Arte manifesta: i nuovi luoghi, dai concept-store ai ristoranti / Exposed art: the new places, from concept-stores and restaurants

19 Mar 2018

 

 

 

La liquidità dei nostri tempi ha rivoluzionato il nostro modo di vivere e di concepire i meccanismi attraverso i quali si realizzano le cose. Dunque la vita quotidiana, il lavoro, lo studio. Ma non solo: anche i modi di comunicare hanno subito un mutamento: oggi si tende a utilizzare lo slang di un’altra lingua, soprattutto l’inglese, sia in gergo scritto che parlato; quando ci si scambiano i messaggi sullo smartphone, la tendenza è quella di dirsi un pensiero attraverso le emoticons. Viviamo all’interno di un paradosso: per assurdo, ogni istante della nostra vita è espresso attraverso la parola - intesa come un suono, un assemblarsi di lettere scritte e, oggi, di simboli, neanche troppo facili da interpretare - eppure non siamo mai stati così distanti. Persino il giornalismo, il medium par excellence tra i fatti del mondo e le persone, tende a scadere in questa routine, soprattutto per quanto riguarda le interviste, realizzate via mail, il più delle volte. Stiamo azzerando l’aspetto umano, che piaccia o meno. 

Ma esiste una speranza, una chiave lettura per vedere la società in modo diverso, organico e inclusivo, con l’ausilio di idee interessanti, le quali interfacciano l’arte, l’editoria e il mondo della cura di sé o, altre volte, quello culinario. Sempre più, infatti, emergono dei luoghi dove discipline alternative convergono tra loro, talvolta senza alcun legame apparente che va a unirle. Si tratta di una tendenza ovviamente, di un modo di fare business e non è certamente nuova come idea, basti pensare a concept store come 10 Corso Como, che unisce cibo, moda, design, letteratura e, di nuovo, arte in un unico spazio. In ogni caso si tratta di un fenomeno di aggregazione degno di attenzione, sia per il suo valore culturale e creativo, sia per la sua diffusione, soprattutto tra i giovani imprenditori e, a livello geografico, nelle metropoli. Una su tutte Milano. 

 

The liquidity of our times has revolutionized the way we live and conceive the mechanisms by which things are realized. So daily life, work, study. But not only that: also the ways of communicating have undergone a change: today we tend to use the slang of another language, both in written and spoken jargon; when you exchange messages on your smartphone, the tendency is to say a thought through emoticons. We live within a paradox: by absurdity, every moment of our life is expressed through the word - understood as a sound, an assemblage of written letters and, today, of symbols, not too easy to interpret - yet we have never been so distant. Even journalism, the medium par excellence between the facts of the world and people, tends to expire in this routine, especially as regards the interviews, done via email, most of the time. We are zeroing the human aspect, like it or not.

But there is hope, a key reading to see society in a different, organic and inclusive way, with the help of interesting ideas, which interface art, publishing and the world of self-care or, at other times, the culinary one. In fact, more and more places emerge where alternative disciplines converge with each other, sometimes without any apparent link that joins them. It is a trend of course, a way of doing business and it is certainly not new as an idea, just think of concept stores like 10 Corso Como, which combines food, fashion, design, literature and, again, art in a single space. In any case it is a phenomenon of aggregation worthy of attention, both for its cultural and creative value, and for its diffusion, especially among young entrepreneurs and, at a geographical level, in the metropolis. One out of all, Milan.

 

 

Porta Genova, Milano, tratto dal progetto Roots Quarter

 

Libraccio, via Corsico a Milano, tratto dal progetto Roots Quarter

 

 

 

