Esercizi Obbligatori, Marilisa Cosello racconta il suo nuovo progetto fotografico / Esercizi Obbligatori, Marilisa Cosello tells her new photographic project

10 Jul 2018


 

 

 

 

 

 

Quando ci si appresta a fare un’intervista faccia a faccia si scambiano delle parole, dei punti di vista, prima di pronunciare la domanda iniziale. E spesso è proprio in quel momento che iniziano a emergere gli aspetti più interessanti, sui quali poi verterà parte della conversazione. Marilisa Cosello esordisce dicendomi: “Sai Ilaria, un’opera d’arte si evolve oltre il soggetto che la realizza, trova così della soluzioni da sola. Forse esiste già, prima dello stesso artista.” Rimango interdetta per un breve istante. Poi, quasi come se niente fosse, procedo con il primo quesito, circa il suo nuovo lavoro in tre atti, iniziato nel 2016, intitolato Esercizi Obbligatori.

Torno a casa e riascolto la registrazione. Associo l’incipit della fotografa immediatamente al pensiero di Blanchot e a ciò che ha scritto in La part du feu (Gallimard, 1949), definendo l’arte moderna come “arte della scomparsa”, inizialmente dell’autore, poi dell’opera stessa e, infine, dell’arte in generale. La cultura artistica, diventa quindi liquida, sociale, politica. Come l’opera di Cosello, raccontata in un bar dei Navigli di Milano, il 21 giugno 2018, primo giorno d’estate. 

 

When you are preparing to do a face-to-face interview, you exchange words, points of view, before pronouncing the initial question. And it is often at that moment that the most interesting aspects begin to emerge, on which it will then be part of the conversation. Marilisa Cosello begins by telling me: “You know Ilaria, a work of art evolves beyond the subject that realizes it, so it finds solutions alone. Perhaps it already exists, before the artist himself.” I remain banned for a brief moment. Then, almost as if nothing had happened, I proceeded with the first question, about her new work in three acts, started in 2016, entitled Esercizi Obbligatori.

I go back home and listen to the recording again. I associate the incipit of the photographer immediately to the thought of Blanchot and to what he wrote in La part du feu (Gallimard, 1949), defining modern art as the “art of disappearing”, initially of the author, then of the work itself and finally, of the art in general. Artistic culture therefore becomes liquid, social, political. Like the work of Cosello, told in a bar of the Milan’s Navigli, on June 21, 2018, the first day of summer.

 

 

Esercizi Obbligatori, Atto I, still video, 2016 - 2017, Marilisa Cosello

 

 

 

Marilisa, quando ha preso forma Esercizi Obbligatori?

 

- Credo di averlo cominciato nell’ottobre 2016. Tuttavia non credo sia mai rintracciabile la vera data d’inizio di un progetto, anche se in realtà esiste sempre un momento topico a cui si può risalire, nel mio caso è stato in autunno. Avevo già cominciato la progettazione prima, poiché è un lavoro complesso. Ho scattato prima l’Atto III, poi gli altri. Sono partita, paradossalmente, dalla fine. Anche se non penso si esauriscano mai le cose che si fanno, soprattutto in termini artistici. Ho una visione più circolare. -

 

Marilisa, when Esercizi Obbligatori took shape?

 

- I think I started it in October 2016. However, I do not think the real start date of a project can ever be traced, even if in reality there is always a topical moment that can be traced back, in my case it was in the fall. I had already started designing it before, because it's a complex job. I shot the act number three first, then the others. I started, paradoxically, from the end. Even if I do not think they ever run out of things that are done, especially in artistic terms. I have a more circular vision. -

 

 

Trovo sia possibile contestualizzare il tuo lavoro rispetto all’attualità, poiché tratti il tema della costrizione dell’uomo nella società contemporanea, traendo riferimento però da alcune pratiche, come la ginnastica, risalenti alla dittatura fascista, ad esempio: è a tutti gli effetti arte, quindi fotografia contemporanea. Se dovessi aggiungere a esso un quarto atto - in relazione a ciò che sta accadendo oggi, anche dal punto di vista politico e sociale, cosa o chi rappresenteresti e come? 

