Leonardo Gambini: un artista in continua ricerca. Una costante: il colore / Leonardo Gambini: an artist in continuous research. A constant: the color

Leonardo Gambini

 

 

 

 

Forme e colori, minimal e sintetiche, utilizzate per trasmettere emozioni ed energia. Trasparenze ricercate nell’utilizzo del plexiglass per indagare se stessi ed elementi “rubati” alla Street Art da rileggere in chiave contemporanea e attuale, proposte col fine di suscitare continue domande nel fruitore. Un’intervista a Leonardo Gambini.

 

Shapes and colors, minimal and synthetic, used to convey emotions and energy. Transparencies sought in the use of plexiglass to investigate themselves and "stolen" elements of Street Art to be reread in a contemporary and current key, proposed with the aim of arousing continuous questions in the user. An interview with Leonardo Gambini.

 

 

Qui e ora, come ci sei arrivato? Raccontaci della tua esperienza formativa.

 

- È una domanda molto forte per me. Solitamente rispondo in maniera molto schematica (e a volte ripetitiva) ma ora desidero rispondere in maniera molto più profonda perché vorrei dedicare questa intervista a chi mi ha reso artista: mio padre. Infatti credo che ognuno di noi abbia una storia scritta nel sangue e io ho avuto la fortuna di essere nato da due genitori splendidi. Mio padre è un grande artista pittorico che lungo la sua vita ha deciso di affiancare la sua arte alla moda nel quale ha lasciato impronte importanti lavorando fin da giovane come modellista per i marchi più importanti al mondo. Grazie all’aiuto di mio padre e di mia madre e alla forza di queste due personalità, ho deciso fin da piccolo cosa avrei voluto fare “da grande”: l’ artista. Anche se avevo appena 9 anni quando presi questa decisione, avevo già la consapevolezza che non sarebbe stata una cosa facile e che dovevo avere una grande determinazione per andare avanti. Iniziai in quegli anni la mia ricerca artistica tramite la street art: inizialmente utilizzavo le pareti di casa come fogli bianchi su cui sperimentare ma ben presto quelle pareti mi furono strette. Fu in quel periodo che iniziai a viaggiare per l’Italia per far conoscere più possibile la mia arte. Il mio intento era quello di eseguire ritratti sempre più realistici e imponenti nelle dimensioni. All’età di 19 anni mi sono trasferito a Milano per studiare presso l’Accademia Di Belle Arti Di Brera perché sin da piccolo ne sentivo parlare in casa come una tra le accademie più importanti al mondo. Con il tempo ho capito però che la cosa più bella di Brera era la possibilità di vivere nella città più stimolante d’Italia (non solo a livello artistico): Milano. La sua caratteristica accoglienza e il suo imporre tempi stretti e veloci, sono diventati per me uno stile di vita e ora come ora non vorrei vivere in nessun altra città d’Italia. È grazie alla città di Milano se sono riuscito ad evolvere il mio lavoro e trasformarlo da iper realista a un arte molto geometrica minima e essenziale. -

 

Here and now, how did you get there? Tell us about your training experience.

 

- It is a very strong question for me. Usually I answer very schematically (and sometimes repetitive) but now I would like to dedicate myself to answering much more deeply because I would

dedicate this interview to the person who made me an artist: my father. In fact, I believe that each of us have a story written in their blood and I was lucky enough to be born from two beautiful parents. My father is a great pictorial artist who throughout his life has decided to combine his art with fashion in which he has left important marks working since a young age as a model maker for the most important brands in the world. Thanks to the help of my father and my mother and the strength of these two personalities, I decided to do something great: the artist. Even though I was just 9 when I made this decision, I had already noticed that it wasn't going to be an easy thing and that I had to have a great determination to move forward. In those years I started my artistic research using street art: initially I used my house walls as white sheets on which I experimented but soon those walls were tight to me. It was in that period that I began to travel around Italy to get to know my art better. My intent was to make portraits that are increasingly realistic and impressive in size. At the age of 19 I moved to Milan to study at the Brera Academy of Fine Arts because since I was a child I heard of it at home as one of the most important academies in the world. Over time, however, I understood that the most beautiful thing about Brera was the possibility of living in the most stimulating city in Italy (not only on an artistic level): Milan. Its characteristic welcome and its imposing tight and fast times have become a lifestyle for me and as of  now I would not like to live in any other city in Italy. It is thanks to the city of Milan if I had been able to evolve my work and transform it from hyper realist into a minimal and essential very geometric art. -

 

 

Opera di Leonardo Gambini

 

 

 

Dal figurativo al minimale, quale processo ti ha portato qui?

