovo progetto “(NO) Portraits”. La fotografa milanese sta infatti intraprendendo da tempo un percorso di indagine sul rapporto tra i codici estetici contemporanei e come questi vengono divulgati, espressi. C’è che vi legge una critica all’omologazione della bellezza o ai social network che la divulgano. Ed è una decodifica corretta, ma c’è di più e l’artista fotografa ce lo racconta in questo incontro, avvenuto qualche settimana fa presso il suo studio.

Donatella, in un’intervista di qualche mese fa, mi hai motivato la scelta di diventare fotografa come qualcosa di poco razionale, ma piuttosto un fattore emotivo. Provi lo stesso a distanza di qualche mese?

- Si assolutamente. La mia fotografia è irrazionale ed è figlia di uno stato interiore, per così dire, agitato e sfaccettato. -

Timeless, Donatella Izzo, 2016, No-portrait series

Dopo “The Dreamers”, “Insonnia” e “Forse così non mi vede”, stai lavorando su una nuova serie: “(NO) Portraits”. Com’è nata e come scegli le persone che vai a fotografare?

- (NO) Portraits è una serie intensa nata dalla voglia di riavvicinarmi al corpo altrui in un’indagine di profonda analisi interiore. Nasce con la volontà di riappropriazione del temine “ritratto” in antitesi alla banalità e alla moda generalizzata dei selfie, e dell’apparire a tutti i costi perfetti, sorridenti, vincenti. I miei ritratti non corrispondono ad una copia dal vero, tutt’altro vanno alla ricerca di quello che si cela dietro l’apparenza del soggetto, esprimendo sentimenti universali quasi sempre legati al perenne e mai risolto conflitto tra l’essere e l’apparire, tra anima e corpo, tra dentro e fuori. Scelgo i miei soggetti per un particolare che mi affascina, come uno sguardo, una peculiarità fisica, magari un difetto. Il mio concetto di bellezza è molto relativo. La bellezza è uno stato interiore e quando la vedo affiorare posso chiedere all’individuo di diventare un mio soggetto. I lavori su commissione sono più difficili e quando mi viene chiesto di fotografare una persona che non ho scelto io o che non conosco ci metto più tempo. Devo aspettare che un qualcosa emerga e allora prenderlo al volo. È una sfida intrigante: i miei ritratti sono spesso molto deformati e a volte il soggetto è irriconoscibile. La fotografia viene deturpata e cancellata insieme ai tratti anatomici che ai miei scopi possono essere anche insignificanti. -

Avremo la speranza di vedere le fotografie di “(NO) Portraits” in qualche prossima mostra?

- La prima mostra dedicata a questa serie sarà presentata a Pietrasanta in Toscana nella prossima primavera-estate, presso la Galleria “La Bottega” dove verranno esposti lavori mai pubblicati. Si tratterà anche di lavori di grandi dimensioni dove potranno emergere in maniera predominante i particolari e le sfumature delle fotografie che sono i veri protagonisti di questa ricerca. -

The last day in october,Donatella Izzo, 2016, No-portrait series

Attraverso le tue fotografie, rifletti sulle incoerenze della società contemporanea e dei suoi permanenti giudizi. Quale di questi ultimi vorresti rappresentare in futuro tra quelli che ancora non hai immortalato?

- Vorrei concentrarmi sull’incoerenza di un mondo nel quale i bambini sono vittime di violenze e ingiustizie, sia fisiche che psicologiche, da quelle tra le mura domestiche a quelle di una guerra. È un lavoro doloroso e delicato che io stessa ho quasi paura ad affrontare, anche se ci penso spesso. -

Per quanto attiene alle tue opere in generale, sembra che il rosso con le sue infinite declinazioni, sia la storia comune che le lega. È una scelta casuale o, piuttosto, rappresenta qualcosa di più?

