La letteratura non è faccenda per gente (in)sensibile / Literature is not a matter for (in)sensitive people

5 Nov 2017

 

 

 

 

Vivere un’esperienza, farla propria, elaborarla e concretizzarla in un artefatto, realistico o fantastico. Lo scrivere può essere banalmente sintetizzato in questo modo. Lo stesso vale per la musica, l’arte, la moda, e tutte le loro sotto-categorie. Una volta realizzato, un libro ancora senza rilegatura e copertina viene inviato dal suo autore alle case editrici, sia indipendenti che mainstream, con la speranza che da qualcuno sia letto e che questo qualcuno decida poi di pubblicarlo. Senza contare coloro che auto-producono le loro storie. Di nuovo, tale processo può essere esteso alle pratiche già citate. Oggi, però, questi meccanismi tradizionali devono fare un po’ di spazio a un procedimento inverso: sono gli editori, le aziende di moda, più raramente le istituzioni artistiche e le case discografiche, a chiedere a qualcuno di conosciuto, una persona famosa, o come si usa dire oggi un influencer, di assumere le sembianze di chi davvero esercita il mestiere dello scrittore, dello stilista, del cantante. E si potrebbe aggiungere anche dell’attore. Gli esempi si sprecano: cuochi e sportivi che sfornano libri (da Carlo Cracco a Bebe Vio, passando per Benedetta Parodi), cantanti o modelle che imbastiscono collezioni, le quali spesso sfilano ad alcune settimane della moda, soprattutto quella di New York - si parte dall’archetipo di Kate Moss per Topshop, per arrivare a Fenty x Puma di Rihanna, che ha anche realizzato scarpe con il créateur Manolo Blahnik - e così via. 

 

Live an experience, make it yours, work it out and make it into an artifact, realistic or fantastic. Writing can be banally synthesized in this way. The same applies to music, art, fashion, and all of their sub-categories. Once realized, a book without binding and cover is sent by its author to publishing houses, both independent and mainstream, with the hope that someone will be read and that this one then decides to publish it. Not counting those who self-produce their stories. Again, this process can be extended to the aforementioned practices. Today, however, these traditional mechanisms have to make some room for a reverse process: publishers, fashion companies, more rarely art institutions and record companies, ask someone familiar, a famous person, or as it is said today influencer, to assume the role of the writer, the fashion designer, the singer, who really practice the profession. And you could even add the actor. Examples are wasted: chefs and athletes who spin books (from Carlo Cracco to Bebe Vio, passing through Benedetta Parodi), singers or models flocking collections, which often show during fashion weeks, especially that of New York - from Kate Moss's Topshop archetype, to get to Fenty x Puma by Rihanna, who also made shoes with créateur Manolo Blahnik - and so on.

 

 

 

Jean Cocteau - Dessin d'un dormeur

 

 

 

Vendono, e tanto. Questa è la prima (e per certi versi l’unica) motivazione per la quale tali professionisti, ma in altri settori, vengono utilizzati, in ambiti artistico-letterari.  Se si apre qualsiasi inserto culturale dei quotidiani, da La Lettura del Corriere della Sera passando per Robinson de la Repubblica, e si sfoglia fino ad arrivare alla pagina delle classifiche dei libri più venduti, la maggior parte delle volte c’è un volume di uno chef, di un attore o di un calciatore tra i primi posti. 

Sotto molti aspetti, queste strategie di marketing funzionano eccome: se un dattiloscritto di questi vende milioni di copie - anche se poi magari chi lo acquista non lo legge - dà la possibilità all’autore emergente di venire pubblicato dalla medesima case editrice, la quale però ha ridotto il rischio finanziario grazie ai ricavi derivati dal libro del vip di turno. E fin qui si è tutti concordi nel definire questo un meccanismo positivo. Infatti il problema non è questo, in sé. Il vero dramma è che queste storie non arricchiscono il contributo culturale che ogni cittadino del mondo dovrebbe di diritto godere, per poter progredire, per evitare di rimbecillirsi e di credere a tutto ciò che gli viene detto, vedi alla voce fake news. 

