Qual è la tua storia?  / What’s your story?

 

 

 

“La nascita di una storia resta sempre un mistero, solo sappiamo che serviranno sempre gli stessi elementi a comporla, una voce, un corpo, orecchie e occhi attenti all’ascolto, lo stesso spazio e lo stesso tempo per viverla. Solo quando tutto questo è dato comincia l’incanto della parola che narra. La base di ogni racconto orale è questo faccia a faccia dell’umano che si rispecchia nell’altro…”. da “Ogni volta che si racconta una storia” di Marco Baliani.

 

"The birth of a story remains a mystery, we only know that the same elements will always be used to compose it, a voice, a body, ears and eyes attentive to listening, the same space and the same time to live it. Only when all this is given does the enchantment of the word it narrates begin. The basis of every oral story is this face of the human that is reflected in the other ... ". from "Every time a story is told" by Marco Baliani.

 

 

Omero, Odissea, edizione 1974

 

 

Il mondo è pieno di narrazioni orali, accadono in ogni istante della nostra vita. “Quei due hanno una storia”, “ho una storia con lei”, “la loro storia è appena cominciata”. Si potrebbe andare avanti e aggiungere molte altre frasi simili, variazioni della medesima sostanza, al centro resta sempre la ‘storia’, quella materia narrativa che lega due esseri umani in una relazione amorosa.

II fatto che esista una storia presuppone l’esistenza di un racconto, qualcosa che richiede una costruzione di senso, un principio e uno sviluppo, uno sviluppo nel tempo. Quello che l’altro racconta di sé diventa improvvisamente tanto necessario alla mia esistenza che, di colpo, le sue narrazioni non solo mi riguardano ma diventano parte di me. 

L’amante narra, ma quello che costituisce la forza di una storia d’amore non sta solo nella qualità e quantità di narrazioni donate reciprocamente l’un l’altro, ma nella capacità di costruire un luogo ove far depositare le storie, una specie di magazzino che protegga le parole dette e permetta di poterle andare a riprendere quando servono.

 

The world is full of oral narratives, they happen in every moment of our lives.

"Those two have a story," "I have a story with her," "their story has just begun." We could go on and add many other similar phrases, variations of the same substance, in the center there is always the "history", that narrative matter that links two human beings in a love relationship.

The fact that a story exists presupposes the existence of a story, something that requires a construction of meaning, a principle and a development, a development over time. What the other tells of himself suddenly becomes so necessary to my existence that, suddenly, his narratives not only concern me but become part of me.

The lover narrates, but what constitutes the strength of a love story lies not only in the quality and quantity of narratives given to each other, but in the ability to build a place where stories can be deposited, a kind of warehouse that protects the words spoken and allows to go back to them when needed.

 

Omero, Iliade, Frontespizio dell'edizione di Theodosius Rihel,1572 ca.

 

 

Ci sono mille modi per far nascere una storia e ci sono mille luoghi dove una storia di può nascondere.

All’interno di un romanzo, indipendentemente dal genere a cui appartiene e dalla trama, il percorso narrativo impresso all’opera nasce dalla mente dell’autore. Proprio quest’ultimo decide infatti il modo in cui gli eventi devono coniugarsi, stabilendo di seguire un preciso ordine logico-cronologico o intrecciando fra loro le vicende, senza rispettare il loro reale svolgimento temporale. Queste due modalità di narrazione furono definite fabula e intreccio da alcuni esponenti del formalismo russo. La fabula rimanda dunque ad un elenco di dati in una precisa sequenza temporale, mentre l’intreccio è la disposizione in cui vengono raccontati gli avvenimenti, che può seguire o alterare la successione logico cronologica mediante un montaggio originale.

Lo storytelling, ovvero la narrazione di storie, non è un semplice passatempo. È un’arte antichissima che, come tutte le arti, merita essa stessa di essere raccontata.

Lo storytelling è, ormai, definibile come una vera e propria arte, che implica ricerca, pianificazione e competenze. I migliori storyteller sono capaci di prendere decisioni che portano avanti le loro storie, coinvolgendo l’audience di riferimento tramite la diffusione di informazioni vitali per sostenere la narrazione.

