Le forme di espressione del gioiello contemporaneo / The forms of expression of contemporary jewelry

11 Mar 2018

 

 

 

 

 

Non è possibile limitare il concetto di arte alle sole scultura e pittura. Non lo è, se le cosiddette arti minori applicano lo stesso approccio creativo-analitico per giungere al risultato finale, riconoscibile in un oggetto di design, come un vaso, in un palazzo all’avanguardia, in una fotografia e, perché no, in un gioiello, definito come tale non tanto per l’esclusività dei materiali con cui è realizzato, quanto più per il processo attraverso il quale si materializza, nello spazio e nel tempo. Ed è a esso che si rivolge, qui, l’attenzione. 

Qualche giorno fa si è conclusa la mostra-concorso Artistar Jewels 2018, che ha visto vincere l’anello di Rosamaria Venetucci, maestra orafa presso la scuola professionale Galdus di Milano. Passando tra le numerose teche e osservando i ben quattrocentocinquanta pezzi presentati, ognuno con le sue specifiche tecniche e i propri significati, ho pensato di elaborare un tentativo di riassunto delle varie forme, intese come modi di espressione, dei monili esposti. Ma è risultato pressoché irrealizzabile, sia per la copiosità delle opere, sia perché non sarebbe stato un sunto completo, per via dell’impossibilità, a caldo, di parlare con gli artisti del gioiello contemporaneo presenti. Tuttavia, è bene fare ordine per inquadrare a che punto è questa pratica per intenditori.

 

It is not possible to limit the concept of art to sculpture and painting alone. It is not, if the so-called minor arts apply the same creative-analytical approach to reach the final result, recognizable in a design object, like a vase, in a state-of-the-art building, in a photograph and, why not, in a jewel, defined as such not so much for the exclusivity of the materials with which it is made, the more for the process through which it materializes, in space and time. And it is to this that attention is directed here.

A few days ago  the exhibition Artistar Jewels 2018 ended, which saw the winner in the ring of Rosamaria Venetucci, goldsmith teacher at the Galdus professional school in Milan. Passing through the many cases and observing the four hundred and fifty pieces presented, each one with its technical specifications and meanings, I decided to elaborate an attempt to summarize the various forms, intended as modes of expression, of the exposed jewels. But it turned out to be almost impossible, both for the copiousness of the works, and because it would not have been a complete summary, because of the inability, in the heat, to talk with the contemporary artists of the present jewel. However, it is good to order to frame the extent to which this practice for connoisseurs is.

 

 

 

 

 

 

 

Cristiana Turano Campello, bracciale in argento ossidato,resina, foglia in oro e foglia in argento

 

 

 

 

 

Da Milano all’Italia intera, si estendono menti creative capaci di interpretare orecchini, bracciali, anelli, collane, parure e ibridi, in modo del tutto personale. Esse sperimentano, si sporcano le mani, distruggono e ricreano il loro vocabolario, senza paura, unendo a volte le tecniche di lavorazione artigianali proprie del loro territorio, altre sperimentando con materiali inediti, poveri, ma dal risultato intrinseco di grande impatto. 

In questo ritratto sulle nuove espressioni della gioielleria del presente, caratterizzata da pezzi limitati, se non addirittura unici, e fatti a mano, a cui si va a unire un concetto estetico profondo, non poteva mancare la Sicilia, terra di mani e di materie prime impareggiabili. Come il corallo, tra le fonti materiche primarie di Cristiana Turano Campello, creatrice in quel di Sciacca. Nel suo studio inventa forme, assemblaggi e poetiche originali. Ogni pezzo prodotto, infatti, “nasce da materiali grezzi, come le leghe dell'argento e dell'oro, che vengono fuse da me per creare i gioielli che ho in mente e che prendono vita”, spiega la designer. Al momento, “sto elaborando una nuova tecnica di impressione di immagini su metallo, ancora in fase di sperimentazione”.

