Processo simbiotico: la fotografia raccontata da Margherita Chiarva / Symbiotic process: photography told by Margherita Chiarva

15 Jan 2018

 

Margherita Chiarva

 

 

 

 

Pensare all’altro attraverso il proprio sé. Questa è la prima funzione dell’arte, nonché il seme da cui si è generata. I primitivi incidevano i loro linguaggi nelle caverne per segnalare qualcosa, un pericolo, magari una preghiera. Un sentimento, personale o dell’intera tribù. La storia dell’uomo, sociale e in quanto singolo, è poi proseguita, e così anche i metodi di rappresentarla. Uno di questi è la fotografia, e Margherita Chiarva è tra i suoi artisti più interessanti del panorama contemporaneo. Vive nel mondo, soprattutto quello vicino al mare, e attraverso di esso e il mezzo fotografico, esprime il suo essere, raffigurabile in un vulcano, o in un sole, oppure qualsiasi cosa sia vita. La incontro nel suo studio a Milano, città in cui ha deciso di mettere radici, sebbene non troppo salde, perché lei è sempre pronta a sperimentare, a evolversi. Abbiamo parlato degli inizi, del metodo, di come una fotografia analogica sia un challenge molto più interessante di quella digitale e delle donne. 

 

Thinking of the other through your own self. This is the first function of art, as well as the seed from which it is generated. The primitives recorded their languages ​​in the caves to signal something, a danger, perhaps a prayer. A feeling, personal or of the entire tribe. The history of the individual, social and as single one, then continued, and so also the methods of representing it. One of these is photography, and Margherita Chiarva is among its most interesting artists on the contemporary scene. She lives in the world, especially the one near the sea, and through it and the photographic medium, expresses her being, depicted in a volcano, or in a sun, or whatever life is. I met her in her studio in Milan, a city in which she decided to take root, though not too firm, because she is always ready to experiment, to evolve. We talked about the beginnings, the method, how analog photography is a much more interesting challenge than digital and women.

 

 

Margherita, com’è entrata la fotografia nella tua vita?

 

- Me lo chiedo ancora. A 15 anni ho scoperto l’arte della fotografia, ma il momento in cui ho pensato di farla entrare nella mia vita è una domanda che continuo a pormi. Ho sempre cercato sin da bambina un metodo per esprimere quel qualcosa che sapevo e so di avere dentro. Ora, quella essenza, la chiamo creatività, bagaglio energetico. È successo. Mi è stata data la possibilità al liceo di lavorare con la camera oscura, e probabilmente in quell’occasione è scattato qualcosa. Ci ho pensato l’altro giorno: il mio incontro e rapporto con la fotografia è come quei matrimoni combinati in cui all’inizio non pare vi sia alcun sentimento, eppure, dopo qualche anno, tutto cambia, si evolve e non ci si lascia più. Il mezzo fotografico mi è venuto incontro, dandomi l’opportunità di lavorare da sola. Essa è luce, chimica, fisica, istante, elaborazione, il tutto nella più totale solitudine. Per tanti anni mi sono chiesta cosa significhi essere un’artista, in famiglia non ho dei riferimenti a riguardo, e ho capito che è un sodalizio, tra te e l’arte che scegli come medium per veicolare in modo positivo l’energia interiore. - 

 

Margherita, how did photography enter in your life?

 

- I still ask. When I was 15, I discovered the art of photography, but the moment when I thought I'd put it in my life is a question that I continue to ask myself. As a child I have always looked for a method to express that something I knew and I know I have inside. Now, that essence, I call it creativity, energy baggage. It happened. I was given the opportunity in high school to work with the camera obscura, and probably something happened on that occasion. I thought about it the other day: my encounter and relationship with photography is like those arranged marriages in which at first there seems to be no feeling, and yet, after a few years, everything changes, it evolves and the married couple no longer leave themselves. The photographic medium came to meet me, giving me the opportunity to work alone. It is light, chemistry, physics, instant, elaboration, all in total solitude. For many years I wondered what it means to be an artist, I do not have any references in the family, and I realized that it is a partnership between you and art that you choose as a medium to convey in a positive way the inner energy. -

 

 

 

A picture from the Heraclitus Flux series

 

 

 

 

Cosa significa per te la parola artista?

