Il volto umano tra rappresentazione estetica e interpretazione. Riflessioni sul ritratto in età contemporanea. / The human face between aesthetic representation and interpretation. Reflections on contemporary portrait.

16 Mar 2020

 

Claudia Resta, Eclissi 2, tecnica mista su tavola, 80x80 cm, 2018.

 

 

 

La rappresentazione del volto umano attraversa fasi storiche distinte rispondendo alle molteplici finalità vincolate ai contesti culturali di riferimento. Nel corso del tempo, il ritratto umano è stato soggetto e oggetto dell’osservazione, possedendo un’ambivalenza che lo ha portato ora a manifestare i dettagli fisionomici salienti, ora a celarli, affrancandosi spesso dalla dimensione realista come dall’idealizzazione, e aprendosi alle contaminazioni linguistiche. 

 

The representation of the human face explores different historical stages, responding to multiple purposes linked to the cultural contexts. And over time, the visage portrait has been subject and object of observation, with an ambivalence that drove it to express the essential physiognomic details, or to conceal them, delivering from the realistic dimension as well from idealization, opening up to a contamination of languages.

 

 

Tra le funzioni primarie del ritratto si incontrano la restituzione in forma idealizzata di divinità ed esseri umani, nel tentativo di esaltarne qualità e ruoli sociali, o di trasmetterne l’effigie alla posterità come all’eternità (ne sono testimonianza la ritrattistica ufficiale ellenistica, dove non manca una ieratica idealizzazione, o i ritratti realistici funerari del Fayyum del I sec d.C.). E se nel Medioevo, la ritrattistica tende ad esaltare l’unicità e il potere di personaggi che rivestono un determinato ruolo sociale o religioso, in epoca rinascimentale si avvia una stagione di fioritura della ritrattistica legata a modelli figurativi classici, in cui si predilige una rappresentazione del volto di profilo, e si manifesta, proprio attraverso l’arte, l’idea di un uomo al centro dell’Universo. Quando la contemporaneità giunge ribaltando stilemi, aprendosi a nuovi temperamenti, interferendo con nuovi mezzi e materiali, ecco che la rappresentazione del volto umano si lega sempre più non a una resa naturalistica ma ad una interpretazione dell’identità. 

 

Primary functions of portrait include the representation of divine characters and human beings in an idealized form, in order to enhance their qualities and social roles, or to transmit their effigy to posterity as to eternity (the official hellenistic portraiture with its hieratic idealization and the funeral portraits dated from the 1st century BC). And if in the Middle Ages, portraiture tends to enhance the uniqueness and the power of characters who play a certain social or religious role, in the Renaissance period starts a flourishing season for portraiture inspired by classical figurative models, where representation of profile is preferred, manifesting the idea of a man at the center of the universe. When contemporaneity arrives reshaping stylistic features, opening up to new temperaments, and playing with new media and materials, the representation of human face is increasingly linked to the interpretation of identity rather than to a naturalistic rendering. 

Robert Delaunay, Ritratto di Madame Heim, olio su tela, 1926-27

 

 

Appunto, nei linguaggi e nei supporti materiali del contemporaneo, la rappresentazione del volto si svincola dai dettami della verosimiglianza a tutti i costi seguendo nuovi percorsi, nei cui risultati formali finali, non sempre è possibile ricostruire l’identità del modello originario. Il ritratto si ritrae, allora, dalla sua funzione primaria aprendosi alle possibili assegnazioni di significato che solo l’osservatore può generare. 

 

Thus, the representation of the human face in contemporary languages and material supports is independent from the dictates of likelihood “at any cost”, following instead new paths, so much that in the final formal results it is not always possible to reconstruct the original model’s identity. Then, the portrait retires from its primary function, opening itself to the possible meaning’s allocations that only the observer can generate.

