Fotografia tra estetica e quotidiano: una conversazione con Giuseppe Palmisano / Photography between aesthetic and daily life: a conversation with Giuseppe Palmisano

2 Oct 2017

 

 

 

 

 

 

 

Incontro Giuseppe Palmisano in una Milano di inizio settembre, ancora calda, ancora piena di sole. Ci sediamo in un bar del centro, dove vanno le sciure con i relativi accompagnatori o amiche per fare un brunch, un luogo in antitesi rispetto alla persona che ho di fronte, dal look scarmigliato e vestito con jeans e t-shirt neri. Pugliese di nascita, il fotografo, ma ancora prima attore e scrittore, vive a Bologna dove, attraverso il mezzo fotografico e un gusto molto personale, costruisce i set per le sue immagini, le quali si fanno interpreti paradossali della semplicità della vita, del quotidiano. In questa conversazione Palmisano racconta dei suoi progetti, di cosa vuol dire essere artista e qual è il significato della sua fotografia.

 

I meet Giuseppe Palmisano in an early September Milan, still hot, still sunny. We sit in a bar in the historical center, where sciure go with their accomplices or friends to make a brunch, an antithesis place compared to the person I have in front, with a disheveled look and dressed in black jeans and t-shirts. Pugliese of birth, the photographer, then an actor and writer, lives in Bologna where, through the photographic medium and a very personal taste, he constructs sets for his images, which make paradoxical interpreters of the simplicity of life, of daily life. In this conversation Palmisano tells about his projects, what it means to be an artist and what the meaning of his photography is.

 

 

Giuseppe, sei attore, ma anche scrittore. Come e perché ti sei avvicinato alla fotografia?

 

- Durante l’adolescenza facevo l’attore e il mio ego era piuttosto sviluppato, questo perché si tratta di una professione di presenza, anche di assenza, ma prevale soprattutto la prima. Di conseguenza ho iniziato a fotografarmi, sperimentavo su di me questo mezzo, e mi divertivo molto. Inoltre era anche il periodo in cui stavano emergendo i blog, e ho unito queste due cose. Posso quindi dirti che la fotografia è arrivata piuttosto inconsciamente. Nel 2009, poi, ho deciso di acquistare una reflex ed è iniziato un periodo un più professionale se vuoi, anche se in realtà non sono mai stato un vero e proprio appassionato di fotografia, più per l’iconografia, la scenografia. Non ho mai voluto diventare fotografo, semplicemente a un certo punto della mia vita, anziché stare sul palco, stavo dietro la fotocamera.  -

 

Giuseppe, you're an actor, but also a writer. How and why you approached photography?

 

- During the adolescence I was an actor and my ego was rather developed, because this is a profession of presence, even absence, but above all the first. As a result I began to photograph myself, experiment on this medium, and I enjoyed it a lot. It was also the time when blogs were emerging, and I joined these two things. So I can tell you that photography has come quite unconsciously. In 2009, then, I decided to buy a reflex and began a more professional period, although I was never really a real fan of photography, more for iconography, scenography. I never wanted to become a photographer, just at some point in my life, instead of being on stage, I was behind the camera. -

 

 

Family

 

 

 

Abat-jour​   

 

 

 

 

Eppure le tue foto mi sembrano complete, sia dal punto di vista della tecnica che quello dell’estetica:

 

- Non saprei. Certamente la tecnica si affina con il tempo, ma più che di questa, credo ci sia del gusto nelle foto. Ecco, più che fotografo mi definirei un esteta: non voglio fare delle fotografie, voglio creare la mia firma, la mia estetica appunto. -

 

Yet your photos seem complete, both from the point of view of the technique and the aesthetic:

 

- I do not know. Certainly the technique is matched with time, but more than that, I think there is some taste in the photos. Here, more than a photographer I would call myself an esthetic: I do not want to take pictures, I want to create my signature, my aesthetic precisely. -

 

 

Come mai ti presenti al pubblico con tre identità: Giuseppe Palmisano, Io sono Pipo e Io non sono Pipo? Non hai paura di confondere il pubblico?