Molti dei lettori attenti ai nuovi spazi in voga, non avranno di certo lasciato inosservato il progetto Roots Milano, in Corso San Gottardo 3, definito dagli stessi fondatori come un “salotto creativo”. Lucille Ninivaggi, tatuatrice, insieme a Giampaolo Gori e Alessandro Mannelli, entrambi hair stylist, ha concepito un hair salon e tattoo shop, nato dalla voglia di unire queste due arti della bellezza ad altri aspetti della vita quotidiana, come l’acquisto di abiti realizzati da stilisti emergenti e affermati, così come oggetti di design. Sin dalla sua inaugurazione nel 2015, quando ancora era in viale Bligny, non molto distante dall’ubicazione attuale, l’obiettivo è quello di accogliere gli ospiti in un luogo familiare, curato nei minimi dettagli. Ma da quest’anno si è giunto un fattore strettamente più culturale: la fanzine Roots Quarter. “È un progetto artistico nato per passione - perché Roots non è solo tattoo e hair salon ma anche evoluzione continua, ricerca e condivisione - in cui viene presentato il quartiere in cui ha scelto di “vivere””, spiegano gli ideatori. Il quartiere è quello dei Navigli milanesi ed è immortalato in bianco e nero dai fotografi Angelo Ferrillo ed Ernesto Garcia Delgadillo, i quali innescano un dialogo tra contemporaneità e passato, attraverso le immagini e il mezzo fotografico stesso: Ernesto, con la sua analogica, e Angelo con un macchina digitale. Nello specifico, il progetto sarà protagonista del numero 0 della pubblicazione nata “per ricordare, conservare, condividere e collezionare.” Ma le novità non si fermano qui: Roots ha in progetto la creazione di due appuntamenti annuali, tra musica e installazioni, durante i quali presenterà di volta in volta un nuovo numero della rivista per amatori. 

Non distante, in Corso di Porta Ticinese 100, si viene accolti dal 2009 da Serendeepity un negozio in cui dapprima si viene accolti dai suoni silenti provenienti dai vinili e cd esposti per la vendita, con annessi strumenti hitech, oggetti di design, arte e libri. Per chi non ne volesse sapere di queste manifestazioni artistiche, c’è a disposizione una scala conducente al piano sottostante, emblema di quello che oggi potremmo definire “un archivio di abbigliamento e accessori vintage”, selezionati con cura. Tornando alla musica, lo store si fa anche promotore delle band locali e di artisti emergenti che hanno la necessità di comunicare il loro lavoro in modo diretto con il pubblico, interloquendo direttamente con esso, attraverso l’organizzazione di presentazioni ed eventi.

 

Many readers attentive to the new areas in vogue, certainly have not left unobserved the Roots Milano project, in Corso San Gottardo 3, defined by the founders themselves as a "creative lounge". Lucille Ninivaggi, a tattoo artist, together with Giampaolo Gori and Alessandro Mannelli, both hair stylist, has conceived a hair salon and tattoo shop, born from the desire to combine these two arts of beauty with other aspects of daily life, such as the purchase of clothes made from emerging and established designers, as well as design objects. Since its inauguration in 2015, when it was still in Viale Bligny, not far from the current location, the goal is to welcome guests in a familiar place, with attention to detail. But this year a strictly cultural factor has arrived: the Roots Quarter fanzine. "It is an artistic project born out of passion - because Roots is not only tattoo and hair salon but also continuous evolution, research and sharing - in which the neighborhood in which it has chosen to" live "is presented” explain the creators. The district is that of the Milanese Navigli and is immortalized in black and white by the photographers Angelo Ferrillo and Ernesto Garcia Delgadillo, which trigger a dialogue between contemporaneity and the past, through the images and the photographic medium itself: Ernesto, with his analogue, and Angel with a digital camera. Specifically, the project will be the protagonist of the number 0 of the publication born "to remember, store, share and collect." But the news does not stop here: Roots plans to create two annual events, including music and installations, during which will present from time to time a new issue of the magazine for amateurs.

Not far away, in Corso di Porta Ticinese 100, people are welcomed since 2009 by Serendeepity, a shop where at first we are greeted by the silent sounds coming from the vinyls and CDs displayed for sale, with attached hitech instruments, objects of design, art and books. For those who do not want to know about these artistic events, there is a staircase available to the floor below, emblem of what we might call "an archive of vintage clothing and accessories", carefully selected. Returning to music, the store is also a promoter of local bands and emerging artists who need to communicate their work in a direct way with the public, talking directly with it, through the organization of presentations and events.

 

 

Interni di Nero9, sui muri sono appese alcune fotografie di Donatella Izzo

 

 

 

Dall’altra parte della città, in via Solferino 48, nel quartiere di Brera, trova spazio il ristornate Zazà Ramen, in tutto il suo minimalismo orientale unito all’eleganza europea. Fondato nel 2013 dal celebre chef olandese Brendan Becht, sin dall’apertura propone nei suoi interni la filosofia del cibo come arte. Idea che nel tempo ha visto materializzarsi i nomi e le opere di artisti contemporanei come CT, ossia Matteo Ceretto Castigliano, Ayako Nakamiya e, fino alla fine di marzo, il lavoro di Job Koelewijn: un progetto site-specific intitolato Every decision is a final refusal. Il 9 aprile 2018 inaugurerà l’esposizione di Untitled Views del duo Goldschmied & Chiari, composto da Sara Goldschmied ed Eleonora Chiari, attivo dal 2001. Si tratta di una produzione facente parte di una nuova fase creativa della coppia, esposta nel 2017 presso la galleria Renata Fabbri, sempre a Milano, dalla quale Zazà Ramen, insieme alle artiste, ne ha tratto una selezione, quella che sarà in mostra. La tecnica utilizzata muove dal voler esprimere il moto del colore, attraverso l’idea della leggerezza del fumo, e si innesca con delle fotografie impresse con un metodo all’avanguardia su specchi di diversi formati, documentando così il risultato inatteso dell’azione gestuale e performativa delle autrici. 

