L’immagine più profonda: Gianluca Colonnese racconta il suo approccio alla fotografia  / The deepest picture: Gianluca Colonnese tells about his approach to photography

26 Nov 2018

 

Ritratto di Gianluca Colonnese

 

 

 

 

Uno dei suoi ultimi progetti, Giorgio, Raggio di Luce, è arrivato tra i finalisti del Premio Voglino. Viaggia e si interessa delle persone, delle tracce che lasciano, anche emotive. Prima di scattare, però, Gianluca Colonnese lavora. Cerca. E lo fa con un approccio scientifico, perché vuole trovare l’essenza dei soggetti che fotografa da qualche anno, dopo un passato vissuto a stretto contatto con le riprese video. Originario di Paola, in Calabria, ora vive a Milano e si muove nel suo hinterland, così come per il mondo. Sogna le Filippine e racconta una parte dell’Argentina sconosciuta ai più- Un po’ a colori e un po’ in bianco e nero. 

Lo incontro in un bar di Milano. 

 

One of his latest projects, Giorgio, Raggio di Luce, has arrived among the finalists of the Premio Voglino. He travels and is interested in people, about the traces they leave, even emotional ones. Before shooting, however, Gianluca Colonnese works. Research. And it does so with a scientific approach, because he wants to find the essence of the subjects he has been photographing for some years, after a past lived in close contact with the video footage. Originally from Paola, in Calabria, he now lives in Milan and moves in its hinterland, as well as for the world. He dreams of the Philippines and tells a part of Argentina unknown to most people - A bit in color and a bit in black and white.

I meet him in a bar in Milan.

 

 

Gianluca, quando è stato il tuo primo incontro con la fotografia?

 

-Da piccolo, con le usa e getta dei miei genitori. Crescendo l’ho trascurata invece, perché ho preferito dedicarmi di più al video, tanto che all’università ho studiato Produzioni Video, un ramo di Lettere e Filosofia, ma specializzato in cinematografia, effetti speciali… Da lì ho iniziato a lavorare per la sede Rai di Roma, nel loro archivio che è immenso. Questo tra il 2006 e il 2007. I video mi hanno sempre accompagnato anche dopo l’esperienza romana, infatti facevo da cameraman per una piccola casa di produzione in Calabria. Con loro ho esplorato tutta la regione, in particolare i paesini che la abitano, insieme a una giornalista. L’ho fatto per un anno ammezzo, poi ho deciso di dedicarmi all’informatica - faccio questo durante la settimana - e mi sono trasferito a Milano, dove vivo tutt’ora. Qui ho riscoperto la fotografia, ed è a lei e alla mia famiglia che dedico il mio tempo libero. -

 

Gianluca, when was your first encounter with photography?

 

-When I was young, with the disposable camera of my parents. Growing up I neglected it instead, because I preferred to dedicate more to video, so much so that at university I studied Video Production, a branch of Literature and Philosophy, but specialized in cinematography, special effects... From there I started working for the Rai, in Rome, in their archive that is immense. This between 2006 and 2007. Videos have always accompanied me after the Roman experience, in fact I was a cameraman for a small production company in Calabria. With them I explored the whole region, especially the villages that live there, together with a journalist. I did it for a year, then I decided to devote myself to computer science - I do this during the week - and I moved to Milan, where I still live. Here I rediscovered photography, and it is up to you and my family that I dedicate my free time. -

 

 

 

 

Raggi di luce, foto di Gianluca Colonnese

 

 

 

 

Come organizzi i progetti che segui?

 

- Solitamente ne porto avanti due, in parallelo. In modo tale da avere del tempo per uno o per l’altro. Oltre a questo, immagino sempre un progetto all’estero della durata di quindici-venti giorni, quindi scrivo e cerco di organizzarlo. -

 

How do you organize the projects you follow?

 

- Usually I carry two, in parallel. In order to have some time for one or the other. In addition to this, I always imagine a project abroad lasting fifteen-twenty days, so I write and try to organize it. -

 

 

Ora quali sono i lavori su cui ti stai concentrando e dove pensi di andare prossimamente?