 

- Forse mi piace creare i nomi. Il nome è l’estetica del racconto: un titolo di un libro, un film. Ti dirò, sono sempre stato bravo nominare le cose degli altri, ma per quanto riguarda le mie, mai. Infatti, Io sono Pipo è nato da una boutade durante il mio periodo come attore, e da lì è rimasta. Per quanto riguarda la paura non ce l’ho, ma penso sì, invece, alla confusione: alcuni mi chiedo in effetti chi son, ma secondo me un occhio bene attento riesce a distinguere tutte queste personalità. In ogni caso dentro di me questi mondi li ho ben chiari e definiti. È un bel gioco, una libertà, un uscire dagli schemi. -

 

Why do you present to the public with three identities: Giuseppe Palmisano, Io sono Pipo and Io non sono Pipo? Are not you afraid to confuse the audience?

 

- Maybe I like to create names. The name is the aesthetic of the story: a book or a movie title. I'll tell you, I've always been good at naming the things of others, but as far as mine are concerned, never. In fact, I sono Pipo was born from a boutade during my period as an actor, and from there it remained. As for fear, I do not have it, but I think it's confusing. Some people wonder who I am, but in my opinion a well-behaved eye can distinguish all these personalities. In any case within these worlds I have clear and defined them. It's a nice game, a freedom, a go out of the charts. -

 

 

 

Sexusual

 

 

 

Valentina Rodella sul retro di copertina del tuo progetto e libro fotografico Oltrepensare descrive una situazione quotidiana, intima e in un certo modo poetica, tanto quanto semplice: due persone che si amano e che vivono insieme una mattina qualunque. Sostenendo, infine, che questa visione esprime il tuo volume. È con questo sentimento che lo hai realizzato?

 

- Quello che ha scritto Valentina mi ha fatto molto piacere, mi ha commosso. È l’unica persona che fino a oggi è riuscita a esprimere con le parole l’estetica delle mie immagini. Sono sempre stato un amante del quotidiano, mi piace osservare l’oggi, cosa accade. Da piccolo ero ossessionato dai rapporti tra le persone, in un certo senso le spiavo. E questo studio poi si tramuta in atto, e così è stato per me, con la fotografia. Cerco di rappresentare quello che vedo, niente di più. La fotografia per me è stata uno strumento per inquadrare queste visioni: per indicare qualcosa che altrimenti verrebbe ignorato. -

 

Valentina Rodella on the back of the cover of your project and photo book Oltrepensare describes a daily situation, intimate, and in a poetic way as simple as it is: two people who love and live together any morning. Lastly, arguing that this vision expresses your volume. Is with this feeling that you realized it?

 

- What Valentina wrote made me very happy, it moved me. She is the only person who has been able to express the aesthetics of my pictures to date. I've always been a lover of the daily life, I like to observe the today, what happens. As a child I was obsessed with the relationships between the people, in a sense I spied people. And this study then gets under way, and so it was for me, with photography. I try to represent what I see, nothing more. Photography for me was a tool to frame these visions: to point something that would otherwise be ignored. -

 

 

Ho letto molte interviste che hai rilasciato su Oltrepensare quando è uscito, nel 2015. Adesso, a distanza di due anni, che risposta daresti alla domanda: com’è nato?

 

- Questa è una domanda molto interessante. All’uscita del libro giocavo molto sulle risposte, non che non fossero vere, ma c’era sempre sorta di superficialità, se vuoi. Mi limitavo a dire: “l’ho chiesto e l’ho fatto”. Però se scavo un po’ c’è molto di più dietro: ho acquistato la macchina, inizio a fotografare e capisco, soprattutto, che cosa voglio e cosa non voglio immortalare (questo è un percorso che auguro a tutti). Emerge quindi una ricerca, conscia e non, da cui ho poi tratto delle fotografie fatte in giro per l’Italia tra il 2012 e il 2014. L’ultimo passo è stato creare una raccolta da inserire nel libro, il quale nasce dal bisogno di avere qualcosa di fisico, che mi permettesse di girare e confrontarmi con il pubblico. Non era più sufficiente quello derivante dalla rete. Tieni presente che vengo dal teatro, che è l’arte in cui non vi è alcun filtro tra l’attore e gli spettatori. Forse questa necessità deriva proprio dalla mia esperienza pregressa come interprete. Dopo il libro ho smesso di fotografare, ho venduto la macchina fotografia. Quest’ultimo aspetto vedilo sia come atto economico che di ribellione: avrei continuato a fare quelle foto ma sarebbero state mediocri. Ho dovuto fare una pausa per rigenerarmi. Ho ripreso oggi a fotografare, ma ancora senza avere una macchina fotografica mia, la chiedo in prestito. - 

 

I've read a lot of interviews you've released on Oltrepensare when it came out, in 2015. Now, two years later, what would you answer to the question: how was it born?