 

- Semplicemente tanto studio. Ero stanco di rappresentare situazioni figurative dopo 10 anni in cui mi cimentavo esclusivamente in quello. 

Quando mi sono trasferito a Milano ho ampliato la mia cultura artistica partecipando attivamente a inaugurazioni e eventi. Il mio processo è stato una conseguenza dopo un lungo periodo di pausa artistica. In sintesi tutti è successo molto più velocemente di quanto si possa pensare: questione di ore, massimo giorni! -

 

From figurative to minimal, what process brought you here?

 

- Simply a lot of study. I was tired of representing figurative situations after 10 years in which I had only ventured into that.

When I moved to Milan I expanded my artistic culture by actively participating in inaugurations and events. My development  was the consequence  of a long period of artistic pause. In summary everything has happened much faster than you might think: matter of hours, maximum days! -

 

Qual è la tua fonte d’ispirazione? Dove poni lo sguardo quando le idee tardano ad arrivare?

 

- La mia fonte d’ispirazione è stata sempre la società nella quale vivo.

Per mia fortuna le idee mi arrivano quasi sempre prima della necessità. Mi è accaduto solo una volta che non avessi ispirazioni e questo è successo quando avevo voglia di cambiare drasticamente ciò che stavo facendo anche se non avrei mai pensato di diventare così minimal e sintetico da un’opera estremamente figurativa. In quel periodo mi ricordo che ho posto lo sguardo in me stesso; forse dovevo semplicemente scoprire qualcosa che non conoscevo ancora di me. -

 

What is your source of inspiration? Where do you look when ideas are lacking?

 

- My source of inspiration has always been the society in which I live.

Fortunately for me, ideas almost always come before the need. It only happened to me once that I had no inspiration and this happened when I wanted to drastically change what I was doing even if I never thought of becoming so minimal and synthetic from an extremely figurative work.

At that time I remember that I looked into myself; maybe I just had to find out something I didn't know about myself yet. -

 

 

 

Leonardo Gambini, Quistello, 2019

 

 

 

 

Che ruolo hanno la trasparenza e la luce nelle tue opere?

 

- La trasparenza è stata molto importante nel mio primo progetto minimal delle “teche” o “scatole colorate trasparenti”. In questo progetto era molto importante anche il ruolo della luce perché completava la mia opera rendendola diversa durante le diverse fasi della giornata. Questo mi permetteva di poter descrivere appieno quello che volevo trasmettere: “l’essere se stessi trasmutando naturalmente nel tempo ma senza dover ricorrere all’uso di maschere”. -

 

What role do transparency and light play in your works?

 

- Transparency was very important in my first minimal showcase project

"Transparent colored boxes". The role of light was also very important in this project because it completed my work making it different during the different phases of the day. This allowed me to be able to fully describe what I wanted to convey: "being if I was transmuting naturally over time but without having to resort to the use of masks”. -

 

 

Qual è il tuo modus operandi, il procedimento che ti porta all’opera finita?

 

- Il mio procedimento per fare un’opera è semplicemente vivere: accumulare energie per poi scaricarle positivamente nella realizzazione di un’opera alla quale sono ispirato al momento. In tutto questo divenire, il procedimento tecnico cambia da opera ad opera. -

 

What is your modus operandi, the procedure that brings you to the finished work?

 

- My procedure for doing a work is simply to live: to accumulate energy to then input them positively in the realization of a work to which I am inspired at that moment. In all this development, the technical process changes from work to work. -

 

Opera di Leonardo Gambini

 

 

 

 

Le forme che crei, i colori che scegli, sono “luoghi” o “emozioni”?

 

- Le forme che creo e i colori che scelgo sono per me emozioni. Grandi emozioni! Cerco di mettere tutte le mie energie che provo (come detto sopra) nelle mie opere; credo che a volte siano più vive le mie opere che io che le realizzo. -

 

The shapes you create, the colors you choose, are "places" or “emotions"?

