Da Gutenberg a Zuckerberg passando per Borso d’Este e Wes Anderson: pensieri sulla creatività / From Gutenberg to Zuckerberg passing by Borso d’Este and Wes Anderson: thoughts on creativity

10 Sep 2017

 

 

 

 

Nel 1455 Gutenberg finisce di produrre quello che sarebbe diventato il primo libro stampato in Europa: la Bibbia. Tra il 1455 e il 1461 si realizza la Bibbia di Borso d’Este, manoscritto miniato a opera di un gruppo di ben ventuno artisti guidati da Taddeo Crivelli e Franco dei Russi, commissionato dal nobile, appartenente al marchesato e poi ducato di Ferrara. La differenza fondamentale tra i due volumi è palese: il primo viene riprodotto 180 volte (40 su pergamena e 140 su carta di canapa), mentre il secondo si tratta di un pezzo unico, oggi conservato presso la Biblioteca Estense di Modena. Aprendone le pagine, è possibile fare un altro distinguo, perlomeno dal punto di vista estetico: l’opera gutenberghiana è sobria, prevale certamente il verbo rispetto ai disegni; quella italiana è al contrario un manufatto artistico di una creatività e bellezza senza pari. Un prodotto artigianale, rispetto a quello tedesco che dà inizio a quella che oggi definiamo produzione in serie o industriale. Da quel momento dai 300.000 libri sparsi per il vecchio continente, si è arrivati a possederne 3 milioni appena trent’anni dopo. Risulta quindi facile capire quale dei due metodi abbia prevalso sull’altro. Questione di fruibilità.

Questa è la parabola che ha relegato fino a oggi l’artigianato in e per una nicchia di persone, non tanto per una questione economica, quanto più culturale.

 

In 1455 Gutenberg finished producing what would become the first printed book in Europe: the Bible. Between 1455 and 1461, the Borso d'Este Bible was created, a miniature manuscript by a group of twenty-one artists led by Taddeo Crivelli and Franco dei Russi, commissioned by the nobleman, belonging to the marquisate and later the ducat of Ferrara. The fundamental difference between the two volumes is clear: the first is reproduced 180 times (40 on pergamena and 140 on hemp paper), while the latter is a single piece, now kept at the Estense Library in Modena. By opening the pages, it is possible to make another distinction, at least from the aesthetic point of view: Gutenberg's work is sober, certainly the verb over the drawings prevails; the Italian is, on the contrary, an artistic artifact of unparalleled creativity and beauty. A handicraft product, compared to the German one that represents the starting point of what we now call serial or industrial production. From that moment on, 300,000 books scattered around the old continent, we came to own 3 million just thirty years later. It is therefore easy to understand which of the two methods prevailed over the other. Usability issue.

This is the parable that has relegated to date the craftsmanship in and for a niche of people, not so much for an economic issue, but more cultural.

 

 

 

Borso d’Este Bible 

 

 

 

Brunelleschi teorizza nei primi anni del ‘400 la prospettiva. Oggi è imprescindibile non solo nelle arti pittoriche, ma anche nella fotografia e nell’architettura. Karl Friedrich Benz progetta e fa produrre tra il 1885 e il 1886 la Patent Motorwagen, prima automobile a tre ruote con il motore a scoppio. Ai recenti saloni dedicati alle auto, sono sempre più frequenti le macchine ibridi ed elettriche. Nel 1926 Coco Chanel imbastisce il primo tubino nero. Oggi la designer olandese Iris van Herpen lo realizza attraverso una stampante 3d. Queste evoluzioni spiegano come la mancanza attuale di vera creatività non è dovuta al fatto che artisti, designer, ingegneri e intellettuali non siano più in grado di fare o pensare, ma piuttosto per altri motivi: tale excursus evidenzia come sia già stato tutto prodotto e inventato nel passato e quello che resta da fare è reinterpretarlo. Inoltre, ai nostri tempi, non è più il singolo a proporre una strada da seguire, la cosiddetta corrente, ma sono le varie società, quei gruppi di persone che vivono la loro naturale evoluzione scegliendo il proprio percorso sempre allo stesso modo e insieme. Ma c’è una terza via che potrebbe spiegare tutto ciò: negli anni trenta del ‘900 Max Horkheimer, filosofo tedesco appartenente alla rinomata Scuola di Francoforte, sostiene che la storia si sarebbe fermata, in un futuro non molto lontano. Questa affermazione può spiegare appunto perché l’infinità di cose, di oggetti, che ci stanno intorno, di fatto sono immobili, insostituibili. E quindi non se ne creano di nuovi. 