 

- This is a very interesting question. At the outset of the book I played a lot on the answers, not that they were not true, but there was always something superficial. I just kept saying: “I asked for it and I did it”. But if I dig a bit there is a lot more behind: I bought the camera, I start to photograph and I understand, above all, what I want and what I do not want to immortalize (this is a path I wish to all). So there is a search, conscious and not, from which then I have taken photographs made around Italy between 2012 and 2014. The last step was to create a collection to be included in the book, which arises from the need to to have something physical, which would allow me to turn and confront with the audience. The network was no longer sufficient. Keep in mind that I come from the theater, which is an art where there is no filter between the actor and the spectators. Perhaps this necessity derives from my previous experience as an interpreter. After the book I stopped photographing, I sold the camera. This latter aspect is seen as both economic and rebellion act: I would continue to make those pictures but they would be mediocre. I had to take a break to regenerate myself. I took pictures today, but still without my camera, I ask it on loan. -

 

 

 

Oltrepensare | Cover

 

 

 

Tornando alla questione del gusto, mi pare che le tue immagini ne possiedano uno un po’ kafkiano. Penso alla serie Abat-jour oppure a Family. Come ne costruisci la scenografia, la posa, e qual è il loro significato? 

 

- Si, assolutamente. Nell’atto creativo sono poco poetico, credo che la poesia risieda più nell’intuizione. Io mi avvicino allo scatto seguendo quello che diceva Gino de Dominicis: “in principio era l’immagine”. Vedo una cosa e possiedo già completamente la fotografia nella mia testa. Questo è quello che accade per ogni mio progetto. A ciò poi si aggiunge l’improvvisazione sul set, che riguarda la posa. Se penso a Family, la serie è nata dopo che ho visto su una bancarella una maschera fatta da un ragazzo, a cui ho chiesto se me ne realizzava cinque, e da quel momento si è generata l’immagine che poi ho fotografato in studio. Si tratta di un’umanità parallela che sembra mono-espressiva ma che, paradossalmente, non lo è, esprime molto di più anche se tenta di nascondersi: tutte le sensazioni sono mostrate in quel momento. L’attenzione maniacale alla scena, ai colori, è innata in me, deriva anche questa dal teatro, inoltre lavoro molto sulla sottrazione quando costruisco la scenografia. -

 

Returning to the issue of taste, it seems to me that your images have a somewhat kafkian aesthetic. I think of the Abat-jour series or Family. How do you build the scenery, pose it, and what is their meaning?

 

- Yes, absolutely. In the creative act I am not that poetic, I think poetry resides in intuition. I approach the shot following what Gino de Dominicis said: “in the beginning was the image”. I see a thing and I already possess my photograph in my mind. This is what happens to every project I have. This is then added to the improvisation on the set, which concerns the laying. If I think of Family, the series was born after I saw on a stall a mask made by a boy, to whom I asked if he made me five, and from that moment it generated the picture I photographed in the studio. It is a parallel humanity that seems mono-expressive, but paradoxically it is not, it expresses a lot more even if it tries to hide itself: all the sensations are shown at that time. The maniacal attention to the scene, the colors, is innate in me, it also comes from the theater, and I even work hard on subtraction when I set up the stage. -

 

 

Perché non hai pubblicato la foto di Vuoto, un altro tuo progetto-performance in cui sono coinvolte donne che si sono prestate per essere fotografate?

 

- Perché si tratta di una scoria di tutta l’esperienza: l’opera non è la foto in sé, ma tutto quello che c’è stato dietro: il mio telefonare le donne una per una, parlare con loro, la ricerca del set, e tutto il resto. Inoltre è un atto politico che contesta la fruizione social delle cose: non tutto è postabile. Tutto il mio lavoro fotografico lo posto sempre e mi piace farlo, ma il significato di questo progetto è un altro. Certo è un prodotto artistico e andrebbe in qualche modo donato agli altri, ma in questo caso non ne ricostruisce il senso. Poi perché vorrei che fosse veramente esclusiva per coloro che decideranno di comprarla. In ogni caso, il 13 ottobre a Parma, presso BDC28, ci sarà la mostra di presentazione dell’opera, con la possibilità di acquistarla. Infine, entro metà dell’anno prossimo vorrei realizzare Vuoto, totalmente nero (il primo comprende donne bianche, ndr), costruendo così un dittico, da esporre poi finalmente insieme. -

 

Why did not you publish the photo of Vuoto, another project-performance involving women who have lent themselves to be photographed?

