Intimità fotografica: una conversazione con Valeria Pierini / Photographic intimacy: a conversation with Valeria Pierini

31 Jul 2017

 

 

 

La fotografia come mezzo per rappresentare la propria crescita professionale e personale. L’immagine per sottolineare le sfumature di un carattere, di una personalità. La messa in scena per evidenziare un’estetica precisa. Un artefatto per esprimere arte. Sono tutti gli aspetti che compongo la storia contemporanea di Valeria Pierini, fotografa nata ad Assisi, in Umbria. Tra mostre personali, l’ultima nel 2016 Stasi o anche porta del sonno, e collettive, l’artista si mostra versatile nella realizzazione di progetti diversi, tutti, però, legati da una parola: condivisione. E se il testo scritto è un altro medium di cui fa uso per creare il suo mondo, una profonda conoscenza teorica e tecnica dell’arte visiva per antonomasia, la rende un soggetto perfetto per discutere anche del valore della fotografia stessa. Perché senza consapevolezza non c’è azione. Raggiungo Pierini via skype da Milano qualche settimana fa. 

 

Photography as a way of representing her professional and personal growth. The image to emphasize the nuances of a character, a personality. Staging to highlight a precise aesthetic. An artifact to express art. These are all aspects of  Valeria Pierini’s contemporary story, a photographer born in Assisi, Umbria. Between personal exhibitions, the latest in 2016 Stasi o anche porta del sonno, and collective, the artist is versatile in the realization of different projects, all but linked by a word: sharing. And if the written text is another medium she uses to create her own world, a profound theoretical and technical knowledge of the visual art, it makes her a perfect subject to discuss the value of photography as well. Because without awareness there is no action. I reach Pierini via skype from Milan a few weeks ago.

 

 

 

Valeria, a che punto ti trovi del tuo percorso come fotografa professionista?

 

- Bella domanda. Mi trovo al punto in cui ho barrato delle caselle importanti per un artista, soprattutto per chi come me viene da una terra come l’Umbria. Ho avuto la fortuna e la caparbietà di pubblicare il mio primo libro (Tabula Rasa, auto-prodotto e in edizione limitata, ndr), di lavorare al secondo, che è ancora in produzione. Sto inoltre realizzando un site specific di un anno dedicato a Foligno intitolato Topografia di una storia, e spero di debuttare con questo lavoro entro questo inverno con una mostra e un catalogo. Tale passo è per me molto importante: cerco di interpretare le cose che vivo in modo evolutivo, quindi tutto ciò che ti ho appena elencato, spero si tramuti in qualcosa di più grande dopo, come un ulteriore progetto o una nuova mostra. Lavoro affinché le mie intenzioni vadano maturando, come la prossima pubblicazione che, sulla scia della precedente, avrà inoltre l’esperienza pregressa e una modalità più ampia di possibilità con cui trasmetterla al pubblico. Agire sempre allo stesso modo non ha senso, è giusto sperimentare e crescere. -

 

Valeria, how is your path as a professional photographer?

 

- Good question. I find myself in the point where I have traced important boxes for an artist, especially for those like me coming from a land like Umbria. I was fortunate and willing to publish my first book (Tabula Rasa, self-produced and limited edition, ndr) to work on the second, which is still in production. I'm also building a one-year site specific dedicated to Foligno titled Topografia di una storia, and I hope to debut with this work by this winter with an exhibition and a catalog. Such a step is very important to me: I try to interpret things that I live in a evolving way, so whatever I have just listed, I hope to move to something bigger afterwards, like a new project or a new show. I work for my intentions to mature, like the next release that, in the wake of the previous one, will also have past experience and a wider mode of chances with which to convey it to the public. Acting in the same way does not make sense, it is right to experiment and grow. -

Terra. Il tutto è maggiore della somma delle singole parti | Tabula Rasa, 2013

 

 

 

 

 

Per questo hai avviato all’inizio del 2017 il tuo nuovo progetto Who am I: di cosa si tratta?