 

- The shapes I create and the colors I choose are emotions for me. Big emotions! I try to put all energies that I feel (as mentioned above) into my works; I believe that sometimes my works are more alive than I who make them. -

 

 

Negli ultimi anni hai sperimentato oltre la serie “Teche”… Altri progetti che sono venuti a seguito della serie delle Teche sono la serie “Make Up” che realizzo dal 2017, la serie “Street”, la serie “Bossoli”e la Serie “Donut”.

 

- La serie “Make Up” sono lavori realizzati con i Pysla che viene utilizzato come un gioco per bambini. Con questo materiale ho voluto realizzare un progetto molto giocoso ma super costruito; in ogni opera vengono assemblate migliaia e migliaia di perline appoggiate poi su una teca in Plexiglass. Anche se può sembrare semplice nella realizzazione, consiste in un lavoro lungo e meticoloso che richiede molta concentrazione fino all’ultimo passaggio rischiando in ogni momento di buttar via tutto il lavoro fatto. È un progetto che ho pensato per rappresentare ancora una volta la mia idea di maschere della società ma qui in una versione più diretta. Infatti se con il lavoro delle teche l’intento era quello di si, rappresentare la società piena di maschere ma anche incitare a essere se stessi senza filtri, qui mostro ciò che siamo. Esseri umani che sono obbligati ad indossare maschere attribuite da altri per l’apparire pubblico. Articolati e complessi come i miei lavori. La serie “Street” è un progetto che seguo e porto avanti dal 2017. Come ho detto sopra, le mie prime orme nel mondo artistico provengono dalla street art da cui mi sono separato per qualche anno quando sono arrivato a Milano perché non mi sentivo più parte della corrente ritrattista. Con i lavori sul plexiglass ho sviluppato un taglio nettamente concettuale e geometrico che ho deciso da qualche anno di riportare sui muri. Nasce così il mio progetto “street” in cui realizzo delle grafiche che sono molto riconoscibili. Questo lavoro viene realizzato su muri/tele/altri supporti con l’idea di realizzare delle opere per una fascia molto più commerciale che da la possibilità a tutti di avere una mia opera nella propria abitazione. Legata alla mia storia e al mio passato nella street art è anche la serie che ho intitolato “Donut” (2020). Come detto sopra, ho iniziato a fare arte attraverso l’uso di bombolette spray e con questo lavoro ho voluto omaggiate questa tecnica pittorica prendendo un elemento che contraddistingue le singole bombolette: il colore. Con questa idea, sono andato a prelevare da ogni bomboletta le plastiche presenti nella parte superiore che rappresentano il colore dello spray. Unendo insieme questi elementi (chiamati appunto donut), uno accanto all’altro in centinaia di esemplari, compongo la mia opera. La plastica è sempre un elemento comune e ricorrente dei miei progetti. Il vero intento in quest’opera è quello di rappresentare delle cellule impazzite (in maniera positiva). Trovandoci in un periodo di forte emotività sociale a causa del corona virus che sta cambiando la nostra quotidianità, ho voluto omaggiate la forza energetica di cui ogni essere umano è composto: la cellula. A ognuna di esse ho poi voluto dare del carattere attraverso l’uso del colore. Sicuramente questo progetto avrà varie evoluzioni nel tempo.

La serie “Bossoli” è uno progetto che ho iniziato a realizzare all’inizio di quest’anno. Il progetto è nato nella mia terra: le Marche e più precisamente nel mio paesino di 9000 abitanti (Filottrano), nel cuore della regione, in cui non è difficile imbattersi in cacciatori o amanti della caccia. Un progetto molto elegante creato assemblando centinaia e centinaia di bossoli da caccia. Se ad un primo sguardo da lontano possiamo notare solo linee molto minimal che vanno a creare linee Rosse ed Oro, una volta che ci avviciniamo notiamo come l’opera sia composta da milioni di Bossoli affiancati gli uni agli altri. Voglio creare una sorta di dubbio nello spettatore tra percezione e realtà, primo aspetto e osservazione attenta.

