L’importanza di chiamarsi Silvia, tra speranza per il futuro e disillusione / The importance of being called Silvia, between hope for the future and disillusionment

10 May 2020

 

Silvia Romano

 

 

 

Domenica 10 maggio alle 14 atterra all’aeroporto di Ciampino Silvia Romano. La venticinquenne volontaria milanese rapita in Kenya nel novembre 2018, da parte di un gruppo islamista legato ad Al-Shabaab. Orlando all’epoca si trova in territorio africano per sostenere la onlus marchigiana Africa Milele, associazione - si legge sul loro sito web - “mirata all’accoglienza, al supporto e all’educazione di tutti quei bambini emarginati dalla società, perché indigenti. Con la possibilità di avere una casa, un pasto, dei vestiti ed un’istruzione, vorremmo riconsegnare un futuro a coloro sembravano non averne più”. A fronte di tutto ciò inutile andare oltre e commentare. Quello che si può fare (e scrivere) è volare un po’ con la mente e associare il suo nome a quello di un’altra omonima. 

 

On Sunday 10th may at 2 pm Silvia Romano lands at Ciampino airport. The 25-year-old milanese volunteer kidnapped in Kenya in november 2018 by an islamist group linked to Al-Shabaab. Orlando at the time was located in African territory to support the non-profit organization Marche Milele, an association - it is written on their website - "aimed at welcoming, supporting and educating all those children marginalized from society, because they are destitute. With the possibility of having a home, a meal, clothes and an education, we would like to give back a future to those who seemed to have no more." In the face of all this, it is useless to go further and comment. What you can do (and write) is fly a little with your mind and associate her name with that of another namesake.

 

 

Silvia, rimembri ancora

Quel tempo della tua vita mortale,

Quando beltà splendea

Negli occhi tuoi ridenti e fuggitivi,

E tu, lieta e pensosa, il limitare

Di gioventù salivi?

 

 

Dettaglio del manoscritto della poesia A SIlvia, Giacomo Leopardi

 

 

 

E il 1828 quando Giacomo Leopardi scrive una delle sue poesie più conosciute: A Silvia. Il componimento è una dedica d’amore (pare che Silvia fosse in realtà Teresa Fattorini, figlia del cocchiere della famiglia dello scrittore marchigiano, morta di tubercolosi appena ventenne. La ragazza viene citata anche in un passo dello Zibaldone (1828). Tra le righe del testo, le metriche e parole sublimi si scorge via via l’inquietudine del Leopardi sul futuro e sui limiti che la giovinezza, la quale rappresenta i giorni a venire, si troverà di fronte.  Non solo, emergono in tutta la loro drammaticità tempi come la distruzione di ogni speranza e le illusioni giovanili. Pessimista o meno, uno dei più grandi poeti dell’Ottocento prevede esattamente il momento storico in cui viviamo. E non solo a causa del Covid-19, a cui pare si stiano imputando tutti i guai del Paese se non del mondo intero. Precarietà, ignoranza e un individualismo estremo sono presenti già molto prima del corona virus. 

 

It was 1828 when Giacomo Leopardi wrote one of his best known poems: A Silvia. The composition is a dedication of love (it seems that Silvia was actually Teresa Fattorini, daughter of the coachman of the writer's family, who died of tuberculosis just twenty years old. The girl is also mentioned in a passage included in the Zibaldone (1828). of the text, the sublime metrics and words one gradually sees Leopardi's anxiety about the future and the limits that youth, which represents the days to come, will face. Not only that, times like the destruction of all hope and youthful illusions. Pessimistic or not, one of the greatest poets of the nineteenth century predicts exactly the historical moment in which we live. And not only because of Covid-19, which seems to be blaming all the troubles of the country if not the whole world. Precariousness, ignorance and extreme individualism are already present long before the corona virus.

 

 

Ritratto di Giacomo Leopardi, Domenico Morelli

 

 

 

Due donne di nome Silvia appartenenti a tempi e mondi diversi e distanti, tuttavia sono entrambe in grado di rappresentare, una nella realtà e l’altra sublimata da una canzone libera (la forma metrica della poesia di Leopardi), i paradossi del sistema. La prima è anima e corpo di speranze, sopravvissuta a chissà quali fatti, nonostante dichiari: “Sto bene e non vedo l'ora di ritornare in Italia”. La prigionia, soprattutto per mano di gente spietata e senza scrupoli è qualcosa che noi fortunati non possiamo nemmeno immaginare. La si vede nei film, o si legge nei romanzi ma non la si prova veramente. Mette a dura prova, richiede resistenza mentale e fisica. E infatti Orlando aggiunge dal compound delle forze internazionali a Mogadiscio: “Sono stata forte e ho resistito.” 

 

Two women named Silvia belonging to different and distant times and worlds, however, are both able to represent, one in reality and the other sublimated by a canzone libera(the metric form of Leopardi's poetry), the paradoxes of the system. The first is soul and body of hope, surviving who knows what facts, despite declaring: "I'm fine and I can't wait to go back to Italy". Captivity, especially at the hands of ruthless and unscrupulous people, is something that we lucky people can't even imagine. We see it in movies, or read it in novels but we don't really live it. It puts a strain, requires mental and physical endurance. And in fact Orlando adds from the compound of the international forces in Mogadishu: "I was strong and I resisted".

 

 

Che pensieri soavi,

Che speranze, che cori, o Silvia mia!

Quale allor ci apparia

La vita umana e il fato!

Quando sovviemmi di cotanta speme,

Un affetto mi preme

Acerbo e sconsolato,

E tornami a doler di mia sventura.

 

 

I bambini dell'onlus Africa Milele

 

 

La Silvia del Leopardi ricorda che ogni vita è precaria. Giovani, adulta o vecchia che sia. Oggi la sua persona letteraria potrebbe benissimo rappresentare la fragilità della nostra situazione, nella quale non è vero che tutti si beccano certe malattie e, pandemie a parte, viviamo in un mondo malato da molti punti di vista. Il sistema economico post-capitalista, del consumo di massa (sia di cibo che di altri beni), dimostra non solo di illudere ma di essere al contempo di salute cagionevole. Proprio come il delicato Giacomo Leopardi. Ma quest’ultimo anziché fregarci tutti si dedicava alla bellezza e alla natura struggente della vita. 

Speranza e disillusione. Silvia (Romano) e Silvia (Teresa Fattorini). Se riuscissimo a trovare un equilibrio fondato su questi due principi diventerebbe, forse, un mondo migliore in cui vivere. 

 

Leopardi’s Silvia recalls that every life is precarious. Young, adult or old. Today her literary person could very well represent the fragility of our situation, in which it is not true that everyone gets certain diseases and, apart from pandemics, we live in a world that is sick from many points of view. The post-capitalist economic system of mass consumption (both food and other goods) proves not only to deceive but to be at the same time of poor health. Just like the delicate Giacomo Leopardi. But that the latter, instead of ripping us all, dedicated himself to the beauty and the poignant nature of life.

Hope and disillusionment. Silvia (Orlando) and Silvia (Teresa Fattorini). If the we manage to find a balance based on these two principles it would perhaps become a better world to live in.

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