Alla vigilia (ideale) di un nuovo gruppo moda / On the (ideal) eve of a new fashion group

8 Apr 2018

 

 

 

Se la notizia fosse vera farebbe scalpore e diventerebbe protagonista di opinioni divergenti. E sarebbe, mi si permetta un punto di vista esplicito e soggettivo, straordinario. Almeno nel complicato mondo della moda. La novità in questione, riguarderebbe la nascita di un nuovo fashion group, come Kering e Lvmh, fondato e gestito interamente dalle nuove leve del settore, le quali hanno unito il proprio saper fare imprenditoriale con la passione per la creazione di abiti. Quando l’ovvietà rende bene l’idea: l’unione fa la forza.

 

If the news were true, it would cause a sensation and would be the protagonist of divergent opinions. And it would be, I allow myself an explicit and subjective point of view, extraordinary. At least in the complicated world of fashion. The novelty in question, would concern the birth of a new fashion group, such as Kering and Lvmh, founded and managed entirely by the new players in the industry, who have combined their entrepreneurial know-how with the passion for creating clothes. When the obviousness makes the idea good: unity is strength.

 

 

Al momento non circolerebbero ancora voci certe sui nomi e i brand del gruppo, né su come essi abbiano avuto i fondi per istituirlo (importerebbe?), ma sarebbero chiare le loro caratteristiche, le finalità e, soprattutto, i motivi per cui si costruirebbe l’inedita realtà. Procediamo per punto. Le peculiarità si articolerebbero attraverso diversi ambiti, da quelli strettamente legati alla creazione degli utili, fino alla distribuzione degli abiti, passando per la fase ispiratrice di ogni collezione, la prima, quella da cui si genera tutto il processo. Si avrebbe, quindi, una filiera interamente made in Italy, un concetto di produzione locale e realizzato da mani artigiane, cercando, laddove possibile, di riscoprire antiche tecniche di realizzazione, soprattutto per quanto riguarda la lavorazione dei pellami e l’esecuzione dei ricami. Ogni accessorio e capo vedrebbero la luce in quei luoghi dove i laboratori sono specializzati e la scelta dei materiali, ovvero dei tessuti, seguirebbe la stessa logica. La qualità prima di tutto.

A guardarla bene, la struttura non è così diversa da quella tipica delle aziende nate decenni fa. Molte di loro oggi non esistono più, altre, invece, si sono adeguate alle economie di scala, con conseguente apertura a produrre all’estero, sfruttando la manovalanza dei paesi arretrati, togliendo lavoro ai nostri maestri creatori. Poche sono quelle che possono ancora vantarsi di risiedere in Italia. 

 

At the moment there are still no clear rumors about the names and brands of the group, or how they have had the funds to establish it (would it matter?), but their characteristics, purpose and, above all, the reasons why they would build the unpublished reality, quad be clear. Let’s proceed by point. The peculiarities would be articulated through different fields, from those strictly linked to the creation of profits, up to the distribution of clothes, passing through the inspiring phase of each collection, the first, from which the whole process is generated. We would therefore have a chain entirely made in Italy, a concept of local production and made by artisan hands, trying, where possible, to rediscover ancient techniques of realization, especially as regards the processing of leathers and the execution of embroidery. Every accessory and garment would see the light in those places where the laboratories are specialized and the choice of materials, or fabrics, would follow the same logic. Quality first of all.

Looking at it well, the structure is not so different from that typical of companies born decades ago. Many of them today no longer exist, others, however, have adapted to economies of scale, with consequent openness to produce abroad, exploiting the labor of the backward countries, taking away work from our master creators. Few are those who can still boast of producing in Italy. 

 

 

Georgia O'Keeffe, Music, Pink and Blue No. 2, 1918 Oil on canvas, 35 x 29 15/16in. (88.9 x 76 cm) Whitney Museum of American Art, New York

 

 

 