Noi abitanti del XXI secolo viviamo una condizione mai sperimentata prima: abbiamo tutto. E non è forse questa abbondanza - o carenza, a seconda dei punti di vista - a essere il motivo fondante di questa storia immobile? Probabilmente non siamo più in grado di stupire con il ritratto del secolo, con il mezzo di trasporto che ha cambiato per sempre il nostro modo di viaggiare, con il vestito che mette a proprio agio la donna in qualsiasi situazione, proprio perché non c’è più bisogno di farlo. È come se vivessimo in una condizione di continua stasi, tanto tutto ciò che desideriamo è a portata di mano, sebbene con costi e qualità diverse: se il little black dress della van Herpen risulta scomodo, c’è sempre quello di Dolce & Gabbana, aderente e sensuale; se questi si rivelano costosi, ci sono sempre quelli dei negozi fast-fashion. Lo stesso vale per il telefono, oggi smartphone, per la lettura - e per fortuna si può ancora scegliere tra l’acquistare un libro o un dispositivo di lettura elettronico - addirittura per il cibo. 

 

Brunelleschi theorizes the perspective in the early years of ‘400. Today, it is indispensable not only in pictorial arts but also in photography and architecture. Karl Friedrich Benz designs and produces between 1885 and 1886 the Patent Motorwagen, the first three-wheeled car with a blast engine. In recent car salons, hybrid and electric machines are becoming more frequent. In 1926 Coco Chanel flipped the first black dress. Today, Dutch designer Iris van Herpen has it through a 3d printer. These evolutions explain how the present lack of true creativity is not due to the fact that artists, designers, engineers and intellectuals are no longer able to do or think, but rather for other reasons: this excursus shows how everything is already been produced and invented in the past and what is left to do is to reinterpret it. Moreover, in our time, it is no longer the single to propose a road to follow, the so-called current, but the various societies, those groups of people who live their natural evolution, choosing their own path in the same way and together. But there is a third way to explain this: in the 1930s Max Horkheimer, a German philosopher belonging to the renowned Frankfurt School, argues that history would stop in the not too distant future. This statement can explain precisely why the infinity of things, objects, that are around us, in fact, are immovable, irreplaceable. So we do not create new ones.

We live in the 21st century a condition never experienced before: we have everything. And is not this abundance - or lack, according to the point of view - to be the underlying motive of this still history? We are probably no longer able to astonish with the portrait of the century, with the machine that has changed forever our way of traveling, with the dress that puts the woman at ease in any situation, precisely because there is no most need to do so. It is as if we were living in a state of continuous stasis, so much that we want is handy, albeit with different cost and quality: if Van Herpen's little black dress is uncomfortable, there's always Dolce & Gabbana's, adherent and sensual; if these prove costly, there are always those in fast-fashion stores. The same applies to the phone, today smartphones, for reading - and luckily you can still choose between buying a book or an electronic reading device - even for food.

 

 

 

 

 

About perspective, The Ideal City, paint, 1480 - 1490 made, probably, by Piero della Francesca

 

 

 

 

 

Noi italiani abbiamo ancora la fortuna di saper distinguere il valore di un oggetto, questo vale soprattutto per le generazioni antecedenti a quelle degli anni ottanta. E non è difficile estendere questo discorso alla Francia o alla Spagna, forse all’intera macchia mediterranea. Tuttavia è innegabile che la mano che dirige il mondo, lo sta guidando su un tragitto sempre più orientato all’inibizione del bello. Un prodotto realizzato in una fabbrica può apparire gradevole, anche magnifico, ma è ciò che risiede al suo interno che manca all’appello. Non conta più come in passato. Questa non vuole essere un’apologia sulla lavorazione artigianale, tantomeno un modo per denigrare quella industriale, dato che creativo può  risultare anche un sistema di produzione in serie. Vuole essere uno spunto per riflettere sui tanti temi e discussioni che si rincorrono sui giornali, al bar o sui social: i giovani non fanno più nulla d’interessante, sono annoiati, le opere d’arte sono tutte uguali, ecc. Ma allora che cosa si può fare per portare quell’equilibrio necessario tra ciò che necessariamente e giustamente deve essere prodotto da una macchina e ciò che invece è meglio sia realizzato da mani esperte? Non è questa la sede per dare risposte, ma piuttosto intuizioni. Come quella che ha avuto il regista e food artist David Ma che ha utilizzato le tecniche cinematografiche di suoi omologhi come Alfonso Cuaron, Michael Bay, Wes Anderson e Quentin Tarantino, per creare dei video-tutorial su alcune ricette, come i classici pancakes o i famosi spaghetti and meetballs. Il risultato è così esteticamente coinvolgente (e divertente) che i suoi video hanno fatto negli ultimi mesi il giro del mondo e sono stati pubblicati, con tanto di interviste all’autore, su magazine online del calibro di Vice. 

