Colori come forme di vita: l’arte contemporanea li enfatizza, da Josef Albers a Carla Accardi  / Colors as forms of life: contemporary art emphasizes them, from Josef Albers to Carla Accardi

21 Oct 2019

 

 

 

È paradossale scrivere sui colori e la loro potenza durante una grigia mattinata milanese. Eppure anche il grigio è un colore. L’autunno è arrivato e tra qualche settimana, se non già da questa, nei supermercati compariranno i primi dolci natalizi. Non è ancora la fine del mese di ottobre ed è già sparito il pan dei morti, probabilmente sostituito da qualche panettone. A proposito di colori: le festività natalizie sono maestre in materia di tinte forti, lucine di ogni sfumature e dozzinali pullover con renne, alberelli e altri oggetti tipici della stagione. 

 

It is paradoxical to write about colors and their power during a gray Milanese morning. Yet gray is also a color. Autumn has arrived and in a few weeks, if not already, the first Christmas sweets will appear in the supermarkets. It is not yet the end of October and the pan dei morti has already disappeared, probably replaced by some panettone. Speaking of colors: the Christmas festivities are teachers of strong ones, fairy lights of every shade and cheesy pullovers with reindeer, saplings and other typical objects of the season.

 

 

La Grazia, Piero Dorazio, 2000

 

 

Nell’arte i colori assumono un significato molto più interessante. A volte vengono utilizzati per fini descrittivi; in altri casi fungono come simbolo, altre ancora diventa i protagonisti stessi delle opere. Anche il bianco e nero, di cui la fotografia, sia quella di reportage che di moda, è la tecnica maestra. 

Tra i numerosi artisti che hanno fatto del colore il loro mezzo espressivo, il quale va oltre la scelta stessa di applicarlo attraverso la pittura, si ricorda Josef Albers (1888-1976). Tedesco, si forma dove tutti i modernisti del suo tempo hanno studiato: al Bauhaus di Gropius, diventando poi insegnante fino alla sua chiusura, nel 1933 dovuta all’insorgere del nazismo. E allora dove andare quando nel tuo paese c’è una forza che ti chiude le ali? Beh, nell’unica nazione che all’epoca non invocava muri e guerre: gli Stati Uniti d’America. Albers vi si trasferisce subito dopo la chiusura della scuola di Weimar e lì rimane fino al giorno della sua morte, insegnando e sviluppando il suo lavoro come artista. Per la cronaca: è il primo artista vivente a cui nel 1971 il Metropolitan Museum of Art di New York ha dedicato una retrospettiva. 

 

In art colors take on a much more interesting meaning. Sometimes they are used for descriptive purposes; in other cases they act as a symbol, others still become the protagonists of the works themselves. Even the black and white, of which photography, both reportage and fashion, is the master technique.

Among the many artists who have made color their expressive medium, which goes beyond the choice itself to apply it through painting, we remember Josef Albers (1888-1976). German, he studied where all the modernists of his time did: at the Bauhaus founded by Gropius, then becoming a teacher until its closure, in 1933 due to the rise of Nazism. So where do you go when there is a force in your country that closes your wings? Well, in the only nation that at the time did not invoke walls and wars: the United States of America. Albers moved there immediately after the closure of the Weimar school and stayed there until his death, teaching and developing his work as an artist. For the record: he is the first living artist to whom the Metropolitan Museum of Art in New York dedicated a retrospective in 1971.

 

 

Variant Adobe, Familiar Front, Josef Albers, 1948

 

 

 

«Nella percezione visiva un colore non viene quasi mai vista com’è nella sua realtà fisica. Questo fa si che sia il mezzo più relativo in campo artistico. Per poter usare il colore efficacemente, è necessario sapere che inganna di continuo.» Sono i primi pensieri scritti da Josef Albers nel suo saggio dedicato ai colori Interazione del colore (il Saggiatore). E da queste parole, è comprensibile il motivo per cui nell’arte contemporanea lo studio sulla materia in questione si è irrobustito. Oltre al tedesco, infatti, altri artisti hanno riflettuto a riguardo. Alcuni con scritti, altri attraverso le opere, lasciando così che parlassero i loro quadri. 