Gli scopi e i perché di tale decisione sarebbero molteplici, a partire dal primo, il più importante: sopravvivere. Può essere sorprendente, ma non è il profitto in sé a essere ricercato, piuttosto preferirebbero avere, almeno nelle fasi iniziali, la possibilità di garantirsi un futuro, sia in termini personali che professionali. Aspirerebbero, inoltre, a creare una rete distributiva il più possibile unica e sviluppata attraverso apparati attenti all’ambiente, i quali sarebbero in grado di promettere meno emissioni - aspetto altrettanto importante nella fase produttiva - e, al tempo stesso, efficienza nelle tempistiche di consegna ai negozi, molti riportanti il nome della società. o direttamente ai clienti finali. E sui loro shop bisognerebbe approfondire la questione. A quanto pare, come stanno le cose nella realtà contemporanea non andrebbero bene per i suddetti: il sistema classico della campagna vendita dove la maggior parte di loro si affida agli showroom, infatti, non porterebbe i risultati sperati. Il buyer tenderebbe ad acquistare le collezioni dei designer già suoi clienti, ignorando così altre realtà potenzialmente valide dal punto di vista commerciale. I motivi di tale inefficienza si potrebbero sintetizzare in poche parole: l’apparato in argomento è obsoleto per i nuovi creatori di moda. Acquistare seguendo questa procedura funziona, oggigiorno, solo per i grandi nomi, per coloro che possono permettersi produzioni in larga scala. Non s’ha da fare per i brand ricercati e con un campionario ridotto. Gli stessi, snobberebbero le multinazionali fast-fashion, si indignerebbero a gran voce all’annuncio di Amazon nel voler produrre una collezione in questo modo. Tra i desideri più ambiti c’è quello, infatti, di ripristinare l’antica cultura dell’acquisto, basata su un principio etico e al concetto di lusso, inteso come elemento materico e non solo estetico. 

 

The aims and the reasons for this decision would be many, starting from the first, the most important: surviving. It may be surprising, but it is not the profit itself that is sought after, rather they would rather have, at least in the early stages, the possibility of securing a future, both in personal and professional terms. Furthermore, they would aspire to create a distribution network that is as unique as possible and developed through environmentally conscious equipment, which would be able to promise fewer emissions - an equally important aspect in the production phase - and, at the same time, efficiency in delivery times. to the shops, many bearing the name of the company, or directly to end customers. And it would be necessary to investigate the question on their boutique. Apparently, how things are in contemporary reality would not be good for the aforementioned: the classic system of the sales campaign where most of them rely on showrooms, in fact, would not bring the desired results. The buyer would tend to buy the collections of the designers already his customers, thus ignoring other potentially viable commercial realities. The reasons for this inefficiency could be summarized in a few words: the apparatus in question is obsolete for the new fashion designers. Buying following this procedure works, nowadays, is profitable only for big names, for those who can afford large-scale productions. It does not work for the niche brands and with a small sample.

They would disapprove the fast-fashion multinationals, they would be indignant at the announcement of Amazon in wanting to produce a collection in those terms. One of the most coveted desires is that of restoring the ancient culture of purchase, based on an ethical principle and the concept of luxury, understood as a material and not just an aesthetic element.

 

 

Lea Vergine, Milano, 2016. Foto © Francesca Giacomelli

 

 

 

Indipendenza. Sostantivo quanto mai fuori luogo nel mondo reale, ma qui perfettamente calzante. Esso sarebbe un altro obiettivo a cui ambirebbe il gruppo. Ma da cosa nascerebbe la necessità di autoregolarsi e, soprattutto, da quali elementi vorrebbero slegarsi? Motivazioni e cause sarebbero legate tra loro, e per comprenderlo è necessario tornando al tempo presente: qui, i marchi fiorenti necessitano di essere conosciuti per poter comparire nelle riviste più importanti, sia cartacee che online, e per vendere i loro prodotti. Ma per raggiungere tali fini, essi sono di sovente costretti a seguire certe logiche: partecipano a concorsi, accettano collaborazioni, e via discorrendo. Un meccanismo perfetto, quasi un archetipo di come dovrebbero andare le cose, se si pensa, ad esempio, al Woolmark Prize che ha premiato soggetti come Yves Saint Laurent e Karl Lagerfeld (nel 1954, ndr). Ma i due maestri non hanno dovuto rimanere legati alla kermesse per poter diventare quello che la storia ha contribuito a dimostrare. Una volta fatte le foto di circostanza e usufruito del premio, ne è rimasto il ricordo e l’importanza della gavetta e del sacrificio, insegnamento che non dovrebbero dimenticare. Punto. Oggi è tutto diverso, e sembra che essi non possano fare a meno di questi eventi per sopravvivere. 

 

Independence. Nouns more than ever out of place in the real world, but here perfectly fitting. It would be another goal to which the group would aspire. But from what would the need arise of self-regulation and, above all, from which elements would they want to untie? Motivations and causes are related to each other, and to understand it is necessary to return to the present time: here, the flourishing brands need to be known in order to appear in the most important magazines, both paper and online, and to sell their products. But to achieve these ends, they are often forced to follow certain logics: they participate in competitions, accept collaborations, and so on. A perfect mechanism, almost an archetype of how things should go, if you think, for example, to the Woolmark Prize which has rewarded subjects like Yves Saint Laurent and Karl Lagerfeld (in 1954, ed). But the two masters did not have to remain tied to the kermesse in order to become what the story helped to demonstrate. Once the photos have been taken and given the prize, only the memory and importance of the apprenticeship and of the sacrifice remain, a lesson that they should not forget. Point. Today everything is different, and it seems that they can not do without these events to survive.