 

- Because it's a scum of all the experience: the work is not the picture in itself, but all that's been behind: my phone calls to each one of them, the quest for the set, and all the rest. It is also a political act that contradicts the social enjoyment of things: not everything is postable. I post all my photographic work and I like to do it, but the meaning of this project is another one. Certainly it is an artistic product and should somehow be donated to others, but in this case it does not reconstruct the meaning. Then because I wish it was really exclusive for those who decide to buy it. Anyway, on 13th October in Parma, at BDC28, there will be the exhibition of the presentation of the work, with the possibility of buying it. Finally, by the middle of next year, I would like to realize Vuoto, totalmente nero (the first pic includes only white women, ed) so constructing a diptych, to finally exhibit together. -

 

 

 

 

 

Dal volume Oltrepensare

 

 

 

Su thesubmarine.it alla domanda se ti senti più un artista o un fotografo hai risposto che ti senti piuttosto una persona, un essere umano. C’è chi potrebbe pensare che dietro questa umiltà ci sia in realtà un ego importante. Che cosa gli o le risponderesti?

 

- In quell’occasione ho ribaltato la domanda, o quanto meno ho detto di essere un artista, ma non perché me lo dicono gli altri, e dunque sono solo una persona che indossa questo tipo di abito. In Italia abbiamo un gran problema con il successo, con coloro che ce la fanno, per cui rispondo di essere semplicemente una persona perché così riesco ad avvicinarmi di più al pubblico, a instaurarci un contatto umano, che è l’aspetto che mi interessa di più del mio lavoro. Detto questo, credo che l’arte debba avere e mantenere la sua aura di magica, ma io lo faccio attraverso le mie immagini, e non con me stesso. Quando parlo con te sono Giuseppe, quando scatto, quando produco un’immagine sono l’artista. Voglio che la mia arte avvicini le persone a me e che però, quando siamo uno di fianco all’altro, ci sia un rapporto tra due persone. - 

 

On thesubmarine.it to the question if you feel more an artist or a photographer you answered that you feel rather a person, a human being. There would be someone who could think that behind this humility there is actually an important ego. What would you answer them?

 

- On that occasion I turned over the question, or at least I said to be an artist, but not because the others tell me, so I'm just a person wearing this type of dress. In Italy, we have a big problem with success with those who achieve it, so as answer I say that I'm just a person, because so, I can get closer to the public, to establish a human contact, which is the aspect I care about more of my work. That said, I think art should have and keep its aura of magic, but I do it through my pictures, and not with myself. When I speak with you I am Giuseppe, when I shoot, when I produce an image I am the artist. I want my art to bring people closer to me, and though, when we are alongside each other, there is a relationship between two people. -

 

Quali sono i progetti futuri che ti vedranno coinvolto?

 

- Ho realizzato le immagini, compresa la copertina, di Mezzanotte, l’album di Ghemon, uscito il 22 settembre. Dal 6 all’ 8 ottobre avrà luogo ad Amsterdam l’exhibit preview di una mostra che farò a novembre, presso la comunità artistica del NDSM (Nederlandsche Dok en Scheepsbouw Maatschappij) in cui esporrò quattro opere. In Italia, il 26 settembre ha inaugurato a Bologna presso la Off Bologna, un’altra tappa di Oltrepensare36x27 che durerà fino al 14 ottobre, mentre fino al 20 ottobre sarò presente nella collettiva Stress Fields, presso l’Hubei Museum Wuhan in Cina. -

 

What are the future projects that will see you involved?

 

- I made the images, including the cover, of Mezzanotte,  Ghemon’s album, released on September 22nd. From 6th to 8th October in Amsterdam there will be an exhibit preview of an exhibition I will perform in November at the NDSM artistic community (Nederlandsche Dok en Scheepsbouw Maatschappij) where I will present four works. In Italy, on September 26th, inaugurated in Bologna at Off Bologna, another stage of Oltrepensare36x27, which will last until October 14th, while until October 20th, I will be present in the collective Stress Fields at Hubei Museum in Wuhan, China. -

 

 

 

Seasons | The late Autumn

 

 

 

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