Francesca Liberatore primavera-estate 2019 / Francesca Liberatore spring-summer 2019

10 Oct 2018

 

 

Francesca Liberatore primavera-estate 2019

 

 

 

“In realtà, ciò che deve guidare tutta la vita degli uomini destinati a vivere in modo bello, è (…) l’amore. (…) La vergogna per le cose brutte, e l’aspirazione per le belle.” È Fedro a parlare, nel Simposio di Platone. Francesca Liberatore sembra fare sua l’affermazione in ogni sua collezione. Anche nell’ultima, Ensor says, presentata a Milano durante la Settimana della Moda di settembre.

 

“In reality, what must guide the whole life of men destined to live in a beautiful way is (...) love. (...) The shame for bad things, and the aspiration for beautiful things.” It is Phaedrus speaking in Plato's Symposium. Francesca Liberatore seems to make his statement in every collection. Also in the last one, Ensor says, presented in Milan during the September Fashion Week.

 

 

 

Francesca Liberatore primavera-estate 2019 

 

 

 

L’estetica della Sala delle Cariatidi di Palazzo Reale, con i suoi specchi antichi e le statue come osservatrici critiche, hanno accolto gli abiti della stilista romana pensati e realizzati per la prossima primavera-estate. E protagonisti sono certamente i colori. Non quelli classici della stagione: pastello, neutri, bianchi o blu - almeno non nella loro totalità -, bensì sfumature brillanti e intense, ispirate dall’artista belga James Ensor (1860-1949). 

 

The aesthetics of the Sala delle Cariatidi at Palazzo Reale, with its antique mirrors and statues as critical observers, have welcomed the clothes of the Roman designer, conceived and created for the next spring-summer. And the protagonists are surely the colors. Not the classic ones of the season: pastel, neutral, white or blue - at least not in their entirety - but rather bright and intense shades, inspired by the Belgian artist James Ensor (1860-1949).

 

 

 

The Intrigue, James Ensor (1890)​

 

 

Le maschere. Hugo scrive a riguardo che “(quelle di velluto) sono sempre nere”. Nel caso di Liberatore esprimono un altro valore: da Ensor - diventato noto al mercato dell’arte proprio per essere il pittore delle maschere, la designer rielabora le sue stampe colorate, prende il significato della moretta (in dialetto veneziano) e lo porta al sua ribellione apicale. Il finto volto che sconvolge per la sua libertà. Non è un caso, allora, il riferimento musicale al brano I want to break free dei Queen. Francesca vuole essere indipendente con l’ultima collezione. Lo stesso vale per la sua donna: sensuale, elegante e pratica. 

 

The masks. Hugo writes in this regard that “(velvet ones) are always black”. In the case of Liberatore, they express another value: from Ensor - who became known to the art market for being the painter of masks, the designer reworks his colored prints, takes the meaning of the moretta (in Venetian dialect) and brings it to her apical rebellion. The fake face that disturbs for its freedom. It is no coincidence, then, the musical reference to the song I want to break free by Queen. Francesca wants to be independent with the latest collection. The same applies to his woman: sensual, elegant and practical.

 

 

 

 

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Francesca Liberatore primavera-estate 2019

 

 

 

 

Nasce la sport couture firmata Francesca Liberatore. Dopo quasi dieci anni di carriera, sperimentando con le forme e i tessuti - sempre pregiati e creati ad hoc per ogni presentazione, come il macramè e le toppe in seta per i bomber - l’ex studentessa della Central Saint Martin di Londra, è giunta a definire completamente il suo stile, rintracciabile in un’unica parola: contemporaneo. 

 

Francesca Liberatore's sport couture is born. After almost ten years of career, experimenting with shapes and fabrics - always precious and created ad hoc for each presentation, such as macramé and silk patches for bomber - the former Central Saint Martin's student, has come to completely define her style, which can be traced in one word: contemporary.

 

 

 

 

Francesca Liberatore primavera-estate 2019

 

 

 

Amore popolare, amore celeste. Eros che si accompagna ad Afrodite. Il Simposio pare delineare ulteriormente la sfilata. La dicotomia tra basso e alto non è snobistica, piuttosto è da leggersi come il sentimento dell’apparenza - esclusivamente carnale - giustapposto a quello nobile. La designer, esprime il dualismo creando quelli che definisce “due livelli di realtà”: il primo è relativo alla parte esteriore della donna, fatto di quadri, losanghe e cerchi, mentre il secondo si realizza per “scelte introspettive”, non chiare: ma non tutto deve essere confidato. L’intimità è un’altra caratteristica tipica di Liberatore. Ed è un sentimento, insieme al bello, da riportare con urgenza nel quotidiano. 

 

Popular love, heavenly love. Eros that accompanies Aphrodite. The Symposium seems to delineate the show further. The dichotomy between low and high is not snobbish, rather it is to be read as the feeling of appearance - exclusively carnal - juxtaposed to the noble one. The designer expresses dualism by creating what she defines as “two levels of reality”: the first relates to the outer part of the woman, made up of paintings, lozenges and circles, while the second is realized by “introspective choices”, unclear : but not everything must be confided. Intimacy is another typical characteristic of Liberatore. And it is a feeling, together with beauty, to bring urgently back to everyday life.

 

 

 

Francesca Liberatore primavera-estate 2019

 

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