Nella stessa zona del ristorante di ramen, in via Anfiteatro 9, fa il suo debutto nel 2017 Nero 9, il quale propone una cucina d’alta qualità, con un’attenzione particolare ai piatti di carne. Qui interessa perché anch’esso ha fatto suo il concetto di creare uno spazio che coniughi il piacere della cucina con quello dell’estetica tipicamente attribuito all’arte, proponendo agli ospiti lavori e artisti di livello, scelti grazie alla visita “per anni, e continuiamo a farlo, di mostre, fiere, gallerie. Amiamo la pittura, la scultura e tantissimo la fotografia. Ci appassiona il design in tutte le sue sfumature”, dichiara Marco Parente, chef e fondatore dello spazio. 

 

On the other side of the city, in Via Solferino 48, in the Brera district, is the restaurant Zazà Ramen, in all its oriental minimalism combined with European elegance. Founded in 2013 by the famous Dutch chef Brendan Becht, since the opening he proposes in his interiors the philosophy of food as art. An idea that over time has seen the names and works of contemporary artists like CT, ie Matteo Ceretto Castigliano, Ayako Nakamiya and, until the end of March, the work of Job Koelewijn: a site-specific project entitled Every decision is a final refusal. On April 9th ​​2018 will inaugurate the Untitled Views exhibition by the duo Goldschmied & Chiari, composed by Sara Goldschmied and Eleonora Chiari, active since 2001. It is a production part of a new creative phase of the couple, exhibited in 2017 at the gallery Renata Fabbri, also in Milan, from which Zazà Ramen, along with the artists, has drawn a selection, the one that will be on display. The technique used moves from the desire to express the motion of color, through the idea of ​​lightness of smoke, and is triggered with photographs impressed with a cutting-edge method on mirrors of different formats, thus documenting the unexpected result of the gestural action and performative of the authors.

In the same area of ​​ramen's restaurant, in via Anfiteatro 9, makes its debut in 2017 Nero 9, which offers a high quality cuisine, with particular attention to meat dishes. Here it is interesting because it too has made the concept of creating a space that combines the pleasure of eating with that of aesthetics typically attributed to art, offering guests high level jobs and artists, chosen thanks to the visit "for years, and we continue to do so, in exhibitions, fairs, galleries. We love painting, sculpture andphotography, especially. We are passionate about design in all its nuances”, says Marco Parente, chef and founder of the space.

 

 

Goldschmied & Chiari, Untitled View, 2017, stampa su specchio e vetro, cm 115 x 150, courtesy Renata Fabbri arte contemporanea

 

 

 

 

Che sia la fine dei luoghi tradizionali in cui si è soliti vedere in vendita l’arte, la moda, la musica e la letteratura? Non è pensabile. È però possibile interpretare il dato, come un segnale di una necessità a fare gruppo, sia con idee che attraverso dei progetti concreti, attraverso l’ausilio non solo dei computer, delle mail o dei social, ma anche delle persone, andando, in qualche maniera, a unirle, e non solo poeticamente. Nascono così nuove community, ma volenterose, acute, almeno la maggior parte di loro. E chissà se tra questi luoghi non ne nasca una come La Factory di Andy Warhol, imbastita a New York City dal padre della pop-art nel 1962. 

 

Is this the end of the traditional places where art, fashion, music and literature are usually sold? It is not thinkable. However, it is possible to interpret the data as a sign of a need to be part of a group, both with ideas and through concrete projects, through the help not only of computers, e-mails or social media, but also of people, going, in some way, to unite them, and not only poetically. Thus new communities are born, but willing, acute, at least most of them. And who knows if one of these places does not give birth to one like Andy Warhol's The Factory, bashed in New York City by the pop-art founder in 1962.

 

 

Andy Warhol, spray paints the flower image, The Factory, NYC, spring 1965, photo by David McCabe

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