Partecipazione: artisti, istituzioni e Stato uniti per un’arte pubblica / Participation: artists, institutions and State united for a public art

26 Apr 2020

Hans-Ulrich Obrist, 2012 Photo by Kalpesh Lathigra

 

 

 

Ci sono momenti in cui l’unità e la necessità di poesia, bellezza e armonia è più forte che in altri. E questo periodo di quarantena imposta dal Covid-19 fa emergere in modo deciso, per i più sensibili, il desiderio di un mondo-altro, in cui la fragilità della vita esiste, ma viene trasformata in qualcosa in grado si sublimare lo sguardo. Gli occhi assorbono così un po’ di pace e i pensieri sono costruttivi. Del resto pare proprio che oggi gli artisti siano più prolifici di prima. E bisogna ascoltarli, capire quali strade alternative alla fase pre-corona virus possono intraprendere le istituzioni che li rappresentano. Vale a dire le gallerie e i musei. È un sentimento comune in queste ultime settimane ma dietro questo pensiero c’è uno dei più grandi curatori svizzeri al mondo: Hans-Ulrich Obrist. Il direttore artistico delle Serpentine Galleries di Londra lancia i primi giorni di aprile un appello al governo della City (ma traducibile per qualsiasi altro Stato e città), relativo a “un progetto di arte pubblica per contrastare il Coronavirus, traendo ispirazione da quello attuato dal Presidente americano Roosevelt negli anni della Grande Depressione”. 

 

There are times when unity and the need for poetry, beauty and harmony is stronger than in others. And this period of quarantine imposed by Covid-19 brings out in a decisive way, for the most sensitive, the desire for a world-other, in which the fragility of life exists, but is transformed into something capable of sublimating the gaze. The eyes thus absorb a little peace and thoughts are constructive. Moreover, it seems that today artists are more prolific than before. And you have to listen to them, understand what alternative ways to the pre-corona virus phase can be taken by the institutions that represent them. Namely the galleries and museums. It's a common feeling in recent weeks but behind this thought there is one of the greatest swiss curators in the world: Hans-Ulrich Obrist. The artistic director of the Serpentine Galleries in London launches an appeal to the City government in early april (but translatable to any other states and city), relating to “a public art project to combat Coronavirus, drawing inspiration from that implemented by the American President Roosevelt in the Great Depression years”.

 

 

Jackson Pollock, The Deep, 1953

 

 

Il PWPA (Public Works of Art Project), inserito all’interno del WPA (Work Progress Administration, conosciuto anche come Work Project Administration) promosso da Roosvelt negli anni ’30, è un progetto di arte pubblica al quale Obrist guarda come modello. “È un progetto così affascinante se si considera dove ci troviamo ora, sia in termini di sostegno all’economia che di importanza nell’aiutare e prendersi cura degli artisti”, racconta Obrist. “Il governo del Regno Unito dovrebbe fare qualcosa del genere”. E quel “qualcosa” è ascoltare, unire e sostenere gli artisti e il loro lavoro. A quei tempi, per la cronaca, tra i 3700 nomi e le 15000 opere figurano soggetti noti in ogni parte del mondo e che certamente la pandemia non cancellerà: Jackson Pollock e Mark Rothko. All’epoca sono considerati emergenti, oggi delle star. 

 

The PWPA (Public Works of Art Project), inserted within the WPA (Work Progress Administration, also known as Work Project Administration) promoted by Roosvelt in the 1930s, is a public art project to which Obrist looks as a model. "It is such a fascinating project when you consider where we are now, both in terms of supporting the economy and in terms of helping and taking care of the artists”, says Obrist. "The UK government should do something like this." And that "something" is listening, uniting and supporting artists and their work. At the time, for the record, between 3700 names and 15000 works there are subjects known all over the world and that certainly the pandemic will not cancel: Jackson Pollock and Mark Rothko. During that period are considered emerging, today they are stars.

Jackson Pollock mentre dipinge nel suo studio

 

 

Difficilmente quando si è nel mezzo di una crisi economica e sociale i collezionisti acquistano opere degli emergenti, preferendo investire su nomi già affermati. In questo modo riducono notevolmente il rischio di fare un buco nell’acqua. Peccato che se una persona è artista, lo è a prescindere dagli anni di carriera, da quanto spazio gli è dato sui giornali o nelle fiere. Purtroppo, però, questo non vale nel complesso sistema del mercato dell’arte. Solo le istituzioni governative possono allora valorizzare l’intero patrimonio artistico, celebre o meno. Lo confermano altre due figure notevoli: la direttrice della Tate, Maria Balshaw e Hartwig Fischer, direttore del British Museum. In particolare Fischer spiega che “con la chiusura, molte entrate non sono più disponibili. Stiamo sicuramente affrontando un momento molto difficile che condividiamo con tutte le istituzioni in tutto il paese”. 

 

Hardly when you are in the midst of an economic and social crisis, collectors buy works by emerging ones, preferring to invest in established names. In this way they greatly reduce the risk of making a hole in the water. Too bad that if a person is an artist, it is regardless of his career years, how much space is given to him in newspapers or at fairs. Unfortunately, however, this does not apply in the complex system of the art market. Only governmental institutions can then enhance the entire artistic heritage, whether famous or not. Two other notable figures confirm this: the director of the Tate, Maria Balshaw and Hartwig Fischer, director of the British Museum. In particular Fischer explains that “with the closure, many entries are no longer available. We are certainly facing a very difficult time that we share with all institutions across the country”.

Mark Rohtko, Untitled, 1945-46 ca

 

 

Il fattore collaborazione è il concetto chiave attraverso il quale può concretizzarsi la proposta di Obrist. E non solo tra governi, musei, galleria e artisti. Proprio questi ultimi, infatti, dovrebbero unirsi in modo spontaneo tra di loro per chiedere allo Stato di dare loro valore. Durante gli anni di Roosvelt è tutto più facile: la mentalità è diversa, lo spirito solidale è parte integrante della vita dei giovani Pollock e Rothko. Invidie, dissapori sono presenti ma la voglia di creare qualcosa, di discutere e di esprimersi è molto più forte di qualche screzio. Oggi, anche quando si tratta di arte, molto spesso emergere l’individualismo, connaturato all’idea, per altro molto nord americana, del self-made man. Ma se si vuole salvare l’arte, la cultura, il bello, dunque la poesia data da dipinti, sculture, fotografie, installazioni e performance, ci vuole partecipazione di tutti gli attori. Oltre che ingenti liquidità.

 

The collaboration factor is the key concept through which Obrist's proposal can materialize. And not only between governments, museums, galleries and artists. Indeed, the latter should unite spontaneously with each other to ask the State to give them value. During the Roosvelt years everything is easier: the mentality is different, the spirit of solidarity is an integral part of the life of the young Pollock and Rothko. Envy, disagreements are present but the desire to create something, to discuss and to express oneself is much stronger than some disagreements. Today, even when it comes to art, individualism very often emerges, inherent in the idea, moreover very North American, of the self-made man. But if we want to save art, culture, beauty, therefore the poetry given by paintings, sculptures, photographs, installations and performances, we need participation of all the actors. In addition to huge liquidity.

 

 

Mark Rothko davanti a un suo dipinto

 

 

 

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