 

- Disciplina. L’ho capito con il tempo, ovvero quando ho realizzato che essere una fotografa sarebbe diventata oltre che una passione una professione. Trovo sia una parola ambigua, ma che sia sinonimo di impegno, dedizione. Non timbri il cartellino in un ufficio ma con te stesso, perché ti trovi da solo difronte a delle dinamiche, tangibili e non, che si presentano costantemente, anche se in modo inaspettato. L’artista è come un vulcano: da un lato deve essere equilibrato e stabile, dall’altro è, dentro, in un tumulto continuo, ed è questa parte la più affascinante e al tempo stesso critica. Credo fosse Freud a dire che l’arte sia un antidoto alla pazzia. -

 

What does the word artist mean to you?

 

- Discipline. I understood it with time, that is when I realized that being a photographer would become a profession as well as a passion. I find it an ambiguous word, but synonymous with commitment, dedication. You do not stamp the card in an office but with yourself, because you are alone in front of dynamics, tangible and not,  that present themselves constantly, even if in an unexpected way. The artist is like a volcano: on the one hand it must be balanced and stable, on the other it is, inside, in a continuous turmoil, and this is the most fascinating and at the same time critical part. I believe it was Freud who said that art is an antidote to insanity. -

 

I tuoi lavori si distinguono per vari elementi, tra cui la sperimentazione. Da questa ne derivano delle immagini che appaino prive di plasticità, privilegiando l’aspetto, direi, metafisico nella loro costruzione. A questo proposito, come avviene il processo di creazione e quanto vale, in esso, il momento dello scatto?

 

-  Mi sono chiesta spesso che cosa sia la fotografia, se sia lo scatto o la stampa finita. In realtà lo sono entrambe: una non vive senza l’altra. Il mio scatto è dettato dall’istinto, un attimo, che però ha bisogno, come ho già accennato, di essere incanalato in una struttura: l’impulso cattura il momento, ma non è abbastanza se non trova un supporto, un modo di esistere. Le mie fotografie esprimono dei sentimenti, per questo, come dicevi tu, non ci sono colori impattanti. Sono atmosfere, sapori, e questi elementi non hanno tinte forti. Poi ogni istinto, quindi ogni scatto, ha la sua stampa, la sua chimica. Il matrimonio di cui ti dicevo prima insomma, con molti compromessi. -

 

Your works are distinguished by various elements, including experimentation. From this derive images that appear lacking in plasticity, favoring the aspect, I would say, metaphysical in their construction. In this regard, how is the creation process and how worth is the moment of the shot in it?

 

- I've often wondered what photography is, whether it's shooting or printing. In reality it is both: one does not live without the other. My shot is dictated by instinct, a moment, but it needs, as I said before, to be channeled into a structure: the impulse captures the moment, but it is not enough if it does not find a support, a way of existing. My photographs express feelings, for this, as you said, there are no striking colors. They are atmospheres, flavors, and these elements do not have strong tints. Then every instinct, then every shot, has its print, its chemistry. The marriage of which I told you in short, with many compromises. -

 

 

 

A picture from the Chemigrams series

 

 

 

Tuttavia, tra i vari progetti che hai svolto, ne esiste uno che trovo diverso rispetto al tuo modus operandi, ed è The Feminine Project, realizzato insieme alla fotografa libanese Ayla Hibri. Qual è stata la genesi di questo lavoro a quatto mani?

 

- Ho vissuto a Istanbul per circa due anni con Ayla, donna che stimo moltissimo anche professionalmente oltre che ritenerla una mia cara amica. La definisco il mio alter ego, con cui collaboro in modo costante. Un giorno ci trovavamo da lei ed eravamo entrambe sedute in una posa, diciamo, poco aggraziata. Notandolo, ci siamo chieste cosa sia effettivamente la femminilità. Allora abbiamo costruito di studiare l’argomento, costruendo un set fatto da un coperta di velluto rosa, che richiamava un po’ una vagina, anche se non era voluto. Abbiamo portato questa semplice scenografia in giro per un mese tra i vari distretti della capitale turca, e abbiamo chiesto alle donne che passavano di posare, secondo quella che loro ritenevano essere una posa, appunto, femminile, dunque di esprimere la loro natura. Abbiamo raccolto più di cento immagini realizzate con una Hasselblad, quindi non potevamo vedere le fotografie nell’immediato. Una volta concluso il tutto, è stato molto interessante notare due aspetti: il primo riguarda come queste donne, di qualsiasi religione, età, colore della pelle e ceto sociale, fossero disposte tranquillamente a posare per noi con spontaneità (comunicavamo con loro attraverso un foglio scritto in turco), il secondo è che non siamo arrivate a una vera e propria conclusione, in quanto abbiamo realizzato che la femminilità non ha codici rigidi a cui attenersi, è eterogenea. Può manifestarsi in un gesto, o in una parola o ancora in un abito portato in un certo modo. Sicuramente, quelle che rappresentavano meno, per noi, questo tratto, erano quelle che lo ostentavano. Al contrario, le donne velate erano le più eleganti, probabilmente perché lo sviluppano maggiormente a livello interiore. -

 

 

However, The Feminine Project, made together with the Lebanese photographer Ayla Hibri, I find it different from your modus operandi. What was the genesis of this work?