- Il rosso è da sempre una calamita per me, così come il simbolo della croce. Userei sempre entrambi. Non so spiegare il perché. Di certo il rosso è il colore che in un solo tratto può evocare tutto: la passione, la carne, il sangue, la morte e la vita che nasce nello stesso tempo. Mi ricorda inoltre qualcosa di imprecisato della mia infanzia, oltre che uno studio nel centro di Milano nella quale il rosso si mischiava all’odore dei colori a olio sulle tele e sui pennelli. Ma questa è un’altra storia. -

Un pensiero per la fotografia?

- Italiani collezionate più fotografia! -

Ilaria. Donatella Izzo, 2016, No-portrait series

A detail is significant. Yes if it comes to artistic photography, where both the whole that the smallest of the qualities are of great importance. The same that Donatella Izzo gives to the faces of the subjects on which she is working on her new project "(NO) Portraits". The Milanese photographer is in fact waging a long process of investigation into the relationship between the contemporary aesthetic codes and how they are disseminated, expressed. Someone may read a criticism to beauty approval or to social networks that divulge it. And it is a correct decoding, but there is more and the artist photographer tells us about it in this encounter, which took place a few weeks ago at her studio.

Donatella, in an interview a few months ago, you have motivated me the choice to become a photographer as something irrational, an emotional factor. Do you feel the same after a few months?

- Yes, absolutely. My photography is irrational and is the daughter of an inner state, as it were, rough and faceted. -

La via en rose,Donatella Izzo, 2016, No-portrait series

After "The Dreamers," "Insomnia" and “Forse così non mi vede”, you are working on a new series: "(NO) Portraits". How did and how do you choose the people who are pictured into your photography?

- (NO) Portraits is an intense series born from the desire to get closer to the other's body in a survey of deep inner analysis. Born with the will to re-appropriation of the term "portrait" in contrast to the banality and the general fashion of selfies, and appearing at all costs perfect, smiling, winning. My pictures do not correspond to a copy from the truth, anything but go in search of what is hidden behind the appearance of the subject, expressing universal feelings almost always linked to the perennial and never resolved the conflict between being and appearance, between soul and body, inside and out. I choose my subjects for a particular that fascinate me, as a look, a physical peculiarity, maybe a defect. My concept of beauty is very relative. Beauty is an inner state, and when I see it emerge I may ask the individual to become my subject. The commissioned works are harder and when I am asked to photograph a person that I did not choose or that I don’t know, it takes me more time: I have to wait for something emerges and then take it on the fly. It's an intriguing challenge: my portraits are often very distorted and sometimes the subject is unrecognizable. The picture is defaced and erased along with the anatomical features that for my purposes may also be insignificant. -

We will have the hope of seeing the photographs of "(NO) Portraits" in some upcoming show?

- The first exhibition in this series will be presented in Pietrasanta in Tuscany next spring-summer, at the "La Bottega" Gallery where new unpublished works will be exhibited. It will also deal with large size where will emerge predominantly the details and nuances of the photographs that are the real stars of this research. -

Dark Woman, Donatella Izzo, 2016, No-portrait

Through your photos, you reflect on the inconsistencies of contemporary society and its permanent judgment. Which of them would be in the future among those who still have not immortalized?

- I want to focus on the incoherence of a world in which children are victims of violence and injustice, both physical and psychological, from those in the home to that of a war. It is a painful and delicate work that I am almost afraid to face, even if I think about it often. -

With regard to your work in general, it seems that the red with its endless variations, is the shared history that binds them. It is a random choice, or rather, is it something more?

- Red is always a magnet for me, as well as the symbol of the cross. I would use always both. I can not explain why. Of course, red is the color that in a single stroke can evoke everything: passion, flesh, blood, death and life that is born at the same time. It also remembers something unknown of my childhood, as well as a study in the center of Milan in which the red mingled with the smell of oil colors on canvas and on the brushes. But that's another story. -

A thought for photography?

- Italians collected more photography! -

donatellaizzo.com

Evento consigliato: Brescia Photo Festival dal 7 al 12 marzo 2017.

  • Black Icon Instagram
  • Nero Facebook Icon
Copyright © Nouvelle Factory

Web / Graphic design by Annamaria Maisto