Arte viva, arte morta: da Kerouac a Hegel, due definizioni per il contemporaneo / Art, dead and aliv

«L’arte è un riadattamento della percezione, dalla realtà fisica a una percezione espressa dall’artista.» A scrivere queste parole non è Picasso; nemmeno De Chirico, Fontana o Hirst. È l’autore americano Jack Kerouac, nel racconto breve Odissea (continuata), contenuto nell’opera postuma Diario di uno scrittore affamato (Mondadori), a cura di Paul Marion.

La frase scaturisce dunque da un evento concreto: «Questo mio viaggio ha avuto luogo durante il rientro di massa dei pendolari, quel giorno di maggio; un’unica fila di auto che andava da New York a Lowell, e mi ci vollero ben dodici ore.» Tuttavia, il traffico vissuto dallo scrittore, il quale era davvero lì in quel momento, viene tradotto con codici diversi, letterari, quindi artistici. «Ma adesso - prosegue - sto proponendo quella situazione ai miei lettori in forma d’arte, così che la loro esperienza di quella fila sia riadattata dalla realtà all’arte.»

«Art is a re-adaptation of perception, from physical reality to a perception expressed by the artist.» To write these words is not Picasso; not even De Chirico, Fontana or Hirst. It is the American author Jack Kerouac, in the short story Odissea (continued), contained in the posthumous work Diario di uno scrittore affamato (Mondadori), edited by Paul Marion.The phrase therefore stems from a concrete event: «This journey of mine took place during the mass return of commuters, that day in May; a single row of cars going from New York to Lowell, and it took me twelve hours.» However, the traffic experienced by the writer, who was really there at the time, is translated with different, literary, and artistic codes . «But now - he continues - I'm proposing that situation to my readers in the form of art, so that their experience of that row is adapted from reality to art.»

Jack Kerouac fotografato da Fred DeWitt

Fin qui tutto chiaro. Coloro i quali realizzano qualcosa attraverso le più disparata tecniche della comunicazione, i cosiddetti creativi, in un certo qual modo riportano il loro presente in una forma verosimile o astratta, tuttavia proveniente da quel dato momento. Ma perché? Come mai vi è questa sorta di necessità famelica che porta ad agire in questo modo? L’autore di Sulla Strada (Mondadori) risponde così: «Dai tempi in cui l’uomo preistorico iniziò questa pratica, incidendo immagini di animali nella pietra, mi pare si possa concludere che l’uomo cerca di intensificare la coscienza (…). L’Uomo, vedendo la Vita che lo circonda, desidera esprimersi sui fenomeni, e nel fare ciò, esercita quella che con tutta probabilità è la sola caratteristica che lo differenzia dagli animali: l’Arte, l’atto di riadattare la percezione della a una nuova oggettivazione e rivalutazione, mostrando un anelito religioso alla venerazione di ciò che più a noi è intrinseco, ossia la Vita.»

So far so clear. Those who make something through the most disparate techniques of communication, the so-called creatives, in a certain way report their present in a verisimilar or abstract form, yet coming from that given moment. But why? Why is there this sort of ravenous need that leads to acting this way? The On the road author answers as follows: «From the time when prehistoric man began this practice, engraving images of animals in stone, it seems to me that we can conclude that man tries to intensify his conscience (...). The Man, seeing the Life that surrounds him, wishes to express himself on the phenomena, and in doing so, exercises what is probably the only characteristic that differentiates him from animals: the Art, the act of readapting the perception of the a new objectification and re-evaluation, showing a religious yearning for the veneration of what is intrinsic to us, that is Life.»

Gustave Courbet, Autoritratto come uomo disperato,1843

Dipingere, scolpire, ergere installazioni, scrivere, fotografare, progettare oggetti. L’arte non è un medium che il soggetto-autore utilizza per esprimersi. Al contrario, è il quotidiano stesso, reso palese da tecniche disparate, istinti creativi e sperimentazioni di vario genere. Il mezzo, piuttosto, è l’artista, il quale ne dà la sua interpretazione. Scegliere di dare pennellate vigorose piuttosto che leggere; scattare in bianco e nero anziché a colori; utilizzare del legno al posto del marmo, sono punti di vista materici propri di chi va a concepire l’opera, la quale diventa una sorta di diario, caratterizzato da elementi quali, di nuovo, una nuova oggettivazione e rivalutazione.

È l’artista che documenta la realtà, attraverso lo stesso documentare, informare. Il lavoro artistico.