 

- Ho appena concluso il progetto dedicato a Giorgio, un ragazzo malato di sclerosi tuberosa, con il quale ho stretto un forte legame, tanto da seguirlo per quattro anni, ritraendolo nella sua quotidianità. Ora sto cercando un altro soggetto in grado di essere altrettanto forte. La ricerca è una parte fondamentale del mio lavoro. Attualmente sto seguendo un lavoro sulla marijuana legale, in cui seguo un ragazzo che dalla Spagna si è trasferito in Italia per occuparsene e produrla. Quindi ho iniziato a documentare tutta la filiera che vi è dietro, le persone che ci lavorano, quelle che restano sveglie di notte per controllare che nessuno rubi la coltivazione. Il secondo, invece, è nato da una domanda che mi sono fatto un mesetto fa: come mai ci sono dei paesini nell’hinterland milanese che nel ’92 e ’93 hanno votato la Lega all’ottantaquattro percento, più o meno, e adesso pure? Mi sono risposto che hanno trovato qualcosa in quel partito che il resto di noi non ha colto. Mi sono incuriosito e ho iniziato da una settimana a esplorare quei luoghi e i loro abitanti. Ho parlato, e continuerò a farlo, con gli anziani. -

 

Now what are the works you're focusing on and where do you plan to go soon?

 

- I have just completed the project dedicated to Giorgio, a boy suffering from tuberous sclerosis, with whom I have a strong bond, so much so that I followed him for four years, portraying him in his daily life. Now I'm looking for another subject that can be just as strong. Research is a fundamental part of my work. I am currently working on legal marijuana, in which I follow a guy who has moved from Spain to Italy to take care of it and produce it. So I started to document the whole chain behind it, the people who work there, those who stay awake at night to check that nobody steals cultivation. The second, however, was born from a question that I made a month ago: why there are villages in the Milan hinterland that in '92 and '93 voted the Lega party at eighty-four percent, more or less, and now they sill doing it? I replied myself that they found something in the party that the rest of us did not grasp. I became intrigued and started a week ago exploring these places and their inhabitants. I spoke, and I will continue to do it, with the elderly. -

 

 

Famiglia, foto di Gianluca Colonnese

 

 

 

 

 

 

Hai già scattato qualche foto?

 

- Due. Una, in particolare, appena si entra nel paese. A differenza dei cartelli soliti di benvenuto che siamo soliti vedere, in questo c’è scritto: “Benvenuti a Lazzate, comune della Padania”. Da lì ti rendi conto che quasi vivono in un mondo a parte, in cui le strisce pedonali non sono bianche ma verdi. È un qualcosa che mi incuriosisce tantissimo. Non so cosa sto cercando di ottenere da questo lavoro, sono più curioso di capire come mai da più di vent’anni, con tutte le vicende politiche che ci sono state - non proprio positive -, a oggi ci siano delle comunità così radicali. - 

 

Have you already taken some pictures?

 

- Two. One, in particular, as soon as you enter the small town. Unlike the usual signs of welcome that we usually see, there is written: "Welcome to Lazzate, municipality of Padania". From there you realize that they  almost live in a world apart, where the crosswalks are not white but green. It is something that intrigues me so much. I don’t know what I'm trying to get from this job, I'm more curious to understand why for more than twenty years, with all the political events that we passed - not really positive -, today there are so radical communities. -

 

 

 

Giorgio, foto di Gianluca Colonnese

 

 

 

E il viaggio all’estero?

 

- Vorrei tornare in Argentina, paese su cui ho già lavorato l’anno scorso. C’è un villaggio molto vicino a Buenos Aires, su un isolotto del fiume che costeggia la città, la cui popolazione vive senza elettricità, utilizza l’acqua del fiume e, ovviamente manda le capre al pascolo. Vivono sulle palafitte. Ho chiesto a un professore universitario - che ha anche una tv locale e da cui sono stato ospite lo scorso novembre - di accompagnarmi. Lui conosce anche molto bene i gaucho, che ho già avuto modo di fotografare e che vorrei tornare a ritrarre. Sono legate alla natura, si rispettano molto tra di loro. L’ho notato subito, ad esempio, rispetto al rapporto tra agricoltore e padrone. Ora hanno il problema della Monsanto che sta comprando tutte le loro terre, con la conseguenza di inquinare di pesticidi le acque e le stesse piante. Ma non voglio raccontare questi aspetti negativi, per due motivi: c’è già chi se ne occupa, e bene, inoltre vorrei, proprio per questo, far vedere come essi erano prima dell’arrivo della multinazionale, fotografare la loro realtà prima delle fine. -

 

And the travel abroad?