La differenza tra una narrazione efficace ed una scadente risiede molto spesso nei dettagli e negli elementi specifici della trama. Questi servono infatti a catturare l’attenzione e l’interesse dell’audience di riferimento, differenziando la storia e caratterizzandola come unica e inimitabile.

 

There are a thousand ways to give birth to a story and there are a thousand places where a story can hide.

Within a novel, regardless of the genre to which it belongs and the plot, the narrative path imprinted on the work comes from the author's mind. Indeed, the latter decides the way in which events must come together, establishing to follow a precise logical-chronological order or intertwining events, without respecting their real time course. These two modes of narration were defined fabula and plot by some exponents of the Russian formalism. The story therefore refers to a list of data in a precise temporal sequence, while the plot is the arrangement in which the events are told, which can follow or alter the chronological logical succession through an original montage.

Storytelling, or narration of stories, is not a simple pastime. It is an ancient art that, like all the arts, deserves to be told itself.

Storytelling can now be defined as a real art, which involves research, planning and skills. The best storytellers are capable of making decisions that carry on their stories, involving the audience by disseminating vital information to support the narrative.

The difference between an effective and a poor narrative very often lies in the details and specific elements of the plot. These serve in fact to capture the attention and interest of the reference audience, differentiating the story and characterizing it as unique and inimitable.

 

Albert B. Lord, The singer of tales, 1960

 

 

«Mamma, papà, raccontatemi una storia». Chissà quante volte questa frase avrà sfiorato, per bocca nostra o d’altri, le pareti silenziose delle nostre case, animandole subito dopo con fantasiosi aneddoti su principesse e streghe, Odisseo e le sue peripezie, mondi tenebrosi o incantati. 

C’era una volta, negli anni Trenta, un professore di Harvard, Milman Parry, che con il suo assistente Albert Lord si accingeva a dare al mondo una straordinaria rivelazione, attraverso una teoria che avrebbe cambiato per sempre lo studio e la ricezione dei poemi omerici: l’Iliade e l’Odissea erano il frutto di una tradizione orale, non scritta, costruita ad arte intorno al concetto di “formula” – un’espressione che ricorre con regolarità sistematica nei poemi per caratterizzare un determinato personaggio o scenario in qualsiasi condizione metrica, e che consentiva al cantore del poema di memorizzarne e improvvisarne larghi tratti. 

A conferma della loro ipotesi, i due colleghi si recarono in Jugoslavia, terra di bardi e di canzoni improvvisate. In quelle regioni socialmente arretrate, dopo quasi tremila anni la scrittura non aveva ancora rimpiazzato la tradizione orale e poemi antichissimi venivano ancora recitati oralmente attraverso forme arcaiche di trasmissione non ancora ben decifrate. Parry e Lord chiesero a cantori serbi di recitare a memoria lunghissimi spezzoni di poemi appartenenti alla loro tradizione, realizzandone ripetute registrazioni e trascrizioni in modo da poterne annotare le alterazioni dovute  agli “inganni” della memoria.

Applicando i dati raccolti alla tradizione epica arcaica greca tramite un’analisi comparativa Lord, dopo la morte del fedele mentore, ne proseguì gli studi e ne imitò i successi: con la pubblicazione, nel 1960, di uno dei testi più influenti della cultura occidentale, The Singer of Tales, egli dimostrò che i grandi poemi epici europei e asiatici erano (e sono) eredi di una tradizione basata non solo sulla performance, ma anche sulla composizione orale. Il corpo di questi poemi, quindi, non è unico e definitivo, ma comprende innumerevoli varianti.

 

"Mom, dad, tell me a story." Who knows how many times this phrase will have touched, through our mouths or other, the silent walls of our houses, animating them immediately with fanciful anecdotes about princesses and witches, Odysseus and his adventures, dark or enchanted worlds.