Painting, sculpting, erecting installations, writing, photographing, designing objects. Art is not a medium that the subject-author uses to express himself. On the contrary, it is the everyday itself, made clear by disparate techniques, creative instincts and experiments of various kinds. The medium, rather, is the artist, who gives his interpretation. Choose to give vigorous brushstrokes rather than read; shoot in black and white instead of color; to use wood instead of marble, are material points of view proper to those who go to conceive the work, which becomes a sort of diary, characterized by elements such as, again, a new objectification and revaluation.

It is the artist who documents reality, through the same documenting, informing. The artistic work.

New York City, 1955

Per il filosofo Hegel l’arte del suo tempo (tardo Settecento, in pieno Romanticismo), che egli, giustamente definisce moderna, quindi anche la nostra contemporanea, è morta. L’autore di Fenomenologia dello Spirito (Einaudi) ritiene che da più di due secoli ormai, quella che è definibile come arte, sia una questione del passato. A renderla tale è la corruzione dei tempi attuali, caratterizzati da due elementi antitetici, ma allo stesso tempo coerenti con quelli proposti da Kerouac, consumo e godimento, diventando così più una questione formale, che contenutistica o di verità. Nel volume Estetica (Einaudi) scrive: «è certo che ora l’arte non arreca più quel soddisfacimento dei bisogni spirituali. (…) Sono trascorsi i bei giorni dell’arte greca come pure dell’età d’oro del basso Medioevo.» La differenza tra i due punti di vista è che per lo scrittore beat è un pregio descrivere l’evidenza oggettiva - la quale diventa essa stessa un artefatto -, mentre per il tedesco è un qualcosa a cui bisogna rassegnarsi: dalla seconda Rivoluzione Industriale a oggi l’arte non è più tale.

For the philosopher Hegel the art of his time (late eighteenth century, in full Romanticism), which he, rightly defined as modern, therefore also our contemporary, is dead. The author of Fenomenologia dello Spirito (Einaudi) believes that for more than two centuries now, what can be defined as art, is a question of the past. To make it so is the corruption of current times, characterized by two antithetical elements, but at the same time consistent with those proposed by Kerouac, consumption and enjoyment, thus becoming more a formal issue than a content or a truth. In the book Estetica (Einaudi) he writes: «it is certain that now art no longer brings satisfaction to spiritual needs. (...) The beautiful days of Greek art as well as the golden age of the late Middle Ages have passed.» The difference between the two points of view is that for the beat writer it is a merit to describe the objective evidence - which it becomes an artifact itself - while for German it is something to which we must resign ourselves: from the second Industrial Revolution to today art is no longer such.

Caspar David Friedrich, Abbazia nel querceto, 1808-1910

È curioso che due osservazioni in grado di nascere da una medesima osservazione analitica del contesto storico, benché diverso in linea temporale, siano, in realtà, agli antipodi in termini di giudizio. Ed è forse proprio il contesto a fornire una spiegazione e uno spunto di riflessione: Kerouac vive negli Stati Uniti, in una terra dalle ricche contraddizioni, in cui i neon delle pubblicità di Time Square si alternavano a ritmo di jazz, mescalina, e notti fulminanti. Industrie fumanti, macchine a motore e guerre di potere, prima di tutto. C’era molto da raccontare, anche perché egli è sempre stato propenso a farlo, mettendosi in cammino e facendo autostop. Hegel, invece, si interfaccia con una Germania ancora disunita, la classe borghese in ascesa, le guerre napoleoniche. I valori di verità, di infinito, vengo soppiantati dal disordine. Quest’ultimo impossibile, per lui, da rappresentare come una forza in grado di allietare l’animo umano.

Sarebbe interessante conoscere il punto di vista degli artisti di questo secolo. Non fosse altro perché la loro opinione potrebbe suggerire lo stato di salute delle cose attuali, l’immanenza. Nel bene e nel male.

It is curious that two observations able to arise from the same analytical observation of the historical context, although different in time, are, in reality, at the antipodes in terms of judgment. And it is perhaps the context that provides an explanation and a starting point for reflection: Kerouac lives in the United States, in a land of rich contradictions, in which the neon lights of Time Square ads alternated with jazz, mescaline, and fulminating nights. Steaming industries, motor cars and wars of power, first of all. There was much to tell, also because he was always inclined to do so, setting off and hitchhiking. Hegel, on the other hand, interfaces with a still disunited Germany, the rising of the bourgeois class, the Napoleonic wars. The values ​​of truth, of infinity, are supplanted by disorder. The latter is impossible for him to represent as a force capable of cheering the human soul.

It would be interesting to know the point of view of the artists of this century. If only because their opinion could suggest the state of health of current things, immanence. For better or for worse.

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