Arte, che passione: pittura e scultura secondo l’artista fiorentino Giambaccio / Art, what a passion: painting and sculpture according to the Florentine artist Giambaccio

12 Jun 2018

 

Giambaccio, foto di Ottavia Poli

 

 

 

 

Dipingere come viaggiare, scolpire per dare vita a forme nate da elementi insignificanti, se presi singolarmente. La cultura come base dell’intero processo, mentre la passione è il motore creativo. In poche parole è così riassumibile il concetto di arte portato avanti da Giovambattista Giannangeli, meglio noto come Giambaccio, il nome che lo rappresenta come autore di dipinti e scultore di concetti, spesso realizzati com materiali di riciclo. Fiorentino, studioso di area umanistica, una volta laureatosi in giurisprudenza intraprende la rinomata funzione di avvocato. Ma, come spesso accade, questa carriera non s’ha da fare e, in una notte, scopre il suo primo vero amore: la pittura. Per lei rinuncia a tutto, tranne che a se stesso, ai suoi libri, i viaggi e la campagna, luogo in cui crea le sculture, o la città, Firenze, dove predilige la tela e il pennello. Lo contatto via Skype, qualche tempo dopo aver visto la mostra Humans 100%, allestita nel capoluogo toscano presso la Galleria dello Spazio Coveri fino al 21 dicembre 2017. 

 

To paint as traveling, to sculpt to give life to forms born of insignificant elements, if taken individually. Culture as the basis of the whole process, while passion is the creative engine. In short, the concept of art carried out by Giovambattista Giannangeli, better known as Giambaccio, is so summarized, the name that represents him as an author of paintings and sculptor of concepts, often realized with recycled materials. Florentine, a scholar of humanities, once graduated in law, he began his renowned function as a lawyer. But, as often happens, this career does not work and, in one night, discovers his first true love: painting. For her he renounces everything, except himself, his books, his travels and the countryside, the place where he creates his sculptures, or the city, Florence, where he prefers the canvas and the brush. Contact via Skype, some time after seeing the Humans 100% exhibition, set up in the Tuscan capital at the Coveri Space Gallery until 21 December 2017.

 

 

Giovambattista, nel 2005, mentre procedevi nella tua carriera di avvocato, cosa ti ha spinto a dipingere? Un vuoto interiore dato da una certa routine lavorativa o una passione tenuta da parte per troppo tempo?

 

- Noi esseri umani siamo alla ricerca del lavoro giusto da amare. Tuttavia, non sempre abbiamo la fortuna di nascere e diventare Valentino Rossi, il quale ha incominciato sin da piccolo a muoversi su una moto. Anzi, la maggior parte delle persone scoprono molto più avanti il loro talento. Il loro genio, in senso di atto creativo. Nel frattempo passiamo attraverso varie esperienze e sperimentazioni nella vita, io in primis, che mi reputo uno spirito intellettualmente inquieto. In quel periodo, infatti, ho cercato me stesso e il modo di esprimermi nella scultura, pittura, sperimentando un tipo di condizione molto diversa da quella che di lì a poco avrei concluso, quella di avvocato, intrapresa per ben quindici anni. Soffrivo, continuamente. L’arte e il mettermi in discussione come suo attore, ovvero come artista, per capire se effettivamente quello che faccio abbia un minimo di riscontro - che in questo ambiente è tutto - è un mestiere che amo immensamente, profondamente. Mi sento come Rossi, diciamo, parecchio bene. -

 

Giovambattista, in 2005, as you progressed in your career as a lawyer, what motivated you to paint? An inner emptiness given by a certain work routine or a passion kept aside for too long?

 

- We human beings are looking for the right job to love. However, we do not always have the good fortune to be born and become Valentino Rossi, who has started from a young age to move on a motorcycle. On the contrary, most people discover their talent much later. Their genius, in the sense of creative act. In the meantime, we pass through various experiences and experiments in life, my self first of all, which I consider an intellectually restless spirit. In that period, in fact, I looked for myself and the way to express myself in sculpture, painting, experimenting with a type of condition very different from the one that I would soon have concluded, that of a lawyer, undertaken for fifteen years. I suffered, continuously. The art and the questioning me as his actor, or as an artist, to understand if actually what I do has a minimum of feedback - that in this environment is everything - is a job that I love immensely, deeply. I feel like Rossi, let's say, very good. -

 

 

 

Ayahauasca

 

 

 

È per questo che definisci il tuo approccio all’arte come una dipendenza che ti vede legato a lei quotidianamente?

