Io sono, attraverso la fotografia: una conversazione con Alessandra Di Consoli / I am, through photography: a conversation with Alessandra Di Consoli

25 Sep 2017

 

 

 

 

 

“Chi conosce gli altri è sapiente; chi conosce se stesso è illuminato”. Così scriveva Lao Tzu, antico filosofo cinese. Una grande verità, tuttavia non è così facile affrontare un percorso che mette a nudo la propria identità, la propria storia. Ci vuole, in un certo senso, del coraggio. Sopratutto per chi come Alessandra Di Consoli ha avuto una percorso di vita pieno di emozioni contrastanti e di rimandi artistici. Questi ultimi le hanno permesso di scegliere la fotografia come mezzo per comunicare il proprio essere e cercare quello degli altri. Nascono così dei racconti per immagini, la sua cronaca personale, che dal Cile la vede approdare a Milano, iniziare gli studi fotografici ed esporre alla MIA, fiera internazionale dedicata alla fotografia. Ho incontrato l’artista a Milano, e questa è la sua storia.

 

“Who knows others is wise; who knows himself is enlightened”. So wrote Lao Tzu, an ancient Chinese philosopher. A big truth, however, is not so easy to tackle a path that reveals your identity, your own story. You need, in a sense, courage. Especially for those who like Alessandra Di Consoli had a life path full of contrasting emotions and artistic references. The latter allowed her to choose photography as a means of communicating her own being and seeking that of others. So, emerges tales through images, her personal chronicle, which from Chile sees her to land in Milan, to start photography studies and to exhibit at MIA, the international exhibition dedicated to photography. I met the artist in Milan, and this is her story.

 

 

Alessandra, partiamo dal tuo percorso personale: nasci in Cile ma cresci sin da piccola in Italia, a Milano. Tra questi passaggi, dove hai scoperto la fotografia?

 

- La passione per la fotografia è nata grazie a mio padre, grande amatore del mondo tecnologico. Quando poteva, ogni tanto comprava una macchina fotografica, la sua Canon, al tempo non ancora digitale. Mi ricordo che mi permetteva di giocare con questi oggetti, nonostante fossi molto piccola, erano gli anni ottanta. In ogni caso ho sempre avuto la predisposizione per le arti, ecco perché ho frequentato il liceo artistico. Il disegno, la pittura, il teatro anche… Tutti lavori sicuri (ride, ndr) che a me attraevano! Devo dire che nonostante tutto, i miei genitori mi hanno sempre supportata cercando, quando ne avevano la possibilità, di darmi una mano: hanno capito che la mia vocazione era il mondo dell’arte, che poi oggi si è concretizzato con la fotografia. Sono stata molto fortunata da questo punto di vista, così ho frequentato lo Ied e sono andata avanti, dando inizio al mio percorso professionale. -

 

Alessandra, let's start from your personal journey: you are born in Chile but you grow up as a young girl in Italy, in Milan. Between these steps, where did you find photography?

 

- The passion for photography was born thanks to my father, a great amateur of the technological world. Whenever he could, he sometimes bought a camera, his Canon, at the time not yet digital. I remember him letting me play with these items, despite I was very young, were the eighties. In any case, I have always had the predisposition for the arts, that is why I attended artistic high school. Drawing, painting, theater ... All safe jobs (she laughs, ed) that attracted me! I have to say that despite all, my parents have always supported me, when they have the opportunity, to give me a hand: they realized that my vocation was the art world, which then came true with photography today. I was very fortunate from this point of view, so I attended the Ied and I went on, starting my professional career. -

 

 

 

Capital sins | Do not share and you’ll feel sated

 

 

 

 

Fai sia fotografia artistica che di reportage. Quale tipo di approccio scegli per le due? Cambia o l’input è il medesimo?

 

- Dipende. Chiaramente in quelli commissionati sei molto guidato dal cliente, tuttavia cerco sempre di immettere anche in essi un po’ del mio istinto, anche se si tratta di un evento commerciale. Mi trovo spesso a cercare lo sguardo particolare, l’occhio che è da un’altra parte rispetto al resto del corpo. Magari poi queste immagini particolari non le invio neanche a chi me le commissiona, le tengo per me. Sono una sorta di mosca: quando fotografo mi sento invisibile, ci sono solamente le persone che ritraggo. È un lavoro paradossale: si è sempre in mezzo alle persone, ma al tempo stesso ci si deve sottrarre rispetto a loro, fare un passo indietro, altrimenti non è possibile cogliere nulla, alcun dettaglio. Per quanto riguarda la fotografia artistica effettivamente qualcosa cambia in me, anzi molto. In questo caso “scavo” in profondità di me stessa, del soggetto o del luogo che vado a rappresentare. -

 

You make both artistic and reportage photography. What kind of approach do you choose for the two? Does it change or the input is the same?

