Arte di tutti. O di nessuno. Da Tolstoj a Close, che cos’è l’arte? / Everyone's art. Or anyone's. From Tolstoy to Close, what is art?

7 Oct 2019

 

Che cos'è l'arte? Lev Tolstok, Donzelli

 

 

 

Pop Art. Secondo Tolstoj. Sì, lo scrittore non si è limitato a narrare avventure epiche con romanzi tipo Guerra e Pace o Anna Karenina. No. Il russo era anche un saggista. Ma non filosofeggiava su questioni del suo tempo, come il suo paese, la politica. L’economia. Il buon Lev ha scritto un libro sull’arte, dal titolo, inequivocabile: Che cos’è l’arte? (Donzelli). La risposta? «L’arte buona è sempre comprensibile a tutti.» Poche parole, semplici. Paiono addirittura impossibili da attribuire a colui che ha scritto le vicende delle famiglie Bolkonskij e Rostov. Ma tant’è. Riescono a porre un quesito dal sapore decisamente contemporaneo: l’arte popolare, comprensibile, quindi di massa, è davvero arte? E un sotto-quesito: ammesso che sia interpretabile dai più, lo è nel modo giusto? Ovvero nella maniera con cui è stata concepita dall’artista?

 

Pop Art. According to Tolstoj. Yes, the writer did not limit himself to narrating epic adventures with novels like War and Peace or Anna Karenina. No. The Russian was also an essayist. But he did not philosophize on matters of his time, like his country, politics. The economy. The good Lev wrote a book on art, with the unmistakable title: What is art? (Donzelli). The answer? «Good art is always understandable to everyone.» A few simple words. They even seem impossible to attribute to the person who wrote the events of the Bolkonsky and Rostov. But lots of it. Can they pose a question with a decidedly contemporary flavor: is popular, understandable, and therefore mass art really art? And a sub-question: if it can be interpreted by most, is it right? Or in the manner in which it was conceived by the artist?

 

 

Frida Kahlo

 

 

Frida Kahlo è una di quelle pittrici che più di ogni altre è parsa sui muri dei musei. Mai un’altra artista è riuscita a totalizzare le dozzine di mostre che ogni anno dal Messico, suo paese d’origine, all’Italia, vengono dedicate a lei. Perché? È popolare per la sua bravura (indiscutibile), estetica (dei dipinti e della persona) o per aver rappresentato quell’ideale di donna femminista, oggi così in voga? Tutto questo e niente. Le opere di Kahlo, sono effettivamente comprese come intende Tolstoj? Oppure è pop per i motivi di cui sopra? Lo stesso lo si può dire di artisti come Caravaggio, Tiziano,Lucio Fontana, Cattelan o Yayoi Kusama. Nel bene e nel male loro sono pop. Ma sono anche capiti? Il valore di un’opera come La Nona Ora (1999) è stato intuito dai più, oppure Giovanni Paolo II steso da un meteorite ha fatto scalpore solo perché è stato un Papa? 

 

Frida Kahlo is one of those painters who more than any other has appeared on the walls of museums. Never has another artist managed to score dozens of exhibitions that are dedicated to her every year from Mexico, her country of origin, to Italy. Why? Is she popular for its (unquestionable) technique, aesthetic (of paintings and of the person) or for having represented the ideal of a feminist woman, today so fashionable? All this and nothing. Kahlo's works are actually understood as Tolstoj understands? Or is she pop for the reasons mentioned above? The same can be said of artists such as Caravaggio, Tiziano, Lucio Fontana, Cattelan or Yayoi Kusama. For better or for worse they are pop. But are they also understood? The value of a work like La Nona Ora (1999) was intuited by most, or did John Paul II, struck by a meteorite, cause a sensation only because he was a Pope?

 

 

La relatività dell’affermazione del romanziere nato vicino a Tula nel 1828 è palese. Ma seria, importante se contestualizzata nel nostro spirito del tempo. «La destinazione dell'arte del nostro tempo è di tradurre dalla sfera della ragione alla sfera del sentimento la verità (…)». O la realtà? Ma l’arte astratta come potrebbe assolvere questo compito? E poi la verità di chi? Dell’artista o dello spettatore? Una questione aperta. 

 

The relativity of the affirmation of the novelist born near Tula in 1828 is obvious. But serious, important if contextualized in our spirit of the time. «The destination of the art of our time is to translate the truth from the sphere of reason to the sphere of feeling (…)». Or reality? But how could abstract art fulfill this task? And then the truth of whom? Of the artist or the spectator? An open question.

 

Yayoi Kusama

 

 

Una questione di comportamento. Il critico letterario Gianlorenzo Pacini scrive a riguardo: «l'aspetto che Tolstoj aveva prima riconosciuto come tipico dell'atteggiamento artistico, e cioè l'abbandonarsi alla vita, la rinuncia dell'artista a intervenire con i propri schemi e giudizi sulla vita rappresentata, viene totalmente rinnegato e condannato come una forma di «amoralismo» e di «divertimento epicureo». È evidente che questo secondo atteggiamento, abbracciato e fatto proprio da Tolstoj con l'estremismo che gli è caratteristico, finisce per approdare a una condanna dell’arte.» Lo scrittore si era convertito. Assunto questo punto e prontamente abbandonato, che cosa dice questa punto? Che forse, oggi, l’arte deve ritornare a essere erotica? E per erotica si intende sensuale e per sensuale si vuole dire emotiva. 

 

A question of behavior. The literary critic Gianlorenzo Pacini writes about it: «the aspect that Tolstoj had previously recognized as typical of the artistic attitude, namely the abandoning of life, the renunciation of the artist to intervene with his own schemes and judgments on the life represented, he is totally denied and condemned as a form of "amoralism" and "epicurean amusement". It is clear that this second attitude, embraced and endorsed by Tolstoj with the characteristic extremism, ends up leading to a condemnation of art.» The writer had converted. Given this point and promptly abandoned, what does this point say? That perhaps, today, art must return to being erotic? And for erotica it means sensual and sensual means emotional.

 

 

La Nona ora di Maurizio Cattelan (1999)

 

 

E pazienza se Tolstoj o la gente non la comprende. Ma non è forse questo che deve fare l’arte? Stupire, sentire, far guastare o meno il proprio sentimento. Punto di vista. L’arte deve essere politica. Come dice Chuck Close a Vincenzo Trione che lo intervista per La Lettura di domenica 19 settembre: «Anche un vaso di fiori è un atto politico.» E poco importa se rispecchia o meno la morale. Il compito dei creativi non è quello di insegnare ma di esprimere un punto di vista. Personale o di tutti noi. E allora torna a essere concreta l’affermazione pop - perdonateci il termine - di Lev Tolstoj circa l’arte come un atto in grado di essere compreso da (forse non proprio tutti) ma da molti.

 

And never mind if Tolstoj or people don't understand it. But isn't that what art has to do? To amaze, to feel, to make one's feelings spoil or not. Point of view. Art must be political. As Chuck Close tells Vincenzo Trione, who interviewed him for La Lettura on Sunday 19 September: "Even a vase of flowers is a political act.» It doesn't matter if it reflects morals or not. The task of creatives is not to teach but to express a point of view.  Theirs or all of us. And then the pop affirmation - forgive us the term - of Lev Tolstoj about art as an act capable of being understood by (perhaps not really all) but by many, returns to be concrete.

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