Once upon a time, in the 1930s, a Harvard professor, Milman Parry, who with his assistant Albert Lord was about to give the world an extraordinary revelation, through a theory that would forever change the study and reception of poems Homeric: the Iliad and the Odyssey were the result of an oral, unwritten tradition, artfully built around the concept of "formula" - an expression that recurs with regularity in poems to characterize a particular character or scenario in any metric condition, and which allowed the poet of the poem to memorize and improvise large sections of it.

In confirmation of their hypothesis, the two colleagues went to Yugoslavia, land of bards and improvised songs. In those socially backward regions, after almost three thousand years the writing had not yet replaced the oral tradition and very ancient poems were still recited orally through archaic forms of transmission not yet well deciphered. Parry and Lord asked Serbian singers to recite from memory long pieces of poems belonging to their tradition, realizing repeated recordings and transcriptions so as to be able to note down the alterations due to the "deceptions" of memory.

Applying the collected data to the Greek archaic epic tradition through a comparative analysis Lord, after the death of the faithful mentor, he continued his studies and imitated his successes: with the publication, in 1960, of one of the most influential texts of Western culture, The Singer of Tales, he demonstrated that the great European and Asian epic poems were (and are) heirs of a tradition based not only on performance but also on oral composition. The body of these poems, therefore, is not unique and definitive, but includes innumerable variants.

 

 

La teoria di Parry e Lord ha suggestionato profondamente ricercatori e studiosi di culture e tradizioni di tutto il mondo, che l’hanno applicata ad altri generi letterari come l’epica medievale. Ma soprattutto, il vero contributo di questi studi è stato quello di farci riflettere sul rapporto tra oralità e scrittura: in un periodo ben antecedente alla trasmissione scritta dei testi, la narrazione di storie è stata la prima manifestazione concreta di un bisogno di raccontarsi o di raccontare, di condividere valori ed esperienze e di interpretarli. La tradizione narrativa orale è infatti da sempre presente anche nelle civiltà più arretrate o antiche, e precede di molto la stampa e le arti grafiche come mezzo di comunicazione. A volte, tuttavia, si accompagna e fonde con queste ultime: i nativi americani, le popolazione aborigene dell’Australia o, per avvicinarci geograficamente più a noi, i Camuni delle Alpi lombarde, hanno utilizzato l’arte rupestre, tramite dipinti o incisioni, come ausilio mnemonico ed espressivo sin dai tempi antichi.

Una grande intuizione dello studioso, da accostare di pari passo al sistema formulare di Parry, è stata la struttura tematica dell’Iliade e dell’Odissea e di altri componimenti orali. Come il cantastorie procede di verso in verso usando epiteti e formule fissi, così egli muove i fili della narrazione utilizzando temi prefissati e ripetuti nelle transizioni da una scena all’altra. In entrambi i poemi omerici, ad esempio, nonostante la profonda differenza di trame (guerra e viaggio rispettivamente), si assiste frequentemente a scene di banchetti e trattamenti ospitali, vestizioni di eroi, sacrifici e rituali, descritte in modo molto simile e ripetitivo. Questa tecnica di trasmissione non solo consentiva al cantore di prendere tempo per pensare ad un nuovo scenario durante l’esecuzione stessa del poema, ma anche all’audience di “riorientarsi” all’interno di un contesto già sentito e conosciuto e di prepararsi alla transizione verso una nuova sequenza narrativa.

Ciò che più è interessante, tuttavia, è che il sistema tematico non accomuna soltanto i poemi omerici, ma anche larga parte di tradizioni orali ben distanti dalla Grecia.

 

The theory of Parry and Lord has deeply influenced researchers and scholars of cultures and traditions around the world, who have applied it to other literary genres such as the medieval epic. But above all, the real contribution of these studies was to make us reflect on the relationship between orality and writing: in a period well before the written transmission of the texts, storytelling was the first concrete manifestation of a need to talk about oneself or to tell, to share values ​​and experiences and to interpret them. The oral narrative tradition has in fact always been present even in the most backward or ancient civilizations, and precedes much the press and the graphic arts as a means of communication. Sometimes, however, it accompanies and blends with the latter: the Native Americans, the aboriginal population of Australia or, to get closer to us geographically, the Camuni of the Lombard Alps, have used rock art, through paintings or engravings, as a mnemonic and expressive aid since ancient times.

