Geoumanità: una conversazione con Filippo Armellin / Geo-humanity: a conversation with Filippo Armellin

3 Apr 2017

 

 

 

Una ricerca infinita, un lavoro senza fine, quasi un’ossessione. È quella mossa oggi dall’umanità, che furia di rincorrere la perfezione perde i pezzi di se stessa, della sua identità, lungo il percorso, cadendo così, inevitabilmente nel vuoto. Filippo Armellin, classe 1982 di Montebelluna (TV), costruisce e fotografa nel suo percorso artistico il nostro contemporaneo, offrendo la sua personale visione in cui è il territorio a enfatizzare questo spirito. Lo incontro nel suo studio milanese in un freddo pomeriggio di febbraio. 

 

An endless pursuit, a dead-end job, almost an obsession. It is what humanity moves today, that fury of chasing perfection loses the pieces of herself, of her identity, along the way, thus falling inevitably into the void. Filippo Armellin, born in 1982 in Montebelluna (TV), builds and photographs in his artistic journey our contemporary, offering his personal vision in which the territory is to emphasize this spirit. I meet him in his Milan studio on a cold February afternoon.

 

 

 

Land Cycle #03

 

 

 

Filippo, Beatrix Bourdon (direttrice del BRAFA, ndr) ha dichiarato recentemente a Vogue Italia che per lei, l’elemento segreto dell’opera d’are è l’emozione che suscita. Come ti poni rispetto a questa visione ed è in qualche modo il motivo per cui hai iniziato a fare arte?

 

- Concordo. In relazione al mio modo di fare arte userei però la parola “sensazione”, la trovo più vicina ai miei lavori, sia quelli elaborati di recente che quelli che hanno segnato i primi passi del mio percorso. Non so se sia il motivo per cui ho cominciato a creare le mie opere, ma è certamente parte di esse, nel bene e nel male. -

 

 

Filippo, Beatrix Bourdon (director of BRAFA, ed) said recently in Italian Vogue that according to her, work’s secret element is the emotion it elicits. Where do you stand over this vision and is in some way why did you start making art?

 

- I agree. In relation to my way of making art, however, I would use the word "feeling", I find it closer to my work, both those developed recently that those who have marked the first steps of my journey. I do not know if that's why I started to create my works, but it is certainly part of it, for better or for worse. -

 

 

 

Land Cycle #09

 

 

 

Quando ti sei avvicinato alla fotografia?

 

- È un percorso nato molti anni fa, ero ragazzino. Ho iniziato per semplice passione. Non avevo fatto dei corsi, studiavo per conto mio e le immagini che producevo erano in bianco e nero. Finché, una volta terminati gli studi tradizionali, non mi sono iscritto al corso biennale alla Bauer. Oggi la fotografia è il mezzo con cui formalizzo i miei lavori, non colgo gli istanti con essa. La uso in maniera pittorica. - 

 

 

When did you get into photography?

 

- It is a path born many years ago, I was a kid. I started by just a passion. I didn’t attend any classes, I studied on my own and the pictures that I produced were black and white. Until, once traditional studies were over, I have not joined the two-year course at Bauer’s school. Today photography is the means by which I formalized my work, I do not take the moments with it. I use it in a pictorial manner. -

 

 

 

Land Cycle #05

 

 

 

Nel 2006 hai partecipato alla tua prima collettiva Il legame con il territorio, mentre nel 2009 sei stato assistente di Joseph Kosuth a Roma. In questa occasione hai potuto partecipare con lui alla realizzazione di diversi progetti tra cui Arte contemporanea per i rifugiati promossa da UNHCR. Noto in qualche modo un legame sorretto dal concetto di territorio, frontiera. A livello artistico, quali sono le difficoltà nel rappresentare un fenomeno così contemporaneo come quello di coloro che sono costretti ad abbandonare la loro terra per cercare la pace in un’altra?

 

- Sì, il legame con la mia arte c’è perché lavoro molto sul concetto di territorio. La cosa che mi è venuta in mente ascoltando la tua domanda è che - distaccandomi dal progetto con Kosuth -, effettivamente in queste mie opere, non c’è niente che appare costruito, artificiale, dal punto di vista umano. Questo si lega molto alla metafora di Caino e Abele: noi siamo nella dimensione caina, in cui lo spazio e il tempo non sono più concepiti ciclicamente. Nella dimensione di Abele il tempo viene invece pensato ciclicamente e in esso si organizzano i tempi dell’agricoltura grazie al ricambio continuo delle stagioni. E questo agire apre poi a un spazio dove avviene, appunto, l’attraversamento del territorio.  Tuttavia, ognuno di noi oggi cerca stabilità, il mettere radici. - 

 

 

In 2006 you participated in your first collective Il legame con il territorio, and in 2009 you were assistant to Joseph Kosuth in Rome. On this occasion you have been able to participate with him to the realization of several projects including Arte contemporanea per i rifugiati promoted by UNHCR. I notice in some way a bond held by the concept of territory, border. At artistic level, what are the difficulties in representing a so contemporary phenomenon as well as to those who are forced to abandon their land in search of peace in another?

