Carnet de voyage: la memoria delle vacanze raccontate sulla carta / Carnet de voyage: the memory of holidays told on paper

12 Aug 2018

 

 

 

 

Durante l’estate i più fortunati viaggiano. È la stagione dei vacanzieri. Gli uffici chiudono e le città si svuotano dei loro abitanti e si riempiono di turisti. E come mantengono essi il ricordo del periodo trascorso fuori casa? Il primo modo che viene in mente è attraverso la fotografia. Che sia da smartphone, da macchina usa e getta o professionale, così si conserva la memoria dell’esperienza per il giramondo. Al meno i più, perché, come sempre, a confermare la regola sono delle eccezioni: coloro i quali usano ancora comporre i propri carnet de voyage

L’abitudine di comprare guide turistiche già colme di dettagli su dove e cose vedere, di utilizzare il web per conoscere già prima se un ristorante o un museo valgono la pena di essere vissuti, è un modo passivo di organizzare, prima, e trascorre, dopo, le tanto desiderate ferie. Perché non osare - entro i limiti del buon senso e della sicurezza - e quindi partire per la meta desiderate e scoprirla nel momento in cui la si visita, annotando o disegnando su un quaderno quello che si osserva o un momento particolare? È la filosofia dei taccuini da viaggio.

In treno, in macchina (se non si è alla guida), in aereo o in barca, ma anche sdraiati sul letto della casa fuori porta o dell’albergo, sono i momenti ideali per comporre il proprio diario. Quante volte si conservano le monete appartenenti ai luoghi stranieri visitati? Anziché buttarle nello svuota tasche o in luoghi impossibili, è un’idea interessante quella di includerle nella propria opera.

 

In the summer, the lucky ones travel. It is the season of vacationers. The offices close and the cities are emptied of their inhabitants and are filled with tourists. And how do they keep the memory of the period spent outside home? The first way that comes to mind is through photography. Whether it's a smartphone, a disposable or a professional machine, the memory of the experience for the globetrotter is preserved. At least the most, because, as always, to confirm the rule are exceptions: those who still use compose their own carnet de voyage.

The habit of buying tourist guides already full of details on where and things to see, to use the web to know before if a restaurant or museum are worth living, is a passive way of organizing, before, and passes, after, the long-desired vacation. Why not dare - within the limits of common sense and security - and then leave for the desired destination and discover it when you visit it, writing down or drawing on a notebook what you observe or a particular moment? It is the philosophy of travel notebooks.

By train, by car (if you are not driving), by plane or by boat, but also lying on the bed of the house or the hotel, are the ideal moments to compose your diary. How many times do you keep the coins belonging to the foreign places visited? Instead of throwing them into empty pockets or impossible places, it is an interesting idea to include them in one's work.

 

 

 

Dal taccuino di Villard de Honnecourt

 

 

 

I carnet hanno origini antichissime, risalgono infatti al tredicesimo secolo, in particolare nella persona di Villard de Honnecourt (1200-1250), architetto francese celebre per il Livre de portraiture. Si tratta di una raccolta di disegni e scritti elaborata durante i suoi viaggi di lavoro, in cui annota tecniche di carpenteria, l’arte architettonica e gli ornamenti medioevali;  vi abbozza, inoltre, soggetti profani e sacri di carattere naturalistico. In effetti, gli antenati degli scrapbook sono utili ai loro autori più che altro per imprimere spunti inediti, utili per la loro professione. 

Facendo un salto di un paio di secoli e arrivando al Rinascimento, il primo nome maturato dalla memoria è certamente quello di Leonardo Da Vinci (1452-1519). Si può quasi dire che il pittore de la Gioconda (1503), sia mosso da una forte passione per la pratica, tanto da fissare tutto ciò che passa davanti al suo sguardo su fogli rilegati, copiando dal vero il suo presente. 

L’arte del taccuino da viaggio assume la forma conosciuta a noi, tutt’oggi utilizzata, grazie agli artisti e intellettuali del Grand Tour. A partire dal diciassettesimo secolo personalità come Goethe (1749-1832), Turner (1775-1851) e Delacroix (1798-1863) preparano il loro baule d’avventura e si muovono per diversi paesi, tra cui l’Italia, i primi due (degno di nota è il volume Viaggio in Italia dello scrittore tedesco), e il Marocco, il pittore romantico d’oltralpe. 