 

They sell, and a lot. This is the first (and in some cases the only) motivation for which such professionals, but in other areas, are used in literary-artistic fields. If you open any newspaper cultural insert, from Corriere del Sera - La Lettura through Robinson by la Repubblica, and browse until you get to the best-selling book charts page, most of the time there's a volume of a chef, an actor or a football player among the first places.

In many respects, these marketing strategies work, for example: if a writer of these sells millions of copies - even if the buyer does not read it - it gives the emerging author the chance to be published by the same publishing house, that reduced the financial risk through revenues from the last vip book. And so far, we all agreed to define this a positive mechanism. In fact, the problem is not this, in itself. The real drama is that these stories do not enrich the cultural contribution that every citizen of the world ought to enjoy, right in order to be able to progress, in order to avoid being overwhelmed and believing everything that is being said, see fake news.

 

 

Si vive in un mondo in cui le sfumature si stanno via via perdendo: o si legge roba seria o altrimenti si opta direttamente per quella commerciale, di facilissima fruizione. Ma questa è colpa del lettore, il quale, pigro, non ha la forza di scavare sotto la pila dove è posta per prima “l’uscita della settimana” o tra gli scaffali delle librerie. Se nel giornalismo esistono i criteri di notiziabilità, attraverso i quali il cronista decide quale fatto rendere, appunto, notiziabile, nello scegliere quale opera portare a casa e mettere sul comodino si osservano nell’ordine: autore, copertina, numero di pagine e, forse, il titolo. Importante, infatti, non è il contenuto ma colui o colei che lo ha scritto, anche se spesso dietro le parole si cela un abile ghost writer che non vedendo i suoi libri pubblicati, si rifà con questi lavori, magari per la stessa case editrice dalla quale un giorno spera di essere messo sotto contratto. 

 

We live in a world where shades go away losing: either you read serious stuff or else you opt directly for that commercial, easy-to-enjoy. But this is the reader's fault, who, lazy, does not have the strength to dig under the stack where it is first placed “the last release of the weel“ or between the bookcase shelves. If there are newsworthiness criteria in journalism, through which the chronicler decides what to make, in fact, tellable, in choosing which book to bring home and put on the bedside table, we used to look in the order: author, cover, page number, and, perhaps, the title. Important, in fact, is not the content but the one who wrote it, although often behind the words lies a clever ghost writer who, without seeing his or her books published, works with these works, perhaps for the same publishing house from which one day hopes to be put under contract.

 

 

Jean Cocteau - Le Livre Blanc

 

 

Un altro elemento motivante queste scelte editoriali, è che il libro dell’attore di turno dà il via a un ingranaggio molto complesso ma rilevante, sia in termini di visibilità che, ancora una volta, sotto l’aspetto economico, di eventi: si incomincia organizzando un tour negli store del settore più grandi e importanti, spesso nelle piazze centrali delle città e non nel delizioso centro storico di un borgo medioevale. Da questo processo, al passaggio in televisione nei programmi culturali è un attimo, con la conseguenza che la punta più alta di share (l’indice con cui si misurano gli ascolti) si realizza proprio quando entra l’autore in studio. Ancora una volta si potrebbe obiettare asserendo che non c’è alcunché di negativo in tutto ciò: l’economia del paese - si pensino ai bar, ai mezzi pubblici, ai negozi, ai locali che vivono di queste kermesse - si risana un po’, almeno. Non è un caso infatti che questo fenomeno sia emerso con maggiore insistenza proprio nei recenti anni di crisi. Ma è ben noto, allo stesso tempo, che è proprio in queste situazioni socio-economiche che si realizza quello che alcuni chiamano propaganda. Ma occorre spiegarsi meglio: non è certo il calciatore che ha appena appeso le scarpe al chiodo a fare della politica, ma è il fatto che il libro da lui prodotto è a tutti gli effetti un prodotto culturale, ed è con la cultura ( e l’esperienza) che si formano le menti. 

