Contemporaneo: un concetto al di là del tempo, per sopravvivere al presente / Contemporary: a concept beyond time, to survive the present

22 Jul 2018

 

 

 

Allo stesso tempo. È uno dei tanti significati della parola contemporaneo. Ma di chi, di che cosa sono i medesimi attimi, momenti, minuti e ore? E, in particolare, su quali basi si definiscono così le arti, quindi anche la moda e la letteratura? Il vocabolo in questione è talmente frequente che a volte viene usato a sproposito, associato a fatti o persone i quali di attuale hanno ben poco, anche se viventi nel presente e viceversa, si decide di ometterlo quando invece il suo utilizzo sarebbe perfetto, calzante. 

Esiste in libreria una libro-miniatura edito da Nottetempo per la collana i sassi, dal titolo emblematico e privo di qualsiasi difficile interpretazione: Che cos’è il contemporaneo?. Il suo autore è Giorgio Agamben (1942). La risposta del filosofo italiano, leggibile anche dalla quarta di copertina, è: “Contemporaneo è colui che riceve in pieno viso il fascio di tenebra che proviene dal suo tempo”.  All’affermazione egli aggiunge un altro significato, poco prima, tra le pagine dell’opera: “il contemporaneo è colui che percepisce il buio del suo tempo come qualcosa che lo riguarda e non cessa di interpellarlo”. Si spiega allora perché l’arte detta contemporanea è tale, ovvero una continua interrogazione da parte dell’artista circa il suo presente, come essere vivente e artefice dell’oggetto realizzato. 

 

At the same time. It is one of the many meanings of the word contemporary. But whose, what are the same moments, minutes and hours? And, in particular, on what bases do the arts, therefore also fashion and literature, thus define themselves? The word in question is so frequent that sometimes it is used inappropriately, associated with facts or people who have very little current, even if living in the present and vice versa, you decide to omit it when instead its use would be perfect, fitting.

There is a book-miniature published by Nottetempo for the series  i sassi, with an emblematic title and without any difficult interpretation: Che cos’è il contemporaneo? (What is the contemporary?). Its author is Giorgio Agamben (1942). The answer of the Italian philosopher, also readable from the back cover, is: “Contemporary is the one who receives in full face the bundle of darkness that comes from his time”. To the statement he adds another meaning, shortly before, between the pages of the work: “the contemporary is he who perceives the darkness of his time as something that concerns him and does not cease to question him”. It is then explained why contemporary art is such, or a continuous questioning by the artist about his present, as a living being and creator of the realized object.

 

 

 

 

Giorgio Agamben, Che cos'è il contemporaneo?, Nottetempo

 

 

 

Il sociale inteso come un qualcosa che riguarda tutti, ossia le relazioni intercorrenti tra individui della stessa specie, è l’oggetto delle continue domande: si esiste qui e ora poiché, in un certo senso, si vogliono, si sollecitano delle risposte dallo zeitgeist, da ciò che ci circonda? Ma è davvero così? Gli individui tutti, continuano a porsi certi interrogativi o è un mestiere di cui si incaricano pochi soggetti, come filosofi, appunto, sociologi o artisti? Inoltre, non è detto che la totalità dei creativi attualmente in campo sia effettivamente contemporanea. Per capirlo è sufficiente partecipare alle fiere d’arte o guardare una sfilata su youtube per capirlo. Per quanto riguarda la letteratura, poi, è ancora più lapalissiano: intrecci già letti e riletti, personaggi rubati e abusi linguistici di pessimo gusto si uniscono ad abiti anacronistici - non classici, proprio fuori dal tempo, privi senso nell’essere indossati oggi - e a installazioni luminose inneggianti frasi ritenute messaggi interessanti, profondi. Peccato che erano già apparse nel Novecento, negli anni dell’arte moderna. 