 

- L’atto due, una sequenza performativa scattata con la polaroid, ritrae delle persone le quali compiono delle azioni quotidiane, ma con delle limitazioni, come ad esempio la benda sul viso. Loro si adattano: nelle sequenze che ho fotografato i performer di quelle limitazioni - non immagini - si lasciano andare a quello che viene imposto a loro, ossia un limite alla loro libertà d’azione. Questo atto mi ha sempre fatto soffrire molto perché è quello che ha a che fare con la nostra realtà di tutti i giorni, e mi ha colpito come durante il lavoro, in cui i miei performer venivano la sera in questa galleria, ignari di quello che avrebbero fatto, nessuno si sia mai ribellato e questa cosa mi ha fatto riflettere molto. Quindi, più che aggiungere un altro episodio, svilupperei maggiormente queste forme di limitazione nel quotidiano, riguardanti veramente le azioni che facciamo sempre, le quali scegliamo di svolgere. Accettare qualcosa che ti viene imposto è sempre una scelta. Vale lo stesso il contrario. Siamo responsabili di quello di noi e di quello che ci accade intorno. - 

 

I find it possible to contextualize your work with regard to current events, since it deals with the issue of man's constraint in contemporary society, but refers to some practices, such as gymnastics, dating back to the fascist dictatorship, for example: it is in fact contemporary art, then photography. If you had to add a fourth act to it - in relation to what is happening today, also from a political and social point of view, what or who would you represent and how?

 

- Atto II, a performative sequence taken with the polaroid, depicts people who perform daily actions, but with limitations, such as the bandage on the face. They adapt: ​​in the sequences that I photographed the performers of those limitations - not images - let themselves go to what is imposed on them, ie a limit to their freedom of action. This act has always made me suffer a lot because it is what has to do with our everyday reality, and it struck me as during work, in which my performers came in the evening in this gallery, unaware of what they would have done, no one ever rebelled and this made me think a lot. So, rather than adding another episode, I would develop these forms of limitation more in the everyday, really concerning the actions we always do, which we choose to do. Accepting something that is imposed on you is always a choice. The opposite is the same. We are responsible for what we and what happens around us. -

 

 

 

Esercizi Obbligatori, Atto I, still video, 2016 - 2017, Marilisa Cosello

 

 

 

Mi pare di capire che per te noi individui non siamo ancora arrivati alla fase in cui siamo totalmente sottomessi al sistema, possiamo ancora scegliere di sbagliare, in un certo senso. Concordi?

 

- Se vogliamo parlare della situazione politica attuale, non riesco neanche a definirla, perché mi sconvolge talmente tanto il fatto che noi esseri umani commettiamo gli stessi errori, abbruttendoci e avendo paura di tutto… Possiamo dire che alcuni atti che vengono compiuti da certi governi sono degli atti di fascismo, perché per me esso è uno stato mentale di imposizione e menzogna, in cui l’individuo perde la sua importanza. -

 

I understand that for you, we individuals have not yet reached the stage where we are totally subjugated to the system, we can still choose to make mistakes, in a sense. Do you agree?

 

- If we want to talk about the current political situation, I can not even define it, because it upsets me so much the fact that we human beings make the same mistakes, abusing us and being afraid of everything... We can say that some acts that are accomplished by certain governments are acts of fascism, because for me it is a mental state of imposition and lie, in which the individual loses its importance. - 

 

 

Ma tu dici che siamo noi a scegliere questa condizione. Anzi, lo dice la Costituzione: con il voto scegliamo chi ci rappresenta. I personaggi dell’atto due, come anche quelli protagonisti degli altri, hanno scelto di non ribellarsi, ma si sono anche messi alla prova, hanno voluto sperimentare, osare. E questa è una libertà impensabile in un sistema dittatoriale. 

 

- Sì, è vero. Io cerco la ribellione, però è molto difficile trovarla, perché prima che essa si realizzi in modo cosciente, ci sono molti altri passaggi prima, che probabilmente neanche io conosco, posso solo ipotizzarle. Ambisco, per me e la condizione umana, a una sorta di ammutinamento a ciò che ci viene imposto. Il progetto fotografico è un’interrogazione generale su quello che abbiamo di fronte. È come se descrivesse qualcosa che esiste già. Ho cercato di togliere a questa presenza il superfluo, il troppo, per lasciarlo il più reale e crudo possibile. -

 

But you say that we choose this condition. Indeed, the Constitution says so: with the vote we choose who represents us. The characters of Act Two, as well as those protagonists of others, have chosen not to rebel, but have also put themselves to the test, they wanted to experiment, to dare. And this is an unthinkable freedom in a dictatorial system.

 

- Yes, it's true. I look for rebellion, but it is very difficult to find it, because before it is realized consciously, there are many other steps before, which probably I do not even know, I can only hypothesize them. I hope, for me and the human condition, to a sort of mutiny to what is imposed on us. The photographic project is a general study on what we are facing. It is as if describing something that already exists. I tried to remove from this presence the superfluous, the too much, to leave it as real and raw as possible. -

Esercizi Obbligatori, Atto II, polaroid, 2016 - 2017, Marilisa Cosello

 

 

 

Quindi è come se stessi dicendo, attraverso le tue fotografie: “guardate che quello che esiste realmente non è poi così diverso allo stato delle cose di settant’anni fa.” Giusto?