 

- I would like to return to Argentina, a country where I have already worked last year. There is a village very close to Buenos Aires, on a small island that runs along the city’s river, whose population lives without electricity, uses the water of the river and, of course, sends the goats to pasture. They live on stilts. I asked a university professor - who also has a local TV and from which I was a guest last November - to accompany me. He also knows very well the gauchos, which I have already had the opportunity to photograph and that I would like to return to portray. They are linked to nature, they respect each other very much. I noticed it immediately, for example, compared to the relationship between farmer and owner. Now they have the problem of the Monsanto that is buying all their land, with the consequence of polluting the waters and the plants themselves with pesticides. But I do not want to tell these negative aspects, for two reasons: there are already those who deal with it, and well, then, I would also like, for this, to show how they were before the arrival of the company, photograph their reality before the end . -

 

 

Come definiresti il tuo modo di fotografare?

 

- Bella domanda. In realtà prima della fotografia viene l’essere umano. Non riesco a non fotografare i bipedi, quindi mi pongo delle domande, poi faccio delle ricerche. La fotografia viene in un secondo momento, è più un mezzo, come lo sono state le riprese in passato. Poi cerco sempre di entrare in profondità, di non rimanere a galla. Prima di presentare Giorgio, ad esempio, ci ho messo quattro anni, perché effettivamente, quando ti metti in testa di raccontare una storia, rischi di essere presuntuoso se lo fai in base al solo tuo punto di vista. Devi soprattutto conoscere, poi - e solo dopo - presenti la storia in modo dignitoso. Devi pensare che stai lasciano una traccia di quella persona e bisogna rispettarla. Ecco perché scelgo sempre delle musiche, che ascolto prima di scattare: mi avvicinano alla racconto, una volta che ho deciso come raccontarlo. Lo faccio per mantenere una linea di coerenza nel tempo, altrimenti il rischio è di fotografare in un modo piuttosto che in un altro. - 

 

How would you define your way of photographing?

 

- Good question. Actually, before the photograph comes the human being. I can not avoid photographing the bipeds, so I ask myself some questions, then I do some research. Photography comes later, it is more a medium, as was the filming in the past. Then I always try to go deep, not to stay afloat. Before presenting Giorgio, for example, it took me four years, because actually, when you put yourself in the head to tell a story, you risk being presumptuous if you do it according to your point of view. You must above all know, then - and only after - present the story in a dignified way. You must think that you are leaving a trace of that person and you must respect it. That's why I always choose some music, that I listen to before shooting: I get closer to the story, once I have decided how to tell it. I do it to maintain a line of consistency over time, otherwise the risk is to photograph in one way rather than another. -

 

 

 

Gauchos, foto di Gianluca Colonnese

 

 

Hai detto che le persone sono fondamentali perché tu possa realizzare un’immagine. Pensando per assurdo: se non esistessero, non faresti il fotografo?

 

- No. Credo che cercherei dei loro segni, un loro passaggio. Lo so perché nelle foto più recenti non c’è la figura completa, ma una sua traccia, la quale può essere un’ombra o un mozzicone di sigaretta. C’è comunque un qualcosa. -

 

You said that people are essential for you to make an image. Thinking absurdly: if they did not exist, would not you be a photographer?

 

- No. I think I would look for their signs, their passage. I know that because in the most recent pictures there is not the complete figure, but a trace of it, which can be a shadow or a cigarette butt. There is however something. -

 

 

Dopo la mostra su Giorgio, allo Urban Center di Milano, ne stai per inaugurare un’altra intitolata Raggi di Luce, che inaugurerà il 1 dicembre, dalle 16, presso Il Torrione del Museo Maio di Cassina de’ Pecchi. Che cosa racconterai in questa occasione?