 

We Italians still have the fortune to know the value of an object, this is especially true for generations before the 1980s. And it is not difficult to extend this discourse to France or Spain, perhaps to the whole Mediterranean spot. However, it is undeniable that the hand that directs the world is driving it on a journey increasingly oriented towards the inhibition of beauty. A product made in a factory may seem pleasing, even magnificent, but it is what lies inside it that is lacking in appeal. It does not matter more than it used to be. This does not want to be an artisanal apology, not a way of denigrating the industrial one, since creative can also be valuable in a production system. It wants to be a cue to reflect on the many topics and discussions that run in newspapers, bars or socials: young people do nothing more interesting, they are bored, artwork is all the same, etc. But then what can be done to bring that necessary balance between what is necessarily and rightly to be produced by a machine and what is best done by experienced hands? This is not the place to give answers, but rather insights. Like the film director and food artist David Ma who used the cinematic techniques of his counterparts like Alfonso Cuaron, Michael Bay, Wes Anderson and Quentin Tarantino to create video tutorials on some recipes, such as classic pancakes or famous spaghetti and meetballs. The result is so aesthetically engaging (and fun) that his videos have made over the last few months around the world and have been published, with lots of interviews with the author, on online magazines of the likes of Vice.

 

 

 

Iris Van Herpen's little black dress from the Hybrid Holism Haute Couture Show in 2012

 

 

 

La strada giusta è probabilmente quella di arrendersi a tutto questo, all’idea che di Mozart e di Giotto non ne esisteranno più per molti altri secoli. Forse i veri creativi di oggi sono coloro che non realizzano più prodotti tangibili nel senso più primitivo del termine: Marc Zuckerberg, fondatore di Facebook, Kevin Systrom e Mike Krieger, inventori nel 2010 di Instagram, tra gli altri. Ed è dunque più difficile definirli come inventori di qualcosa che prima non esisteva. Tuttavia hanno decisamente contribuito in modo inedito a cambiare per sempre le nostre vite. E se fosse il web il nuovo spazio creativo, il nuovo laboratorio fisico? Nel 2017 assistiamo alla produzione di un prodotto offline che poi viene promosso e condiviso online. Al massimo viene filmato, live o postato successivamente. Magari nel 2030 l’artista X creerà direttamente su Internet la sua opera attraverso un sistema tridimensionale che ci permetterà di toccarla e di interagire con essa anche se siamo molto lontani. Lo stesso varrà per il cibo, per i vestiti e quant’altro. 

La creatività non risiederà più in che cosa viene fatto ma come questo processo viene divulgato, espresso. Comunicato.

 

The right path is probably to surrender to all this, to the idea that Mozart and Giotto will not exist any more for many other centuries. Perhaps the real creators of today are those who do not realize more tangible products in the most primitive sense of the term: Marc Zuckerberg, founder of Facebook, Kevin Systrom and Mike Krieger, Instagram inventors in 2010, among others. And it is more difficult to define them as inventors of something that did not exist before. However, they have definitely contributed to changing our lives forever. And what if the web was the new creative space, the new bodily lab? In 2017, we attend the production of an offline product that is then promoted and shared online. At most it is filmed, live or posted later. Perhaps in 2030, artist X will create his or her work directly on the Internet through a three-dimensional system that will allow us to touch it and interact with it even if we are far away. The same will apply to food, clothing, and more.

Creativity will no longer reside in what is being done but how this process is disclosed, expressed. Announced. 

 

 

 

Courtesy @ Biblioteca Estense di Modena, Pinterest, David Ma.

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