Confronti: moda e arte, tra collezionismo, investimenti, fiere e citazioni / Comparisons: fashion and art, including collectibles, investments, fairs and quotes

28 Jan 2019

 

 

 

Arte e collezionismo. Un connubio sempre più forte sebbene altrettanto complesso, indefinito. Interessi, investimenti e altri fattori, spingono persone non proprio esperte o appassionate del settore ad acquistare opere di artisti contemporanei e del passato. Forse è per questo che, aggirandosi tra gli stand delle fiere - il 31 gennaio inaugura con una vernice a Bologna la kermesse Arte Fiera 2019, la la prima della direzione artistica di Simone Menegoi, - molti artefatti tendono ad assomigliarsi e, ovviamente, sono quelli in grado di rendere di più, ma perlopiù economicamente. Il meccanismo non è così recente: dagli anni Sessanta in poi si vede la creazione di un vero e proprio sistema. La stessa Peggy Guggenheim, fondatrice dell’omonimo museo a Venezia, scrive nella sua autobiografia Peggy Guggenheim, una vita per l’arte (Rizzoli): «Quella di oggi non è l’età della creazione, ma del collezionismo, che , se non altro, ci consente di preservare tutti i grandi tesori che abbiamo e di presentarli in maniera degna alle masse.»

 

Art and collectibles. An ever-stronger union although equally complex, indefinite. Interest, investments and other factors, push people not really expert or passionate about the sector to buy works by contemporary artists and the past ones. Perhaps this is why, wandering among the stands of the fairs - on January 31st, the Arte Fiera 2019 kermesse, the first under Simone Menegoi's artistic direction, opens with a vernissage in Bologna - many artifacts tend to look like and, of course, those are able to reward more, but mostly economically. The mechanism is not so recent: from the sixties onwards we see the creation of a real system. Peggy Guggenheim herself, founder of the eponymous museum in Venice, writes in her autobiography Peggy Guggenheim, una vita per l’arte (Rizzoli): «Today’s is not the age of creation, but of collecting, which, if not other, it allows us to preserve all the great treasures we have and to present them in a manner worthy of the masses.»

 

 

Peggy Guggenheim, una vita per l’arte (Rizzoli)

 

 

Il versante moda. Chi sono i soggetti appassionati di abiti e accessori, i quali raccolgono le creazioni di stilisti del presente e del passato? Redattrici e redattori di moda esclusi - come l’immensa Anna Piaggi e la novantasettenne Iris Apfel, a cui dedicano persino un documentario - sono pochi i nomi celebri.

Istituzioni come la Pinacoteca Gianni e Marella Agnelli di Torino, nel 2017, e il Filatoio di Caraglio (provincia di Cuneo), il più antico setificio rimasto in Europa, nel 2018, si concentrano sulla raccolta di Francesco Campidori (Fiesole, 1984), dedicando al toscano e alle opere da lui collezionate, a partire dal 2001, delle mostre. Il trentacinquenne fa di mestiere il modellista, quindi conosce non solo l’evoluzione estetica del settore in cui opera ma anche quella intrinseca, tecnica. Quella che molti ignorano, molto probabilmente sbagliando, poiché è la sola a costruire l’abito, a dare la forma, quindi la struttura all’oggetto. Da Yves Saint Laurent, passando per il cipriota Hussein Chalayan, la wunderkammer di Campidori copre quarant’anni di storia della moda, dal 1950 agli anni Novanta del secolo scorso, raccogliendo più di mille pezzi. Numeri importanti e impossibili da passare inosservati. 

Il testo critico dell’esposizione presso lo spazio torinese racconta che il fervore di Campidori per abiti, scarpe, borse, cappelli e documenti storici è da rintracciare nella sua famiglia, a partire dal nonno, è il quale aveva una merceria e un negozio di tessuti d’alta moda, e dalla nonna, una cucitrice di bianco. 

 

What about fashion? Who are the subjects passionate about clothes and accessories, which collect the creations of designers of the present and the past? Fashion editors excluded - like the immense Anna Piaggi and the ninety-seven-year-old Iris Apfel, to whom even dedicate a documentary - there are few famous names.

Institutions such as the Pinacoteca Gianni and Marella Agnelli in Torino, in 2017, and the Filatoio di Caraglio (province of Cuneo), the oldest silk factory in Europe, in 2018, focus on the collection of Francesco Campidori (Fiesole, 1984), dedicating to the Tuscan and to the works he has collected, since 2001, some exhibitions. The thirty-five year old is a modeler, so he knows not only the aesthetic evolution of the sector in which he works but also the intrinsic, technical one. What many ignore, most probably wrong, because it is the only one to build the dress, to give the form, then the structure to the object. From Yves Saint Laurent, through the Cypriot Hussein Chalayan, Campidori's wunderkammer covers forty years of fashion history, from 1950 to the nineties of the last century, collecting more than a thousand pieces. Important numbers that are impossible to go unnoticed.

The critical text of the exhibition in the Turin walls tells that Campidori's fervor for clothes, shoes, bags, hats and historical documents is to be found in his family, starting from his grandfather, who had a haberdashery and a high fashion fabric shop, and grandmother, a white stapler.