 

 

Nel corso del Novecento, con l’avvento delle Avanguardie, e con i nuovi orientamenti legati all’arte astratta, con l’immediatezza legata alla diffusione del mezzo fotografico, si verifica una diminuzione nella produzione ritrattistica, almeno in senso tradizionale. Più precisamente, se è vero che artisti come Modigliani, Bacon, Delaunay, Brancusi, Derain, Max Ernst, Mirò, Léger, De Chirico e Picasso, lasciano esempi significativi in tal senso, lo fanno seguendo una nuova sensibilità. In altre parole, si ritrae il volto, ma ci sia apre alla contaminazione stilistica e materica, alla mescolanza di linguaggi che si sovrappongono alla necessità di riprodurre realisticamente i tratti fisionomici legati all’esistenza individuale. L’uomo delle Avanguardie cerca di orientarsi tra le incertezze del suo tempo, trasferisce nell’arte non l’unicità, semmai la molteplicità dell’Essere attivata dalle teorie psicoanalitiche. Il ritratto diventa veicolo e silloge, emblema, metafora di tutta la collettività. Dal campo della specificità, il ritratto si apre all’indefinitezza. 

 

In the 20th century, due to the advent of the Avant-gardes and the new orientations linked to abstract art, due to the immediacy of the photographic medium, it occurs a decrease in portraiture production, at least in a conventional sense. More specifically, artists such as Modigliani, Bacon, Delaunay, Brancusi, Derain, Max Ernst, Mirò, Léger, De Chirico and Picasso produce significant examples in this sense, by following, however, a new sensitivity. In other words, the face is represented but it opens us up to stylistic and material contamination, and the mix of languages ​​that superimposes to the need to realistically reproduce the physiognomic features related to the individual existence. The Avant-garde man tries to find his way among the uncertainties of his time, he transfers to art not uniqueness, but the multiplicity of the human being, activated by psychoanalytic theories. The portrait becomes vehicle and silloge, emblem, metaphor for the whole collectivity. From the dimension of specificity, the portrait opens up to indefiniteness.

 

 

Constantin Brancusi, Musa Addormentata, 1910, The Metropolitan Museum of Art, New York

 

 

Francis Bacon (Dublino 1909 - Madrid 1992) è un artista la cui produzione si colloca nell’immediato dopoguerra, e pur non inscrivendosi rigidamente in una corrente definita, segue una ricerca che lo porta a frantumare il concetto di identità, de-costruendo le figure, intervenendo sui dettagli, rendendole vaghe, indefinite, prive di presenza concreta e individuale. Il pittore francese Robert Delaunay (Parigi 1885 - Montpellier 1941) esprime attraverso la sua produzione estetica un tentativo di sintesi poetica delle asprezze del cubismo all’interno di una tendenza chiamata Orfismo. Nei suoi ritratti il soggetto è decostruito e ricomposto indagando l’organizzazione armonica delle tonalità e della componente luminosa, dei contrasti simultanei e del loro ruolo all’interno della rappresentazione. Eloquenti in questo senso sono le opere: Ritratto di Madame Heim (1927), ma anche Autoritratto di Tzara (1923) e Autoritratto (1908), dove mantenendosi nel campo della figurazione, lascia spazio espressivo ai contrasti cromatici. 

 

Francis Bacon (Dublin 1909 - Madrid 1992) is an artist whose production emerges during the immediate post-war period, and although he does not belong to any defined current, he follows a research that leads him to shatter the concept of identity, de-constructing figures, intervening o details, making them vague, indefinite, with no concrete individual presence. The French painter Robert Delaunay (Paris 1885 - Montpellier 1941) expresses by his aesthetic production an effort of poetic synthesis towards the harshness of Cubism within a trend called Orphism. In his portraits, the subject is deconstructed and reassembled, by investigating the harmonious setting of shades and light components and of the simultaneous contrasts and their role in the representation. In this respect, the artworks “Portrait of Madame Heim” (1927), but also “Self-portrait of Tzara” (1923) and “Self-portrait” (1908), are particularly interesting, due to the fact that the artist, while remaining in the field of figurative aesthetics, he leaves an expressive space for chromatic contrasts.

 

 

Nel campo della scultura, invece Constantin Brâncuși (Hobita 1876 – Parigi 1957) slega ancor più la tematica dell’identità dalla rappresentazione realista e dai dettami di perfezione classica. La rappresentazione scultorea del volto risponde a un criterio di essenziale purezza della forma, risultando influenzata dalla scultura primitiva e dai segni formali dell’archetipo. L’artista affermava che “La semplicità non è un obiettivo nell’arte, ma si raggiunge la semplicità anche senza volerlo penetrando nel vero senso delle cose”. Musa addormentata (1910) e Mademoiselle Pogany (1912) sono due lavori dell’artista in cui la materia pittorica racchiude l’intimità della solitudine, del raccoglimento, dell’abbandono all’essenza. 

