La rivoluzione siamo noi (?), Joseph Beuys e la società contemporanea / The revolution is us (?), Joseph Beuys and contemporary society

2 Mar 2020

 

 

Joseph Beuys

 

 

La rivoluzione siamo noi. È Joseph Beuys (1921-1986) a teorizzare e scrivere questa frase nel 1971 a Bochum, in Germania. L’attivista politico e artista si scontra con la domanda che tutti i suoi omologhi (e non solo) si pongono quando realizzano un’opera o almeno una volta nella vita: che cos’è l’arte? Per Beuys è un possibilità. Una chance per cambiare il mondo. Quindi non riguarda esclusivamente i fotografi, gli scrittori, i pittori o i musicisti, bensì tutti noi. Il fare arte è un punto di partenza, non il traguardo. Terminare un dipinto è solo l’atto conclusivo di un processo che inizia molto prima.

 

The revolution is us. It was Joseph Beuys (1921-1986) who theorized and wrote this sentence in 1971 in Bochum, Germany. The political activist and artist clashes with the question that all his counterparts (and not only) ask themselves when they create an artwork or at least once in their life: what is art? For Beuys it is a possibility. A chance to change the world. So it does not only concern photographers, writers, painters or musicians, but all of us. Making art is a starting point, not the goal. Finishing a painting is only the conclusive act of a process that starts much earlier. 

 

7000 eichen di Joseph Beuys, 1982, Documenta 7

 

 

L’arte è di tutti. È un bene a cui chiunque dovrebbe avere il diritto di accedere. Anche se non è certo che un dipinto, una fotografia o uno spartito vengano compresi. E ciò accade soprattutto nel contesto dell’arte contemporanea, dove in molti casi è davvero difficile capire un’opera. Anche per gli addetti ai lavori. Questo si verifica soprattutto quando non c’è volontà da parte dell’artista e chi lo rappresenta di spiegarsi a coloro i quali sono disposti ad ascoltarne il racconto. E come si fa a fare una rivoluzione - sempre più necessaria - se c’è chi non ha i mezzi per afferrarne i concetti principali? Allo stesso tempo, però, non si può imporre a un creativo di essere didascalico. E allora, che fare? Dimenticarsi dell’opera d’arte in sé e guardare la questione da una prospettiva diversa: fare arte è uno dei pochi atti di libertà che l’uomo postmoderno può concedersi davvero. È quindi la parola libertà a essere centrale nel discorso di Beuys, che non riguarda più solo l’artista di Düsseldorf, ma chiunque. 

 

Art belongs to everyone. It is an asset that anyone should have the right to access. Even if it is not certain that a painting, a photograph or a score will be understood. And this happens above all in the context of contemporary art, where in many cases it is really difficult to understand a work. Also for professionals. This occurs especially when there is no will on the part of the artist and who represents him or her to explain to those who are willing to listen to the story. And how do you make a revolution - increasingly necessary - if there are those who do not have the means to grasp its main concepts? At the same time, however, a creative cannot be imposed on being didactic. So what to do? Forget about the work of art itself and look at the issue from a different perspective: making art is one of the few acts of freedom that postmodern man can truly allow himself. It is therefore the word freedom that is central to Beuys' speech, which no longer concerns only the artist from Düsseldorf, but anyone.

Joseph Beuys, La rivoluzione siamo noi, 1971

 

 

 

Ogni uomo è un artista. È la frase di Beuys che segue immediatamente la prima, quella sulla rivoluzione. Si può snobbare quanto si vuole il mondo strettamente legato all’arte, nessuno sentirà la mancanza di chi non vuole conoscerlo, ma la verità è che qualsiasi cosa venga fatta concedendosi la massima libertà di espressione è una forma d’arte. E quindi una potenziale rivoluzione. Tuttavia, oggigiorno, siamo abbastanza svincolati dalle leggi, dalle convenzioni sociali, dai tipi? No. Negli anni ’70 era molto più semplice pensarle le teorie di Beuys. Oggi è già uno sforzo anche il solo atto di riflettere. Sempre di più, infatti, la maggior parte delle persone acquisisce il modo di comportarsi del leader, dell’influencer, mancando così di guardarsi dentro e di capire razionalmente da che parte vuole andare veramente. Si è in uno status di pigrizia intellettuale. 

 

Every man is an artist. It is Beuys' sentence that immediately follows the first one, the one about the revolution. You can snub as much as you want the world closely linked to art, nobody will miss those who do not want to know it, but the truth is that anything is done by granting maximum freedom of expression is an art form. And therefore a potential revolution. However, today, are we quite free from laws, social conventions, types? No. In the 1970s it was much easier to think of Beuys' theories. Today, even the only act of reflection is already an effort. More and more, in fact, most people acquire the way the leader, the influencer, behave, thus failing to look inward and rationally understand which way he really wants to go. We are in a status of intellectual laziness.

 

 

Joseph Beuys è un artista. Sempre nel 1971, ad accompagnare le sue teorie scritte c’è una fotografia intitolata sempre La rivoluzione siamo noi. È un autoscatto alto ben due metri in cui Beuys si ritrae nell’atto di camminare verso lo spettatore, a cui sembra chiedere: ci stai o no a passare da questa parte? E revolución sia!

 

Joseph Beuys is an artist. Still in 1971, to accompany his written theories, he took a photograph entitled The revolution is us. It is a self-portrait two meters high in which Beuys retracts the act of walking towards the viewer, to whom he seems to ask: are you or are you not going to go this way? And revolución be it!

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