Il dipinto di Paul Gauguin Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo? (1897) è contemporaneo sia per il suo tempo che per l’oggi. Non solo per via dei quesiti citati dal titolo, ma anche, e soprattutto, per il fatto che essi sono stati posti, recitati da un soggetto qualsiasi vivente nella sua epoca (nel caso del pittore, a fine Ottocento) e altresì attuali. Lo stesso, sebbene attraverso il medium fotografico, fa Marilisa Cosello, la quale attraverso le sue performance da cui trae i suoi scatti, si chiede qualcosa, circa la vita, la morale. E si potrebbe scommettere che i suoi lavori, se venissero ripresentati tra un secolo, rimarrebbero contemporanei, poiché temporali al di fuori del tempo stesso. Soprattutto se la condizione umana continua a peggiorare. 

 

The social reality understood as something that concerns everyone, that is, the relationships between individuals of the same species, is the object of the continuous questions: it exists here and now because, in a certain sense, we want, we ask answers from the zeitgeist, from what surrounds us? But is it really like that? The individuals all, continue to ask themselves certain questions or is it a job that takes care of a few subjects, as philosophers, in fact, sociologists or artists? Moreover, it is not said that the totality of the creatives currently in the field is actually contemporary. To understand it, it is enough to take part in art fairs or watch a fashion show on youtube to understand it. As for literature, then, it is even more palpable: plots already read and reread, stolen characters and linguistic abuses of poor taste are combined with anachronistic clothes - not classic, just out of time, meaningless to be worn today - and luminous installations praising phrases considered to be interesting, profound, messages. Too bad they had already appeared in the twentieth century, in the years of modern art.

Paul Gauguin's painting Where do we come from? Who we are? Where do we go? (1897) is contemporary both for his time and for today. Not only because of the questions cited by the title, but also, and above all, for the fact that they were placed, recited by a subject living in his era (in the case of the painter, at the end of the nineteenth century) and also current. The same, although through the photographic medium, does Marilisa Cosello, who through her performances from which she takes her shots, asks for something, about life, morality. And it could be wagered that her works, if they were re-presented in a century, would remain contemporaneous, since storms outside of time itself. Especially if the human condition continues to get worse.

 

 

Paul Gauguin, Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo? (1987)

 

 

 

Tuttavia, per vivere e operare realmente nell’età presente (dal Treccani) Agamben suggerisce di osservare le cose con una certa distanza, facendo un passo indietro, con un avvertimento: “Coloro che coincidono troppo pienamente con l’epoca, che combaciano in ogni punto perfettamente con essa, non sono contemporanei perché, proprio per questo, non riescono a vederla, non possono tenere fisso lo sguardo su di essa.” Quindi oltre al pensare è necessario il guardare, magari a qualche metro in là da quello punto tra spazio e tempo definito dai latini hic et nunc.

Nascono così due momenti: quello di chi rivolge il suo sguardo al di là di se stesso e si fa un’opinione su di esso e quello proprio del mondo. L’artista e la sua opera, lo scrittore e il suo volume, il designer e la sua collezione. Ma anche coloro i quali non hanno tali peculiarità, ma in grado di riconoscere i passi intrapresi dall’esistenza. Nella moda si chiamano, osando un po’ forse, tendenze. Ma non intese come quel qualcosa che andrà di moda la prossima estate; esse riguardano la capacità presente di riconoscere i gusti e le caratteristiche dell’immediato futuro. Miuccia Prada è esemplare in questo. Allo stesso modo Michela Fasanella, con il suo brand Aroma 30, fondato dalla stilista sulla base di concetti i quali vengo presi in considerazione solo negli ultimi tempi dalle grandi maison, tra tutti l’approccio no waste, riguardante lo spreco di acqua ed energia per realizzare gli abiti, fatti solo su richiesta e su misura. La creatrice romana ha quindi osservato dapprima cosa poteva mancare nel fashion business e, trovandolo, lo ha poi attualizzato, secondo la sua estetica. Le si chiede, via Facebook, di dare una sua definizione della materia in argomento, e dice: “Contemporaneo è ciò che rappresenta lo spirito di un momento storico, anche solo per un aspetto.” Nel suo caso, questo aspetto è “un ritorno a tecniche tradizionali, di tipo "slow" e rispettose dell'ambiente. Credo che sia un'esigenza che si sta facendo strada in maniera abbastanza forte in questo momento.” Come il vestito in garza di cotone tinto a mano con cannella e radice di robbia.

