Polaroid e l’arte: quando il concetto di istantaneo fugge dalle logiche consumistiche / Polaroid and art: when the instant concept runs away from consumerist logic

20 May 2019

 

 

 

I salotti globali sanno tutto. Parlano di ogni cosa e affermano, imperanti, la tragicità del nostro tempo. Omologazione degli stili di vita, dei consumi; lotta alla plastica e, più in generale, all’inquinamento, il quale è tra le principali cause del surriscaldamento globale. Il digitale che prende il sopravvento sull’analogico: si fa tutto con lo smartphone e non si leggono più libri. 

In generale sono questi gli argomenti trattati quotidianamente, anche dei media. Ma esiste un altro mondo, ben inserito in quello appena riassunto, che interpreta ciò che vede attraverso uno strumento che andava di moda già durante i fifties e che da un paio di anni è tornato in auge: la polaroid. Vintage o nuova, la comunità di polaroiders è sempre più vasta, con il pregio, tuttavia, di rimanere una nicchia, seppur compatta. 

 

Global parlors know a lot. They speak of everything and affirm, imperanti, the tragedy of our time. Homologation of lifestyles, consumption; fight against plastic and, more generally, against pollution, which is one of the main causes of global warming. Digital that takes precedence over analogue: we do everything with our smartphone and we don't read books anymore.

In general these are the topics dealt daily, discussed also by the media. But there is another world, well inserted in the one just summarized, that interprets what it sees through an instrument that was in fashion already during the fifties and that since a couple of years has returned in vogue: the polaroid. Vintage or new, the community of polaroiders is increasingly vast, with the advantage, however, of remaining a niche, albeit compact.

 

 

© R. Hamilton. All Rights Reserved, DACS 2018.

 

 

Perché il modo di fare fotografia istantanea è una metafora per provare a pensare di vivere in modo se non più sano, certamente attinente alla realtà? Il motivo risiede nel meccanismo, sempre lo stesso fin da quando modello 95 viene rivelato al mondo nel 1947, presso la Optical Society of America. Creato da Edwin Herbert Land, con il supporto del fotografo Ansel Adams, il primo esemplare di Polaroid è nato dopo una semplice domanda, fatta dalla figlia di Land al padre: perché non è possibile vedere subito ciò che si è scattato?. Quindi, tornando al concetto di base con cui la macchina è stata congegnata, si può dire che è l’idea dell’immediatezza a essere seducente. La fotografia istantanea. Ma se nel secondo dopo guerra poteva avere una valenza prettamente consumistica - voglio e ottengo subito qualcosa, anche un’immagine - oggi  la caratteristica assume un significato completamente diverso. 

 

Why is the way of taking instant photography a metaphor for trying to think of living in a way that is healthier, certainly relevant to reality? The reason lies in the mechanism, always the same since the 95 model was revealed to the world in 1947, at the Optical Society of America. Created by Edwin Herbert Land, with the support of photographer Ansel Adams, the first Polaroid specimen was born after a simple question, made by Land's daughter to her father: why is it not possible to immediately see what kind of picture was taken? So, going back to the basic concept with which the machine was designed, we can say that it is the idea of ​​immediacy that is seductive. Instant photography. But if in the second post-war period it could have a purely consumerist value - I want and immediately get something, even an image - today the characteristic takes on a completely different meaning.

 

 

© Daniele Pezzoli, 2015

 

 

È vero, quando si realizza una polaroid lo scatto è visibile appena dopo pochi minuti. Ma è anche altrettanto noto che si tratta di fotografia analogica, nella più elementare definizione: la foto o esce bene, interessante, emozionante, oppure è un fiasco. Ed è proprio grazie a quest’ultimo elemento, possibile grazie ai giochi chimici all’interno dei film, che la rende uno strumento creativo perfetto per sganciarci anche solo per un’istante. Si vede subito la fotografia ma non è detto che sia perfetta. Non esiste una post-produzione, né in un laboratorio di sviluppo né su Photoshop.

Polaroid e creatività. Cos’hanno in comune? Tanto. Si è detto che l’istantanea non ha una post-produzione, ed è vero. Ma gli scatti possono essere manipolati. Esistono infatti molte tecniche, semplici e più complesse, le quali permettono di alterare lo scatto ottenuto. Dalla manipolazione, appunto, si passa alla lift off, fino alla decay. A utilizzare questi stumenti (esistono diversi tutorial su Youtube) sono parecchi fotografi: dalla milanese Margherita Chiarva con il suo progetto Chemigrams a Daniele Pezzotti e Alan Marcheselli, fino a Richard Hamilton, il quale ha rielaborato uno scatto fatto a lui dal pittore Francis Bacon

 

It is true, when you take a Polaroid the shot is visible just after a few minutes. But it is also equally known that it is analog photography, in the most elementary definition: the photo comes out well, interesting, exciting, or it's a fiasco. And it is thanks to this last element, which is possible thanks to the chemical games inside the films, that it makes it a perfect creative tool for unhooking even for a moment. We immediately see the photograph but it is not said that it is perfect. There is no post-production, either in a development lab or on Photoshop.

Polaroid and creativity. Why they’re engaged? It has been said that the snapshot does not have a post-production, and it is true. But the shots can be manipulated. In fact there are many techniques, easy as well as complex, which allow to alter the shot obtained. From the simple manipulation, precisely, passing to the lift off, up to the decay. To use these tools (there are several tutorials on Youtube) are several photographers: from the Milanese Margherita Chiarva with her project Chemigrams to Daniele Pezzotti and Alan Marcheselli, up to Richard Hamilton, who reworked a shot made to him by the painter Francis Bacon.

 

 

Margherita Chiarva, Geometric Smile, 2014, Chemical manipulation on polaroid, 7x7cm

 

 

 

Si dice che l’arte sia salvifica. Che riesca a far dimenticare anche solo per un attimo l’angoscia. Non solo per come si presenta esteticamente, ma anche perché si tratta pur sempre di un lavoro artigianale, fatto a mano, in grado di riconnettere l’artista (il fotografo) e lo spettatore con la concretezza del mondo. Anche quando si parla di arte astratta o dada. Dietro ciò esiste un uomo o una donna in carne e ossa, non un avatar. E sebbene, di quest’ultimo non possiamo e non vogliamo liberarci, allora dovremmo cercare di recuperare dal passato ciò che di buono ha realizzato, inserendolo nel nostro tempo, adeguandolo ai nostri ritmi e punti di vista. Anche per un solo istante. 

 

It is said that art is saving. That it make the anguish forget even for a moment. Not only because of how it looks aesthetically, but also because it is still a handmade work, able to reconnect the artist (the photographer) and the viewer with the concreteness of the world. Even when it comes to abstract or dada art. Behind this there is a man or a woman in flesh and blood, not an avatar. And although we cannot and will not free ourselves from the latter, then we should try to recover from the past what good has achieved, inserting it into our time, adapting it to our rhythms and points of view. Even for a single moment.

 

 

Dalla serie Variazioni di Alan Marcheselli

 

 

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