Luoghi del sé: da Torino, l’incontro con la fotografa Francesca Cari / Places of the self: from Turin, the encounter with the photographer Francesca Cari

16 Jul 2018

 

 Francesca Cari

 

 

 

 

Il territorio come costruzione del senso della vita. La sua, quella di Francesca Cari, fotografa di Bordighera, trasferitasi a Torino nel 2013 per studiare allo Ied. Nel 2017 partecipa alla seconda edizione di Paratissima Cagliari, ricevendo la menzione d’onore per il progetto Impression. Il suo approccio al medium dell’immagine per eccellenza è stato graduale, mentre il suo scopo è conoscersi e compiersi attraverso l’obiettivo. I luoghi incontaminati sono il suo soggetto. Quei performer fintamente immobili, da riscoprire sempre, ogni volta, nel tempo e nello spazio, in parallelo con la sua figura di donna consapevole e riflessiva, caparbia e sensibile, che raggiungo via skype, qualche settimana fa, quando ancora il sole non si era donato all’estate. 

 

The territory as a construction of the meaning of life. Hers, that of Francesca Cari, a photographer from Bordighera, who moved to Turin in 2013 to study at Ied. In 2017 she took part in the second edition of Paratissima Cagliari, receiving the honorable mention for the Impression project. Her approach to the medium of the image par excellence has been gradual, while her purpose is to know and accomplish herself through the lens. The uncontaminated places are her subject. Those performers, faintly still, to be rediscovered, each time, in time and space, in parallel with her figure of conscious and reflective woman, stubborn and sensitive, which I reached via Skype, a few weeks ago, when the sun was not yet donated to the summer.

 

 

Francesca, quando hai iniziato a fotografare?

 

- In casa abbiamo sempre avuto scatole piene di fotografie, la maggior parte scattate da mia madre. Ricordo che mi chiamava per invitarmi a vederle con lei. Un po’, quindi, si tratta di una passione trasmessa, in seguito ho iniziato a fotografare in modo molto amatoriale durante le scuole superiori, finite le quali mi sono trovata di fronte a un bivio: da una parte c’era la voglia di sperimentare, creare qualcosa con le immagini, dall’altra dovevo capire se frequentare o meno il corso universitario di filosofia. Alla fine, ho ottenuto una borsa di studio allo Ied di Torino, e ho intrapreso i primi passi verso la fotografia, da un punto di vista più completo. Tutto questo è avvenuto cinque anni fa, nel 2013. Ho iniziato a fotografare seriamente per necessità: me lo sentivo. Se avessi fatto filosofia avrei provato una forte mancanza verso la creazione di un qualcosa di più totalizzante per me, anche se oggi è un continuo scontrarsi con se stessi. -

 

Francesca, when did you start taking pictures?

 

- At home we always had boxes full of photographs, most of them taken by my mother. I remember calling her to invite me to see them with her. A bit, then, it is a passion transmitted, later I started to photograph very amateurish in high school, which ended up facing a crossroads: on the one hand there was the desire to experiment, create something with the images, on the other I had to understand whether or not to attend the university course of philosophy. In the end, I obtained a scholarship at the Ied in Turin, and I took the first steps towards photography, from a more complete point of view. All of this happened five years ago, in 2013. I started to photograph seriously by necessity: I felt it. If I had done philosophy I would have felt a strong lack towards the creation of something more all-encompassing for me, even if today it is a continuous confrontation with oneself. -

 

 

Foto di Francesca Cari 

 

 

 

Dici che la fotografia è un “continuo scontrarsi con se stessi”: la reputi una forma di autoanalisi?

 

- Assolutamente sì. Ovviamente non quando si tratta di lavori su commissione. Infatti divido molto quel tipo di approccio rispetto alla “mia” fotografia, che sono io, quella parte di me, la quale decido di mostrare. È una forma di autoanalisi totale, e spesso mi sono trovata in difficoltà perché produco immagini pensando a determinate cose, ricordi e concetti personali, e non so come le persone possano reagire, cosa possano trovarci del loro mondo. Non so bene se quello che voglio dire riesce a essere capito dagli altri, e questo mi fa pensare, talvolta, sul senso della mia passione. - 

 

You say that photography is a “continuous confrontation with oneself”: do you consider it a form of self-analysis?

