Arte, questa è informazione!  / Art, that’s information!

10 Mar 2019

 

 

 

Quando l’Arte ha cominciato a fornire informazioni che i media preposti a farlo hanno smesso di dare? Ci siamo accorti che ormai sui giornali e nei telegiornali le notizie in grado di riscuotere maggiore successo sono quelle legate alla politica populista, quindi litigi, insulti, chi ha sbagliato o meno il congiuntivo, e al gossip? Per leggere o guardare servizi davvero interessanti bisogna pagare. L’idea di un giornalismo libero, a poco prezzo e, si perdoni la rima, sul pezzo è ormai obsoleta. 

Quando una cosa viene meno, la natura, in qualche modo, compensa la perdita con qualcos’altro. E sono la pittura, la scultura, la musica, il cinema, la letteratura e la fotografia - per citare le pratiche più conosciute - a intervenire. A raccontare ciò che realmente sta accadendo, o accadrà, nel mondo. 

 

When did Art begin to provide information that the media responsible for doing so have stopped giving? Did we realize that now in the newspapers and on newscasts the news that can be more successful are those related to populist politics, then quarrels, insults, who choose wrong or not the subjunctive, and gossip? To read or watch really interesting services you have to pay. The idea of ​​a free, affordable and on time journalism is now obsolete.

When one thing fails, nature, in some way, compensates the loss with something else. And it is painting, sculpture, music, cinema, literature and photography - to cite the best known practices - to intervene. To tell what really is happening, or will happen, in the world.

 

L'opera di Labadanzky u.a.m, presentata a Genova nel 2015

 

 

«Suppongo di aver continuato ad andare a vedere questi film perché là sullo schermo c'erano notazione che non trovavo sul New York Times. Cominciai a pensare che stavo vedendo ideogrammi del futuro.» Scrive così Joan Didion in The White Album (Il Saggiatore). I lungometraggi a cui si riferisce sono i bike movie usciti nelle sale USA tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio dei Settanta, i quali, spiega l’autrice, hanno come protagonista «l'eroe fuorilegge che accetta il proprio destino (…). Molti sono di una bellezza straordinaria nel loro istinto per il vero aspetto dell’Ovest americano, per gli striscioni sbiaditi che sventolano su distributori di benzina abbandonati e per le strade bianche di cittadine deserte. Nell’ambiente cinematografico sono noti come film di serie B (…). Per la maggior parte vengono realizzati con un budget inferiore ai 200,000 dollari. (…). Eppure per parecchi anni hanno costituito una specie di letteratura popolare underground.»

 

«I suppose I kept going to see these movies because there was notation on the screen that I could not find in the New York Times. I began to think that I was seeing ideograms of the future.» Joan Didion writes in The White Album (Il Saggiatore). The feature films to which she refers are the bike movies released in US theaters in the late sixties and early seventies, which, explains the author, have as protagonist «the outlaw hero who accepts his destiny (... ). Many are of extraordinary beauty in their instinct for the true appearance of the West, for the faded banners that flutter on abandoned gas stations and the white streets of deserted towns. In the cinema environment they are known as B movies (...). Most are made on a budget of less than 200,000 dollars. (...). Yet for several years they have been a sort of underground folk literature.»

 

 

I problemi del mondo contemporaneo sono tanti. Quelli più urgenti da risolvere - sempre che sia possibile - riguardano il surriscaldamento globale, l’inquinamento, quindi la plastica. Le migrazioni degli ultimi anni. Ne esistono moltissimi altri, tuttavia sembrano essere questi i più gravi. E come ne parlano i giornali? Anziché trattarli in modo approfondito, ne scrivono citando il Principe Carlo d’Inghilterra, il quale pare abbia dichiarato di non bere il tè fatto con le bustine perché esse contengono della plastica . Risulta evidente che non è questo il modo adatto per risolvere le cose, ossia i danni causati dall’uomo a se stesso. È necessario approfondire, urtare i sentimenti. Quell’idea che un tempo si condensava nella frase scuotere le coscienze. 

 

There are many problems in the contemporary world. The most urgent to solve - as long as possible - concern global warming, pollution, and therefore plastics. Last years migrations. There are many others, but these appear to be the most serious. And how do the newspapers talk about it? Instead of treating them in depth, they write about it by quoting Prince Charles of England, who seems to have declared that he doesn’t drink tea with sachets because they contain plastic.  It is evident that this is not the right way to solve things, that is the damage caused by man to himself. It is necessary to deepen, to bump into feelings. That idea that once condense into the phrase shake consciences.

