Questione di novità: esiste ancora questa parola? / A matter of novelty: does this word still exist?

28 Jan 2018

 

 

 

Cita il vocabolario Treccani: “Novità (…) [dal lat. novĭtas -atis, der. di novus «nuovo»]. – 1. a. La condizione o la qualità di essere nuovo, di essere cioè fatto, concepito o conosciuto per la prima volta o da poco, o di presentarsi in modo diverso da quello noto o usuale, e perciò anche, spesso, con aspetto o con carattere originale, insolito, oppure (spec. nella lingua ant.) strano, singolare (…). Paradossalmente, leggendo questa definizione, si potrebbe definire la parola novità come la più obsoleta dei nostri tempi.

Eppure tutto intorno a noi è dato come nuovo, inedito: quando ne sentiamo la necessità possiamo leggere le ultime notizie in diretta, i canali all news sono diventati la nostra coperta di linus - la quale ci delizia anche con il racconto dell’ultimo litigio in uno studio televisivo - regolarmente ci viene presentata una nuova scoperta scientifica, sono copiose, infine, le novità librarie, cinematografiche e relative ad altri prodotti culturali… Ma nulla è veramente insolito: ci si può aspettare nel ventunesimo secolo, infatti, che dal progresso tecnologico ne scaturisca un avanzamento della medicina, della biologia o dell’ingegneria. Non di meno delle informazioni, e da come vengono divulgate. Quello che è inaccettabile è l’uso improprio della stessa parola novità e, inoltre, l’attribuire a certi eventi spacciati come di primo pelo, qualcosa di creativamente o qualitativamente significativo. 

Definire novità qualcosa oggi è davvero difficile. Per assegnare questo termine, l’oggetto (o il soggetto) deve avere tra le sue caratteristiche quella di stupire, di scioccare, di concentrare l’attenzione del mondo su di sé. Ma tutto ha dei limiti e degli ostacoli. I rischi di questo approccio sono due: o si riesce davvero a impressionare la società, oppure si cade nel ridicolo, fallendo. Ma il problema non riguarda quest’ultimo pericolo, piuttosto il primo: ammettiamo che si centri l’obiettivo, esso diventa già desueto in poco tempo. Ma è bene fare qualche esempio, al quale si perdoni lo scarso spessore dei personaggi scelti, ma questo tratto non fa altro che dimostrare quanto appena scritto: nel mondo della musica qualche anno fa c’era Psy con il tormentone (e lo scrivo con un’accezione negativa) Gnam Gnam Style, per non dimenticare l’autrice E.L. James e la serie di romanzi Cinquanta Sfumature (al cinema uscirà l’8 febbraio l’ultima puntata). Tutti finiti nel dimenticatoio, o quasi. Eppure molti di noi hanno ballato sulle note di Psy e letto le vicende di Christian Grey e Anastasia Steele. 

 

As mentioned in Treccani's vocabulary: "News (...) [from lat. novĭtas -atis, der. the novus "new"]. - 1. a. The condition or the quality of being new, that is to say being made, conceived or known for the first time or recently, or of presenting itself in a different way from that known or usual, and therefore also often, with appearance or with original character, unusual, or (specs in the original language) strange, singular (...). Paradoxically, by reading this definition, we could define the word novelty as the most obsolete of our times.

Yet everything around us is given as new, unpublished: when we feel the need we can read the latest news live, all news channels have become our linus blanket - which also delights us with the story of the last quarrel in a television studio - we are regularly presented with a new scientific discovery, books, cinematographic and other cultural products are abundant... But nothing is really unusual: it can be expected in the twenty-first century, in fact, that technological progress an advancement of medicine, biology or engineering results. None the less, information and how they are disclosed. What is unacceptable is the improper use of the same word novelty and, moreover, the attribution to certain events passed off as new, something creatively or qualitatively significant.

Defining something unpublished today is really difficult. To assign this term, the object (or the subject) must have among its characteristics that of amaze, to shock, to concentrate the attention of the world on itself. But everything has limits and obstacles. The risks of this approach are two: either you can really impress society, or you fall into the ridiculous, failing. But the problem does not concern this last danger, rather the first: let’s admit that the goal is centered, it becomes obsolete in a short time. But it is good to give some examples, to which you forgive the limited thickness of the chosen characters, but this trait does nothing but demonstrate what has just been written: in the music world a few years ago there was Psy with the catchphrase (and I write it with a negative sense) Gnam Gnam Style, not to forget the author E.L. James and the series of Fifty Shades novels (the last episode will be released in cinema on February 8th). All ended up in oblivion, or almost. Yet many of us have danced on the notes of Psy and read the stories of Christian Gray and Anastasia Steele.

