Francesca Liberatore autunno-inverno 2018 Francesca Liberatore fall-winter 2018

6 Mar 2018

Francesca Liberatore fw 2018, total black dress

 

 

 

Il 24 febbraio 2018 è un giorno importante per la moda italiana contemporanea: sulle passerelle della Settimana della Moda di Milano sfila la collezione autunno-inverno 2018 di Francesca Liberatore, dopo sette stagioni in scena a New York. Perché è una data significativa? Non è possibile fornire una risposta affrettata in quanto non sarebbe adeguata, se misurata al lavoro, all’impegno, e alla passione che la stilista romana mette in ogni abito e dettaglio di esso. 

È una fredda e umida mattina milanese, che inaugura una giornata per molti come tante, benché fosse un sabato, per altri, quelli del sistema-moda, piena di corse per arrivare in tempo ai défilé, sperando di accaparrarsi posti in prima fila, ormai riservati alle soubrette e alle fashion blogger, almeno nella maggior parte dei casi. Ad ogni modo, poco importa.

L’appuntamento è alle 11.30, ma tutti sanno che prima di mezzogiorno non si avrà modo di vedere le modelle calcare la passerella. Il cicaleccio, il gossip e i selfie regnano sovrani, in pochi leggono il comunicato stampa in cui viene raccontato il mood della collezione, dal titolo Viaggio in musica. 

A un certo punto, come un’energia invisibile che spinge tutti ad agire allo stesso modo, il silenzio. Non si parla più di Gucci, tutti rimangono in attesa che parta la colonna sonora, dettante il ritmo delle uscite. 

 

February 24th 2018 is an important day for contemporary Italian fashion: on the runways of Milan Fashion Week, Francesca Liberatore's autumn-winter 2018 collection takes place after seven seasons in New York. Why is it a significant date? It is not possible to provide a hasty response as it would not be appropriate, if measured at work, commitment, and the passion that the Roman designer puts into every dress and detail of it.

It is a cold and humid Milanese morning, which opens a normal day for many, even though it was a Saturday, for others, those of the fashion system, full of races to get to the défilé in time, hoping to grab seats in the front row, by now reserved for soubrettes and fashion bloggers, at least in most cases. However, it does not matter.

The appointment is at 11.30, but everyone knows that before noon will not be able to see the models limestone the catwalk. The chat, gossip and selfie reign supreme, few read the press release in which the mood of the collection is told, entitled Viaggio in musica.

At a certain point, like an invisible energy that drives everyone to act in the same way, silence. People no longer speak of Gucci, everyone is waiting for the soundtrack to start, dictating the rhythm of the outputs.

 

 

Francesca Liberatore fw 2018, dress with the "angelica" waist

 

 

 

Il Pakistan è il luogo culmine da cui i capi di Liberatore hanno trovato la loro genesi. La stilista ha scoperto durante l’ultimo viaggio in quella terra, insieme a UNIDO, l’agenzia delle Nazioni Unite che promuove lo sviluppo industriale, la globalizzazione inclusiva e sostenibilità ambientale, la qualità manifatturiera del ricamo locale, eseguito da uomini in aziende gestite da donne. La comprensione della particolare lavorazione è il filo che ha unito alcuni degli abiti presentati, dando vita a delle parole, ma non scontate come love, peace, e via dicendo, piuttosto quelle protagoniste delle opere musicali che hanno accompagnato in tutti questi anni le sfilate di Francesca Liberatore. Le ritroviamo sui capispalla dal taglio maschile e le gonne. 

Da Lahore, capitale del Pakistan, i ricamatori hanno dato vita ai decori degli abiti Human-Crown, al laboratorio Aasia Sali Khan, Il Campo di Grano, presso Talat Hafeez Khan, e infine King and Queen of Sward da Urzma.

 

Pakistan is the culmination place from which Liberatore’s clothes found their genesis. The designer discovered during the last trip to that land, together with UNIDO, the UN agency that promotes industrial development, inclusive globalization and environmental sustainability, the manufacturing quality of local embroidery, performed by men in companies run by women. The understanding of the particular work is the thread that has united some of the presented clothes, giving life to words, but not taken for granted like love, peace, and so on, rather those protagonists of the musical works that have accompanied in all these years the shows of Francesca Liberatore. We find them on men's style outerwear and skirts.

From Lahore, the capital of Pakistan, the embroiderers gave life to the decorations of clothes such as Human-Crow, by the Aasia Sali Khan laboratory, Il Campo di Grano, at Talat Hafeez Khan, and finally King and Queen of Sward from Urzma.