 

 

Khaled Jarrar. Khaled’s Ladder, 2016; made from parts of the Mexico/USA border. Courtesy of CULTURUNNERS

 

 

 

Nel 2017 l’artista e attivista cinese Ai Weiwei, figlio lui stesso di immigrati, il quale ora vive in Grecia, poiché ritenuto un dissidente dal suo paese di origine, realizza il documentario Human Flow, in cui racconta per immagini il dramma dei recenti flussi migratori. Sul The Guardian scrive, in occasione dell’uscita dell’opera, che «la crisi dei rifugiati non riguarda i rifugiati stessi ma noi tutti.» 

Un anno prima, l’artista palestinese Khaled Jarrar vola verso il confine tra Messico e Stati Uniti - luogo deputato dal Presidente Trump per erigere il muro che separerà i due stati - e realizza, durante il viaggio on the road, un’installazione dal titolo Khaled’s Ladder, (la Scala di Khaled), usando del materiale estratto dal recinto di confine.

 

In 2017, the Chinese artist and activist Ai Weiwei, a son of immigrants himself, who now lives in Greece, as a dissident from his country of origin, makes the documentary Human Flow, in which he recounts the drama of recent streams migration. On The Guardian he writes, on the occasion of the release of the work, that «the refugee crisis does not concern the refugees themselves but all of us.»

A year before, the Palestinian artist Khaled Jarrar flies to the border between Mexico and the United States - a place appointed by President Trump to erect the wall that will separate the two states - and realizes, during the trip on the road, an installation entitled Khaled's Ladder, using material extracted from the boundary fence.

 

 

 

Trailer di Human Flow (2017) di Ai Weiwei

 

 

 

Forse è fin troppo di moda oggi, ma la plastica, al di là dei post patinati su Instagram, è un problema reale. Soprattutto nei mari, i quali pare ne ospitino circa otto milioni di tonnellate, dei duecentocinquanta che se ne producono. 

Annarita Serra, artista sarda e milanese d’adozione, raccoglie dalle spiagge i rifiuti plastici che trova passeggiandovi. Con essi vi realizza delle opere d’arte, come Il Bel Paese (2015) o Tappismo (2016), le quali esprimono il suo punto di vista sull’argomento, giustapponendo il riciclo alla creatività. 

Il collettivo genovese nato nel 2011 Labadanzky u.a.m produce delle sculture e delle installazioni riutilizzando la plastica dismessa, cercando di sensibilizzare lo spettatore attraverso forme ed estetiche da esso riconoscibili, in pieno stile street art. Emblematica è l’esposizione site-specific tenuta presso il Palazzo Ducale e il Palazzo Verde di Genova nel 2015, con i lavori Aracnomachia e Caos Swimm. 

 

Maybe it's too fashionable today, but plastic, beyond the glossy posts on Instagram, is a real problem. Especially in the seas, which seems to host about eight million tons, of two hundred and fifty that are produced.

Annarita Serra, Sardinian artist and Milanese by adoption, collects from the beaches the plastic waste that she finds while walking. With them she realizes works of art, such as Il Bel Paese (2015) or Tappismo (2016), which express her point of view on the subject, juxtaposing the recycling to creativity.

The Genoese collective born in 2011 Labadanzky u.a.m produces sculptures and installations reusing disused plastic, trying to sensitize the viewer through forms and aesthetics that can be recognized in full street art style. Emblematic is the site-specific exhibition held at the Palazzo Ducale and the Palazzo Verde of Genoa in 2015, with the works Aracnomachia and Caos Swimm.

Tappismo, cm 90 x 90, Plastica dal mare 2016, Annarita Serra

 

 

 

Si potrebbe andare avanti all’infinito. Quello che conta è la certezza di un ambiente, quello realmente artistico, in grado di sforzarsi a non essere più solo rappresentazione ma anche comunicazione. Informazione. Non più solo un punto di vista personale, piuttosto esistenziale. Riguardante uno e tutti, allo stesso modo. 

 

We could go on indefinitely. What matters is the certainty of an environment, the truly artistic one, able to endeavor to no longer be only representation but also communication. Information. No longer just a personal, rather existential point of view. Concerning one and all, in the same way.

 

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