• Ilaria Introzzi

Il secondo sesso, oggi / The second sex, today


Nawal El Saadawi in Cairo's Tahrir Square in 2011. ©Paolo Pellegrin for Newsweek

Se c’è una parola che ha segnato l’anno appena concluso è femminismo. E purtroppo non per fatti di cronaca positivi, ma del resto nel giornalismo, soprattutto quello anglossassone: bad news is good news. Nel 1949 è uscito in Francia un saggio di un’autrice che da quel momento in poi è diventata per molte di noi l’emblema della donna moderna: il volume è Il secondo sesso (il Saggiatore) e la sua scrittrice è Simone de Beauvoir. L’opera contiene tutto quello che l’universo femminile dovrebbe conoscere su se stesso, dal punto di vista biologico, storico, mitologico e via discorrendo, e su quello maschile, il quale - secondo de Beauvoir - è quello che ha permesso all’Altro (ovvero la donna) di scrivere la propria storia, e aggiunge: - (…) tutto spinge la donna a desiderare ardentemente di piacere agli uomini. (…). Ne consegue che la donna si conosce e si sceglie non in quanto esiste di per sé ma in quanto è definita dall’uomo. -. Queste affermazioni, oltre ad essere sufficienti per spiegare il successo che il libro della compagna - così lei definisce il miglior modo di chiamarsi in una coppia - di Jean-Paul Sartre ha ottenuto all’epoca, suggeriscono una possibile interpretazione delle notizie che da qualche mese occupano le pagine dei giornali: Hollywood con le accuse a Kevin Spacey e Harvey Weinstein, il mondo della moda e il fotografo Terry Richardson, così come il cinema italiano e i suoi registi, tra cui Fausto Brizzi. Di storie, ahi noi, ce ne sono da raccontare.

If there is a word that has marked the year just ended it is feminism. And unfortunately not for positive news, but in the journalism, especially the anglo-saxon one: bad news is good news. In 1949 an essay by a woman author was published in France, which from then on became for many of us the emblem of the modern woman: the volume is The second sex (il Saggiatore) and her writer is Simone de Beauvoir. The work contains everything that the feminine universe should know about itself, from the biological, historical, mythological and so forth, and on the male, which - according to de Beauvoir - is what has allowed the Other (ie the woman) to write her own story, and adds: - (...) everything drives the woman to crave for pleasure to men. (...). It follows that women know each other and choose not because they exist in themselves but because they are defined by man. -. These statements, in addition to being sufficient to explain the success that the book of the partner - so she defines the best way to call each other in a couple - of Jean-Paul Sartre obtained at the time, suggest a possible interpretation of the news that for some months occupy the pages of newspapers: Hollywood with allegations to Kevin Spacey and Harvey Weinstein, the fashion world and photographer Terry Richardson, as well as Italian cinema and its directors, including Fausto Brizzi. Unfortunately for us, there are some stories to tell.

Simone de Beauvoir ©Sipa Press/Rex Features​

Qual è il ruolo di internet rispetto ai suddetti fatti? Può essere il web la versione più avanzata di quel libro tanto importante quanto contestato? Ma non è sufficiente arrivare a dare una risposta alle due domande. Per farlo bisogna individuare anche le persone chiave, i punti di riferimento, di quello che viene chiamato femminismo 2.0. Infatti, se ogni epoca passata ha goduto di eroine ed eroi come Christine de Pizan, la prima scrittrice della storia che con il suo manoscritto La città delle dame (Carocci) composto tra nei primi anni del 400 può essere definita l’antesignana di de Beauvoir, ovviamente la Pulzella d’Orléans Giovanna d’Arco, le Suffragette, e uomini come Léon Richer, giornalista francese definito dalla stessa Simone come - il vero fondatore del femminismo -, creando nel 1869 I Diritti della donna e organizzando nove anni più tardi il Congresso internazionale del Diritto delle donne, oggi, chi sono le figure da tenere presente? La verità è molto amara: tutti e nessuno. A prescindere dalle proprie convinzioni, infatti, è complesso per noi donne capire chi possa essere davvero illuminante riguardo ai nostri diritti, doveri, battaglie da combattere, una su tutte la parità di salario per medesima posizione lavorativa. - Eh sì cara Simone, mi rivolgo a te: oggi, purtroppo, in molti, anzi troppi, impieghi l’Altro sesso non è ancora posto sullo stesso piano di quello maschile, proprio come hai denunciato più di sessant’anni fa. -.