 

 

Iris Apfel, photo by Thomas Whiteside

 

 

 

Moda ed eredità. Impeto, slancio, emozione, tutti sinonimi che, con tutta probabilità hanno mosso Campidori alla ricerca di pezzi unici. Tuttavia le tre parole risultano inutili se non si ha una parte di studio importante alla spalle. Ecco perché, al di là del lascito familiare, è necessario approfondire ogni aspetto, tanto per questioni riguardanti la mode, quanto nel collezionismo artistico, letterario; anche la filatelia necessita di essere approfondita. Solo così è possibile mettere insieme non solo delle collezioni notevoli, ma anche delle mostre in grado di raccontare una storia e di insegnare qualcosa a coloro i quali le visitano. Non è un caso che il modellista abbia studiato, prima di intraprendere la strada di collettore, moda e costume all’Istituto Statale d’Arte di Porta Romana e al Polimoda di Firenze. 

 

Fashion and heritage. Impetus, momentum, emotion, all synonyms that, in all probability, have moved Campidori in search of unique pieces. However, the three words are useless if you do not have an important part of the study behind. This is why, beyond the family legacy, it is necessary to deepen every aspect, both for matters concerning la mode, and for artistic, literary collecting; also philately needs to be deepened. Only in this way it is possible to put together not only the remarkable collections, but also the exhibitions able to tell a story and to teach something to those who visit them. It is no coincidence that the modeler has studied, before embarking on the path of collector, fashion and costume at the State Institute of Art of Porta Romana and Polimoda in Florence.

 

 

Peggy Guggenheim and Jackson Pollock in front of Pollock's Mural (1943) in the first-floor entrance hall of Guggenheim's residence, photo by George Karger

 

 

Nell’arte l’aspetto formativo da parte di chi acquista viene sempre meno. E questo nonostante la maggior parte di loro sia laureata: secondo un report del 2016 condotto dal blog Collezione da Tiffany (https://www.collezionedatiffany.com/report-collezionismo-italiano-2016/) in collaborazione con ArtVerona | Art Project Fair, il Il 63% dei collezionisti italiani è in possesso di una Laurea se non addirittura di un dottorato o di un master. La tendenza è infatti quella di comprare un’opera non tanto per il valore dato dal suo racconto, dal sentimento che provoca in colui che la osserva, bensì per quello monetario-finanziario. Svalutandola - ritengono i puristi - dei suoi pregi e difetti più importanti. «Nei dodici anni in cui ero stata lontana da New York tutto era cambiato. Rimasi sbalordita: l’intero movimento artistico era divenuto un’enorme impresa economica.» Scrive ancora Guggenheim. Il movimento a cui si riferisce è quello che ha contribuito a creare grazie alle sue fortunate intuizioni: l’Espressionismo Astratto, denominato così dal critico statunitense Robert Coates nel 1946. Jackson Pollock e Marc Rothko ne sono i capisaldi artistici. 

«Alcuni pittori non riuscivano a vendere più di pochi quadri all’anno, perché erano diventati loro i tassati. I prezzi erano inauditi e la gente comprava solo quello che costava più caro, perché non aveva fiducia in nient’altro. Alcuni compravano semplicemente per investimento sistemando i quadri nei depositi, senza neanche guardarli e telefonando alla propria galleria per sapere l’ultima quotazione», prosegue iraconda la collezionista. 

 

In art the formative aspect on the part of those who buy is less and less. And this despite the fact that most of them have graduated: according to a 2016 report conducted by the blog Collezione da Tiffany (https://www.collezionedatiffany.com/report-collezionismo-italiano-2016/) in collaboration with ArtVerona | Art Project Fair, 63% of Italian collectors posses a degree or even a doctorate or master's degree. The tendency is in fact to buy a work not so much for the value given by its story, by the sentiment it provokes in the observer, but by the monetary-financial one. Devaluing it - the purists believe - of its most important qualities and faults. «In the twelve years I had been away from New York everything had changed. I was amazed: the whole artistic movement had become a huge economic enterprise.» Guggenheim writes again. the movement to which she refers is the one she helped to create thanks to her lucky intuitions: Abstract Expressionism, named after the American critic Robert Coates in 1946. Jackson Pollock and Marc Rothko are the artistic cornerstones.

«Some painters could not sell more than a few paintings a year, because they were taxed. The prices were unprecedented and people bought only what was most expensive, because they did not trust anything else. Some simply bought for investment by placing the paintings in the basements, without even looking at them and phoning their gallery to know the latest listing,» continues choleric the collector.

 

 

Francesco Campidori con camicia di Yohji Yamamoto

 

 

Se da un lato la moda ha perso l’aspetto legato all’originalità, alla creatività, almeno ha mantenuto un modus operandi spontaneo, culturalmente interessante e legato ad aspetti emotivi, circa il collezionismo. L’arte, con tutte le dovute eccezioni, sta perdendo la battaglia, anche in questo campo.

Sul fronte fieristico ci si aspetta una stagione priva di novità in tal senso, e la causa è, e lo si può capire, la mancanza di genio di molti artisti contemporanei, quando una ventata di aria fresca, soprattutto in termini di opere, sarebbe necessaria e, soprattutto, gradita. Originalità, attenzione al contesto storico e una buona formazione potrebbero rinforzare il senso di queste manifestazioni  e, di conseguenza, del collezionismo, il quale sarebbe incitato adattarsi a qualcosa di diverso, al nuovo.

 

If on the one hand fashion has lost the aspect linked to originality, to creativity, at least it has maintained a spontaneous, culturally interesting modus operandi, linked to emotional aspects,  collectibles. Art, with all due exceptions, is losing the battle, even in this field.

On the fairs front, a season is expected without any novelty in this sense, and the cause is, and we can understand, the lack of genius of many contemporary artists, when a breath of fresh air, especially in terms of works, would be necessary and, above all, welcome. Originality, attention to the historical context and a good formation could reinforce the sense of these manifestations and, consequently, of collecting, which would be encouraged to adapt to something different, to the new.

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