 

- I lived in Istanbul for about two years with Ayla, a woman who I admire very much professionally as well as consider her a dear friend of mine. I define her as my alter ego, with which I work constantly. One day we were at her place and we were both sitting in a pose, let's say, not very graceful. Noticing it, we asked ourselves what specific femininity is. Then we decided to study the topic, building a set made from a pink velvet blanket, which recalled a little a vagina, even if not on purpose. We have brought this simple set-up around for a month between the various districts of the capital, and we asked women who passed along the streets to pose, according to what they considered to be a pose, in fact, feminine, therefore to express their nature. We collected more than a hundred photographs with a Hasselblad camera, so we could not see the picture immediately. Once over, it was very interesting to notice two aspects: the first concerns how these women, of any religion, age, skin color and social class, were willing to pose for us spontaneously (we communicated with them through a sheet written in turkish), second is that we have not reached a real conclusion, because we have realized that femininity has no rigid codes to follow, it is heterogeneous. It can manifest itself in a gesture, or in a word, or in a dress worn in a certain way. Surely, those that represented less, for us, this trait, were those that flaunted it. In contrast, veiled women were the most elegant, probably because they developed it more internally. -

 

 

Alla luce di questo progetto e dell’attualità corrente, credi che l’arte, quindi anche la fotografia, abbia un valore sociale?

 

- Assolutamente sì, l’arte deve avere un valore sociale, anche attraverso dei sentimenti estremamente personali. Nel momento in cui l’opera suscita un’emozione, una riflessione, positiva o negativa che sia, già quello è sufficiente. La immagino come un’onda. Sai quando getti nel lago un sasso il quale poi crea, appunto, delle onde che si espandono e da qualche parte arrivano? Ecco è questo che genera un artefatto, nel bene e nel male. Nel momento storico in cui siamo ora, ci troviamo bombardati da immagini che non ci lasciano nulla, sono troppe. Siamo saturi, e stufi. Vediamo tutto e nulla ci impressiona più. Perde molto senso persino la fotografia documentaristica. Quindi il potere e il dovere dell’arte è assolutamente quello di far provare dell’empatia, sentimento che, purtroppo, stiamo perdendo. Quando però sia ha questo potere è importante lottare per esprimerlo, comunicarlo. Tuttavia credo che per riuscire in questo atto, l’artista si debba rafforzare, sia a livello professionale che professionale. Al momento mi trovo in una fase di ricerca personale, in cui lavoro molto su me stessa. Ma l’obiettivo è certamente quello di evolvermi e di creare uno scambio con chi è interessato alle mie opere. -

 

In light of this project and current actuality, do you believe that art, therefore photography, has a social value?

 

- Absolutely, art must have a social value, even through extremely personal feelings. In the moment in which the work arouses an emotion a reflection, positive or negative, that is already sufficient. I imagine it as a wave. Do you know when you throw a stone into a lake which then creates waves that expand and come from somewhere? Here is this that generates an artifact, for better or for worse. In the historical moment in which we are now, we find ourselves bombarded with images that leave us nothing, they are too many. We are saturated, and fed up. We see everything and nothing impresses us anymore. Even documentary photography has miss its sense. So the power and duty of art is absolutely to prove empathy, a feeling that, unfortunately, we are losing. But when it has this power it is important to struggle to express it, to communicate it. However I believe that in order to succeed in this act, the artist must strengthen, both professionally and professionally. At the moment I am in a personal research phase, where I work a lot on myself. But the goal is certainly to evolve and create an exchange with those interested in my artworks. -

 

 

 

A picture from the Chemical Flow series

 

 

 

Chimica, tecnica e sentimento. Come le utilizzi e come interagiscono tra di loro?

 

- Le tecniche che utilizzo derivano tutte da una costante sperimentazione, derivata da una grande passione. Leggendo le biografie di fotografi che più o meno si applicano a quest’arte con il mio stesso approccio, comprendo continuamente come il processo creativo sia un moto perpetuo, ma capisco anche che si muove passo dopo passo, andando a togliere un dato elemento da una parte e aggiungendone uno dall’altra. Nel momento in cui vedo una reazione chimica e come questa interagisce con una fotografia fatta con una determinata luce, e ai miei sentimenti, provo una sorta di eccitazione: vorrei essere quel momento, quell’elemento chimico, quella tecnica. Vorrei essere dentro lo scatto, le sfumature. -

 

Chemistry, practice and feeling. How do you use them and how do they interact with each other?