Dall’Etna al Vesuvio. Siamo a Napoli, da Nada for Nada , di Dafne e Ivana Forastiere, sorelle ed entrambe designer. Il loro laboratorio creativo realizza gioielli che nelle forme racchiudono tre concetti: identità, artigianalità ed estetica. Essi sono concepiti con un linguaggio-tributo alla loro regione e ai suoi elementi. Nascono così le collezioni Onda, Vulcano, S’cuorno ed Eruzioni, a cui si aggiungono, tra le altre, le ultime: Ellipsis e Ofis. Ma non si pensino come una riproduzione reale di tali elementi. Sono piuttosto la messa in realtà delle sensazioni, dei profumi, della cultura, quindi del dna partenopeo, attraverso una realizzazione fatta a mano di altissimo livello. Dei gioielli scultura che “si distinguono per una rigorosa lavorazione artigianale e un gusto ironicamente raffinato di chiara suggestione mediterranea. Per quanto ci sia una preziosità legata al metallo quello che più conta è la sperimentazione, il design, lo studio di forme e come queste si combinano con i diversi materiali”, spiega Dafne. La quale annuncia entusiasta l’apertura di Nada for Nada Lab, i loro primo laboratorio-negozio, in via Crispi 85, sempre a Napoli, “nel quartiere di Chiaia, esattamente di fronte al prestigioso Palazzo, oggi dimora dell’Istituto francese Le Grenoble con a fianco Villa Ruffo, residenza delle figlie di Benedetto Croce e dello scrittore polacco Gustaw Herling. Una zona che ha contribuito alla nascita del liberty napoletano. Non potevamo trovare casa migliore. Siamo protette, da una storia culturale napoletana, importante.”

 

From Milan to the whole of Italy, creative minds are able to interpret earrings, bracelets, rings, necklaces, parure and hybrids, in a very personal way. They experiment, dirty their hands, destroy and recreate their vocabulary, without fear, sometimes combining the craftsmanship techniques of their territory, others experimenting with new materials, poor, but the intrinsic result is great.

In this portrayal of the new expressions of present-day jewelry, characterized by limited, if not unique, and hand-made pieces, to which a deep aesthetic concept is combined, Sicily could not be missing, a land of unparalleled hands and raw materials. Like coral, among the primary materical sources of Cristiana Turano Campello, creator in that of Sciacca. In her study she invents original forms, assemblies and poetics. In fact, each piece produced "comes from raw materials, such as silver and gold alloys, which are melted by me to create the jewels that I have in mind and come to life", explains the designer. At the moment, "I am developing a new technique of image impression on metal, still undergoing experimentation".

From Etna to Vesuvio. We are in Naples, at Nada for Nada, founded by Dafne and Ivana Forastiere, sisters and both designers. Their creative workshop creates jewels that contain three concepts: identity, craftsmanship and aesthetics. They are designed with a language-tribute to their region and its elements. This is how the Onda, Vulcano, S'cuorno and Eruzioni collections are born, to which are added, among others, the latest: Ellipsis and Ofis. But do not think of it as a real reproduction of these elements. Rather, it is the putting into practice of the sensations, the perfumes, the culture, then the Neapolitan DNA, through a hand-made realization of the highest level. Sculpture jewels that "stand out for a rigorous craftsmanship and an ironically refined taste of clear Mediterranean suggestion. Although there is a preciousness linked to metal, the most important is experimentation, design, the study of shapes and how these are combined with different materials", explains Dafne. Announcing enthusiastically the opening of the Nada for Nada Lab, their first work-shop, in via Crispi 85, still in Naples, "in the Chiaia district, exactly in front of the prestigious Palazzo, now home of the French Institute Le Grenoble alongside Villa Ruffo, the residence of the daughters of Benedetto Croce and the Polish writer Gustaw Herling. An area that has contributed to the birth of the Neapolitan liberty. We could not find a better home. We are protected from an important Neapolitan cultural history. "

 

 

 

Nada for Nada Lab, a Napoli, in via Crispi 65

Maya Sabbatini, collezione THE FACE, work in progress

 

 

Tra gli ulivi e i vigneti delle colline umbre si esprime il gioiello contemporaneo di Maya Sabbatini . Il suo modus operandi artigianale fa rientrare tutto il processo nel concetto di forma, e lo realizza attraverso la tecnica della cera persa poiché “posso sfruttare al meglio la morbidezza e la malleabilità che ha la cera per creare i prototipi che poi verranno fusi in metallo.” E lo dimostrano diverse collezioni come Paper Cut e “Black Coral, in cui ho cercato di ricreare, tramite il chiaroscuro dell'argento e l'ossidazione dello stesso, la forma e la superficie del corallo nero.” Tornando ai campioni, essi sono estremamente utili alla designer, trasferitasi a Roma nel 2010 per frequentare il corso di oreficeria all’Accademia delle Arti Orafe, dal momento che la sua arte è dettata dall’istinto, il quale la rende in questo modo un continuo “work in progress perché mi capita a volte di aggiungere delle idee all'ultimo momento, e rendermi conto che proprio quell'idea estemporanea sia diventata la forza di tutto il progetto.” 

