Personale riflessione globale: è “La stanza di Therese”, il nuovo romanzo di Francesco D’Isa / Personal global reflection: “La stanza di Therese”, the new novel by Francesco D’Isa

3 Apr 2017

 

 

 

Il nulla si può contrapporre a qualcosa. Ma qualcosa è

già un ente determinato, che si distingue da un altro qualcosa, e

così anche il nulla contrapposto al qualcosa è il nulla di un certo 

qualcosa, un nulla determinato. - Hegel

 

Nothingness can be oppose to something. But something is

already an entity, which is distinguished by another something, and

so also nothingness opposed to something is nothingness of a certain

something, a determined nothing . - Hegel

 

 

 

Una fuga. Dal mondo, da se stessa. Un’indagine. Del sé e dell’infinito. Un ritratto. Di una sorellanza, della nostra società. Parole, citazioni, illustrazioni e disegni, gli strumenti dell’actio. Sono tanti i tratti costitutivi della nuova opera letteraria di Francesco D’Isa, La stanza di Therese. Un romanzo, un diario, un’opera artistica, la cui sinossi è tanto breve quanto sono carichi di significato, d’ironia e di spiccata intelligenza, i suoi contenuti. 

Therese è una donna dei nostri tempi, che ha quindi vissuto date indelebili per tutta la società. Ma è anche un soggetto con la sua vita da singolo, con i suoi drammi - tra cui varie cardiopatie -, le sue gioie, una famiglia che non vuole informare circa la sua posizione attuale, ma da cui emerge un particolare rapporto con la sorella alla quale scrive una lettera da una stanza d’albergo in cui vi passa un tempo senza fine per fuggire da una realtà, la nostra e la sua, tracciando e scandendo le giornate con liste in apparenza effimere, racconti di vita vissuta - come quella in cui ha scritto ciò che si è portata in valigia -, elucubrazioni di una lucidità tanto impressionante quanto fine sull’infinito e l’esistenza, sulla possibilità di raggiungere Dio, la solitudine, e illustrazioni, istruzioni, sulle posizioni corrette da assumere per fare meditazione. A tutti questi elementi vanno aggiunte frammenti di Wittegestein, Jaspers, Aristotele e Parmenide. Una wunderkammer riflessiva in una camera di hotel, con, ovviamente, opportuna piantina rappresentata. 

 

An escape. From the world from itself. A survey. Of the self and the infinite. A portrait. Of a sisterhood, of our society . Words, quotes, illustrations and drawings, the actio tools. Many are the constituent features of the new literary work of Francesco D'Isa, La Stanza di Therese. A novel, a diary, an artwork, whose synopsis is as brief as are full of meaning, irony and remarkable intelligence, its contents.

Therese is a woman of our times, who then lived indelible dates for our society. But it is also a subject with her life as a single, with her dramas - including various heart diseases -, her joys, a family that does not want to inform about her current location, but where a special relationship emerges with her sister to whom writes a letter from a hotel room where there passes an endless time to escape from a reality, ours and hers, tracing and articulating the day with apparently ephemeral lists, personal stories - like the one in which she wrote what she brought in the suitcase -, ruminations of such an impressive lucidity and refined on the infinite and the existence, on the possibility of reaching God, loneliness, and illustrations, instructions on correct positions to be taken to do meditation. To all such items must be added fragments of Wittegestein, Jaspers, Aristotle and Parmenides. A reflective wunderkammer in a hotel room, with, of course, a suitable floorplan represented.

 

 

 

 

 

L’autore di Anna (Effequ, 2014) e Ultimo Piano (Imprimatur 2015) consegna ai lettori un Antoine Roquentin al femminile e contemporaneo. Non solo per il segno topico dell’albergo, ma anche perché ella riflette sul suo (e il nostro) malessere. Ma sarebbe troppo superficiale definire questo piccolo capolavoro letterario solo un omaggio all’opera maestra di Sartre (La Nausea, ndr). 