 

- Non lo so. Non credo di essere portatrice di alcuna verità. Mi definisco piuttosto un’osservatrice. -

 

So it is as if you were saying, through your photographs: “Look, what really exists is not so different to the state of things seventy years ago.” Right?

 

- I do not know. I do not believe I am the bearer of any truth. I rather define myself as an observer. -

 

 

Il tuo lavoro, però, è molto politico. 

 

- Sì. Però, quello che vorrei spiegare è che con Esercizi Obbligatori io sapevo lucidamente che cosa stavo andando ad affrontare, le aree più forti, i contesti, che volevo raccontare. Sapevo che il corpo, si sarebbe oggettificato. Ma anche per me è stata una scoperta forte, imprevista, quanto potesse essere crudo guardare, quanto l’essere passivo, il non porsi domande, lo scegliere non scegliendo… Quanto tutto questo rappresentasse delle forme di imposizione. Quindi delle vere e proprie dittature formali. -

 

Your work, however, is very political.

 

- Yes. However, what I would like to explain is that with Esercizi Obbligatori I lucidly knew what I was going to face, the strongest areas, the contexts, that I wanted to tell. I knew that the body would be objectified. But even for me it was a strong, unexpected discovery, how raw it could be to look, how much to be passive, not to ask questions, to choose not by choosing ... How much of this represented the forms of imposition. So, real formal dictatorships. -

 

Esercizi Obbligatori, Atto II, polaroid, 2016 - 2017, Marilisa Cosello

 

 

 

Intendi il mettere in faccia delle bende, e, più in generale, la ginnastica (Atto I) o le scene familiari (Atto III)?

 

- Sì. -

 

Do you mean putting bandages in the face, and, more generally, gymnastics (Act I) or family scenes (Act III)?

 

- Yes. -

 

 

Hai voluto esperire quello che provano i dittatori?

 

- Assolutamente. Durante la messa in scena delle performance, e quindi delle immagini, sapevo che stavo assumendo il ruolo di simile, poiché stavo creando dei limiti e lo stavo applicando all’esperienza e alla vita dei miei attori. -

 

Did you want to experience what the dictators feel?

 

- Absolutely. During the staging of the performances, and therefore of the images, I knew that I was assuming the role of similar, since I was creating limits and I was applying it to the experience and life of my actors. -

 

 

Come ti sei sentita?

 

- Ho provato molta fatica. Moltissima. - 

 

How did you feel?

 

- I tried a lot of effort. A lot. -

 

 

Esercizi Obbligatori, Atto III, fotografia, 2016 - 2017, Marilisa Cosello

 

 

 

 

Per descrivere il progetto, usi questa frase:  “Accettiamo il mondo come ci viene presentato e ad esso ci adattiamo.” Quale delle due parti di questa affermazione è la falla nel piano, ovvero quella che ci porta a essere costretti fisicamente e mentalmente? L’accettazione o l’adattamento?

 

- Allo stato delle cose considero l’adattamento una sorta di evoluzione, rispetto alla nostra condizione. Quindi direi l’accettare ciò che ci viene presentato e offerto, senza porsi delle domande, passivamente. È da lì che parte il nostro limite, sia come individuo che come società. Per dare una forma di dignità alla vita credo sia fondamentale interrogarsi. Poi, il fatto che ci si adatti a tutto, quello lo prendo come una forma di sopravvivenza, la quale è connaturata alla natura stessa dell’essere umano. Si tratta di una scelta. -

 

To describe the project, you use this phrase: “We accept the world as presented to us and adapt to it.” Which of the two parts of this statement is the flaw in the plane, which is what leads us to be physically and mentally constrained? Acceptance or adaptation?

 

- In the state of things I consider adaptation a sort of evolution, compared to our condition. So I would say accepting what is presented to us and offered, without asking questions, passively. This is where our limitation comes from, both as an individual and as a society. To give a form of dignity to life I think it is fundamental to question oneself. Then, the fact that we adapt to everything, I take it as a form of survival, which is inherent in the very nature of the human being. It is a choice. -

 

Quali domande ti poni?

 

- Mi interrogo molto sulla dignità della condizione umana, per me è importante. Sulle scelte etiche, anche riguardanti cose semplici, della vita di tutti i giorni. Mi pongo tante domande sulla bellezza. - 

 

What questions do you ask to yourself?