 

The carnets have very ancient origins, dating back to the thirteenth century, especially in the person of Villard de Honnecourt (1200-1250), a French architect famous for the Livre de portraiture. It is a collection of drawings and writings elaborated during his business travels, in which he notes techniques of carpentry, architectural art and medieval ornaments; it also outlines the profane and sacred subjects of nature. In fact, the ancestors of scrapbooks are useful to their authors more than anything else to impress new ideas, useful for their job.

Taking a leap of a couple of centuries and coming to the Renaissance, the first name matured by memory is certainly that of Leonardo Da Vinci (1452-1519). It can almost be said that the painter of the Gioconda (1503), is driven by a strong passion for practice, so as to fix everything that passes in front of his gaze on bound sheets, copying his present from the truth.

The art of travel notebook takes the form known to us, still used today, thanks to the artists and intellectuals of the Grand Tour. From the seventeenth century personalities such as Goethe (1749-1832), Turner (1775-1851) and Delacroix (1798-1863) prepare their adventure trunk and move to different countries, including Italy, the first two (worthy of note is the volume Travel in Italy by the German writer), and Morocco, the transalpine romantic painter.

 

 

 

Johann Heinrich Wilhelm Tischbein, Goethe nella campagna romana, 1787, Francoforte, Städelsches Kunstinstitut

 

 

 

All’alba del Novecento il fenomeno si intensifica, soprattutto grazie ai nuovi mezzi di trasporto - più veloci e sicuri - i quali sono in grado di portare le persone anche oltreoceano. È il caso di Gauguin (1848-1903) e dei suoi schizzi e testi sulle donne polinesiane, ritratte durante il suo soggiorno nella regione. Le bozze in argomento sono il punto di partenza per quadri diventati famosi in tutto il mondo. Idem usano fare suoi omologhi come Chagall (1887-1985) e Matisse (1869-1954). 

Come a voler chiudere il cerchio, iniziato con l’architettura, è Le Corbusier (1887-1965) l’ultima figura importante del secolo passato, utile per capire come mai i carnet de voyage sono un documento importante, sia che lo si tenga per se stessi, poiché rimanda al proprio vissuto, sia che si scelga di condividerlo con il resto del mondo, per fare conoscere l’origine della propria estetica. I taccuini dell’architecte francese, infatti, composti tra i suoi viaggi in Costa Azzurra, i soggiorni a Parigi e in Germania - del resto appartiene al movimento razionalista -e nei paesi orientali, sono una vera e propria traccia per coloro i quali sono desiderosi di imparare quali sono stati i primi passi del loro autore a livello professionale e privato. Emblema del tragitto, partito dal giovane Le Corbusier e giunto al professionista acclamato, è sicuramente il celebre Album La Roche (chiamato così poiché donato all’amico e committente Raoul La Roche nel 1924), colmo di deduzioni figurative sulla città di Venezia, oltre essere un volume ricercato tra i collezionisti. 

 

At the dawn of the twentieth century the phenomenon intensifies, above all thanks to new public and private transport - faster and safer - which are able to take people even overseas. This is the case of Gauguin (1848-1903) and his sketches and texts on Polynesian women, portrayed during his stay in the region. The drafts in question are the starting point for paintings that have become famous all over the world. This is also how his counterparts, like Chagall (1887-1985) and Matisse (1869-1954), work.

As if to close the circle, started with architecture, is Le Corbusier (1887-1965) the last important figure of the past century, useful to understand why the carnet de voyage is an important document, whether it is held for oneself, as it refers to one's own experience, whether one chooses to share it with the rest of the world, to make known the origin of one's aesthetic. The notebooks of the French architecte, in fact, composed of his trips to the French Riviera, stays in Paris and Germany - after all he belongs to the rationalist movement - and in the eastern countries, are a real trace for those who are eager to learn what the first steps of their author were at a professional and private level. Emblem of the journey, started by the young Le Corbusier and arrived to the acclaimed professional, is definitely the famous Album La Roche (named as given to his friend and client Raoul La Roche in 1924), full of figurative deductions on the city of Venice, as well a sought-after volume among collectors.