 

- Sì. Perché è quello che amo fare. Non ci sono fine settimana, ma solo la vita plasmata per l’arte. Si tratta di una ricerca costante messa in atto con gli occhi e il cuore come quelli di un bambino, ancora affamati di meraviglia e curiosità. In questo modo definirei lo stesso atto creativo. -

 

Is that why you define your approach to art as an addiction that sees you tied to it every day?

 

- Yes. Because that's what I love to do. There are no weekends, but only life shaped for art. It is a constant search carried out with the eyes and the heart like those of a child, still hungry for wonder and curiosity. In this way I would define the same creative act. -

 

 

La pittura è arrivata subito, mentre la scultura nel 2010: come sei arrivato a toccare questi medium artistici?

 

- Ogni cosa che faccio è per via della mia grande sete di conoscenza. Ma la pittura, in effetti, è arrivata come una sorta di illuminazione, me lo ricordo benissimo quel momento. Ero nella bottega di un mio amico artista con il quale ho dipinto per una notte intera, attraverso la posa di una modella. Quelle ore sono state davvero una rivelazione. In realtà, ogni mezzo che utilizzo per esprimere la mia creatività si è presentato un po’ per caso. È il percorso successivo che compio spinto dalla curiosità. Infatti anche la scultura, quindi la terza dimensione, è arrivata senza che la chiamassi. Mi sono ricordato di un viaggio ad Haiti intrapreso nel 2004, dove rimasi molto colpito da un gruppo di artisti che creava opere con dei rottami, facendo delle cose incredibili nonostante i gesti grezzi e l’utilizzo di materiali come fusibili, telai dei camion e così via. Quella memoria è arrivata durante l’estate in cui avevo assoluto bisogno di lavorare, così mi sono ispirato al ricordo iniziando a operare anche io con dei rottami. Da lì, poi, ho aggiunto alla pittura anche la scultura, realizzando l’anno seguente un progetto che è poi stato preso a Fabbrica Europa (la performance The 7 Junk Gang, nel maggio 2011, ndr). -

 

Painting arrived immediately, while sculpture in 2010: how did you come to touch these artistic mediums?

 

- Everything I do is because of my great thirst for knowledge. But painting, in fact, came as a sort of illumination, I remember that moment very well. I was in the workshop of an artist friend of mine with whom I painted for a whole night, through the pose of a model. Those hours were really a revelation. In reality, every means I use to express my creativity has come a bit by chance. It is the next path I make that is driven by curiosity. In fact, even the sculpture, then the third dimension, arrived without me calling it. I remembered a trip to Haiti undertaken in 2004, where I was very impressed by a group of artists who created works with debris, doing amazing things despite the rough gestures and the use of materials such as fuses, truck frames and so on. That memory came during the summer when I absolutely needed to work, so I was inspired by the memory and I started to work with wreckage. From there, then, I added the sculpture to painting, creating the following year a project that was then taken at Fabbrica Europa (the performance The 7 Junk Gang, in May 2011, ed). -

 

 

Ho visto di recente la mostra Humans 100% a Firenze. In quell’occasione hai esposto, oltre che l’imponente scultura di un cavallo, anche molti dipinti, ritraenti volti noti della politica internazionale, anche italiana, del presente e del passato. Ho notato che tendi a riempire completamente la tela, ogni dettaglio è enfatizzato, ricco. Da dove viene, se corretta, questa scelta?