 

- I question myself very much about the dignity of the human condition, for me it is important. On ethical choices, even concerning simple things, of everyday life. I ask myself so many questions about beauty. -

 

Dove pensi che sia o dove hai cercato la bellezza nel tuo lavoro?

 

- Sono sempre molto affascinata dal corpo umano, che trovo bellissimo, e dalle sue capacità. Alcune volte mi ritrovo a osservare la mia mano, mentre la apro e la chiudo. Quindi, circa Esercizi Obbligatori, la bellezza è proprio nei corpi, nelle loro possibilità. In Atto I, il corpo prende delle posizioni plastiche, molto belle dal punto di vista estetico, ma da quello concettuale, potremmo dire che quelle immagini sono bruttissime poiché rimandano a una forma di accettazione, di supremazia del potere. Dipende dal punto di vista con cui lo si guarda, quindi. -

 

Where do you think it is or where did you look for beauty in your work?

 

- I am always very fascinated by the human body, which I find beautiful, and its capabilities. Sometimes I find myself looking at my hand as I open and close it. So, about Esercizi Obbligatori, beauty is right in the bodies, in their possibilities. In Atto I, the body takes plastic positions, very beautiful from the aesthetic point of view, but from the conceptual, we could say that those images are ugly because they refer to a form of acceptance, of supremacy of power. It depends on the point of view with which you look at it, therefore. -

Esercizi Obbligatori, Atto III, fotografia, 2016 - 2017, Marilisa Cosello

 

 

In Atto III si manifesta ancora il nucleo familiare, una rappresentazione che, per chi ti conosce, è, passami il gioco di parole, appunto, familiare. Hai scelto di inserirla anche in Esercizi Obbligatori, perché? Ritieni che essa sia una sorta di forma di dittatura primitiva? 

 

- Sono assolutamente d’accordo. Inoltre, la vivo come il primo tipo di società con cui ci si confronta e che racchiude tutti gli elementi di quella più grande, in cui ci troviamo tutti. Ricordo che Sartre in L’idiota della famiglia, mentre Parigi brucia, durante il Sessantotto, egli mette in discussione ciò che per lui caratterizza la borghesia, ossia la famiglia. Quindi, paradossalmente, Sartre, mentre tutta l’Europa e la sua città sta andando verso una forma di rivoluzione, portata avanti da un’utopia, torna alle origini, parlando della prima forma di dittatura, di nuovo, il nucleo familiare. Mentre tutto cerca di cambiare, egli tenta di tornare alle origini. -

 

In Atto III the family nucleus is still manifested, a representation that, for those who know you, is the word game, in fact, familiar. You have chosen to include it also in Esercizi Obbligatori, why? Do you think it is a kind of primitive dictatorship?

 

- I totally agree. Furthermore, I live it as the first type of society with which we are confronted and which contains all the elements of the larger one, in which we find ourselves all. I remember that Sartre in L'idiota della famiglia, while Paris burns, during the sixty-eight, he questions what for him characterizes the bourgeoisie, that is the family. So, paradoxically, Sartre, while all of Europe and its city is going towards a form of revolution, carried forward by a utopia, back to its origins, talking about the first form of dictatorship, again, the family unit. While everything tries to change, he tries to go back to basics. -

 

 

 Hai delle mostre in programma per il futuro?

 

- Sì, ho fatto parte fino al 7 luglio della collettiva Apparizioni, curata da Angela Madesani presso la Kunsthalle West Eurocenter Lana a Bolzano. Sono onorata di fare parte della collezione Donata Pizzi e fino al due settembre sarò in L’Altro Sguardo. Fotografe Italiane 1965-2018, al Palazzo delle Esposizioni di Roma, proprio nella mostra che raccoglie fotografie e libri di Donata, la quale ha svolto un grandissimo lavoro. Infine, il 13, 14 e 15 luglio sarò invece presente al Festival di Topolò, tra il Friuli e la Serbia, con una performance, sul concetto di confine, dal titolo 1-2. -

 

Do you have any exhibitions scheduled for the future?

 

- Yes, I participated until July 7 of the collective Apparizioni, curated by Angela Madesani at the Kunsthalle West Eurocenter Lana in Bolzano. I am honored to be part of the Donata Pizzi collection and until September 2 I will be in L’Altro Sguardo. Fotografe Italiane 1965-2018, at the Palazzo delle Esposizioni in Rome, right in the exhibition that collects photographs and books by Donata, which has done a great job. Finally, on the 13th, 14th and 15th of July, I will be present at the Topolò Festival, between Friuli and Serbia, with a performance, on the concept of border, entitled 1-2.

 

marilisacosello.com

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