 

- C’è un’ala dei miei lavori che fanno parte di un filone dove prevedo la partecipazione di altre persone tramite la scrittura: ad esempio in Work in progress/Io tra di voi, ho fotografato le camere dei musicisti umbri, senza ritrarli direttamente. Loro compaiono esclusivamente attraverso il testo scritto, la descrizione che mi lasciano della loro relazione con la musica. Lo stesso con il progetto a Foligno. Who am I è figlio di questi due. Esiste un collettivo, che si chiama Collettivo Strabismi, il quale organizza da tre anni un festival dedicato alle giovani compagnie teatrali, che mi ha chiesto di fare nel tempo un lavoro implicante la partecipazione degli attori i quali periodicamente si susseguono durante lo Strabismi Festival. Ho colto bene questa collaborazione continuativa, che ha lo scopo di riflettere sulla figura dell’attore partendo da un cliché, ovvero che gli attori non si sa mai quante facce abbiano. Così, prima di fotografarli, mi mandano una descrizione di loro stessi su chi loro pensano di essere e, una volta studiata, durante il festival metto in scena dei ritratti sulla base di ciò che loro mi hanno comunicato in precedenza. Queste scritture a mano, consegnatemi su supporti diversi, a livello visivo fungono poi da scenografia per le mie immagini. Quest’anno erano presenti tre compagnie teatrali e cinque attori coinvolti. La mostra che ne verrà fuori nel 2018, sarà certamente fotografica ma accompagnata da questi testi, come se fosse un’installazione. -

 

That's why you started at the beginning of 2017 your new project Who am I: what is it about?

 

- There is a wing of my work that is part of a line where I expect other people to participate through writing: for example, in Work in Progress/Io tra di voi, I photographed the rooms of Umbrian musicians, without drawing them directly. They only appear through the written text, the description that leaves me of their relationship with music. The same with the project in Foligno. Who am I is the son of these two. There is a collective called Collettivo Strabismi, which has organized for three years a festival dedicated to young theater companies, which has asked me to do a work in progress involving the participation of the actors who periodically follow during the Strabismi Festival. I have been grateful for this ongoing collaboration, which aims to reflect on the figure of the actor starting from a cliché, or that you never know how many faces actors have. So, before photographing them, they send me a description of themselves who they think they are and once I’ve studied it, during the festival, I portray photos based on what they told me before. These handwritten documents, handout on different media, at a visual level, then serve as scenarios for my images. This year there were three theater companies and five actors involved. The exhibition that will be out in 2018 will certainly be photographic but accompanied by these texts, as if it were an installation. -

 

 

 

 

 

Who am i #2

 

 

 

Quali affinità pensi abbiano il teatro e la fotografia?

 

- Per me che lavoro con la messa in scena ti direi tutto. In effetti, ogni volta creo una sorta di tableau vivant rasento la performance, perché chiedo ai soggetti di mettersi in posa, di mimare degli atteggiamenti. Mi viene anche in mente la fotografia pittorialista che nell’800 cercava di riprodurre i quadri dell’epoca classica e anche lì, in realtà, erano delle composizioni di più negativi che raffiguravano una messa in scena. Pensa a David LaChapelle che quando scatta realizza proprio dei set cinematografici addirittura. -

 

Which affiliates do you think have theater and photography?

 

- For me that I work with the stage I'll tell you everything. In fact, every time I created a kind of tableau vivant, I wrapped around the performance, because I asked the subjects to pose, to mimic the attitudes. I also remember the pictorialist photography that in 800 tried to reproduce classical paintings and even there, in fact, were a sommato of more negative compositions that depicted a staging. Think of David LaChapelle that when he shoots he realizes cinematic sets. -

 

 

Hai accennato prima all’Umbria, la tua terra: quale valore ha rispetto al mondo dell’arte e nello specifico nella fotografia?

