Cosa insegna una visita al Musée Yves Saint Laurent di Parigi: un giorno con Yves e Anthony / What teaches a visit to the Musée Yves Saint Laurent in Paris: a day with Yves and Anthony

10 Jun 2019

Saint Laurent by Anthony Vaccarello spring - summer 2020

 

 

 

 

Lo stesso giorno in cui Saint Laurent par Anthony Vaccarello sfila a Los Angels, due amiche visitano il Musée Yves Saint Laurent di Parigi. È un bel pomeriggio di un qualsiasi giovedì 6 giugno 2019. Tra le sale del palazzo di 5 avenue Marceau c’è la storia. Quella di due uomini. Il primo, Yves, il cui desiderio è quello di realizzare abiti spettacolari, eleganti; interessanti, senza alcun dubbio anche dal punto di vista artistico. Il secondo, Pierre Bergé, che deve (e vuole) fare di tutto affinché i propositi del suo compagno si realizzino. Ma gli anni trascorsi in quelle stanze, tra stoffe, libri su Braque, sigarette, e muse (tra cui Loulou de la Falaise e Betty Catroux) definiscono un altro periodo, quello della moda. E così, le due amis scoprono l’iconica collezione ispirata a Piet Mondrian del 1965, gli abiti d’alta moda e qualcosa in più sul legame tra le due figure, dal primo incontro fino alla fine, sempre insieme. 

 

On the same day that Saint Laurent par Anthony Vaccarello shows in Los Angels, two friends visit the Musée Yves Saint Laurent in Paris. It is a beautiful afternoon of any Thursday 6 June 2019. Among the halls of the building of 5 avenue Marceau there is history. That of two men. The first, Yves, whose desire is to make spectacular, elegant dresses; interesting, without any doubt also from the artistic point of view. The second, Pierre Bergé, who must (and wants) to do everything to make his partner's intentions come true. But the years spent in those rooms, including fabrics, books on Braque, cigarettes, and muses (including Loulou de la Falaise and Betty Catroux) define another period, that of fashion. And so, the two amis discover the iconic collection inspired by Piet Mondrian in 1965, the haute couture dresses and something more about the link between the two figures, from the first meeting to the end, always together.

 

 

Saint Laurent by Anthony Vaccarello spring - summer 2020

 

 

 

Lo studio del couturier è rimasto così come lo ha lasciato: bozzetti sparsi per i tavoli, una fotografia di Catherine Deneuve appuntata sul muro dietro la scrivania, tante polaroid e qualche appunto. Elementi commoventi: un manichino da sartoria con indosso solo una gonna, facente parte, probabilmente, della collezione che Saint Laurent avrebbe voluto fare, se solo non avesse lasciato le passerelle il 22 gennaio 2002, presentando l’ultimo défilé haute couture presso il Centre Pompidou; gli occhiali da vista, lasciati così, senza cura alcuna, appoggiati sugli strumenti di lavoro. Come se prima o poi dovesse tornare a prenderli. 

Nella stanza, dove le due amiche si guardano intorno curiose di scoprire qualcosa di più, è nato il prêt-à-porter, lo smoking per la donna, le trasparenze. L’unisex, senza mai renderlo banale e riduttivo, come avviene oggi in molti casi. In passerella, Yves faceva sfilare per primo modelle afroamericane e asiatiche assieme alle caucasiche. 

 

The couturier's studio remained as he left it: sketches scattered around the tables, a photograph of Catherine Deneuve pinned on the wall behind the desk, lots of polaroids and some notes. Moving elements: a tailoring mannequin wearing only a skirt, probably part of the collection that Saint Laurent would have liked to do, if only he hadn't left the catwalks on January 22nd 2002, presenting the latest fashion show at the Pompidou Center; his eyeglasses, left without care, resting on work tools. As if sooner or later he should come back for them.

In the room, where the two friends look around curious to discover something more, prêt-à-porter, the woman tuxedo, the transparencies were born. Unisex, without ever making it banal and simplistic, as happens today in many cases. On the catwalk, Yves was the first to run african-american and asian models together with the caucasians.

 

 

Yves Saint Laurent and Pierre Bergé in the studio

 

 

Il belga Vaccarello ringrazia l’eredità che gli è stata consegnata tra le mani nel 2016. Dopo quello che i critici del settore definisco il periodo Slimane (riferendosi a Hedi Slimane, direttore creativo dal 2012 al 2016), è il suo stile a dettare l’agenda di fashion magazine e non solo. Perché Anthony è bravo. Anche nelle campagne mediatiche sui social evita la scelta di testimonial scontati. Lo dimostrano gli ultimi due: Keanu Reeves e Finn Wolfhard. Ma il motivo è anche un altro: l’archivio di YSL. Quello straordinario mondo di concetti realizzati sotto forma di sete, lane preziose e sahariane. Una wunderkammer senza la quale sarebbe difficile sopravvivere, creativamente parlando. La collezione uomo primavera - estate 2020 riassume esattamente tutto questo. Intanto, definire le uscite in passerella come degli outfit maschili ha poco senso. A parte qualche capo, infatti, il restante guardaroba potrebbe benissimo appartenere a una donna. In particolare gli abiti del finale, i quali consegnano una delle collezioni migliori del brand degli ultimi anni. 

 

The belgian Vaccarello thanks the legacy that was handed to him in 2016. After what the critics of the sector call the Slimane period (referring to Hedi Slimane, creative director from 2012 to 2016), his style dictates the fashion magazine agenda and more. Because Anthony is fine. Even in media campaigns on social media, he avoids the choice of discounted testimonials. This is demonstrated by the last two: Keanu Reeves and Finn Wolfhard. But the reason is also another: the YSL archive. The extraordinary world of concepts realized in the form of silks, precious wools and saharians. A wunderkammer without which it would be difficult to survive, creatively speaking. The spring - summer 2020 men's collection sums up exactly all this. Meanwhile, defining the catwalk outings as men's outfits makes little sense. Apart from a few items, in fact, the remaining wardrobe could very well belong to a woman. In particular the clothes of the finale, which deliver one of the best collections of the brand in recent years.

 

 

Finn Wolfhard for Saint Laurent fall - winter 2019 campaign

 

 

Durante il consueto petit dejeuner le due amiche controllano i social per vedere la sfilata appena raccontata. Osservano l’idea contemporanea di bellezza, di gender fluidity. E mentre guardano riconoscono una blusa, uno smoking, un modo particolare di portare un blazer. Delle trasparenze e dei long dress da palpitazioni. Li hanno conosciuti il giorno prima, tra i luoghi dove sono nate le loro prime versioni, disegnate da un ragazzo tanto timido quanto straordinario. Capiscono, come dovrebbero intuire molti addetti ai lavori - dai designer ai giornalisti - che non bisogna avere nostalgia di parole come avanguardia; di non ricercarla per forza in ogni sfilata, aggiungendo slogan a caso o (troppi) lustrini che poco hanno a che fare con il buon gusto. Perché è già esistita ed è lì che deve rimanere. 

 

During the usual petit dejeuner the two friends check the social media to see the show just told. They observe the contemporary idea of ​​beauty, of gender fluidity. And as they watch they recognize a blouse, a tuxedo, a special way of wearing a blazer. Transparencies and long dress. They met them the day before, among the places where their first versions were born, designed by a man as timid as extraordinary. They understand, as many experts should know - from designers to journalists - that we should not have nostalgia for words like avant-garde; not to look for it in every show, adding random slogans or (too many) sequins that have little to do with good taste. Because it has already existed and that's where it has to stay.

 

Le Smoking, Yves Saint Laurent, 1966

 

 

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