 

- It depends. Clearly in the commissioned ones you are very much guided by the client, but I always try to enter some of my instincts, even if it is a commercial event. I'm often looking for the particular look, the eye that is far away from the rest of the body. Maybe I do not even send these special pictures to who commission me, I keep them for me. I'm a fly: when I photograph I become invisible, there are only the people I'm referring to. It's a paradoxical job: you are always in the midst of people, but at the same time you have to steal away from them, take a step back, otherwise you can not grasp anything, no details. As far as artistic photography is concerned, something changes al lot in me. In this case I “dig” in depth of myself, the subject or the place I'm going to represent. -

 

 

Labbra del tempo| Ombre stanche

 

 

 

 

Nel 2009 hai pubblicato il libro fotografico Memoria dell’abbandono, il cui set è stata la fabbrica dismessa del linificio canapificio Nazionale di Cassano D’Adda (Milano). Com’è nato il progetto?

 

- In Memoria dell’abbandono c’è una riflessione insistente su questi spazi dimenticati, in cui la figura umana è solo un’ombra, non è percepibile. Ciò che si esprime come tangibile è la stratificazione del tempo e l’idea di cosa e chi l’ha vissuto: dapprima come contesto industriale, con i suoi operai, fino a diventare un luogo di gioco e poi, come accade spesso negli spazi desolati, un rifugio per tossicodipendenti. Della fabbrica ho poi registrato anche dei suoni insieme al musicista Christian Alati, la cui colonna sonora, dall’album Pietra, è poi servita come sottofondo alla mostra che ha inaugurato il progetto presso il (con)Tempory Art, all’interno di Superstudiopiù a Milano. Il volume dialoga con Labbra del tempo, il primo vero progetto importante, che ho portato avanti per circa sette anni: si tratta di fotografie realizzate in analogico che sono il risultato di una ricerca complessa sia su questi luoghi abbandonati che, successivamente, sulle persone che in un certo senso li hanno abitati: sono andata a casa dei lavoratori e ho potato loro gli oggetti che avevo trovato dentro il linificio e li ho riscattati nelle loro abitazione con gli oggetti appartenenti, appunto, alla loro memoria. Ho decontestualizzato l’oggetto e l’ho ri-contestualizzato attraverso queste figure. -

 

In 2009 you published the photographic book Memoria dell’abbandono, the set of which was the abandoned linen and hemp National factory in Cassano D'Adda (Milan). How was the project born?

 

- In Memoria dell’abbandono there is a persistent reflection on these forgotten spaces, in which the human figure is only a shadow, is not perceivable. What is tangible is the stratification of time and the idea of what and who lived it: at first, as an industrial context, with its workers, to become a playground and then, as often happens in the desolate spaces, a shelter for drug addicts. At the factory, I also recorded sounds with the musician Christian Alati, whose soundtrack, from the album Pietra, was then served as a background to the exhibition that inaugurated the project at (con)Tempory Art, within Superstudiopiù in Milan. The volume interacts with Labbra del tempo, the first real important project I have been doing for about seven years: these are photographs made in analogue that are the result of complex research on both abandoned places and later on people who in a sense they lived there: I went to the workers' house and knocked out the items I had found in the liner and redeemed them in their home with objects belonging to their memory. I have decontestualized the object and re-contextualized it through these figures. -

 

 

 

Portraits | Clown cirque du soleil

 

 

 

Può la fotografia cogliere realmente a livello emotivo ciò che è rimasto di un luogo, oggi privo di vita, per una persona che non l’ha vissuto?

 

- Io spero di sì. Era l’obiettivo che mi ero proposta. Questi lavori nascono come diapositive e solo dopo, attraverso alcune tecniche che non permettono al fotografo di controllare i colori, diventano immagini, dalle tinte molto acide. Molti mi hanno chiesto perché non ho scattato in bianco e nero, operazione molto coerente in effetti con il tema dell’abbandono, ma io volevo dare proprio il senso opposto: entrando nella fabbrica non c’era il vuoto: ho trovato biciclette e altri oggetti: la memoria a colori. I miei ricordi non sono in bianco e nero ma a sono molto vivi, e la stessa sensazione l’ho provata entrando lì, anche se non ho mai visto nessuno lavorarci, o giocarci o fare un rave. -

 

Can photography really capture emotionally what is left of a place, today lifeless, for a person who has not lived it?

 

- I hope so. It was the goal I had proposed. These works are born as slides and only afterwards, through some techniques that do not allow the photographer to control the colors, they become images of very acid dyes. Many people have asked me why I did not shoot in black and white, a very consistent operation in fact with the theme of abandonment, but I wanted to give it the opposite: entering the factory was not empty: I found bikes and other objects: the color memory. My memories are not in black and white but very much alive, and I felt the same feeling by going there, even though I've never seen anyone working or playing or rave. -

 

 

Qual è il tuo pensiero sulla fotografia?

 

- Per me è sempre stata un mezzo per ricordare, per mantenere un contatto con il passato, come se fosse una radice di un albero che ti collega con chi sei e da dove vieni. Il mio mestiere è meraviglioso, curioso, perché mi mette in contatto con il mio lato personale più profondo e, allo stesso modo, mi permette di parlare con le persone che diventano i soggetti dei miei scatti, di conoscerli attraverso le loro storie. -

 

What is your thought on photography?