What is the role of the internet compared to the aforementioned facts? Can the web be the most advanced version of that book as important as it is contested? But it is not enough to get an answer to the two questions. To do this we must also identify the key people, the reference points, of what is called feminism 2.0. In fact, if each past epoch has enjoyed heroines and heroes like Christine de Pizan, the first writer of the story that with her manuscript The Book of the City of Ladies (Carocci) composed in the early 400's can be called the forerunner of de Beauvoir, of course the Maid of Orléans Joan of Arc, the Suffragettes, and men like Léon Richer, a French journalist defined by Simone as - the true founder of feminism-, creating the Rights of Women in 1869 and organizing the International Congress of Women's Law, today, who are the figures to keep in mind? The truth is very bitter: everyone and nobody. In fact, regardless of their convictions, it is difficult for us women to understand who can truly be enlightening about our rights, duties, battles to fight, one on all equal pay for the same job position. - Oh yes dear Simon, I turn to you: today, unfortunately, in many, even too many, jobs the Other sex is still not on the same level as the male, just as you reported more than sixty years ago. -.

Tra coloro che si potrebbero annoverare come femministe online c’è Rose McGowan, attrice e attivista americana di cui il 30 gennaio 2018 verrà pubblicato il libro Brave (HarperOne), in cui racconta gli abusi subiti da Weinstein e non solo. Sulla stessa rotta c’è Asia Argento, tanto contestata in Italia, il suo paese, e protetta all’estero, la quale su Instagram ha trovato il modo di spiegare la sua storia, portata poi su altri media come tv e giornali. Le due donne hanno compreso in effetti la potenza dei mezzi di comunicazione contemporanei, per allargare il loro pubblico e sensibilizzare sull’argomento stupro, sia verbale che fisico. Sono la piccola crepa che ha fatto crollare subito dopo un muro molto spesso, ricoperto da luccichii, premi Oscar e finti sorrisi. Ed è molto importante. Ma non pare sufficiente a essere definito come un esempio di femminismo, anche perché si sa che il web è un luogo dove c’è tutto e al tempo stesso nulla.

Among those who could count as feminists online is Rose McGowan, American actress and activist whose book Brave (HarperOne) will be published on January 30, 2018, in which she describes the abuses suffered by Weinstein and others. On the same route there is Asia Argento, so contested in Italy, her country, and protected abroad, which on Instagram has found a way to explain her story, then brought to other media such as TV and newspapers. The two women actually understood the power of contemporary media, to broaden their audience and raise awareness on the subject of rape, both verbal and physical. They are the small crack that caused a very thick wall to collapse immediately afterwards, covered with sparkles, Oscar awards and fake smiles. And it is very important. But it does not seem sufficient to be defined as an example of feminism, also because we know that the web is a place where there is everything and at the same time nothing.

Christine de Pizan in her studio​

Ci sono troppe categorie del quotidiano in cui la donna è ancora costretta a chinare il capo: si è già citato il lavoro, ma non si può dimenticare il focolare domestico così come le convenzioni sociali o religiose. Nonostante i diritti acquisiti con fatica nell’ultimo secolo, siamo ancora un passo indietro rispetto al maschio. Anche in settori insospettabili per la maggior parte delle persone, come la moda, l’arte, l’editoria o la musica. Certo, Beyoncé o Rihanna sono esempi di forza e indipendenza, ma non servono forse persone più simili alla maggior parte di noi per raggiungere obiettivi come, ad esempio, una reale tangibile parità tra i sessi? Si potrebbe obiettare che con le arti i concetti sono in grado di stimolare maggiormente la sensibilità di un individuo, vero. Ma le icone e i miti finiscono spesso per essere loro stessi una costruzione preconfezionata, dunque poco credibile nel lungo periodo, anche per causa del pubblico il quale le divinizza. Ne è un esempio Frida Kahlo, pittrice e, a suo modo, figura politica messicana, della quale si sta paradossalmente perdendo il valore artistico e creativo in forza di quello relativo alla sua immagine e vita amorosa, stampando il suo volto su tazzine made in China acquistabili nei musei o nei negozi di souvenir.