A great intuition of the scholar, to be placed side by side with Parry's formular system, was the thematic structure of the Iliad and the Odyssey and other oral compositions. As the storyteller proceeds from one to the other using epithets and fixed formulas, so he moves the threads of the narrative using fixed and repeated themes in the transitions from one scene to another. In both of the Homeric poems, for example, despite the profound difference of plots (war and travel respectively), one frequently sees scenes of hospitable banquets and treatments, dressing of heroes, sacrifices and rituals, described in a very similar and repetitive way. This transmission technique not only allowed the singer to take time to think of a new scenario during the execution of the poem itself, but also to the audience to "reorient themselves" within a context already heard and known and to prepare for the transition towards a new narrative sequence. What is most interesting, however, is that the thematic system not only shares the Homeric poems, but also a large part of oral traditions far removed from Greece.

 

Marco Baliani, Ogni volta che si racconta una storia, 2017

 

 

Il risultato è che, a latitudini e longitudini diversissime tra loro, si trovano storie sorprendentemente simili, prodotte dalla medesima radice indo-europea.

Gli studiosi Chadwick e Zhirmunsky, tanto per citarne una, hanno notato che il tema della faida familiare, fortemente presente nei primi quattro libri dell’Odissea conosciuti come Telemachia (e visibile nel viscido corteggiamento di Penelope e nello sperperamento delle ricchezze di Odisseo da parte dei Proci, e la conseguente vendetta su di essi realizzata dall’eroe insieme al figlio Telemaco), è ugualmente presente in alcuni componimenti epici trasmessi oralmente nell’Asia centrale: nel folklore del Kirghizistan e del Kazakistan, ad esempio, compare il medesimo filone narrativo del figlio che cresce, come Telemaco, senza conoscere il padre, e alla scoperta dei torti subiti da quest’ultimo, parte per un viaggio in sete di vendetta contro gli usurpatori del potere paterno e torna a casa, dove i conti si sono sistemati.

la straordinaria verità a cui danno accesso questi racconti orali e popolari è unica e senza precedenti: è la realizzazione che popoli culturalmente o geograficamente distanti possono essere avvicinati, anche solo di qualche lunghezza, attraverso una reciproca comprensione delle proprie tradizioni, attraverso il riconoscimento di sé stessi nei racconti di altri.  

Le storie hanno un potere tanto magico quanto quello di cui raccontano: creano connessioni e spingono al cambiamento. Reynolds Price, in A Palpable God, scriveva: «Senza amore o senza un tetto, ne sopravvivono a milioni; nel silenzio, quasi nessuno».

 

The result is that, at very different latitudes and longitudes, we find surprisingly similar stories, produced by the same Indo-European root.

The scholars Chadwick and Zhirmunsky, to name just one, have noted that the theme of the family feud, strongly present in the first four books of the Odyssey known as Telemachia (and visible in the slimy courtship of Penelope and in the squandering of the riches of Odysseus by the Proci, and the consequent revenge on them carried out by the hero together with his son Telemachus), is equally present in some epic poems transmitted orally in Central Asia: in the folklore of Kyrgyzstan and Kazakhstan, for example, the same narrative strand of the son growing up, like Telemachus, without knowing his father, and discovering the wrongs suffered by the latter, he sets off on a journey of thirst for revenge against the usurpers of paternal power and returns home, where the accounts are settled.

The extraordinary truth to which these oral and popular tales give access is unique and unprecedented: it is the realization that culturally or geographically distant peoples can be approached, even if only of some length, through a mutual understanding of their own traditions, through the recognition of themselves themselves in the stories of others.

Stories have power as magical as what they tell: they create connections and push for change. Reynolds Price, in A Palpable God, wrote: "Without love or without a roof, millions of them survive; in silence, almost no one».

 

 

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