 

- The techniques I use derive from constant experimentation, derived from a great passion. Reading the biographies of photographers that more or less apply to this art with my own approach, I continuously understand how the creative process is a perpetual motion, but I also understand that it moves step by step, going to remove an element on one side and add another one on the other. The moment I see a chemical reaction and how it interacts with a photograph made with a certain light, and to my feelings, I feel a sort of excitement: I would like to be that moment, that chemical element, the technique. I would like to be inside the shoot, the nuances. -

 

 

Come mai la scelta di scattare in analogico?

 

- L’analogico è il processo, e il fotografo che opera in questo modo vive in esso. È la cura dello scatto: sai che hai trentasei pose e quelle sono, devi pensare molto di più prima di scattare. È un duro lavoro, oltre che un grande insegnamento da applicare alla vita di tutti i giorni: darsi tempo, trasformare l’impazienza nel gusto dell’attesa. Mentre con il digitale si continua procrastinare, se c’è qualcosa fuori posto la puoi sistemare, migliorare. -

 

Why the choice to shoot in analog?

 

- The analog is the process, and the photographer who works in this way lives in it. It's the taking care of the shoot: you know you have thirty-six poses and those are, you have to think a lot more before shooting. It is hard work, as well as a great teaching to be applied to everyday life: giving yourself time, turning impatience into the taste of waiting. While with digital you continue procrastinating, if there is something out of place you can fix it, improve it.

 

 

 

A picture from The Feminine Project series developed with Ayla Hibri

 

 

Su toutpresart.com hai detto che per te la vita è un flusso, e lo stesso vale per il tuo lavoro. Che connessione esiste tra questi elementi rispetto al tema del viaggio?

 

- Il viaggio è fondamentale nella mia vita, quindi nella fotografia. Sono sempre in movimento, anche stare in questo studio è una sorta di moto. Sono cresciuta tra l’Italia e Ibiza, fin da piccola. Quell’isola è un posto molto importante per me, ed è sinonimo di natura, contrapposto a quello di metropoli. Poi sono stata in Scozia molto giovane e in tanti altri posti, come l’India. Il viaggio per me è una ricerca. Faccio molta fatica ad auto-disciplinarmi, sono sempre in esplorazione dentro di me, ed è per questo che spostarmi mi è utile: significa esplorare il sé attraverso culture e volti diversi. So che comunque devo mettere radici, ecco perché di base sono a Milano, ma dentro di me sono libera. - 

 

On toutpresart.com you said that life is a flow for you, and the same is true for your work. What connection exists between these elements with respect to the theme of travel?

 

- Travel is fundamental in my life, therefore in photography. I'm always on the move, even staying in this studio is a kind of movement. I grew up between Italy and Ibiza, since I was a child. That island is a very important place for me, and is synonymous with nature, opposed to that of the metropolis. Then I went in Scotland very young and in many other places, like India. The journey for me is a search. I struggle to discipline myself, I am always exploring myself, and that's why moving, to me, is useful: it means exploring the self through different cultures and faces. I know that I have to take root anyway, that's why I'm based in Milan, but I'm free inside. -

 

 

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

 

- Fino al 30 novembre, presso il Linke Lab di Milano, ho partecipato alla collettiva “Emergence - an exhibition about the sea”. Il mare è un vero e proprio soggetto dei miei lavori. Fa parte del flusso di cui abbiamo parlato prima: ho iniziato con il fotografare un pezzetto di esso, per poi proseguire in modo compulsivo a ritrarlo in tutte le sue vite. Ho pensato a questa mostra come a un nuovo inizio dal punto di vista professionale, benché abbia già fatto delle personali. Mi piacerebbe far diventare “Emergence” un progetto itinerante, per portare il mare agli occhi delle persone non soltanto come luogo, ma anche non luogo, vivendolo così come una sensazione, un sentimento. -

 

What are your plans for the future?

 

- Until November 30th, at the Linke Lab in Milan, I participated in the group show "Emergence - an exhibition about the sea". The sea is a real subject of my works. It's part of the flow we've talked about before: I started by taking a picture of a small detail of it, then moving on in a compulsive way to portray it in all its lives. I thought of this exhibition as a new beginning from a professional point of view, although I have already done some personal. I would like to make “Emergence” a traveling project, to bring the sea in the eyes of people not only as a place, but also non-place, living it as a sensation, a feeling. -

 

 

margheritachiarva.com

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