• Ilaria Introzzi

L’esistenza che deriva dalla memoria: una conversazione con Marilisa Cosello / The existence that co

L’anima del vivere per tradurre i codici del nostro quotidiano. Come una sociologa, Marilisa Cosello, fotografa originaria di Salerno che vive e lavora a Milano, induce lo spettatore delle sue fotografie a una riflessione su se stesso, sull’umanità.Lo fa attraverso l’analisi di gruppi da cui scaturisce la genesi della nostra vita e dalle convenzioni di cui si fa portatrice: la famiglia. E poi il matrimonio e i compleanni che lo anticipano prima e lo superano poi. Ma non aspettatevi qualcosa di surreale, di impuro. Quella di Cosello è un’immagine reale, tangibile. Riconoscibile. Come emerge da questo incontro avvenuto con l’artista qualche settimana fa tra le mura della sua casa milanese.

Life existence to translate the codes of our daily life. As a sociologist, Marilisa Cosello, a native photographer from Salerno who lives and works in Milan, induces the spectator of her photographs to reflect on himself, on humanity. She does so through the analysis of groups that derive from the genesis of our life and from the conventions it carries: the family. And then the wedding and the birthdays that anticipate it before and pass it over. But do not expect something surreal, impure. Cosello's is a real, tangible image. Recognizable. As emerges from this meeting with the artist a few weeks ago between the walls of her milanese home.

Marilisa, quando la fotografia è entrata a fare parte della tua vita?

- Ho un immaginario delle fotografia molto legato a quella di famiglia e alle polaroid. Ma il vero momento l’ho vissuto all’età di 15 in Inghilterra, dove studiavo. Il mio insegnante di fotografia un giorno mi consegna macchina fotografica in mano e mi dice di andare a “fotografare l’inverno”. E quell frase mi ha colpita tantissima. L’ho fatto: sono uscita in quell’ambiente innevato, così puro e bianco. Lì ho cercato l’anima di quella frase, di quella stessa stagione. Da quel momento ho iniziato a riflettere sullo strumento fotografico che ti dà la possibilità, o almeno te ne offre l’illusione, di poter fissare qualcosa attraverso un’azione. -

Marilisa, when did photography take part in your life?

- I have an image picture of family photography and polaroids. But the real time I lived at the age of 15 in England, where I was studying. My photographic teacher gives me a camera someday and tells me to go to "photograph the winter". And that phrase struck me so much. I did it: I went out into that snowy environment, so pure and white. There I searched for the soul of that phrase, of that same season. From that moment on, I began to reflect on the photographic tool that gives you the chance, or at least gives you the illusion, to fix something through an action. -

Compleanno (Birthday) 9 2015​

A un certo punto del tuo percorso professionale però, la tua passione si è evoluta: sulla tua biografia si legge che ciò è accaduto quando hai realizzato che “la realtà non esiste”. Questo ti ha portato a lavorare su un tipo di fotografia più concettuale. Com’è avvenuto questo cambiamento?

- Ho amato la fotografia di cronaca. Nella banalità del quotidiano, che per me è importantissimo, mi ha insegnato molto. I reportage e questo tipo di fotografia in generale, sono un tentativo di sintesi, quella voglia e capacità di fermare il momento, attimo che però non è soggettivo anzi, è ciò che la società ti presenta in quel momento, ciò che essa è. Ma dopo cinque anni ho capito che la realtà, appunto, non esisteva: si è creato uno scollamento tra la realtà oggettiva e la mia, che non era più rappresentabile, significante e significato non combaciavano più. Da questo spostamento visivo di come io percepivo e proiettavo il mondo, sono arrivata a cercare la mia esistenza, inserita però in quella di tutti noi, nelle categorie a cui noi facciamo, anche inconsciamente, riferimento. -

At some point in your professional career, however, your passion has evolved: in your biography you read that this happened when you realized that "reality does not exist". This has led you to work on a more conceptual type of photography. How has this change occurred?

- I loved chronicle photography. In the banality of the today’s, which for me is very important, it taught me a lot. Reportage and this kind of photography in general are a synthesiz attempt, that desire and ability to stop the moment, but it is not subjective, instead it is what society presents you at that moment, what it is. But after five years I realized that reality really did not exist: there was a gap between the objective reality and mine, which was no longer representative, meaningful and meaning no longer combined. From this visual shift of how I perceived and projected the world, I came to look for my existence, but inserted into that of all of us, in the categories to which we also make, even unconsciously, reference. -

Compleanno (Birthday) 1 2015

Non temi che un’arte fortemente intellettiva sia poco comprensibile per il pubblico in generale?