 

- Absolutely yes. Obviously not when it comes to commissioned work. In fact I very much split that kind of approach compared to “my” photography, which is me, that part of me, which I decide to show. It is a form of total self-analysis, and I have often found myself in trouble because I produce images thinking about certain things, memories and personal concepts, and I do not know how people can react, what they can find in their world. I do not know if what I want to say can be understood by others, and this makes me think, sometimes, on the meaning of my passion. -

 

 

Foto di Francesca Cari 

 

 

 

Di questa autoanalisi, quanto conta la scelta del bianco e nero?

 

- Molto. Diciamo che quasi tutti i lavori che faccio sono una rielaborazione di ricordi, quindi nel momento in cui intraprendo un determinato progetto lo faccio per cercare di rivivere determinate cose, che magari nella vita reale non ho sperimentato o non ricordo bene. La scelta di scattare in bianco e nero conta parecchio, perché permette di raccontare degli attimi come se fossero in un’altra dimensione, tempi e luoghi. Faccio fatica a lavorare sul colore, anche perché scatto spesso e volentieri in pellicola e mi piace proprio il fatto di dovere aspettare a vedere l’immagine che verrà fuori, iniziando proprio con il bianco e nero. È una vera e propria necessità, non solo una scelta estetica. -

 

Of this self-analysis, how important is the choice of black and white?

 

- A lot. Let's say that almost all the work I do is a reworking of memories, so when I undertake a specific project I do it to try to relive certain things, which maybe in real life I have not experienced or do not remember well. The choice to shoot in black and white matters, because it allows you to tell the moments as if they were in another dimension, times and places. I'm struggling to work on color, also because I shoot often in film and I like the fact of having to wait to see the image that will come out, starting with the black and white. It is a real necessity, not just an aesthetic choice. -

 

 

I luoghi sono tra i protagonisti delle tue fotografie: prediligi spazi ampi, aperti, soprattutto nel progetto ego, alibi, iniziato nel 2015. Di cosa si tratta?

 

- È il mio primo progetto vero e proprio. Si tratta di una serie infinita, il cui problema, ma è anche l’aspetto interessate, è che spesso mi scontro con il fatto di capire a che punto è. Nel 2015 era una cosa, ora, probabilmente, è tutt’altro. Forse come me, visto che l’ho cominciato in un momento della vita in cui desideravo scoprirmi, proprio attraverso i luoghi, i quali contano molto, sono fondamentali, poiché lavoro solo con quelli, di fatto. Difficilmente scatto con persone, se non per lavoro. Il luogo è una sorta di culla, dove cerco di ritrovarmi. -

 

Places are among the protagonists of your photographs: you prefer wide, open spaces, especially in the ego, alibi project, started in 2015. What is it about?

 

- It's my first real project. This is an infinite series, the problem of which, but it is also the aspect concerned, is that often I clash with the fact of understanding at what point it is. In 2015 it was one thing, now, probably, it's anything but. Perhaps like me, since I started it at a time in my life when I wanted to discover myself, right through the places, which matter a lot, are fundamental, since I work only with those, in fact. I Hardly I shoot with people, if not for work. The place is a kind of cradle, where I try to find myself. -

 

 

Foto di Francesca Cari 

 

 

 

 

Viaggi molto?