 

Le Corbusier, Chiesa del Redentore alla Giudecca, Venezia, Dall’Album La Roche, 1924, Courtesy Fondation Le Corbusier, Parigi

 

 

 

Nel contemporaneo digitalizzato e post-liquido vi sono diversi nomi, buoni a essere intesi come spunto d’ispirazione per i propri diari. Molti di essi sono italiani e il più noto è certamente il lavoro di Stefano Favarelli , vero e proprio artista di Torino, il quale partecipa nel 2011 al Padiglione Italia della 54esima Biennale di Venezia. È un globetrotter impegnato, amante del peregrinare in lungo e in largo, soprattutto in Oriente. Ed è proprio lì dove accade la magia, concretizzata nei suoi scrigni di carta, come li definisce il loro autore. Su Instagram all’account @favarellisart.

Anche il motorino è un ottimo mezzo di trasporto per muoversi durante le vacanze estive, specialmente se si è in campagna o in una località balneare. Lo sa bene Silvia Benedet, la quale viaggia sempre in compagnia della sua Lambretta vintage. Anche lei sul social del momento @silvia_bes, illustra e fotografa le sue avventure trascorse in giro per il Vecchio Continente. Suo è il blog idiaridellalambretta.com .

 

In the digitized and post-liquid contemporary there are several names, good to be intended as inspiration for their journals. Many of them are Italians and the best known is certainly the work of Stefano Favarelli , a true artist from Turin, who participates in 2011 at the Italian Pavilion of the 54th Biennale from Venice. He is a committed globetrotter, a lover of wandering far and wide, especially in the East. And it is right there where the magic happens, embodied in its scrigni di carta (paper cases), as their author defines them. On Instagram at the account @favarellisart.

Even the scooter is an excellent means of transport to move during the summer holidays, especially if you are in the countryside or in a seaside place. Silvia Benedet knows it well and she always travels in the company of her vintage Lambretta. Also on the social network of the moment @silvia_bes, she illustrates and photographs her adventures spent around the Old Continent. Hers is the blog idiaridellalambretta.com.

 

 

 

Illustrazione di Matsumoto (Giappone), realizzata da Stefano Favarelli

 

 

 

Le macchine sono intorno a noi. Le abbiamo ideiamo e costruiamo per migliorare il nostro stile di vita. Dovremmo sapere dominarle, sfruttarle come strumenti utili a raggiungere uno scopo. Invece sono loro a dettare i nostri comportamenti. Si impari allora ad alzare gli occhi dallo schermo; ogni tanto, solo per godere dell’oltre, dell’attimo realmente fuggente, poiché una volta perso non torna più. E se la fotografia è un’arte utile a fissare lo Zeitgeist, il carnet de voyage può essere un’ottima alternativa, ancora più organica, intima. De Honnecurt, scrive nell’introduzione al suo taccuino: “Villard de Honnecourt vi saluta e prega tutti coloro che lavoreranno sulle macchine di questo libro, di pregare per la sua anima e di ricordarsi di lui (…).” La memoria si mantiene anche attraverso un foglio e una matita, magari colorata, come l’estate. 

 

The machines are around us. We have conceived and built them to improve our lifestyle. We should know how to dominate them, exploit them as useful tools to reach a goal. Instead they are the ones who dictate our behavior. So you learn to raise your eyes from the screen; every so often, only to enjoy the beyond, the really fleeting moment, because once lost it does not come back. And if photography is a useful art to fix the Zeitgeist, the carnet de voyage can be an excellent alternative, even more organic, intimate. De Honnecurt, writes in the introduction to his notebook: “Villard de Honnecourt greets you and prays all those who will work on the machines of this book, to pray for his soul and to remember him (…).” The memory through a sheet and a pencil, maybe colored, like summer.

 

 

Provence Road Trip, illustrazione di Silvia Benedet, I Diari della Lambretta

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