 

- For me it has always been a way to remember, to keep in touch with the past, as if it were a root of a tree that connects you with who you are and where you come from. My job is wonderful, curious, because it puts me in touch with my deeper personal side and, likewise, allows me to talk to people who become the subjects of my shots, to know them through their stories. -

 

 

 

Calle de casa | Mapuche

 

 

 

In alcune risposte hai detto alcune parole come scavare o curiosità: quanto di questo c’è nel tuo progetto di auto-ritratti Calle de casa?

 

- Tantissimo. Di solito un fotografo intraprende un percorso di studi partendo proprio dal rappresentare se stesso. Io, fino ai trent’anni, non sono mai riuscita a farlo. Mi è venuta voglia di sperimentare questa tecnica in seguito a un viaggio in Cile, dove ho avuto la possibilità di incontrare la mia famiglia biologica, perché sono stata adottata. E così è nato Calle de casa, elaborato durante una residenza artistica a Budapest presso il Vollhnofer Artstudio. Tutti a un certo punto della vita ci poniamo le classiche domande esistenziali. E questo progetto ne è la risposta per immagini: ho svolto una ricerca sulle mie origini e ho scoperto di avere avuto una bisnonna iraniana, emigrata in Cile e che i miei genitori adottivi hanno origini lucane, oltre ad atri elementi che mi hanno permesso di ricomporre i pezzi della mia vita, o meglio delle mie tre vite: quella iraniana, per la cui foto ho chiesto al consolato del paese i vestiti tipici del luogo, quella risalente alla Basilicata, posto in cui vado spesso a ricaricarmi, e quindi cilena, dove ho indossato abiti e gioielli Mapuche. Io sono la mia storia, niente più e niente meno. Questo era l’obiettivo del lavoro. - 

 

In some answers you said a few words like digging or curiosity: how much is this in your Calle de casa self-portrait project?

 

- Very much. Usually a photographer takes a course of study starting from representing himself. Me, until I was thirty, I never managed to do so. I have come to feel this technique after a trip to Chile, where I had the opportunity to meet my biological family, because I was adopted. And so was born Calle de casa, worked during an artistic residence in Budapest at Vollhnofer Artstudio. All at some point in life we ​​put on the classic existential questions. And this project is the answer through images: I did a research on my origins and found out that I had an Iranian great grandmother who emigrated to Chile and that my adoptive parents are from Basilicata, as well as other elements that allowed me to recompile the pieces of my life, or rather of my three lives: the Iranian, for whose photo I asked the consulate of the country the typical clothes of the place, the one dating back to Basilicata, where I often go to recharge, and then Chile, where I wore Mapuche clothes and jewels. I am my story, nothing more and nothing less. That was the project goal. -

 

 

Tra i progetti che hai realizzato, qual è quello che rappresenta di più il tuo rapporto con la fotografia?

 

- È una domanda difficile, ma penso proprio che trai tanti ci sia Labbra del tempo perché è stata la prima volta in cui ho toccato in un certo senso le persone, ho vissuto qualche momento nella loro vita, nella loro casa. Lo scatto è solo un istante rispetto al tempo che uso per conoscere chi ho di fronte a me. -

 

Among the projects that you have accomplished, what is the most relevant about you relationship with photography?

 

- It's a tough question, but I think it is Labbra del Tempo because it was the first time I touched people in a sense, I lived a few moments in their life in their home. The shot is just a moment compared to the time I use to know who I have in front of me. -

 

 

 

Portraits | Ione Maioni

 

 

 

 

Quali sono invece quelli per il futuro?

 

- Inaugurerò il 1 di ottobre la mostra Una finestra sull’Ortica, un percorso fotografico all’aria aperta all’interno del quartiere dell’Ortica a Milano. Saranno fotografie sotto forma di manifesti, incollate ai muri della zona, accompagnate da dei testi a cura di Fabio Bedostri. Con lui abbiamo fatto delle interviste ai personaggi storici, i quali vivono da sempre lì e che ci hanno raccontato momenti del passato. Lo stesso vale per i giovani, che rappresentano la nuova generazione piena di idee e iniziative culturali interessanti. Attraverso un app, si potranno conoscere le loro voci ma non solo: verrà fornita l’indicazione su dove trovare la persona con cui si sta parlando per poterci parlare e farsi dire di persona chi sono e il loro mondo. Vorrei poi proseguire il lavoro di Calle de casa, ma approfondendo altre vite e storie differenti. -

 

What are the ones for the future?

 

- On October 1, I will open the exhibition Una finestra sull’Ortica, an outdoor photography course in the Ortica district in Milan. Will be photos in the form of posters, glued to the walls of the area, accompanied by texts by Fabio Bedostri. With him we have been interviews its storical characters who have always lived there and who have told us moments of the past. The same goes for young people, who represent the new generation full of interesting cultural ideas and initiatives. Through an app, you will be able to know their voices but not only: it will be provided an indication of where to find the person you are listening to so that you can talk with him or she and personally tell you who they are and their world. I would like to continue the work of Calle de casa, but deepening other lives and different stories. -

 

 

alessandradiconsoli.com

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