There are too many categories of everyday life in which women are still forced to bow their heads: work has already been mentioned, but the domestic hearth as well as social or religious conventions can not be forgotten. Despite the hard-won rights of the last century, we are still a step behind the male. Even in areas that are unsuspicious for most people, like fashion, art, publishing or music. Of course, Beyoncé or Rihanna are examples of strength and independence, but do not we need people who are more similar to most of us to achieve goals such as, for example, a real tangible gender equality? One could argue that with the arts concepts are able to stimulate more the sensitivity of an individual, true. But icons and myths often end up being a pre-packaged construction themselves, therefore not very believable in the long run, also because of the public which deifies them. An example is Frida Kahlo, a painter and, in her own way, a Mexican political figure, of which she is paradoxically losing her artistic and creative value in virtue of that relating to her image and love life, printing her face on cups made in China purchased in museums or souvenir shops.

Georgia O’Keeffe on Ghost Ranch Portal, New Mexico, circa 1960s. © Estate of Todd Webb

Georgia O’Keeffe, artista, Joan Didion e Fernanda Pivano, scrittrici, Rita Levi Montalcini e Margherita Hack, scienziate, Luce Fabbri, autrice anarchica esiliata in Uruguay con la famiglia (il padre era il socialista anarchico Luigi Fabbri), Nawal El Saadawi psichiatra e attivista, sono tutte, chi ancora in vita e chi noi, alcune esplicitamente e altre tra le righe, delle femministe che dovremmo tenere presente. Esse infatti non hanno portato avanti il loro credo con provocazioni al limite della decenza, ma attraverso le immagini, le storie, la loro stessa vita. Con atti concreti.

Dunque sì, internet è uno spazio utile per chi cerca chiarezza, stimoli ad agire, spunti o anche del semplice conforto. Ma non è l’unica strada da seguire e per via della sua natura liquida, non gli è possibile farsi portavoce di un movimento. Ma non è un aspetto negativo, perché la fortuna di chi vive nel ventunesimo secolo è quella di avere decenni alle spalle di cultura e di personaggi dai quali trarre qualcosa di importante, ivi comprese le donne, soprattutto coloro che hanno trascorso la loro vita in modo distinto, impegnato. Modesto. Il che risponde alle riflessioni circa la morte o meno del femminismo: no, non è deceduto. È solo più complicato tenerlo in vita per via dei falsi positivi di cui sopra, e per rafforzarlo ci vogliono costanza e donne disposte sul serio a occuparsene, facendosi così ambasciatrici per le altre, ancora senza voce.

Georgia O'Keeffe, artist, Joan Didion and Fernanda Pivano, writers, Rita Levi Montalcini and Margherita Hack, scientists, Luce Fabbri, anarchist author exiled in Uruguay with the family (the father was the anarchist and socialist Luigi Fabbri), Nawal El Saadawi psychiatrist and activist, they are all, those still alive and who is not, some explicitly and others among the lines, of the feminists that we should keep in mind. In fact, they did not carry forward their beliefs with provocations on the edge of decency, but through images, stories, their own life. With concrete acts.

So yes, the internet is a useful space for those seeking clarity, incentives to act, ideas or even simple comfort. But it is not the only path to follow and because of its liquid nature, it is not possible to become a spokesperson for a movement. But it is not a bad thing, because the fortune of those who live in the twenty-first century is to have decades behind of culture and characters from which to draw something important, including women, especially those who have spent their lives in a distinct and committed way. Modest. Which responds to reflections on the death or not of feminism: no, it has not died. It is only more complicated to keep it alive because of the false positives mentioned above, and to strengthen it it takes constancy and women seriously willing to deal with it, becoming so ambassadors for others, still voiceless.

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