 

- Quando dipingo non avverto mai la necessità di aggiungere un elemento all’opera per completarla. Il mio atto creativo è sempre una ricerca, quindi anche l’ultima pennellata è fatta di proposito ma non in senso razionale, piuttosto empirico. Avviene attraverso lo studio e il pathos che vivo in quel momento. Questo sia quando svolgo lavori complessi, magari di grandi dimensioni - vale anche per le sculture - sia per i ritratti che possono essere più immediati, in un certo senso. Nelle mie composizioni dialogo con il quadro è lui che in un certo senso mi comunica se è realizzato nella sua totalità o meno. Non inizio mai da un disegno, non ho una base a cui mi appoggio, è l’istinto che prevale. Inoltre faccio solo opere che mi piacciono, che apportano un risultato estetico portatore di un senso, almeno per me. In quel momento capisco se un’opera può o meno funzionare. Se da essa scaturisce un’emozione allora è integra, anche quando si tratta di lavori su commissione. Quando il committente ti chiede un dipinto o una scultura, in realtà vuole sentire una determinata sensazione. -

 

I recently saw the Humans 100% exhibition in Florence. On that occasion you have exhibited, as well as the impressive sculpture of a horse, also many paintings, depicting familiar faces of international politics, including Italian, the present and the past. I noticed that you tend to completely fill the canvas, every detail is emphasized, rich. Where does this choice come from, if correct?

 

- When I paint I never feel the need to add an element to the work to complete it. My creative act is always a research, so even the last brushstroke is made on purpose but not in a rational, rather empirical sense. It happens through the study and the pathos that I live in that moment. This is when I perform complex, perhaps large-scale works - it is also true for sculptures - and for portraits that can be more immediate, in a certain sense. In my compositions, dialogue with the painting is it that in a sense tells me if it is realized in its entirety or not. I never start from a design, I do not have a base to which I support, it is the instinct that prevails. In addition I only do works that I like, that bring an aesthetic result that brings meaning, at least for me. At that moment I understand if a work can or can not work. If it gives rise to an emotion then it is complete, even when it comes to work on commission. When the client asks you for a painting or a sculpture, he really wants to feel a certain sensation. -

 

 

Kim Jong-un

 

 

 

E cosa volevi provasse il pubblico con Humans 100%?

 

- Volevo rappresentare una certa umanità che ci circonda e si interfaccia con i suoi simili (noi). Essa è costante nelle nostre vite e sotto diverse forme, come quelle mediatiche, anche se non si ha molto a che fare con i media, ad esempio io non ho la televisione da quindici anni. Siamo costantemente bombardati e volevo, ironicamente, proseguire tale insistenza proponendo un mio governo del mondo attraverso i ritratti. Volevo raccontare le diverse umanità che compongono lo zeitgeist: dall’ideale su Madre Teresa di Calcutta, fino al tedioso Kim Jong-un, passando per Lincoln e Noè con la sua barca dismessa, che ho rappresentato come il primo scafista della storia, per lanciare un messaggio preciso. Da lì la scena si sposta al centro con la mia interpretazione del Cavallo di Troia. Noi siamo figli di un profugo, Enea, fuggito da Troia e fondatore di Roma. Allora, dire che siamo tutti dei figli di Troia non è fare torto alcuno. -

 

And what did you want the audience to feel with Humans 100%?

 

- I wanted to represent a certain humanity that surrounds us and interfaces with its similar (us). It is constant in our lives and in different forms, such as media, even if you do not have much to do with the media, for example, I have not had the television for fifteen years. We are constantly bombarded and I wanted, ironically, to continue this insistence by proposing my own government of the world through portraits. I wanted to tell the different humanity that make up the zeitgeist: from the ideal on Mother Teresa of Calcutta, to the tedious Kim Jong-un, passing through Lincoln and Noah with his disused boat, which I represented as the first smuggler in history, to launch a precise message. From there the scene moves to the center with my interpretation of the Trojan Horse. We are children of a refugee, Aeneas, fled from Troy and founder of Rome. So, to say that we are all sons of Troy is not to do any wrong. -

 

 

Tra gli altri tuoi dipinti, ve ne sono molti raffiguranti scene di vita quotidiana, penso a Femme avec pomme  o a Calcio Fiorentino. Quanto della tua realtà e del tuo bagaglio culturale c’è in questi lavori?

 

- Molto. Mi considero una persona con una profonda preparazione culturale, poiché nella mia vita la cosa che ho fatto di più è stato studiare, leggere, moltissimo. E continuo a farlo. Questo patrimonio si unisce ogni volta con la mia fantasia e le storie che voglio raccontare. Nei miei quadri cerco di fare un po’ di letteratura, che si realizza come mèta del viaggio intrapreso prima, durante e dopo la sua realizzazione. Un quadro rappresenta l’autore mentre lo sta componendo, la sua vita in quell’istante. - 

 

Among your other paintings, there are many depicting scenes of everyday life, I think of Femme avec pomme or Calcio Fiorentino. How much of your reality and your cultural baggage is there in these works?