 

 

Libro, Italiana. L'Italia vista dalla moda a cura di Maria Luisa Frisa, Gabriele Monti, Stefano Tonchi

 

 

 

La difficoltà economica e burocratica del nostro paese ha in un certo senso indotto a ideare sistemi come i suddetti. E se a ciò si vanno ad aggiungere le necessità tacite provocate dal dover essere al passo coi tempi, sui social media, a dover apparire impeccabili, non è possibile biasimare i creativi, volenterosi ma spaesati, inseriti in un sistema vecchio, il quale pretende di poter resistere al mutamento dei tempi, delle mentalità, quindi delle culture. Si tratta di un processo che pretende di sapere interpretare i millenials senza essere fatto dai millennials. Non è possibile, quindi, anche solo ipotizzare di cambiare, o migliorare, la situazione se coloro che muovono il teatrino di marionette sono sempre gli stessi. E questo in ogni ambito dell’industria, da quello editoriale fino a quello legato alla vendita. 

 

The economic and bureaucratic difficulty of our country has in a certain sense led to the creation of systems such as the aforementioned. And if this we add the tacit needs caused by having to keep up with the times, on social media, to have to appear impeccable, it is not possible to blame the creative, willing but disoriented, inserted in an old system, which claims to to be able to resist changing times, mentalities and therefore cultures. It is a process that claims to know how to interpret millenials without being made by millennials. It is not possible, therefore, even to hypothesise to change, or improve, the situation if those who move the puppet theater are always the same. And this in every area of industry, from publishing to selling.

 

 

Lea Vergine, Milano, 2016. Foto © Francesca Giacomelli

 

 

Rimane ancora un ultimo aspetto da rilevare: la creatività. I brand coinvolti sarebbero infatti accumunati dalla forza ispiratrice legata alle idee, alle esperienze di vita; quindi ai viaggi e agli incontri. La cultura andrebbe a permeare ogni aspetto della loro struttura, non più verticale ma orizzontale, sia fisicamente che idealmente: ai muri sarebbero appesi quadri di artisti contemporanei, posti di fianco a librerie ricche di saggi sull’arte e volumi sulla storia della moda e nozioni di economia. Esisterebbe nella loro sede un’enorme stanza completamente vuota e con i muri bianchi, pronti a essere attaccati dai loro processi emozionali. Conoscerebbero Lea Vergine, ma saprebbero benissimo relazionarsi anche con le nuove penne del giornalismo. Andy Wharol costituirebbe un esempio di come si forma una factory: in modo inclusivo, e non con sguardi glaciali. Conoscerebbero Frida Kahlo ma per loro Georgia O’Keeffe è più complessa, forse intrigante. Discuterebbero, crescerebbero insieme. Saprebbero vivere il lavoro in modo maturo, costruendosi a vicenda, gli uni enfatizzando le proprie qualità senza guardare a quelle delle degli altri, almeno che non sia per imparare qualcosa. 

Come sarebbero le collezioni? Ognuna diversa dall’altra, ma tutte accumunate da pochi importanti elementi: sapere di avere le spalle coperte il più possibile, di operare in un ambiente sano e, laddove è umanamente possibile, sincero. Tutta una chimera? No.

 

There is still one last aspect to be observed: creativity. The brands involved would in fact be united by the inspiring force linked to ideas, to life experiences; so to travel and meetings. Culture would permeate every aspect of their structure, no longer vertical but horizontal, both physically and ideally: the walls would hang pictures of contemporary artists, placed next to libraries full of essays on art and volumes on the history of fashion and notions of economy. There would be an enormous room in their headquarter completely empty and with white walls, ready to be attacked by their emotional processes. They would know Lea Vergine, but they would also know how to relate with the new pens of journalism. Andy Wharol would be an example of how a factory is formed: in an inclusive way, and not with glacial looks. They would know Frida Kahlo but for them Georgia O'Keeffe is more complex, perhaps intriguing. They would argue, they would grow together. They would be able to live the job in a mature way, building up on each other, emphasizing one's own qualities without looking at those of others, at least not for learning something.

How would the collections be? Each one different from the other, but all accumulated by a few important elements: know that you have your shoulders covered as much as possible, to operate in a healthy environment and, where it is humanly possible, sincere. All a chimera? No.

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