Gli anni Venti continuano a ruggire, e noi? / The 20s keep on roaring, and we?

12 Jan 2020

 

 

 

Di nuovo gli anni Venti. Il decennio che tanto affascina del Novecento è tornato. E con quali propositi? Rispetto al suo precedente questo non si è aperto proprio nel migliore dei modi: gli incendi in Australia, Trump e i suoi bombardamenti in Iraq. La morte di un grande protagonista dell’arte concettuale contemporanea: John Baldessari. Viste queste premesse viene difficile sperare che il nostro decennio di concluda meglio di quello precedente, quando è esplosa la crisi finanziaria del ’29. 

 

Again the 20s. The decade that fascinates so much of the twentieth century is back. And with what intentions? Compared to its predecessor, this did not open in the best way: the fires in Australia, Trump and his bombings in Iraq. The death of a great protagonist of contemporary conceptual art: John Baldessari. Given these premises, it is difficult to hope that our decade will end better than the previous one, when the financial crisis of '29 exploded.

 

Mia Farrow e Robert Redford ne Il Grande Gatsby (1974)

 

 

Nell’arte, nella moda e nella letteratura, quindi in tutto il settore della cultura, è difficile prevedere che influsso avrà il fascino dell’epoca di Zelda e Francis, di Gertrude, di Picasso, André, Cole, Dora e compagnia bella. Tuttavia, almeno nell’industria del cinema, sono già stati realizzati dei veri e propri omaggi a quel mondo incantato, in apparenza, e decadente, nella realtà. Basta citare un classico: Midnight in Paris di Woody Allen. Senza dimenticare la trasposizione cinematografica, per ben due volte, de Il Grande Gatsby, il cui libro è sempre a opera del Francis di cui sopra. Il primo film è del 1974. Il regista è Jack Clayton e i protagonisti sono Robert Redford e Mia Farrow; l’ultimo è del 2013 ed è Baz Lurhmann a dirigere Leonardo DiCaprio, Carey Mulligan e Tobey Maguire. 

Se ci si addentra nella storia del cinema del secolo scorso si scopre che è un altro il film che più di tutti rappresenta gli anni ruggenti: il capolavoro muto Metropolis di Fritz Lang, uscito nelle sale nell’autunno del 1927. 

 

In art, fashion and literature, therefore throughout the cultural sector, it is difficult to predict what influence will have the charm of the era of Zelda and Francis, of Gertrude, of Picasso, André, Cole, Dora and beautiful company. However, at least in the film industry, real tributes have already been made to that apparently enchanted world, but decadent, in reality. Just mention a classic: Woody Allen's Midnight in Paris. Without forgetting the cinematographic transposition, twice, of The Great Gatsby, whose book is always by the aforementioned Francis. The first film is from 1974. The director is Jack Clayton and the protagonists are Robert Redford and Mia Farrow; the last one is from 2013 and it is Baz Lurhmann who directs Leonardo DiCaprio, Carey Mulligan and Tobey Maguire.

If you delve into the history of cinema of the last century, you discover that the film that most represents the roaring years is another: the silent masterpiece Metropolis by Fritz Lang, released in theaters in the autumn of 1927.

 

"Training Humans" Osservatorio Fondazione Prada. Photo Marco Cappelletti

 

 

Siamo in un epoca distopica, precisamente - guarda caso - nel 2026, ovvero a cento anni dalla realizzazione della pellicola. Metropolis, la megalopoli del futuro, è divisa in due parti. Nella città di sopra vivono i ricchi che godono di tutti gli agi. In quella inferiore gli operai, sfruttati come schiavi. Maria (Brigitte Helm), che si occupa dei bambini di questi ultimi, li conduce un giorno a vedere un giardino della città di sopra. Nell’eden incontra Freder (Gustav Fröhlich), figlio del padrone assoluto di Metropolis. Turbato dalla sua bellezza il giovane la va a cercare e scopre la dura vita degli operai. Maria mette tutte le sue forze nel tentativo di realizzare una mediazione tra quelle che definisce "le braccia e il cervello" ma lo scienziato Rotwang (Rudolf Klein-Rogge) la rapisce e dona le sue sembianze a un robot che istigherà gli operai alla ribellione. 

Alienazione e meccanizzazione sono gli elementi che più emergono, anche solo leggendo la trama. Il primo è un concetto ben noto, il secondo pareva una cosa da poco fino a qualche anno fa. Oggi è realtà: il negozio Uniqlo di Tokyo non ha commessi in carne e ossa, bensì dei robot. Non stupisce, allora, la scelta di Osservatorio Prada di dedicare l’ultima mostra del 2019 proprio alle intelligenze artificiali: Training Humans (fino al 24 febbraio 2020). 