 

- Very much. I consider myself a person with a deep cultural background, because in my life the thing I did most was studying, reading, a lot. And I keep doing it. This heritage is combined every time with my imagination and the stories I want to tell. In my paintings I try to do some literature, which is realized as the goal of the journey undertaken before, during and after its realization. A painting represents the author while he is composing it, his life at that moment. -

 

 

 

 

Giambaccio, sulla scultura Cavalo di Troia, foto di Ottavia Poli

 

 

 

 

 

Quindi, la fotografia non è l’unica arte a fermare il momento?

 

- No. Io credo che i dipinti raccontino molto di un artista. Non si spiegherebbero, altrimenti, opere come Bonjour Monsieur Courbet (dipinto realizzato e raffigurante lo stesso Gustave Courbet nel 1854, ndr). -

 

So, photography is not the only art that stops the moment?

 

- No. I believe that the paintings tell a lot about an artist. Otherwise, it would not be possible to explain works like Bonjour Monsieur Courbet (a painting made and depicting Gustave Courbet himself in 1854, ed.). -

 

 

Cosa racconta, invece, la scultura?

 

- Se la pittura può rappresentare anche dei momenti di debolezza, la scultura mette in atto solo momenti di forza, per il fatto che è un lavoro esclusivamente fisico. Per quanto anche dipingere sia un atto molto fisico, ma è meno faticoso. La schiena che duole, le mani indolenzite… sono tratti tipici di coloro i quali scolpiscono. - 

 

What does the sculpture say, instead?

 

- If painting can also represent moments of weakness, sculpture only implements moments of strength, due to the fact that it is an exclusively physical work. Even though painting is a very physical act, it is less tiring. The back that hurts, the aching hands ... are typical traits of those who sculpt. -

 

 

 

Pavone, per il progetto scultoreo Bestiarium, presso la Piazzetta dei Tre Re a Firenze

 

 

 

 

 Quali programmi hai per il futuro?

 

 

- Ora sto lavorando a Bestiarium, un progetto scultoreo importante in cui devo dare forma a opere raffiguranti animali realizzate con materiali di riciclo, per la Piazzetta dei Tre Re, a Firenze. Gli sto dando forma nel mio studio in campagna dove ho molto spazio, che in questo caso è necessario. -

 

What programs do you have for the future?

 

- Now I'm working on Bestiarium, an important sculptural project in which I have to give shape to works depicting animals made with recycled materials, for the Piazzetta dei Tre Re, in Florence. I'm giving it shape in my studio in the country where I have a lot of space, which in this case is necessary. -

 

 

Come mai la scelta del riciclo?

 

- Per i tempi che viviamo, il bronzo ha fatto il suo corso, la scultura è alla ricerca di altri materiali e quindi di costi. Inoltre, siamo all’interno di un sistema dove si ha troppo e si getta via altrettanto. Certamente, quindi, il riciclo è un qualcosa in linea con i tempi, un concetto contemporaneo, e da un po’ di tempo mi sto concentrando su questo sistema, sulla raccolta di materiali dismessi, quasi da farne un’ossessione. Ho conosciuto artisti che andavano a pulire le spiagge piene di immondizia insieme ad altri mille e cinquecento volontari… sono tutti fattori che hanno contribuito a sensibilizzarmi sul tema e a farne oggetto di studio, la cui opera è soltanto il risultato del processo. - 

 

Why the choice of recycling?

 

- For the times we live, bronze has taken its course, sculpture is looking for other materials and therefore costs. Furthermore, we are inside a system where we have too much and throw away just as much. Certainly, therefore, recycling is something in keeping with the times, a contemporary concept, and for some time I'm concentrating on this system, on the collection of disused materials, almost to make an obsession. I met artists who went to clean the beaches full of rubbish along with another one thousand and five hundred volunteers... all these factors have helped to raise awareness on the topic and make it the object of study, whose work is only the result of the process. -

 

giambaccio.tumblr.com

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