 

In the field of sculpture, however, Constantin Brâncuși (Hobita 1876 - Paris 1957) disconnects the theme of identity from realist representation and from the dictates of classical perfection. The sculptural representation of the face satisfies a criterion of essential formal purity, influenced by primitive sculpture, and by the formal signs of the archetype. The artist said that " Simplicity is not an objective in art, but one achieves simplicity despite one's self by entering into the real sense of things.". “Sleeping Muse” (1910) and “Mademoiselle Pogany” (1912) are two artworks in which the paint substance contains the intimacy of solitude, of recollection, of abandonment to the essence.

l ritratto del Fayyum del MAF, IV sec. d.C. (foto Archivio Fotografico Museo Archeologico Nazionale di Firenze)

 

 

Estendendo la riflessione al contemporaneo della nostra attualità, l’interpretazione sociale si lega intimamente alla restituzione estetica del volto umano. Nuovi contesti di interazione e nuovi modelli, tra cui gli ormai indiscussi selfies, sono una forma di autoritratto accessibile e modificabile, di messaggio pseudo-fisionomico immediato, dove è possibile “filtrare” dettagli orientando la percezione di noi stessi e dell’altro. 

 

Turning to the contemporary of our “actuality”, social interpretation is intimately linked to the aesthetic restitution of the human face. New contexts of interaction and new models, including the indisputable “selfies” are an accessible and editable form of self-portrait, of an immediate pseudo-physiognomic message, where it is possible to "filter" details by orienting the perception of ourselves and the of other.

 

 

Nella sua complessità ed eterogeneità, il mondo delle arti visive si ritrova a interagire con un clima culturale e con modelli distinti, intrecciando materiali, nuove tecnologie ed esperienze, recuperando la materia pittorica o aprendosi alla manipolazione formale. 

 

In its complexity and heterogeneity, the dimension of visual arts continues interacting with a cultural climate and with distinct models, interweaving materials, new technologies and experiences, recovering the pictorial material or opening up to formal manipulation.

 

 

Accade, tra l’altro, che gli artisti possano collegarsi agli stilemi della ritrattistica classica e alle sue tecniche per svincolarsene dal punto di vista semantico, instaurando direzioni di ricerca narrativa soggettiva. 

Emergono così giovani artisti come la pugliese Claudia Resta, che proprio a partire dal volto, reso nel dettaglio dello sguardo e nell’incontro del soggetto con la luce, realizza opere a olio su tela o su tavola il cui soggetto, allontanandosi dal modello reale originario, entra nel campo dell’interpretazione che proprio nell’indefinitezza incontra la sua ragion d’essere. I suoi interventi materici nascondono dettagli del volto, mettendone in luce altri, e la presenza dello sguardo con il suo trattamento accurato, è fondamentale in un percorso che fa del ritratto del volto il centro della sua indagine.

 

At last, it happens that artists connect to the stylistic features of classical portraiture and its techniques, but breaking free from the semantic perspective, establishing directions of new subjective narrative research.

Thus, young artists such as the Apulian Claudia Resta emerge: starting from the observation of the face rendered in the detail of the gaze, in the encounter of the character with the light, she ends up creating works in oil on canvas or on wood, whose subject, moving away from the original real model, enters the field of interpretation which precisely in indefiniteness meets its reason to exist. Her material interventions hide details of the face, highlighting others, and the presence of the gaze, due to its careful treatment, is essencial in a creative path that consider the visage painting the center of her investigation.

 

 

In conclusione, la rappresentazione o interpretazione del volto umano costituisce una presenza costante nel divenire dei processi artistici ed estetici, rispondendo attivamente all’ambiente sociale di riferimento, in eterno dialogo con la trasmissione dell’identità. 

 

In conclusion, the representation or interpretation of the human face is a constant presence in the development of artistic and aesthetic processes, actively responding to the social framework, in eternal dialectic with the transmission of identity.

 

 

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