 

- L’Umbria non è un luogo facile. In primo luogo perché c’è molto poco riguardo l’arte visiva e quindi si è sempre costretti a spostarsi per conoscere altri mondi; in secondo luogo, invece, è complessa proprio per via della suo essere un retroterra, uno spazio che ancora non si è completamente aperto a livello culturale e che di conseguenza ha assorbito poco dall’esterno. Questi aspetti sono un po’ da ostacolo al lavoro di un giovane artista, specialmente se indipendente come me. Ecco perché sono molto contenta di quello che sono riuscita a fare. Oltre a questo, ci tengo a dire che lavoro in Umbria e molti dei miei progetti sono legati a essa, come Working Progress/Io tra di voi, o lo stesso site specific a Foligno, che non è neanche la mia città. È una terra dicotomica, che sento molto, anche se penso che un artista non debba operare con una collocazione geografica precisa. -

 

You mentioned before Umbria, your land: what value does it have in relation to the art world and specifically in photography?

 

- Umbria is not an easy place. Firstly, because there is very little about visual art and therefore you are always forced to move to know other worlds; secondly, it is complex because of its being a backland, a space that is not yet completely open at a cultural level and consequently has absorbed little from the outside. These aspects are a bit of a hindrance to the work of a young artist, especially as independent as me. That's why I'm very happy with what I've been able to do. In addition to this, I want to say that I work in Umbria and many of my projects are related to it, such as Working Progress/Io tra di voi, or the same site specific in Foligno, which is not even my city. It is a dichotomous land, which I feel a lot, although I think an artist should not operate with a precise geographical location. -

 Chiedi alla polvere 2010

 

 

 

Roland Barthes ne La camera chiara definisce la nomea della fotografia ciò che unisce l’interfuit e il presente, e aggiunge che essa è l’unico medium che può farlo. Esiste sì una scenografia, ovvero ciò che quello spazio rappresentato era in quel determinato tempo, ma lo scatto, l’immagine che abbiamo in mano, appartiene al presente. Nel cinema e nel teatro il tempo è più diluito benché in qualche modo prestabilito. Potremmo quindi dire che l’assonanza tra fotografia e teatro è legata alla lavorazione e alla rappresentazione più che a ciò che essa rappresenta una volta che il pubblico si va a confrontare con lei?

 

- Concordo. La fotografia è un ponte, sia quando la realizzo che quando la osservo. Il cinema in realtà è una fotografia in movimento, quindi in un certo senso questo aspetto si perde. Il teatro nasce prima di questi due medium, nell’antica Grecia. E, però, anche lì, si vede lo spettacolo ma poi finisce. Ciò che colpisce me in effetti, è l’artefatto, la costruzione artificiale della posa. L’arte performativa. Credo quindi che tale triade artistica abbia quest’ultimo aspetto in comune, e lo trovo molto affascinante. - 

 

Roland Barthes in La chambre claire defines the name of photography what combines interfuit and present, and adds that it is the only medium that can do it. There is a set design, that is what that space represented at that time, but the click, the image we have in hand, belongs to the present. In cinema and theater time is diluted albeit somewhat predetermined. Could we then say that the assonance between photography and theater is tied to workmanship and representation rather than what it represents once the public goes to confront it?

 

- I agree. Photography is a bridge, both when I realize it and when I observe it. Cinema is actually a moving picture, so in a sense this aspect is lost. The theater born before these two media, in ancient Greece. And yet, there too, you see the show but then it ends. What strikes me in fact is the artifact, the artificial construction of the pose. Performative art. I therefore believe that this artistic triad has this last aspect in common, and I find it very fascinating. -

 

 

 

Who am i #4

 

 

 

 

Abbiamo parlato di tempo e della relazione con l’immagine fotografica. Mi sembra che i tuoi lavori cerchino di fermarlo, in un cero senso di vincerlo. Se concordi, quale dei tuoi progetti riflette di più sul tempo? Te lo chiedo perché nella condizione in ci troviamo oggi, in questo fiume infinito di immagini, persone, e voci, si potrebbe pensare a una perdita del senso delle cose e di noi stessi. Può essere quindi la tua fotografia un modo per ricordarsi chi siamo e dove esistiamo?