 

We are in a dystopic era, precisely - coincidentally - in 2026, or one hundred years after the making of the film. Metropolis, the megalopolis of the future, is divided into two parts. In the city above the rich live who enjoy all the comforts. In the lower one the workers, exploited as slaves. Maria (Brigitte Helm), who takes care of the children of the latter, leads them one day to see a garden in the city above. In the eden she met Freder (Gustav Fröhlich), son of the absolute master of Metropolis. Troubled by her beauty, the young man goes to look for her and discovers the hard life of the workers. Maria puts all her strength into trying to mediate between what she calls "the arms and the brain" but the scientist Rotwang (Rudolf Klein-Rogge) kidnaps her and gives her appearance to a robot that will instigate the workers in rebellion.

Alienation and mechanization are the elements that emerge most, even just by reading the plot. The former is a well-known concept, the latter seemed a little thing until a few years ago. Today is reality: the Uniqlo store in Tokyo does not have sales advisors in flesh and blood, but robots. No wonder, then, the choice of Osservatorio Prada to dedicate the last exhibition of 2019 precisely to artificial intelligence: Training Humans (until February 24th, 2020).

 

 

Un'immagine da Metropolis, film muto del 1927 diretto da Fritz Lang

 

 

Lang voleva provocare e mettere in guardia la società. Ovviamente, come molti personaggi della cultura, non è stato ascoltato. Tuttavia se l’aspetto dell’alienazione dell’uomo causata dal lavoro era un elemento già presente negli anni Venti del secolo scorso - così come oggi, ancora in molti casi -, quello dell’industria delle macchine, con tutte le conseguenze ed evoluzioni tecnologiche, era un aspetto positivo per la maggior parte delle persone: non si poteva più andare a cavallo, in carrozza e costruire case con una scaletta di legno. Bisognava evolversi: i palazzi dovevano crescere in altezza (i grattacieli erano l’emblema del capitalismo), le persone dovevano spostarsi in macchina o in treno o, perché no, in aereo. Tutte cose che si sanno. A parte qualche mente geniale come quella di Lang, e di Tim Burton parecchi decenni dopo con il film Edward Mani di Forbice, però, mai nessuno si sarebbe mai aspettato che davvero dei robot avrebbero sostituito degli esseri umani. 

 

Lang wanted to provoke and warn society. Obviously, like many cultural figures, it was not listened to. However, if the aspect of the alienation of man caused by work was an element already present in the 1920s - as it is today, still in many cases -, that of the machinery industry, with all the consequences and technological evolutions was a positive thing for most people: we could no longer ride a horse, carriage and build houses with a wooden ladder. We had to evolve: the buildings had to grow in height (skyscrapers were the emblem of capitalism), people had to travel by car or train or, why not, by plane. All things known. Except for some brilliant minds like that of Lang, and Tim Burton several decades later with the film Edward Scissorhands, however, no one would have ever expected that robots would really replace humans.

 

 

Operai che aspettano di andare e uscire dalla fabbrica, Metropolis, Fritz Lang, 1927

 

 

Questi film, anche quelli di Clayton e Allen, sono la descrizione perfetta della situazione attuale: da un lato vi è una patina spessa di fascino, di immagine perfetta, di edonismo, dall’altro lato emerge sempre di più, e facendo disastri irrimediabili, una realtà critica, difficile da gestire. E, soprattutto, disumanizzante.

Si richiede, però, ottimismo nell’affrontarla, altrimenti il rischio è di cadere nel banale e nelle facili nostalgie. Si faccia quindi ricorso a un insegnamento dettato dal più pessimista degli scrittori, Fëdor Dostoevskij, ovvero: la bellezza salverà il mondo. Anche il nostro. Chi aveva paura che gli anni Venti non sarebbero più tornati? Sono vivi e vegeti e pronti ad accoglierci. 

 

These films, even those of Clayton and Allen, are the perfect description of the current situation: on the one hand there is a thick patina of charm, perfect image, hedonism, on the other hand it emerges more and more, and causing irremediable disasters, a critical reality, difficult to manage. And above all, dehumanizing.

However, optimism is required in dealing with it, otherwise the risk is to fall into the banal and easy nostalgia. Recourse should therefore be made to a teaching dictated by the most pessimistic of writers, Fëdor Dostoevsky, namely: beauty will save the world. Even ours. Who was afraid that the 1920s would never return? They are alive and well and ready to welcome us.

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