A te radio, che rompi i silenzi / To you radio, who breaks the silences

30 Mar 2020

Famiglia che ascolta la radio nei primi anni del Novecento

 

 

Non ci si fa caso al tempo che passa e a quante cose si trasformano, evolvono e resistono. Sono passati tantissimi anni, decenni, da quando la radio è stata data per spacciata, ma è ancora qui, a riempire instancabilmente le nostre giornate. Di per sé nasce come un mezzo di comunicazione, un mediatore tra un mondo e l'altro. 

È un medium che collega a mo’ di ponte la tua vita intima, tra le quattro mura di casa e quello che succede al di fuori. Così ha reso partecipi le popolazioni nei due conflitti mondiali. Nello stesso modo, ha permesso che i discorsi del presidente degli Stati Uniti d’America, del re d’Inghilterra e di tutti i governatori delle varie potenze mondiali arrivassero a chiunque, in ogni latitudine e longitudine. 

Senza la radio non sapremmo parlare, conoscere la storia del mondo ed entrare in contatto, per la prima volta, con una delle migliori invenzioni possibili: la musica. Negli anni, infatti, si è andato sempre più a consolidare un connubio indissolubile tra musica e radio, in grado di inserirsi nella vita di ognuno e di accompagnarla. In questo contesto, la radio, ancora oggi rivendica il suo ruolo come primo strumento che ha reso possibile un interscambio di informazioni, cultura, divertimento ed empatia; con il suo modo di accompagnarci tutti i giorni nelle nostre vite, creandoci il perfetto scenario in cui agire. 

 

One does not notice the passing of time and how many things are transformed, evolved and resisted. Many years, decades have passed since the radio was given up, but it is still here, to tirelessly fill our days. In itself it was born as a means of communication, a mediator between one world and another.

It is a medium who connects your intimate life as a bridge between the four walls of your home and what happens outside. Thus he made the populations participate in the two world conflicts. In the same way, it allowed the speeches of the president of the United States of America, the king of England and all the governors of the various world powers to reach anyone, at any latitude and longitude.

Without the radio we would not be able to speak, know the history of the world and get in touch, for the first time, with one of the best possible inventions: music. Over the years, in fact, an indissoluble union between music and radio has been increasingly consolidated, able to fit into everyone's life and accompany it. In this context, radio still claims its role as the first tool that made possible an exchange of information, culture, entertainment and empathy; with his way of accompanying us every day in our lives, creating the perfect scenario in which to act.

 

 

Guglielmo Marconi, padre della radio

 

 

 

Fin da bambina mi ha sempre incuriosita quella piccola scatola che mio zio era solito accendere ogni mattina, puntualmente dopo il caffè, quando si preparava in bagno. Era un rituale. La stessa ritualità che si aveva in macchina per ogni tipo di tragitto, prima dell’avvento di Spotify e ancor prima dei cd. C’era la radio che si poteva solo sentire, come un grillo parlante o una voce amica, in grado di farti compagnia e adattarsi ad ogni tua necessità. Una voce costante, sempre con te, che ti parla direttamente senza farti sentire uno fra i tanti. Una voce che sa anche tacere, quando tu ne hai bisogno. Che sa darti spunti di vita importanti come banali. Una voce prima singola e poi corale, o viceversa. Una voce che non ti esclude, ma dialoga con te, s’interessa di te. Una voce fedele, a volte un confessionale. La stessa voce che ti ricorda chi sei: quando non sai più dove andare e hai paura di esserti perso, ti basta sintonizzarti nuovamente sulla giusta frequenza. 

 

Since I was a child, I was always curious about that little box that my uncle used to light every morning, punctually after coffee, when he got ready in the bathroom. It was a ritual. The same ritual that you had in the car for every type of journey, before the advent of Spotify and even before the so-called. There was the radio that could only be heard, like a talking cricket or a friendly voice, able to keep you company and adapt to your every need. A constant voice, always with you, that speaks to you directly without making you feel one of many. A voice that can also be silent when you need it. Who knows how to give you important life tips as trivial. A single voice first and then choral, or vice versa. A voice that does not exclude you, but converses with you, is interested in you. A faithful voice, sometimes a confessional. The same voice that reminds you who you are: when you no longer know where to go and you are afraid of getting lost, just tune in to the right frequency again.

 

 

La radio nasce come mezzo essenzialmente per non farci sentire soli, per ricordarci sempre che il mondo è di chi fa rumore. Per tenerci compagnia soprattutto nei silenzi assordanti, quelli che non si riescono a sopportare. In un mondo di voci silenziose, per essere la prima nota del nostro concerto corale. Eppure uno non ci fa più caso, no, a quanto un media caldo riuscisse a penetrare nelle case, come nei cuori di chi le abitava, e lo fa tutt’ora. Questo confessionale in cui puoi entrare senza farti il segno della croce, che ti racconta della storia del mondo, della vita dei suoi abitanti, permettendoti d’interagire ogni qualvolta lo ritieni opportuno. E davvero non importa quale sia la tua fede, professione, lingua e quali siano i tuoi principi morali e non, la radio continuerà a svolgere il suo lavoro, a proiettarti in uno spazio libero ed emancipato. 

Non è un caso che essa si serva di quella che è stata la forma primordiale di comunicazione: l’oralità. In questo modo tratteggia i profili delle vecchie tradizioni tribali, dove ognuno si sedeva in circolo, consapevolmente aperto all’ascolto, per farsi trasportare da un racconto ricco di spunti di riflessione e insegnamenti. 

 

The radio was born essentially as a means of not making us feel alone, to always remind us that the world belongs to those who make noise. To keep us company especially in deafening silences, those that you can't stand. In a world of silent voices, to be the first note of our choral concert. Yet one no longer cares, no, how hot a media managed to penetrate homes, as in the hearts of those who lived there, and still does. This confessional you can enter without making the sign of the cross, which tells you about the history of the world, the life of its inhabitants, allowing you to interact whenever you think it appropriate. And it really doesn't matter what your faith, profession, language is and what your moral and non-moral principles are, the radio will continue to do its job, to project you into a free and emancipated space.

It is no coincidence that it uses what has been the primordial form of communication: orality. In this way he outlines the profiles of the old tribal traditions, where everyone sat in a circle, consciously open to listening, to get carried away by a story full of food for thought and teachings.

 

 

 Radio Caroline

 

 

Questa macchina è un po’ così, primordiale e moderna allo stesso tempo, e forse proprio il suo essere quasi primitivo le ha permesso di resistere fino ad oggi. Come se questa sua caratteristica le permettesse di anticipare e meglio comprendere i tempi attuali e futuri. Questo aspetto, a pensarci bene, ha un che di profetico e tranquillizzante, che delinea la radio come un porto sicuro, dove attraccare in ogni momento di bisogno. Quindi in ogni circostanza di difficoltà, mi fermerei un attimo a cercare il faro che illumina un ancoraggio nella propria tempesta, e sorriderei accorgendomi che sarebbe servito solo spingere il pulsante di accensione.

 

This machine is a bit like that, primordial and modern at the same time, and perhaps its almost primitive being has allowed it to resist to this day. As if this characteristic allowed it to anticipate and better understand current and future times. This aspect, if you think about it, has something prophetic and tranquilizing about it, which outlines the radio as a safe haven, where you can dock in every moment of need. So in any circumstance of difficulty, I would stop for a moment to look for the lighthouse that illuminates an anchor in your storm, and I would smile realizing that it would only have been necessary to push the power button.

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