Dall’Appenino, ci si muove alla volta di Padova, dove ha sede il carattere all’avanguardia dei monili in cartapesta e argento di Michela Boschetto , designer e architetto. Ed è l’ultima professione a segnare l’aspetto estrinseco dei suoi gioielli. Ognuno di essi infatti è marcato dalle linee pure e geometriche prassi dell’architettura, riecheggianti il periodo artistico della Bauhaus, almeno per alcuni di essi. Formatasi con l’artista Lucia Davanzo, della locale scuola orafa, allieva del maestro Francesco Pavan, “con lei ho appreso molto e ancor oggi continuo un percorso per arricchire le mie conoscenze sulle tecniche dell’arte orafa e delle relative metodiche progettuali.” Dunque, come si realizza un suo pezzo? Per lei è sempre stata una sfida, un modo di mettersi alla prova. “Come prima fase c’è la realizzazione del bozzetto, con una mia idea o con un’idea commissionata. Dopo è necessario ed essenziale programmare ogni passaggio, un vero e proprio progetto esecutivo. Realizzo la cartapesta con la forma e carte adeguate all’idea. Successivamente mi sposto in laboratorio per preparare l’elemento in metallo, che lavoro a mano, utilizzando gli strumenti del mestiere: lamino, trafilo e saldo, fino a ottenere quanto mi serve. Infine riprendo la cartapesta preparata, la unisco al metallo ed ottengo così la mia creazione, sempre unica.” 

 

Among the olive trees and vineyards of the Umbrian hills expresses the contemporary jewel of Maya Sabbatini. Her artisanal modus operandi makes the whole process fall within the concept of shape, and she realizes it through the lost-wax technique because "I can make the most of the softness and malleability that the wax has to create the prototypes that will then be melted in metal. "And there are several collections such as Paper Cut and “Black Coral, in which I tried to recreate the shape and the surface of the black coral through the chiaroscuro of the silver and the oxidation of the same.” Returning to the samples, they are extremely useful to the designer, who moved to Rome in 2010 to attend the goldsmith course at the Accademia delle Arti Orafe, since her art is dictated by instinct, which makes it in this way a continuous “work in progress because it happens to me to add ideas at the last moment, and realize that precisely that extemporaneous idea has become the strength of the whole project.”

From the Appenino, we move to Padua, where the cutting-edge character of Michela Boschetto’s works, designer and architect, is based. And it is the last profession to mark the extrinsic aspect of her jewels. Each of them is in fact marked by pure geometric lines and architectural praxis, echoing the artistic period of the Bauhaus, at least for some of them. Formed with the artist Lucia Davanzo, of the local goldsmith school, a pupil of Maestro Francesco Pavan, “with her I learned a lot and even today I continue a journey to enrich my knowledge on goldsmith techniques and related design methods”. But, how is one of her pieces made? For her it has always been a challenge, a way of testing oneself. "As a first step there is the realization of the sketch, with my idea or with a commissioned idea. Afterwards it is necessary and essential to plan each step, a real executive project. I make the papier-mâché with the form and papers suitable for the idea. Then I move to the laboratory to prepare the metal element, which I work by hand, using the tools of the job: I roll, draw and balance, until I get what I need. Finally, I take the prepared papier-mache, join it to the metal and thus obtain my creation, which is always unique."

 

 

Chiò, spilla Fenice in argento, oro, diamanti, opale e perla scaramazza 

 

 

 

Michela Boschetto, orecchini "blue" in cartapesta, argento e pigmento

 

 

 

A Milano, ultima tappa di questo breviario, c’è Chiò . La sua esperienza artistica nasce dalla scultura figurativa in resina, la quale, evolvendosi nel tempo, giunge a unirsi a quella del gioiello. Ma non è possibile limitare a tale definizione il suo mondo. Se esiste, infatti, un elemento che caratterizza la sua attività, lo si ritrova e riconosce nella ricerca. Sperimentazione che però non nasce dalla voglia di andare oltre, di mettersi in gioco, come può essere nel caso della Sabbatini, piuttosto è uno studio dettato da un movimento interiore: ciò che muove il progetto di Chiò è la sensibilità, a cui si aggiunge l’esperienza manuale. Il tutto attraverso dei medium come i metalli, le pietre e la carta, materiale spesso usato nelle sue figure e prossimamente sul gioiello, a cui fa corrispondere un importante modo di divulgarla, quello della parola. “Per me l’arte è sinonimo di comunicare.”, dichiara l’artista, mentre espone le sue opere presso la Galleria Rossini di Milano. Che sia litografia, serigrafia, xilografia, calcografia - tecniche approfondite negli ultimi anni a Urbino, presso Laboratoriliberi - o l’arte del gioiello. Non a caso, uno dei monili in argento che ha realizzato, con l’ausilio del processo dell’acquaforte, è ispirato al concetto di dispositivo elaborato da Focault, secondo cui, brevemente, ognuno di noi ha un modo unico di comunicare, rappresentato, appunto, da un dispositivo.

