Arte Povera, arte contemporanea, il valore di un movimento coniato da Germano Celant / Arte Povera, contemporary art, the value of a movement coined by Germano Celant

3 May 2020


 

 

Germano Celant, foto di Barbara Zanon

 

 

È impressionate la velocità con cui Wikipedia cambia tempo verbale quando muore una persona. Non ricordo la città nativa di Germano Celant e la cerco sul portale (da usare con parsimonia). È Genova il luogo in cui nel 1940 nasce il critico, curatore e storico dell’arte, morto a Milano il 29 aprile 2020 a causa del Covid-19. Fino a qualche giorno fa la biografia di Celant è al tempo presente, oggi è già al passato. Neanche il tempo di commemorarlo che, et voilà, tutto cambia. E il mondo dell’arte muterà sicuramente forma (e forse contenuto) con la scomparsa di colui che definisce nel 1967 l’ultimo “movimento” artistico italiano: l’Arte Povera. La morte di Celant è simbolica. Infatti potremmo dire che con essa finisce un’era, quella dei maestri, dei punti di riferimento, sia per aspiranti omologhi, che per gli artisti. Ma ciò che termina non è necessariamente un addio. Può diventare un inizio, una base sulla quale le nuove generazioni posso creare progetti alla medesima stregua di quelli compiuti in passato, da Celant & co. 

 

The speed with which Wikipedia changes verbs when a person dies is impressive. I don’t remember the native city of Germano Celant and I go to look for it on the portal (to be used sparingly). Genoa is the place where the critic, curator and art historian was born in 1940, who died in Milan on April 29, 2020 due to Covid-19. Until a few days ago Celant's biography is in the present time, today it is already in the past. Not even the time to commemorate it that, et voila, everything changes. And the world of art will surely change form (and perhaps content) with the disappearance of the one who defined the last Italian artistic "movement" in 1967:

. Celant's death is symbolic. In fact, we could say that with it ends an era, that of masters, of reference points, both for aspiring counterparts and for artists. But what ends is not necessarily a farewell. It can become a beginning, a base on which the new generations can create projects in the same way as those made in the past, by Celant & co.

 

 

Il sarcofago degli sposi, Jannis Kounellis, 1999

 

 

Il contributo con il curatore dà all’arte e alla sua storia è talmente vasto e importante che spesso si conosce di più il suo nome e il suo lavoro rispetto a quelli degli artisti di cui racconta e a cui dà voce sotto forma di parole quando le loro opere non erano semplici da interpretare. A proposito dell’Arte Povera, in un’intervista rilasciata a Repubblica dice: "Non invento niente. "Arte Povera" è un'espressione così ampia da non significare nulla. Non definisce un linguaggio pittorico, ma un'attitudine. La possibilità di usare tutto quello che hai in natura e nel mondo animale. Non c'è una definizione iconografica dell'Arte Povera”. E così spiega che ciò che realizzano Michelangelo Pistoletto, Giuseppe Penone, Janis Kounellis, Giulio Paolini e Mario Merz, tra gli altri, è una vero e proprio cambio di rotta e approccio, rispetto all’arte kitch che imperava negli anni Sessanta. 

 

The contribution with the curator he gives to art and its history is so vast and important that his name and his work are often more known than those of the artists he talks about and to which he gives voice in the form of words when their works were not simple to interpret. Speaking of Arte Povera, in an interview with Repubblica he says: "I don't invent anything. “Arte Povera” is an expression so broad that it means nothing. It does not define a pictorial language, but an attitude. It’s the possibility to use everything you have in nature and in the animal world. There is no iconographic definition of Arte Povera.” And so he explains that what Michelangelo Pistoletto, Giuseppe Penone, Janis Kounellis, Giulio Paolini and Mario Merz do, among others , is a real change of course and approach, compared to the kitch art that prevailed in the sixties.

 

 

 

Giulio Paolini, Dilemma 2005

 

 

 

Il rapporto tra uomo e natura è discusso da millenni. In volumi profani e sacri, su tavole in pietra e su pergamene. Arriva a essere trattato nei palazzi di vetro, così come nei deserti più lontani. Anche oggi. Anzi, soprattutto oggi. L’Arte Povera diventa quindi a distanza di più di cinquant’anni un approccio artistico da riscoprire. Questa volta, però, non per debellare un tipo di arte dozzinale, ma per sensibilizzare l’uomo a ritrovare se stesso attraverso ciò che la natura gli dona spontaneamente. Ciò vale ancora di più ora, nel momento più cruciale ed eccezionale che donne, uomini e bambini stanno affrontando: la pandemia da corona virus. 

 

The relationship between man and nature has been discussed for millennia. In secular and sacred volumes, on stone tables and on parchments. It comes to be treated in glass buildings, as well as in the most distant deserts. Also today. Indeed, especially today. Arte Povera therefore becomes an artistic approach to be rediscovered after more than fifty years. This time, however, not to eradicate a type of cheap art, but to sensitize man to find himself through what nature gives him spontaneously. This is even more true now, at the most crucial and exceptional moment that women, men and children are facing: the crown virus pandemic.

 

 

Giuseppe Penone, Cedro di Versailles, 2000-2003

 

 

 

La natura deve tornare a essere un elemento del presente, una costante con la quale dialogare e scambiarsi virtù. Bisogna cooperare con essa, su tutti i livelli, in un rapporto sintetizzabile in do ut des. E l’arte, assieme agli attori che la definiscono - se si crede ancora nella sua funzione sociale - deve partecipare, evolversi, cercare nuove strade per interpretare i tempi senza però dimenticare da dove viene, il retaggio storico per il quale si è compiuta. Da millenni, fino a quell’anno, il 1967. 

 

Nature must return to be an element of the present, a constant with which to dialogue and exchange virtues. We must cooperate with it, on all levels, in a relationship summarized in do ut des. And art, together with the actors who define it - if we still believe in its social function - must participate, evolve, look for new ways to interpret the times without forgetting where it comes from, the historical heritage for which it was accomplished. From millennia, until that year, the 1967.

 

 

Mario Merz, Igloo con albero, (1969)-2002

 

 

Share on Facebook
Share on Twitter
Share on Google +
Please reload

  • Black Icon Instagram
  • Nero Facebook Icon

Web / Graphic design by Annamaria Maisto

Copyright © Nouvelle Factory