 

Another factor motivating these editorial choices is that the actor's book launches a very complex but significant gear, both in terms of visibility and, once again, in the economic aspect, of events: it begins organizing a tour in the largest and most important department stores, often in the central squares of the city and not in the delightful old town center of a medieval village. From this process, the passage to television in cultural programs is a moment, with the result that the highest share point (the index with which are measured the viewers) is achieved just when the author enters the studio. Again, one might argue by saying that there is nothing negative in all this: the economy of the country - think of bars, public transport, shops, the club that live by these kermesse - it rises a bit, at least. It is no coincidence that this phenomenon has emerged with greater insistence in recent years of crisis. But it is well known, at the same time, that it is in these socio-economic situations that what some call propaganda is realized. But it needs to be better explained: it is not the footballer who has just hung up his shoes to do politics, but the fact that the book he produced is in all respects a cultural product, and is with culture (and experience) that a mind forms itself.

 

 

 

 

 

- Poiché mi manca la forma, e il sentimento che provo della semplicità rustica non trova una lingua per esprimersi. Se faccio parlare l’uomo dei campi come parla, serve una traduzione per il lettore civilizzato, e se lo faccio palare come parliamo noi, creo un impossibile del quale bisogna supporre un ordine di idee che egli non ha. (…) E il suo linguaggio creerebbe a ogni istante un contrasto sgradevole. Tu dipingi una giovane contadina, la chiami Jeanne e le metti in bocca delle parole che normalmente non è in grado di dire -. George Sand scrive queste parole nella prefazione di uno dei suoi romanzi più importanti: François le Champi (Feltrinelli). Il senso di tali affermazioni è il secondo motivo per cui sarebbe doveroso tornare a leggere, se non copiosamente almeno una volta ogni tanto, opere letterarie che possono realmente definirsi tali. L’autrice parigina si pone il dilemma di come comunicare con il lettore: sa bene infatti che come l’umanità è variegata, lo stesso lo sono i personaggi dei romanzi, i quali sono una sorta di allegoria del mondo reale. Il punto qui, però, non è quello di capire come un uomo della terra debba o meno parlare in una storia, ma la questione è proprio il fatto che solo chi ha il nerbo della scrittura (recitazione, creazione d’abiti, ecc…) possiede la sensibilità necessaria per realizzare un artefatto di qualità, equilibrato e dal contenuto rilevante. Bisognerebbe arrendersi al proprio talento, sfruttarlo, svilupparlo, qualsiasi esso sia, e lasciare a ognuno il suo, poiché è unico per ciascuno di noi. 

 

- Because I miss form, and the feeling I feel of rustic simplicity does not find a language to express myself. If I speak the man of the fields as he speaks, it serves a translation for the civilized reader, and if I make it palisade as we speak, I create an impossible one that supposes an order of ideas that he does not have. (...) And his language would create an unpleasant contrast at any moment. You paint a young peasant, call her Jeanne and put in her mouth words she normally can not say -. George Sand writes these words in the preface of one of her most important novels: François le Champi (Feltrinelli). The sense of these affirmations is the second reason why it is imperative to read literary works that can really be described, if not copiously at least once in a while. The Parisian author poses the dilemma of how to communicate with the reader: she knows how humankind is varied, the same are the characters of the novels, which are a sort of allegory of the real world. The point here, however, is not to understand how a man of the earth should or should not speak in a story, but the question is precisely the fact that only those who have the nerbo of writing (acting, making clothes, etc.) possesses the sensitivity necessary to achieve a quality, balanced and relevant artifact. You ought to surrender to your own talent, to exploit it, to develop it, whatever it is, and leave each one his or her own, since it is unique to each of us.

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