Valentina Agnesi ha fondato la sua figura di silversmith in Vanesi , il suo progetto dedicato al gioiello contemporaneo. Lei è una di quelle persone a cui piace sentire le cose e come esse si evolvono. plasmandole. Gioca con il fuoco, l’argento viene manipolato dalle sue mani, per accogliere, di base, due soli elementi: lo zaffiro e il diamante. Questi, però, non sono i protagonisti, sono solo il dettaglio discreto di un oggetto personale, profeta d’identità, che decide di divulgare. Il minimalismo organico da cui nasce ogni creazione è frutto dell’istinto e non passa mai dalla razionalità, anche quando lo realizza, affacciandosi, probabilmente suo malgrado, alla scientificità della tecnica. I suoi monili sono provocatori, ironici, riflessivi ed eleganti. Le collezioni sono una rilettura della sua esperienza ma anche di quella sociale, come avviene in Faith, Life e Veins, attraverso un’allegoria interpretativa propria, conoscibile solo a lei. Riflette sul senso di libertà nel momento di costrizione autoimposta. Pensa attraverso i suoi manufatti.

 

In Milan, the last stop of this breviary, there is Chiò. Her artistic experience comes from the figurative sculpture in resin, which, evolving over time, comes to join the jewel. But it is not possible to limit her world to this definition. In fact, if there is an element that characterizes her activity, it is found and recognized in research. Experimentation, however, that does not arise from the desire to go further, to get involved, as it may be in the case of Sabbatini, rather it is a study dictated by an inner movement: what moves the project of Chiò is sensitivity, to which is added manual experience. All through mediums such as metals, stones and paper, a material often used in her figures and soon on the jewel, which is matched by an important way of spreading it, that of the word. "For me, art is synonymous with communicating", says the artist, while she exhibits her works at the Galleria Rossini in Milan. Whether it is lithography, silk-screen printing, woodcut, or chalcography - in-depth techniques in recent years in Urbino, at Laboratoriliberi - or the art of jewelery. It is not by chance that one of the silver jewelery that she made, with the aid of the etching process, is inspired by the concept of device developed by Focault, according to which, briefly, each of us has a unique way of communicating, represented, precisely, from a device.

Valentina Agnesi founded her figure of silversmith in Vanesi, her project dedicated to contemporary jewelery. She is one of those people who like to feel things and how they evolve. shaping them. She plays with fire, the silver is manipulated by her hands, to accommodate, basically, only two elements: the sapphire and the diamond. These, however, are not the protagonists, they are just the discrete detail of a personal object, a prophet of identity, that decides to divulge. The organic minimalism from which every creation is born is the fruit of instinct and never passes from rationality, even when it is realized, looking, probably against her will, to the scientific nature of the technique. Her jewelry is provocative, ironic, thoughtful and elegant. The collections are a rereading of her experience but also of the social one, as happens in Faith, Life and Veins, through an interpretive allegory of her own, knowable only to her. She reflects on the sense of freedom in the moment of self-imposed compulsion. She think through her artifacts.

 

 

 

 

Vanesi, Elsa, bracciale in argento

 

 

 

Questi nomi sono solo una parte del portfolio che accoglie le storie degli artisti del gioiello. Attraverso le loro parole, esperienze e, soprattutto, creazioni, è possibile non solo porre fine al dilemma della gioielleria intesa come arte tra le arti, ma anche comprendere come siano varie le forme di espressione che conducono all’oggetto finale. Che siano legate alla tradizione o all’avanguardia, esse sono motivate dalla personalità di chi le realizza, e non dal mercato fine a se stesso, non dall’esigenza di vendita, tuttavia importante. La voglia di dire, di raccontare viene prima dell’atto conclusivo, rendendo quest’ultimo, forse inconsciamente, traduzione del proprio pensiero. 

 

These names are just a part of the portfolio that welcomes the stories of the jewel artists. Through their words, experiences and, above all, creations, it is possible not only to end the dilemma of jewelery as an art among the arts, but also to understand how the various forms of expression that lead to the final object are various. Whether they are linked to tradition or the vanguard, they are motivated by the personality of those who make them, and not by the market as an end in itself, not by the need to sell, however important. The desire to say, to tell comes before the final act, making the latter, perhaps unconsciously, a translation of one's own thought.

 

 

 

 

 

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