Living in a painting: la mostra che inaugura la nuova sede della galleria Twenty14 Contemporary / Living in a painting: the exhibition that opens Twenty14 Contemporary’s new location

15 Nov 2018

 

 

Living in a painting by Twenty14 Contemporary

 

 

 

A Milano inaugura domani venerdì 16 novembre il secondo capitolo della storia narrata dalla Twenty14 Contemporary gallery. Lo spazio, situato nella tranquilla via Luigi Mangiagalli 5 in zona Città Studi e ristrutturato per l’occasione dalle curatrici Matilde Scaramellini ed Elena Vaninetti insieme a Studio Arme, accenderà le proprie luci in occasione del vernissage della mostra Living in a painting, frutto della collaborazione tra l’artista svizzera Maya Rochat e il designer italiano Pietro Russo

 

Tomorrow, November 16th, the second chapter of the story told by the Twenty14 Contemporary gallery will be inaugurated in Milan. The space, located in the quiet via Luigi Mangiagalli 5 in the Città Studi area and renovated for the occasion by the curators Matilde Scaramellini and Elena Vaninetti together with Studio Arme, will turn on their lights during the vernissage of the exhibition Living in a painting, the result of collaboration between the Swiss artist Maya Rochat and the Italian designer Pietro Russo.

 

 

Forte dell’idea che l’arte possa comunicare non solo a livello visivo ma anche attraverso gli altri sensi, il nuovo percorso dello spazio muove con un’esibizione che coinvolge sia l’aspetto estetico che quello progettuale della creazione artistica. Ecco perché il titolo contiene la parola living, la quale è in grado di spiegare l’intento complessivo del progetto firmato Scaramellini e Vaninetti: «La mostra - spiegano le curatrici - dà il via a un palinsesto che ripensa lo spazio espositivo e lavora sull’unicità delle opere proposte. Attraverso il dialogo diretto tra immagine e design, arte per eccellenza che invita a essere vissuta e consumata, T14 invita lo spettatore a vivere un’esperienza che va oltre il guardare e non toccare.» 

 

Strong of the idea that art can communicate not only visually but also through the other senses, the new path of the space moves with an exhibition that involves both the aesthetic and the design aspects of the artistic creation. That is why the title contains the word living, which is able to explain the overall intent of the project by Scaramellini and Vaninetti: «The exhibition - explain the curators - gives way to a program that reconsiders the exhibition space and works on the uniqueness of the projects proposed. Through direct dialogue between image and design, art par excellence that invites to be lived and consumed, T14 invites the spectator to live an experience that goes beyond looking and not touching.»

 

 

Maya Rochat, Living in a painting, 2018

 

 

 

I protagonisti del debutto, Rochat e Russo, enfatizzano con il loro lavoro la seconda fase della galleria: l’artista svizzera con le sue opere in grado di creare un métissage armonico fatto di colori, fotografia e arte plastica e l’interior e product designer per il suo approccio: «Lo spazio per Pietro viene concepito come una sensazione, ecco perché ogni sua creazione risulta vibrante di echi profondissimi.» Spiegano dalla galleria, andando così ad sviluppare il senso del perché il nuovo loro percorso voglia coinvolgere il pubblico senza che esso si trovi costretto a decifrare unicamente la didascalia dell’opera esposta. «Pensando a come avremmo voluto il nuovo spazio espositivo ci siamo poste una fondamentale domanda: che cosa vogliamo trasmettere? La risposta è partita da un’affermazione in negativo: non vogliamo che le persone debbano leggere le istruzioni prima di avvicinarsi a un’opera.»

 

The guests of the debut, Rochat and Russo, emphasize with their work the second phase of the gallery: the Swiss artist with her works able to create a harmonious métissage made of colors, photography and plastic art and the interior and product designer for his approach: «The space for Peter is conceived as a sensation, that's why every creation is vibrating with deep echoes.» They explain from the gallery, thus developing the sense of why their new path wants to involve the public without it being forced to decipher only the caption of the exhibited work. «Thinking about how we wanted the new exhibition space, we asked ourselves a fundamental question: what do we want to convey? The answer came from a negative statement: we do not want people to read the instructions before approaching a work.»

 

 

Pietro Russo, Bookshelf Romboidale

 

 

 

Il movimento delle opere di Rochat, il loro non essere statiche, rigide, permette ai visitatori di scoprirsi parte dello spazio - sia fisico che concettuale - della mostra. Il caos della creativa si modula con il rigore informale di Russo, andando così a bilanciare la messa in scena che sarà il filo rosso delle successive mostre in programma per T14, le quali vedranno l’arte contemporanea, sopratutto quella legata alla fotografia, coinvolta in un dialogo sempre più avvincente con il design. 

 

The movement of Rochat's works, their not being static, rigid, allows visitors to discover part of the space - both physical and conceptual - of the exhibition. The chaos of the creative is modulated with Russo’s informal rigor, thus balancing the staging that will be the thread of the subsequent exhibitions scheduled for T14, which will see contemporary art, especially that related to photography, involved in an increasingly compelling dialogue with design.

 

twenty14contemporary.com

studioarme.com

Share on Facebook
Share on Twitter
Share on Google +
Please reload

  • Black Icon Instagram
  • Nero Twitter Icon
  • Nero Facebook Icon

WEB DESIGN by Annamaria Maisto

Copyright © Nouvelle Factory