 

«In visual perception a color is almost never seen as it is in its physical reality. This makes it the most relevant medium in the artistic field. To be able to use color effectively, it is necessary to know that it constantly deceives.» These are the first thoughts written by Josef Albers in his essay dedicated to colors Interaction of color. And from these words, it is understandable why in contemporary art the study on the subject in question has been strengthened. In addition to German, in fact, other artists have reflected on this. Some with writings, others with works, leaving their paintings to speak.

 

 

Alle Gallerie d’Italia di Milano esiste un dipinto che è una vera e proprio esplicazione di ciò che i colori, se combinati in una certa maniera, possono realizzare. Si tratta dell’opera Verde-Rosso (1968) di Carla Accardi (1924-2014). A vederla bene da quasi fastidio agli occhi. L’effetto è molto simile a quello dei libri che vengono regalati ai bambini sugli effetti ottici. La verità è che si tratta di magia, quella dell’arte e della sua concezione attraverso i colori. 

Un altro artista nostrano ha basato la sua intera poetica sullo studio delle combinazioni possibile di colori: Piero Dorazio (1927-2005). Anch’egli esposto alle Gallerie D’Italia milanesi in una personale curata da Francesco Tedeschi, sfrutta le diverse tinture a disposizione per creare opere in grado di parlare da sole; allo stesso tempo tentando, forse inconsciamente, di tracciare un percorso lineare per tutte loro, sin da quelle degli esordi, quando è tra i fondatori del Gruppo Forma 1, assieme alla stessa Accardi. 

Non si dimentichino Mondrian, Klee, i metafisici e i loro seguaci.

 

At the Gallerie d’Italia in Milan there is a painting that is a real explanation of what colors, if combined in a certain way, can achieve. This is the work Verde-Rosso (1968) by Carla Accardi (1924-2014). To see it well, it almost annoys the eyes. The effect is very similar to that of books that are given to children on optical effects. The truth is that it is magic, that of art and its conception through colors.

Another Italian artist based his entire poetics on the study of possible combinations of colors: Piero Dorazio (1927-2005). Also exhibited at the Milanese Gallerie d’Italia in a solo exhibition curated by Francesco Tedeschi, he uses the various dyes available to create works that speak for themselves; at the same time trying, perhaps unconsciously, to trace a linear path for all of them, starting from those of the beginning, when he is among the founders of the Gruppo Forma 1, together with Accardi herself. 

Do not forget Mondrian, Klee, the metaphysicians and their followers.

 

 

Verde Rosso, Carla Accardi, 1968

 

 

È come se questi artisti fossero usciti ogni nuovo mattino per le strade cercando i colori, citando Pavese. Ed è proprio la ricerca il fulcro dei loro lavori. Del resto sarebbe stato impensabile riproporre un’arte antica, legata a uno studio del corpo umano, o della figurazione in senso esplicito. L’astrazione, per loro, da Albers a Dorazio - benché in modi e mondi diversi - era quindi un senso concreto di esprimersi e comunicare l’arte come la intendevano loro, attraverso i colori e lo spazio in cui liberarli. Lo spiega bene Yves Klein (1928-1962), il quale ha basato la sua intera (e breve) carriera quasi interamente sul blu: «Per me i colori sono degli esseri viventi, degli individui molto evoluti che si integrano con noi e con tutto il mondo. I colori sono i veri abitanti dello spazio.»

 

It is as if these artists had come out every new morning in the streets looking for colors, quoting Pavese. And the research is precisely the focus of their work. Moreover, it would have been unthinkable to revive an ancient art, linked to a study of the human body, or of figuration in an explicit sense. Abstraction, for them, from Albers to Dorazio - although in different ways and worlds - was therefore a concrete sense of expressing and communicating art as they intended, through the colors and the space in which to free them. This is explained by Yves Klein (1928-1962), who based his entire (and short) career almost entirely on blue: «For me colors are living beings, highly evolved individuals that integrate with us and with everything the world. Colors are the real inhabitants of space.»

 

Interazione del colore, Josef Albers, il Saggiatore

 

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