 

 

Francesca Liberatore fw 2018, the first exit

 

 

Il fashion show procede. Le indossatrici, di diversi paesi e culture, camminano fiere, alcune indossando con eleganza delle sciarpe usate tipicamente nel mondo medio-orientale, riadattate dal punto di vista estetico e pratico dalla creatrice: a volte applicate a creare dei drappeggi, altre come scialli. Portano con femminile fierezza, variazioni di lunghezze, le quali si riversano in mini-dress, gonne longuette e cappotti in proporzioni diverse, a seconda delle occasioni: il long-coat per la sera, il trench durante il giorno, mentre la pelliccia si misura come capo versatile. 

Verso metà, giunge in passerella un capospalla sulla cui schiena è cucito parte dello skyline newyorkese, un modo ironico-chic di omaggiare una città in cui la designer ha potuto compiere un processo di crescita pratico-estetico importante, da sommare alle esperienze pregresse in maison come Victor & Rolf e Jean Paul Gaultier, avvenute durante gli anni della formazione. A detta di molti è il capo più riuscito. Ed è certamente una creazione degna di essere sottolineata. Tuttavia, quelle che hanno centrato il senso stilistico di Francesca Liberatore sono altre: la prima uscita, un blazer grigio sartoriale abbinato perfettamente a un vestito in tonalità, al quale sono state aggiunte delle stampe floreali; la numero diciassette, rappresentata da un abito a vita “angelica”, spiega Liberatore, il cui nero è aggiunto “per conferire ad ogni capo di questa collezione la parte sexy e moderna”, chiosa la stilista, e, infine, i due abiti in total black conclusivi, rifiniti con ricami in oro. Un trittico concettuale su cui muove il percorso della designer: all’inizio si ha la sua firma, ovvero l’unione tra maschile e femminile da lei sempre adoperata, a metà si svolge la storia, per un percorso, più inclusivo, di altre forme, inedite fino a oggi nel suo portfolio, e il finale, che rappresenta la maturità, la forza. 

 

The fashion show proceeds. The mannequins, from different countries and cultures, walk proudly, some wearing elegantly scarves typically used in the Middle Eastern world, readapted from the aesthetic and practical point of view by the creator: sometimes applied to create draping, others like shawls. They bring with feminine pride, variations of lengths, which are poured into mini-dresses, longuette skirts and coats in different proportions, depending on the occasion: the long-coat for the evening, the trench coat during the day, while the fur is measured as a versatile garment.

Towards the middle, a coat hangs on the catwalk where a part of the New York skyline is sewn, an ironic-chic way to pay homage to a city where the designer was able to carry out a process of important aesthetic-aesthetic growth, to be added to previous experiences in maison like Victor & Rolf and Jean Paul Gaultier, which occurred during the years of training. According to many, it is the most successful piece. And it is certainly a creation worthy of being underlined. However, those that have centered the stylistic sense of Francesca Liberatore are others: the first exit, a gray sartorial blazer perfectly matched with a dress in shades, to which were added floral prints; the number seventeen, represented by an "angelic" waist dress, explains Liberatore, whose black is added "to give each piece of this collection the sexy and modern part", the designer finishes, and finally the two dresses in total black, finished with gold embroidery. A conceptual triptych on which the designer's path moves: at the beginning there is her signature, that is the union between male and female that she has always used, in the middle the story unfolds, for a more inclusive path of other forms, unpublished until today in her portfolio, and the final, which represents maturity, strength.

Francesca Liberatore fw 2018, fur coat 

 

 

 

Nel backstage si svolge l’ultimo atto. Francesca è attorniata da persone desiderose di congratularsi con lei, dalle modelle intente a cambiarsi e dagli obietti dei fotografi e video-maker, compagni fedeli dei giornalisti, benpensanti che la stilista abbia cura nel rispondere alle loro domande. Ma Liberatore trema, ha le mani fredde: è emozionata. Non lo dice, ma sa bene quanto l’ultima sua fatica estetica sia risultata potente ed elegante. E qualora non ne fosse consapevole, ci sarebbero altre recensioni nei giorni a seguire, oltre a questa, a confermarglielo. A dirle di rimanere a Milano, per rappresentare una nuova moda, perché la vecchia scuola, salvo qualche eccezione, ha ormai poco da raccontare. 

 

The last act takes place in the backstage. Francesca is surrounded by people wishing to congratulate her, by the models intent on changing and by the lenses of photographers and video-makers, faithful companions of journalists, well-thought that the designer takes care in answering their questions. But Liberatore trembles, has cold hands: she is excited. She does not say it, but she knows very well how much her last aesthetic effort was powerful and elegant. And if she were not aware, there would be other reviews in the days to follow, in addition to this, to confirm it. To tell her to stay in Milan, to represent a new fashion, because the old school, with a few exceptions, has little to tell.

 

1/9

Francesca Liberatore fw 2018

 

 

 

francescaliberatore.it

 

 

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