- Dipende. Ci sono artisti che svolgono un tipo di ricerca molto ermetica sia durante l’elaborazione dell’opera sia quando questa viene rappresentata. Altri hanno un modus operandi diverso, molto più pop. Per quanto mi riguarda cerco di togliere il più possibile, finché non arrivo all’essenza del pensiero, dell’idea. E anche se forse la comprensione non è immediata, sono convinta che se sei davvero arrivata alla sintesi, prima o poi il messaggio arriva. -

Don’t you think a highly intellectual art is unobtrusive for the general public?

- It depends. There are artists performing a very hermetic search both during the work and when it is represented. Others have a different modus operandi, much more pop. As far as I'm concerned, I try to get rid of it as much as I can, until I come to the essence of thought, of the idea. And if perhaps understanding is not immediate, I'm convinced that if you've really come to the synthesis, sooner or later the message arrives. -

Paesaggio 1 2016/ 2017

Nonostante un sottile ermetismo, i tuo progetti sono legati da un filo rosso molto tangibile, ovvero l’archetipo di gruppi primari come la famiglia. Da dove nasce questa riflessione e che messaggio si cela dietro di essa?

- La famiglia è una micro società. Poi, con il suo evolversi, l’individuo ne incontra altre di realtà che vanno a formare l’intera società. Ma quello che mi interessa è appunto la prima parte di questo discorso. In un nucleo famigliare, ci sono tutta una serie di codici, di azioni, che si ripetono continuamente e che raccontano quello che siamo attraverso una sorta di rituali. Per quanto i miei lavori partano da riflessioni derivanti dalle mie esperienze, quello che io cerco è un riconoscimento nell’altro, proprio come necessità di essere compresa come un individuo all’interno di una società. La mia è un’indagine su quello che siamo, c’è sempre qualcosa di “non detto” e la tradizione familiare ne è l’emblema: ciò che vediamo e ciò che non vediamo sono in stretta correlazione tra loro. La fotografia è la chiave di lettura di questo aspetto. -

Despite a subtle hermeticism, your projects are linked by a very tangible red thread, the archetype of primary groups such as the family. Where does this reflection arise and what message is behind it?

- The family is a micro society. Then, with its evolution, the individual meets other realities that form the whole society. But what I'm interested in is the first part of this speech. In a family nucleus, there are a whole series of codes, of actions that are constantly repeated and that tell us what we are through a sort of ritual. As far as my work starts from reflections from my experiences, what I seek is recognition in the other, just as need to be understood as an individual within a society. My own is an investigation of what we are, there is always something "not told" and family tradition is the emblem: what we see and what we do not see are in close correlation with each other. Photography is the key to reading this aspect. -

Paesaggio 5 2016/2017

In Memories (2013-2014) ti chiedi: “Chi sono io senza i miei ricordi?”. In un mondo come il nostro dove si continua a “salvare il momento”, che però in realtà è proprio esso che va a perdersi nel flusso, quali sono i valori che possiede ancora il ricordo e sono quelli che cerchi di imprimere e comunicare nelle tue foto?

- Per me i ricordi sono sempre finti. O comunque, non veri. Però la memoria ha un valore importantissimo: è la traccia del passaggio dell’essere umano. Questo aspetto è qualcosa che ci ossessiona: vogliamo lasciare la nostra impronta ma vogliamo anche esserlo. Per quanto riguarda la risposta alla seconda domanda, è una riflessione che faccio continuamente e a cui ancora non so dare una risposta. È qualcosa su cui baso da sempre la mia ricerca, anche quella sul mezzo fotografico, strumento della memoria per eccellenza. -

In Memories (2013-2014) you ask: “Who am I without my memories?" In a world like ours where we continue to "save the moment", but it is actually the one that goes missing in the flow, what are the values that memory still have and are the ones that you try to imitate and communicate in your photo?

- For me memories are always fake. Or anyway, not true. But memory has a very important value: it is the trace of the passage of the human being. This aspect is something that obsesses us: we want to leave our mark but we also want to be. As for the answer to the second question, it is a reflection that I constantly do and I still do not know how to answer. It is something I have always based on my research, including that on the photographic medium, instrument of memory for par excellence. -

Matrimonio (Wedding) 5 2016

In marzo hai partecipato a MIA Photo Fair. Come hai vissuto questa esperienza e quali sono le prossime in programma?

- È stata un’esperienza molto intensa in cui sei esposto per cinque giorni in maniera anche continuativa, molto diversa da quella di una mostra. È una vetrina incredibile. A partire dall’8 giugno sarò invece a Centrale Fotografia presso Fano, nelle Marche. -

In March you participated at MIA Photo Fair. How did you experience it and what are your next plans?

- It was a very intense experience in which you are exposed for five days in a continuous way, very different from that of an exhibition. It's an amazing showcase. From 8 June I will be at Centrale Fotografia near Fano, in the Marches. -

marilisacosello.com

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