 

- Nasce tutto da Giorgio, Raggio di Luce. Il titolo è anche il nome dell’associazione che ha fondato sua madre insieme ad altre. I raggi sono gli altri ragazzi che ho immortalato durante il mio percorso con Giorgio. E che continuerò a incontrare perché ne sento un bisogno fisico. Cassina de’ Pecchi mi ha dato l’opportunità di installare lì i lavori: al piano terreno quelli dedicati ai tutti i ragazzi, mentre al primo ci saranno delle foto di Giorgio, molte delle quali sono inedite. Per me è un sogno. Penso che l’evento segni la chiusura del mio racconto fotografico con loro, ma non certamente di quello personale. -

 

After the exhibition on Giorgio, at the Urban Center in Milan, you are about to inaugurate another called Raggi di Luce, which will open on December 1st, from 4pm, at Museo Maio Il Torrione in Cassina de’ Pecchi. What will you tell on this occasion?

 

- It Borns from Giorgio, Raggio di Luce. The title is also the name of the association that founded his mother together with others. The rays are the other guys that I have immortalized during my journey with Giorgio. And that I will continue to meet because I feel a physical need. Cassina de’ Pecchi gave me the opportunity to install the works there: on the ground floor, those dedicated to all the boys, while on the first there will be photos of Giorgio, many of which are unpublished. For me it's a dream. I think the event will mark the closing of my photographic story with them, but certainly not of the personal one. -

 

 

Marijuana Legale, foto di Gianluca Colonnese

 

 

 

Cosa esprimono per te l’uso del bianco e nero e del colore?

 

- Delle esigenze. Il primo fa concentrare l’attenzione su determinate situazioni e soggetti. Spesso e volentieri è drammatico, vicino ai concetti che si vuole esprimere con l’immagine. Il colore ritrae la vita, io la vedo così. Il bianco e nero è un’eccezione, che ogni tanto decido di cogliere. Poi dipende, dopo ti farò vedere qualche scatto sulla Marijuana che non aveva alcun senso che facessi in bianco e nero. I colori ti permettono di respirare. - 

 

What do the use of black and white and color express for you?

 

- Needs. The first one focuses on certain situations and subjects. Often it is dramatic, close to the concepts that one wants to express with the image. The color portrays life, I see it that way. Black and white is an exception, which I sometimes decide to grasp. Then it depends, then I'll show you some shots on marijuana that made no sense that I did black and white. Colors allow you to breathe. -

 

 

Torniamo al viaggio. Al di là della resa fotografica, quanto conta per una persona che fa il tuo mestiere?

 

- Tanto. Perché ti toglie dalla società in cui vivi. È in grado di fartene conoscere un’altra. Quando vado in un determinato posto, prima di fotografare, cerco di acquisire il suo linguaggio: in Argentina ho dovuto capire prima come vivono, perché dovevo bere il mate dalla loro stessa tazza, ad esempio. In Italia ti do un’altra tazzina, non ti faccio bere dalla mia. Una sciocchezza, ma aiuta a comprendere un altro dizionario che si aggiunge al tuo bagaglio culturale. Per questo vorrei anche andare nelle Filippine, un paese poco raccontato. In questi casi capisci che la vita è tutt’altro: la cena nel luogo fighissimo, la macchina di un certo tipo, iniziano a contare meno. Conta tanto la famiglia, un valore che noi stiamo perdendo e che loro - le persone modeste che ritraggo - ancora mantengono. Hanno una consapevolezza della vita molto diversa rispetto alla nostra. Si abbracciano. -  

 

Let's go back to travel. Beyond the photographic performance, how much does it count for a person who does your job?

 

- Much. Because it takes you away from the society you live in. It can tell you another one. When I go to a certain place, before photographing, I try to acquire its language: in Argentina I had to first understand how they live, because I had to drink the mate from their own cup, for example. In Italy I'll give you another cup, I will not let you drink from mine. Nonsense, but it helps to understand another dictionary that adds to your cultural baggage. This is why I would also like to go to the Philippines, a little-known country. In these cases you understand that life is anything but: dinner in the coolest place, the car of a certain type, start counting less. The family is so important, a value that we are losing and that they - the modest people I portray - still maintain. They have a very different life awareness than ours. They hug each other. -

 

gianlucacolonnese.myportfolio.com

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