 

- Spesso, soprattutto in Sardegna, un posto a me molto caro. Viaggio con cadenza regolare, per vedere se il tempo ha modificato lo spazio. Sono da sola e talvolta mi addentro in zone sconosciute, dove il turismo fatica ad affermarsi. In questi casi, quando scatto, provo un forte senso di pace, mentre coloro i quali osservano i miei scatti talvolta mi dico di sentire una qualche alienazione. In effetti, ora che ci penso, è una situazione un po’ strana perché mi trovo a mio agio quando sono da sola, in pace, infatti produco tantissimo. Ma questa sensazione la provo lì, sul momento. Poi anche io inizio a percepire un che di straniante, perché mi rendo conto di essere senza salvagente, unicamente con me stessa. -

 

Do you travel a lot?

 

- Often, especially in Sardinia, a place very dear to me. I travel on a regular basis to see if time has changed the space. I'm alone and sometimes I go into unknown areas, where tourism struggles to establish itself. In these cases, when I shoot, I feel a strong sense of peace, while those who observe my shots sometimes tell me to feel some alienation. In fact, now that I think about it, it's a rather strange situation because I'm at ease when I'm alone, in peace, in fact I produce a lot. But this feeling I feel there, at the moment. Then I too begin to perceive something alienating, because I realize that I am without a lifesaver, only with myself. -

 

 

Quali sono i riferimenti estetici, culturali, a cui fai riferimento? Penso a Ghirri, ad esempio. 

 

- Anche se non ho dei riferimenti visivi esterni quando fotografo, proprio per via dell’approccio personale e riflessivo verso il mezzo, devo dire che, sul piano culturale ed estetico in generale, hai centrato proprio il nome. Ghirri per me è l’assoluto, uno di quegli artisti che ho sempre ammirato. Allo stesso modo apprezzo Richter, il pittore: il suo lavoro Atlas (una collezione di fotografie e scritti dell’artista, ndr) è una forte fonte di ispirazione. Inoltre entrambi abbiamo la tendenza a realizzare moltissime immagini, anche se nel mio caso non le mostro tutte. Anche Schiele, ovviamente. - 

 

What are the aesthetic, cultural references you refer to? I think of Ghirri, for example.

 

- Although I do not have external visual references when I photograph, precisely because of the personal and reflective approach towards the medium, I must say that, on the cultural and aesthetic level in general, you have centered the name. Ghirri for me is the absolute, one of those artists that I have always admired. In the same way I appreciate Richter, the painter: his work Atlas (a collection of photographs and writings by the artist, ed) is a strong source of inspiration. Moreover we both have the tendency to realize many images, even if in my case I do not show them all. Also Schiele, of course. -

 

 

Foto di Francesca Cari 

 

 

 

 

 

 

 

Vivi a Torino. È uno dei luoghi che fotografi?

 

- Fa molto ridere perché è da cinque anni che sono qua e credo di non averla mai fotografata. E non perché non mi piaccia, anzi, la considero una casa per me, visto che mi sono trasferita qui a vent’anni. Inoltre mi ha dato una grande energia, dato che era la prima esperienza vissuta da sola. Nonostante abbia vissuto molte cose e conosciuto altrettante persone, non ho proprio avuto l’istinto di fermarmi e rappresentarla. Non lo so per quale motivo, è una domanda molto interessante, alla quale penserò anche dopo l’intervista. In effetti ci sono dei luoghi che non ho mai fotografato, forse perché voglio tenermeli per me. - 

 

You live in Turin. Is it one of the places you photograph?

 

- It's very funny because I've been here for five years and I think I've never photographed the city. And not because I do not like it, in fact, I consider it a home for me, since I moved here at twenty. It also gave me great energy, since it was the first experience I lived alone. Despite having lived many things and met many people, I did not really have the instinct to stop and represent it. I do not know why, it's a very interesting question, to which I will think even after the interview. In fact there are some places I have never photographed, perhaps because I want to keep them for myself. -

 

 

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

 

- Portare avanti la mia fotografia, cercando di venire a patti con le difficoltà del suo essere, del suo significato. E poi continuare a viaggiare, ovviamente. - 

 

What are your plans for the future?

 

- Carry on my photography, trying to come to terms with the difficulties of its being, of its meaning. Then to continue to travel, obviously. -

 

francescacari.it

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