 

Hedi Slimane - courtesy @ Getty Images

 

 

 

È notizia di qualche giorno fa che Hedi Slimane guiderà le linee donna, uomo, haute couture e profumi della maison francese Céline, abbandonata da Phoebe Philo. A livello giornalistico è sì una novità, nel senso che si dà una news al lettore/spettatore, ma è davvero originale il fatto che lo stilista prenda il posto di qualcuno? Per citare il parere di molti del settore una volta diramato il comunicato: “Ma non si poteva scegliere qualcun altro?”. Sì, magari uno dei tanti emergenti, usati dalle associazioni che li manovrano come delle pedine a loro piacimento. Certo è, però, che serve esperienza. Una grande verità. Non può assumere il ruolo di direttore creativo di un’importante casa di moda colui o colei ancora alle prime armi. Già, ma neanche uno che è conosciuto per avere un’estetica propria ben radicata e agli antipodi rispetto all’archivio del brand fondato nel 1945 da Céline Vipiana. In ogni caso, bonne chance Hedi. 

Il sistema-moda è uno di quelli più interessati alla parola novità. In passato era molto più agevole realizzare una silhouette diversa da quella in voga nel decennio prima; tutto andava pari passo con l’evoluzione della macchina, dell’industria e, altrettanto importante, della storia, così come del ruolo della donna nel quotidiano. Ma questo parallelismo tra business dell’abbigliamento e i fatti del mondo, ora, pare non funzionare più. Qualcosa si è rotto, o meglio: il sodalizio felice a due ha incontrato un terzo incomodo tanto dirompente quanto tedioso: il denaro, altrimenti conosciuto come profitto. Attenzione, nessuno vuole denigrare una realtà industriale o artigianale, né tantomeno i suoi fini, quali che siano. Quello che si cerca di comprendere è come l’obiettivo finale abbia condizionato e pregiudicato sempre di più, circa dagli anni ’90, la qualità, la creatività e, quindi, la singolarità, delle collezioni, degli stilisti stessi. 

Si è tornati indietro nel tempo: secoli fa c’erano i lavori su commissione che dovevano essere realizzati il più possibile a immagine e somiglianza dei mandatari delle opere, lo stesso vale oggi: ci sono strategie di mercato che impongono ai designer delle regole alle quali devono attenersi nel bene e nel male. 

 

It is news of a few days ago that Hedi Slimane will lead the lines woman, man, haute couture and perfumes of the French fashion house Céline, abandoned by Phoebe Philo. On the journalistic level, yes, it is a novelty, in the sense that it gives a news to the reader/viewer, but is it really original that the designer takes the place of someone? To cite the opinion of many of the industry once the statement was issued: "But could it be chosen someone else?". Yes, maybe one of the many emerging, used by the associations that maneuver them as pawns as they please. But, however, experience is needed. A great truth. Someone can not assume the role of creative director of an important fashion house if he or she is still a beginner. Yes, but not even one that is known for having its own aesthetic well rooted and antipodal compared to the brand archive founded in 1945 by Céline Vipiana. In any case, bonne chance Hedi.

The fashion system is one of those most interested in the word novelty. In the past it was much easier to create a different silhouette from the one in vogue in the decade before; everything went hand in hand with the evolution of the machine, of the industry and, just as important, of history, as well as of the role of women in everyday life. But this parallelism between the clothing business and the facts of the world now seems to no longer work. Something has broken, or better: the happy two-way partnership has met a third party as disruptive as it is tedious: money, otherwise known as profit. Attention, nobody wants to denigrate an industrial or artisan reality, let alone its ends, whatever they are. What we try to understand is how the final goal has influenced and prejudiced more and more, around the 90s, the quality, the creativity and, therefore, the singularity of the collections, of the designers themselves.

We are been back in time: centuries ago there were the commissioned art-manufactures that had to be realized as much as possible in the image and likeness of the representatives of the works, the same is true today: there are market strategies that require the designers rules to which they must stick to good and bad.

 

 

 

Homo Videns di Giovanni Sartori, ed. Laterza

 

 

 

 

Mark Zuckerberg on Time magazine Cover @ Time

 

 

 

 

Il campo dell’editoria non è affatto diverso: secondo i dati dell’Aie (Associazione Italiana Editori) nel 2016 appena il 40% della popolazione ha letto (sarebbe meglio dire “ha acquistato”) un libro non scolastico in un anno. E tra quelli letti, la maggioranza provengono dalle novità, di nuovo, del genere varia. Quest’area comprende libri scritti da calciatori, presentatrici televisive, giornalisti politico-polemici, esperti di etichetta o make-up; e ancora attori, musicisti, senza dimenticare gli psicologi. Si può dire, dunque, volumi non proprio interessanti dal punto di vista dei contenuti culturali. Ma è dagli anni ’80 che è in moto questa macchina. E che differenza c’è tra un libro scritto dalla Parodi sulle ricette di cucina e quello del calciatore sulla sua carriera? Nessuna, a parte il tema trattato, e quindi il target di appassionati. 