D’Isa ha concepito non solo un nuovo romanzo, ma anche un vero e proprio elaborato artistico e culturale. Il libro è un vero e proprio museo d’arte contemporanea su carta, curato da lui, ovvero dalla protagonista, in cui vi sono tutti gli elementi per una esposizione a regola d’arte: le opere (illustrazioni, diagrammi e dipinti), le didascalie e il percorso da seguire. Le prime risalgono ad artisti e intellettuali non certo noti ai più, come l’astronomo Giovanni Cassini (1625 - 1712), la stilista americana Emily Wilkens (1917 - 2000) e, tra i contemporanei, lo stesso D’Isa. Le indicazioni sono invece l’elaborato scritto, il flusso di coscienza di Therese. L’ultimo aspetto, quello che dà ragione d’essere ai primi due, è la strada. La vita che, ci piaccia o meno, siamo tutti noi nati chiamati a vivere, a scoprire, con tutte le sue contraddizioni, le questioni irrisolte e quindi, le repliche mancate. “La risposta a qualunque domanda è sia sì che no”, scrive la donna. 

 

The author of Anna (Effequ, 2014) and Ultimo Piano (Imprimatur 2015) delivery to readers a feminine and contemporary Antoine Roquentin. Not only for the topical hotel sign, but also because she reflects on her (and our) malaise. But it would be too superficial to define this small literary masterpiece just a tribute to the work of master Sartre (Nausea, ed).

D'Isa conceived not only a new novel, but also a real artistic and cultural product. The book is a veritable museum of contemporary art on paper, edited by him, or by the protagonist, where there are all the elements for a state of the art exhibition: the works (illustrations, charts and paintings), the captions and the path to follow. The earliest date back to hardly known artists and intellectuals to most people, as the astronomer Giovanni Cassini (1625 - 1712), the American designer Emily Wilkens (1917 - 2000) and, among contemporaries, the same D'Isa. The indications are the written work, the stream of consciousness of Therese. The last point, the one that gives reason for being to the first two, is the way. The life that, like it or not, we all born are called to live, to discover, with all its contradictions, the unresolved issues and therefore, the missing replies. "The answer to any question is both yes and no," says the woman.

 

 

La stanza di Therese di Francesco D’Isa è un’opera originale, audace e interessante, che invita sì alla riflessione, ma anche allo studio, senza farne, e il rischio c’era, una questione morale. Ma piuttosto etica. L’invito, tra le righe, sembra essere quello a occuparsi più di se stessi infatti, delle nostre coscienze. L’epoca post 11 settembre ha sempre sottoposto il singolo a comportarsi attraverso vie di giudizio rivolte verso l’altro, non più su se stesso. Selfie e nuove tecnologie, nel bene e nel male, hanno costretto i nostri corpi, i nostri volti a trasformarsi, a diventare quello che una sovra-struttura durkheimiana ha stabilito in favore del dio denaro, a discapito di una conservazione della nostra personale cultura e intelligenza. Ecco, questa piccola camera delle meraviglie di D’Isa conduce chi ne sfoglia le pagine a interrogarsi su dove e soprattutto come sta, in virtù di singolo, nel mondo. “Ma qual è la mia forma? Trovare chi sono non è facile, tanto che in risposta ho accettato spesso quel che gli altri dicevano di me, in un mutuo contratto di schiavitù”. Questo è l’interrogativo che si pone a un certo punto Therese, ed è la domanda che dobbiamo farci tutti, ma senza dare ascolto agli altri. Da leggere e guardare. Per collezionisti.

 

La stanza di Therese by Francesco D'Isa is an original, bold and interesting work, that invites reflection, yes, but also to study without making it, and there was a risk, a moral issue. But rather ethics. The call between the lines, it seems to be to take care more of ourself,  of our consciences. The post-september 11 era has always subjected the individual to behave in ways of facing judgment towards each other, not on himself. Selfies and new technologies, for better or for worse, have forced our bodies, our faces to be transformed, to become what a durkheimian supra-structure ruled in favor of the god of money, at the expense of preservation of our personal culture and intelligence. Here, this small wonder room of D'Isa leads whoever turns the pages to question where and especially how he or she is, by virtue of a single, worldwide. "But what is my form? Finding who I am is not easy, so much so that in response I often accepted what others told me, in a mortgage contract of slavery”. This is the question that arises at some point Therese, and it is the question we all need to ask, but without listening to others. To be read and see. For collectors.

 

 

La stanza di Therese di Francesco D’Isa è edito da Tunué. In libreria da Aprile.

 

tunue.com

gizart.com

 

 

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