 

In recent years you have experimented beyond the "Teche" series… Other projects that have come as a result of the Teche series are the "Make Up" series that I have been making since 2017, the "Street" series, the "Bossoli" series and the "Donut" series.

 

- The “Make Up” series are works made with Pysla which is used as a game for children. With this material I wanted to create a very playful but super-built project; in each work thousands and thousands of beads are assembled then placed on a Plexiglass case. Although it may seem simple in the implementation, it consists of a long and meticulous work that requires a lot of concentration until the last step, risking at any time to throw away all the work done. It is a project that I thought to once again represent my idea of a masked ​​society but present in a more direct version. In fact, if the intent was with the work of the display cases, to represent the society full of masks but also to encourage oneself to be unfiltered, here I show what we are. Human beings who are forced to wear masks attributed by others for appearing public. As articulate and complex as my works. The "Street" series is a project that I have been following and carrying on since 2017. As I said above, my first footsteps in the artistic world come from street art from which I separated for a few years when I arrived in Milan because I no longer felt part of the portraitist current. With the work on plexiglass I developed a clearly conceptual and geometric cut that I decided to bring back to the walls for a few years. Thus was born my "street" project in which I create graphics that are very recognizable. This work is carried out on walls / canvases / other supports with the idea of ​​creating works for a much more commercial range that gives everyone the opportunity to have my own work in their home. Linked to my history and my past in street art is also the series that I entitled "Donut" (2020). As mentioned above, I started making art through the use of spray cans and with this work I wanted to pay tribute to this pictorial technique by taking an element that distinguishes the individual cans: the color. With this idea, I went to take the plastic in the upper part representing the color of the spray from each can. By combining these elements together (called donuts), one next to the other in hundreds of copies, I compose my work. Plastic is always a common and recurring element of my projects. The real intent in this work is to represent crazy cells (in a positive way). Being in a period of strong social emotion due to the Corona virus that is changing our daily lives, I wanted to pay tribute to the energetic force of which every human being is composed: the cell. I then wanted to give   each of them some character through the use of color. Surely this project will have various evolutions over time. The "Bossoli" series is one of the projects that I started carrying out earlier this year. The project was born in my land: the Marche and more precisely in my village of 9000 inhabitants (Filottrano), in the heart of the region, where it is not difficult to come across hunters or hunting lovers. A very elegant project created by assembling hundreds and hundreds of hunting shell cases. If at a first glance from afar we can see only very minimal lines that create Red and Gold lines, once we get closer we notice how the work is composed of millions of Cases placed side by side. I want to create a sort of doubt in the viewer between perception and reality, first aspect and careful observation.

 

Opera di Leonardo Gambini

 

 

 

Quali sono i tuoi progetti futuri? A cosa aspiri?

 

- I miei progetti futuri sono già presenti: è infatti da qualche mese che ho deciso di lavorare a nuovi progetti togliendo molta attenzione dal progetto che fin ora mi ha dato molta notorietà nell’ambiente artistico e mi ha fatto inserire nel mercato dell’arte (lI progetto delle “teche” in plexiglass). Per la sua caratteristica di aver bisogno dell’uso di molti macchinari appositi, il lavoro sui plexiglass non mi ha mai dato la piena libertà di esprimermi. Mi sono messo a tavolino e mentre eseguivo le mie ultime teche ho studiato nuovi progetti da realizzare che mi rappresentassero e che potessero essere un’evoluzione del lavoro da me eseguito fin ora. Con quest'ottica ho cercato nuovi progetti che avrei potuto realizzare con più tranquillità nel mio studio in intimità senza l’aiuto di altri studi per chiedere supporto. Da questa idea sono nate le serie sopra citate. -

    

What are your future projects? What do you aspire to?

 

- My future projects are already present: in fact, for some months now I have decided to work on new projects, removing a lot of attention from the project that has given me a lot of notoriety in the artistic environment and has made me enter the art market (lI plexiglass display cases project). Due to its characteristic of needing the use of many special machines, the work on plexiglass has never given me full freedom to express myself. I sat down at the table and while I was doing my latest cases I studied new projects to be implemented that would represent me and that could be an evolution of the work I have done so far. With this in mind, I looked for new projects that I could have carried out more confidently in my intimate studio without the help of other studies to ask for support. From this idea the above mentioned series were born. -

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