Rimanendo in tema di libri, Giovanni Sartori compie una riflessione sulla definizione di progresso in uno dei suoi saggi più interessanti e attuali: Homo Videns (Laterza). Egli sostiene che non può esserci un progredire positivo se non è la società che lo compie, mettendo in pratica il mondo intelligibile, ovvero quello che unisce conoscenza, quindi razionalità, e pathos insieme. Non ci possiamo stupire se mancano le novità dunque, in quanto quello che impariamo quotidianamente è effimero, inutile. Non siamo più allenati a pensare, a riflettere. Qui si generalizza ovviamente, è chiaro che non tutti agiscono allo stesso modo. 

Si tratta di tracciare una tendenza generale, un andazzo molto pericoloso, che coinvolge anche il mondo dell’arte e il suo sistema, in particolare quello relativo alle mostre. In questo settore si salvano alcune gallerie private, di cui si è scritto su Nouvelle Factory in un elzeviro di qualche mese fa, scritto in occasione dell’uscita del pamphlet Contro le mostre (Einaudi) di Tomaso Montanari e Vincenzo Trione.

 

The field of publishing is not different: according to data from the Italian Association of Publishers in 2016, just 40% of the population has read (it would be better to say "bought") a non-school book in a year. And from the read, the majority comes from the novelty, again, of the varied genre. This area includes books written by footballers, TV presenters, political-polemic journalists, bon-ton or make-up experts; and again actors, musicians, without forgetting psychologists. We can therefore say volumes that are not really interesting from the point of view of cultural contents. But this machine has been in motion since the 80s. And what difference is there between a book written by Parodi on cooking recipes and that of the footballer on his career? None, a part of the theme dealt with, and therefore the target of enthusiasts.

Remaining in terms of books, Giovanni Sartori makes a reflection on the definition of progress in one of his most interesting and current essays: Homo Videns (Laterza). He maintains that there can not be a positive progress unless it is the society that does it, putting into practice the intelligible world, that is, the one that unites knowledge, then rationality, and pathos together. Do not be surprised if novelties are missing, as what we learn daily is ephemeral, useless. We are no longer trained to think, to reflect. Here it is generalized of course, it is clear that not everyone acts in the same way.

It is a general trace, a very dangerous habit, which also involves the art world and its system, in particular the one related to the exhibitions. In this sector are saved some private galleries, which was written on Nouvelle Factory in an elzeviro a few months ago, on the occasion of the release of the pamphlet Contro le mostre (Einaudi) by Tomaso Montanari and Vincenzo Trione.

A look from Céline sprin-summer 2018 @ Vogue.com

 

 

 

Si è criticato l’avanzamento tecnologico, il dio denaro, i media, ma il vero manovratore in questo gioco molto serio è il fattore tempo: ne passa sempre di più tra un’evoluzione e l’altra tra una innovazione e l’incontro con un altro ideatore. 

Spesso si ode dire che non è più facile come una volta scovare veri portatori di idee e progetti innovativi. Gli ultimi di cui si ha memoria sono Marc Zuckerberg con Facebook nel 2004 e a seguire gli altri social network, i quali hanno rivoluzionato interamente il nostro modo di parlarci e oggi sono oggetto di dipendenza, e quindi anche di critica. Inoltre sono passati quasi quindici anni dalla loro nascita. È possibile che da quel momento tutto si sia fermato? Forse. Ma non è accettabile crederlo e lavarsene le mani. È necessario pensare che ci sia qualcuno là fuori di così rivoluzionario da farci rimanere ancora una volta, per alcuni la prima, a bocca aperta. 

 

The technological advancement, the god of money, the media has been criticized, but the real maneuver in this very serious game is the time factor: it passes more and more between one evolution and the other between an innovation and an encounter with another creator.

It is often heard that it is not as easy as it once was to find true bearers of innovative ideas and projects. The last ones we can remember are Marc Zuckerberg with Facebook in 2004 and to follow the other social networks, which have completely revolutionized the way we speak and today they are object of dependence, and therefore also of criticism. In addition, almost fifteen years have passed since their birth. Is it possible that everything has stopped since then? Maybe. But it is not acceptable to believe it and wash our hands. It is necessary to think that there is someone out there so revolutionary that we remain once again, for some the first time, open-mouthed.

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