 

- Yes, the bond with my art exist because there is a lot of work on the concept of territory. The thing that came to my mind while listening to your question is that - detaching from the project with Kosuth -, actually my work in these, there is nothing that appears constructed, artificial, from the human point of view. This is highly bound to the metaphor of Cain and Abel: we are in the cainian dimension, where space and time are no longer conceived cyclically. In the Abel’s dimension the time is instead thought cyclically and through it the agriculture timing are organized thanks to the continuous change of the season. And this act then opens to a space where it happens, in fact, the crossing through the territory. However, each of us today seeks stability, to take root. -

 

 

Blank Interior 4

 

 

Rimanendo sul tema del rapporto spazio/tempo, passato/futuro e territorio, qualche hanno fa ho attraversato in macchina i deserti dell’Arizona, della California e del Nevada, intravedendo in lontananza e di rado qualche ranch, isolato dal resto del mondo. Subito ho pensato che vivere in quel modo sarebbe stato terrificante, poi ho capito che è proprio l’essere solo, in spazi infiniti, che in qualche modo protegge. Questo ricordo personale, mi è venuto in mende osservando il tuo lavoro Land Cycles, nato nel 2012. Come sei arrivato alla costruzione del progetto?

 

- Questo progetto ha origine da una ricerca, da un senso di frustrazione come fotografo: volevo scattare qualcosa che fosse interessante, poiché oggi è molto difficile definire cosa sia un paesaggio, di conseguenza i valori di solitudine, spazio e tempo. Con Land Cycles ho voluto cercare il significato simbolico più che quello indicale. Questi paesaggi sono sempre delle tracce percorribili all’infinito, in cui però si passa attraverso un’illusione ottica più efficace di quella che si vedrebbe dal vivo. Per me è importante l’aspetto visivo dell’opera, oltre al concetto. Il lavoro su queste opere è più artigianale infatti. -

 

 

Staying on the theme of space/time, past/future and territory, some years ago I went through the deserts of Arizona, California and Nevada by car, seeing in the distance and rarely some ranches, isolated from the rest of the world. Immediately I thought to live like that would be terrifying, then I realized that to be alone, in infinite space, somehow protects. This personal recollection, it occurred to fines observing your work Land Cycles, born in 2012. How did you come to the construction of the project?

 

- This project is originated from a search, by a sense of frustration as a photographer: I wanted to take something that was interesting, because today it is very difficult to define what is a landscape, as a result the values ​​of solitude, space and time. With Land Cycles I wanted to look for the symbolic meaning than that indexical. These landscapes are always traces of viable indefinitely, but where it passes through more effective optical illusion of what you would see live. For me it is important the visual appearance of the work, in addition to the concept. The process of these works is more artisan in fact. -

 

 

 

Blank Interior 1

 

 

The Blank Interiors del 2016, a prima vista sembra un progetto in antitesi rispetto a Land Cycles: un ambiente sempre legato al territorio, ma più naturalistico, oserei dire saturo. È possibile che i due lavori siano invece legati tra loro da una tua visione del nostro contemporaneo, dove il primo rappresenta, a livello interiore, ciò che il mondo dovrebbe aspirare, o tornare ad aspirare, per sopravvivere - ovvero ricchezza culturale ed etica -, mentre il secondo è sì pieno ma del vuoto che esprimiamo oggi?

 

- Secondo me sono entrambi vuoti ed entrambi pieni, così come molto ricchi di informazioni. Anzi a dirti la verità, tutti e due rappresentano un vuoto, ma è proprio questo a renderli pieni. Nell’ottica occidentale, per i nostri valori, è un concetto difficile da comprendere, non siamo abituati a considerare il vuoto come pienezza. Anche nel mondo dell’arte. -

 

 

The Blank Interiors of 2016, at first glance seems a project antithetical to Land Cycles: an increasingly environment linked to the territory, but more naturalistic, I dare to say saturated. It is possible that the two works are instead linked by your own vision of our contemporary, where the first is, at the inner level, what the world should aspire to, or return to aspire, to survive - ie wealth of culture and ethics - while the second is surely full but of the emptiness that we express today?

 

- I think they are both empty and filled, as well as very rich in information. Actually to tell you the truth, they both represent a void, but that's to make them full. In our part of the world, in order for our values, it is a difficult concept to understand, we are not accustomed to regard the void as fullness. Even in the art world. -

 

 

 

Blank Interior 2

 

 

 

 

Hai progetti o mostre in programma nel prossimo periodo?

 

- Sì. Sarò tra gli artisti che parteciperanno alla mostra a cura di Angela Madesani, Chronos. L’arte contemporanea e il suo tempo. Si tratta di una collettiva che in provincia di Bergamo che coinvolgerà diverse sedi, dal 22 aprile al 21 maggio. Io esporrò a Torre Pallavicina presso Palazzo Botti (le altre location sono Palazzo Barbò a Torre Pallavicina, Palazzo Colleoni a Cortenuova, Palazzo Vezzoli a Calcio, Palazzo Giovanelli a Morengo, Palazzo della Ragione a Romano di Lombardia e La Rocca - Sala Del Cavallo a Cologno al Serio, ndr). -

 

Do you have projects or exhibitions planned in the next period?

 

- Yes. I will be among the artists who will participate in the exhibition curated by Angela Madesani, Chronos. Contemporary art and its time. It is a group exhibition in the province of Bergamo involving different locations, from April 22 to 21 May. I will be in Torre Pallavicina at Palazzo Botti (the other locations are Palazzo Barbò in Torre Pallavicina, Palazzo Colleoni in Cortenuova, Palazzo Vezzoli in Calcio, Palazzo Giovanelli in Morengo, Palazzo della Ragione in Romano di Lombardia and La Rocca - Sala Del Cavallo in Cologno al Serio, ed). -

 

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