 

However, to really live and operate in the present age (from the Treccani) Agamben suggests observing things with a certain distance, taking a step back, with a warning: “Those who coincide too fully with the era, that fit in every perfectly with it, they are not contemporaries because, precisely for this reason, they can not see it, they can not keep their eyes on it.” So, besides thinking, it is necessary to look, maybe a few meters beyond that point between space and time defined by the Latin hic et nunc.

Two moments are born: that of those who turn their gaze beyond themselves and make an opinion about it and that of the world. The artist and his work, the writer and his volume, the designer and his collection. But also those who do not have such peculiarities, but are able to recognize the steps taken by existence. In fashion they are called, perhaps a little daring, tendencies. But not intended as that something that will be in vogue next summer; they concern the present capacity to recognize the tastes and characteristics of the immediate future. Miuccia Prada is exemplary in this. In the same way Michela Fasanella, with her brand Aroma 30, founded by the designer on the basis of concepts that are taken into consideration only in recent times by the great fashion houses, among all the no waste approach, concerning the waste of water and energy for make clothes, made only on request and made to measure. The Roman creator then observed first what could be missing in the fashion business and, finding it, then updated it, according to her aesthetic. It is asked her, via Facebook, to give a definition of the subject in question, and says: “Contemporary is what represents the spirit of a historical moment, even for one aspect.” In her case, this aspect is “a return to traditional, "slow" and environmentally friendly techniques. I believe that are a requirement that is making strong progress at this time.” Like the hand-dyed cotton gauze dress with cinnamon and madder root.

Vestito in garza di cotone tinto a mano con cannella e radice di robbia, Aroma30

 

 

 

Gli artefatti di cui si è circondati, nei musei, nelle librerie, nei negozi di abbigliamento, riferibili a una cultura sedicente contemporanea, sono nient’altro che il risultato di una ricerca portata avanti dal contemporaneo, inteso come uomo o donna, un essere umano. E specifica che tale soggetto “non è soltanto colui che, percependo il buio del presente, ne afferra l’inesitabile luce;” - ossia l’unico in grado di farlo, grazie alla suddetta distanza tra il sé e il tempo - “è anche colui che, dividendo e interpolando il tempo, è in grado di trasformarlo e di metterlo in relazione con gli altri tempi, di leggerne in modo inedito la storia, di “citarla” secondo una necessitò che (…) proviene da un’esigenza a cui egli non può non rispondere”. 

Allo stato delle cose, oggi o si è fuori dal tempo completamente, o oltre a esso. La volontà di potenza dell’umanità è così imperante che è difficile riportare l’ego al suo stato corrente, talmente si è impegnati a proiettarlo avanti e indietro, senza alcun nesso logico. Allora essere contemporanei è qualcosa di complesso, su cui ci si deve necessariamente esercitare per andare oltre la mera evoluzione. Non proprio positiva. 

 

The artifacts that surrounds us, in museums, bookstores, clothing stores, referable to a so-called contemporary culture, are nothing but the result of a research carried out by the contemporary, understood as a man or a woman, a human being . And he specifies that this subject “is not only he who, perceiving the darkness of the present, grasps the inexitable light,” - that is, the only one able to do it, thanks to the aforementioned distance between the self and time - “is also he who, dividing and interpolating time, is able to transform it and put it in relation with other times, to read the story in an unusual way, to “quote” it according to a necessity that (...) comes from a need to which he can not help answering”.

In the state of things, today or it is completely out of time, or beyond it. The will to power of humanity is so overwhelming that it is difficult to bring the ego back to its current state, so it is committed to project it back and forth, without any logical connection. So being contemporary is something complex, on which we must necessarily exercise to go beyond mere evolution. Not really positive.

 

Marilisa Cosello, Esercizi Obbligatori, Atto III, fotografia, 2016 - 2017, Marilisa Cosello

 

 

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