 

- Il mio rapporto con il tempo è centrale, basti pensare a ciò che rappresenta la fotografia stessa. Lego questo elemento alla memoria, non alla verità. Tuttavia, questa relazione che ho con lui è anche falsata, perché ciò che si nota nelle mie immagini è accaduto davvero, ma è stato tutto costruito, progettato. Chiedi alla polvere è uno dei miei primi lavori, realizzato in Puglia a casa di mia zia, è lì c’è una forte dimensione intimista. Della memoria e altri luoghi è legato al reportage intimo e di stampo personale. C’è anche Topografia di una storia dove nuovamente è palese questa doppia faccia del tempo fotografico: memoria e rilettura. Infatti noto spesso che quando mi faccio raccontare la storia del soggetto che fotografo, i suoi ricordi risalgono come minimo a dieci anni prima. Poi li rielaboro, li faccio miei in qualche modo. Infine c’è Tabula Rasa, che è una riflessione sulla crescita personale: lo percepisco come un percorso lento, dilatato. Dico sempre che è un’opera musicale scritta in tempi che hanno una durata diversa, proprio perché è un lavoro che si dipana tramite sequenze d’immagini che non hanno tutte lo stesso numero. Forse qui il tempo diventa assoluto, non c’è quasi scenografia rispetto agli altri lavori. Ha a che fare con le tappe che portano a un grande cambiamento, come una sorta di pellegrinaggio vissuto anche sulla strada, per cercare i luoghi dove scattare. -

 

We talked about time and relationship with the photographic image. It seems to me that your work is trying to stop it, in a sense of winning it. If you agree, which of your projects reflects more on time? I ask you this because in the state we are in today, in this infinite river of images, people, and voices, one might think of a loss of sense of things and of ourselves. Can your photography be a way to remember who we are and where we exist?

 

- My relationship with time is central, just think about what the photography is like. I tie this element to memory, not to the truth. However, this relationship with it is also distorted, because what I notice in my pictures really happened, but it was all built, designed. Chiedere alla polvere is one of my first jobs, made in Puglia at my aunt's home, there is a strong intimist dimension in it. Della memoria e altri luoghi is related to intimate and personal reportage. There is also Topografia di una storia where is clear the double face of photographic time here: memory and re-reading. In fact I often notice that when I tell the story of the subject I photograph, his or her memories date back to at least ten years before. Then rewrite them, make them somehow. Finally there is Tabula Rasa, which is a reflection on personal growth: I perceive it as a slow, dilated path. I always say that it is a musical work written in times that have a different duration, just because it is a work that is made up of sequences of images that do not all have the same number. Perhaps here the time becomes absolute, there is almost no set design compared to other works. It has to do with the stages that lead to a big change, like a kind of pilgrimage also lived on the road, to look for places to shoot. -

 

 Who am i #5

 

 

 

Che valore ha oggi la fotografia come mezzo?

 

- In una società sempre più liquida la fotografia ha un ruolo preminente: i social senza la possibilità di produrre foto, di qualsiasi qualità e provenienza, e di farle condividere non avrebbero avuto questo successo. Sarebbero stati un’altra cosa. In un certo implica questo scorrere. Da un altro lato però sarebbe bello che essa restituisse proprio il senso del tempo, quello a misura di ricordo: continuiamo a scattare ma poi ce ne dimentichiamo. Bisognerebbe recuperare l’album di famiglia. La fotografia come dimensione intima. -

 

What is the value of photography today as a medium?

 

- In an increasingly liquid society, photography has a prominent role: socials without the ability to produce photos, of any quality and origin, and sharing them would not have been successful. They would have been another thing. In a sense it implies this flow. On the other side, however, it would be nice to return the sense of time throw it, the one to remember: we continue to shoot, but then we forget it. You should retrieve the family album. Photography as an intimate dimension. -

 

 

valeriapierini.it

 

 

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