Sara Ricciardi e l’esperienza dell’arte, un incontro a Milano / Sara Ricciardi and the experience of art, a meeting in Milan

2 Oct 2018

 

 

Sara Ricciardi, foro di M.Cavalleri

 

 

 

 

Sara Ricciardi gesticola. Si muove per la cucina e prepara il caffè. Davanti a noi un tavolo, colmo di frutta, in particolare di ciliegie. I muri raccontano qualcosa di lei: sono colmi di vita. La sua, fatta di arte e viaggi: dall’India alla Toscana, dalla Campania e Benevento, in cui è nata, fino a Milano, città dove oggi insegna e mette in opera il mestiere di artista.

Spopola durante l’ultima edizione del Salone del Mobile, tra collaborazioni e progetti personali come Arcadia, un’installazione gonfiabile ironica e ludica sul tema dell’eredità a cura di Alice Stori Liechtenstein. E proprio qualche settimana dopo l’evento, la incontro per questa conversazione, che diventa un piacevole scambio, di cui fare tutti partecipi, come i suoi lavori di Social Design. In sottofondo suona un ritmo blues.

 

Sara Ricciardi gesticulates. She moves around the kitchen and makes coffee. A table in front of us, full of fruit, especially cherries. The walls tell something about her: they are full of life. Hers, made of art and travels: from India to Tuscany, from Campania and Benevento, where she was born, up to Milan, the city where today she teaches and puts into practice the craft of artist.

She hits the last edition of the Salone del Mobile, between collaborations and personal projects such as Arcadia, an inflatable ironic and playful installation on the theme of inheritance curated by Alice Stori Liechtenstein. And just a few weeks after the event, I meet her for this conversation, which becomes a pleasant exchange, to make all participate, as her Social Design works. In the background plays a blues rhythm.

 

 

 

Arcadia, foto di Delfino Sisto Legnani

 

 

 

Sara, quando hai iniziato a fare arte?

 

- Tre anni fa ho aperto lo studio qui a Milano. Avevo appena finito l’università dove ho studiato Design del Prodotto, alla NABA. Ho avuto la fortuna di lavorare sin da subito, anche come insegnante tenendo dei workshop, dopo appena un mese di stage. Contemporaneamente iniziavo a frequentare le fiere come artista, per capire come muovermi. Non ho persone in famiglia con le mie caratteristiche, quindi per me era tutto nuovo, così ho cercato di comprendere il sistema, di incontrare persone - come gli artigiani con cui lavoro - con cui parlare e apprendere.  Senza di loro, tra l’altro, non avrei potuto essere dove sono. E poi, come una formica, poco a poco, ho seminato, ho iniziato strutturarmi, al di là di quello che potevano dirmi gli altri. Trovo che sia importante forgiare sin da subito il proprio pensiero e, sbagliando, capire in quale direzione andare. Ogni volta che questo avviene, per me, è un’epifania, in cui mi vedo pensare addirittura una cosa diversa, rispetto a prima. Ti senti forte, gli altri lo avvertono e allora sì che si interessano. E oggi ho tanto lavoro. Sopravvivi se sai gestire tutto: dalla burocrazia al resto. Non bisogna lasciare agli altri la libertà di modellarti. -

 

Sara, when did you start making art?

 

- Three years ago I opened my studio here in Milan. I had just finished university where I studied Product Design at NABA. I was lucky enough to work immediately, even as a teacher holding workshops, after just one month of internship. At the same time I began to attend fairs as an artist, to understand how to move. I do not have people in my family with my characteristics, so for me it was all new, so I tried to understand the system, to meet people - like the artisans I work with - with whom to talk and learn. Without them, by the way, I could not have been where I am. And then, like an ant, little by little, I sowed, I started structuring myself, beyond what the others could tell me. I find it important to forge your thinking right away and, by making mistakes, to figure out which way to go. Every time this happens, for me, it is an epiphany, in which I see myself even thinking of something different, compared to before. You feel strong, and the others warn it and then they are interested. And today I have a lot of work. You survive if you can handle everything: from the bureaucracy to the rest. The freedom to model yourself must not be left to others. -

 

 

I tuoi primi lavori li facevi da sola o eri già aiutata dai tuoi artigiani?

 

- Ho provato a fare qualche pezzo da sola, ma la realtà è che sono loro i maestri. Vuoi sapere cosa ho fatto proprio agli albori? Sono entrata in uno scantinato osceno (il mio primo laboratorio), umido e ridipinto da me insieme a un amico. Facevo tutto a mano: tavoli e altri pezzi… Una fatica pazzesca, ma anche una grande scuola, ovviamente. Quindi ora faccio a mano solo alcune sculture e opere che so di poter creare - poiché senza manualità potrei morire -, mentre per i lavori di un certo tipo, solitamente quelli commissionati, realizzo una bozza, mai un disegno. -

 

Did you do your first jobs only by yourself or were you already helped by your artisans?

 

- I tried to make some pieces, but the reality is that they are the masters. Do you want to know what I did right in the early days? I entered an obscene basement (my first laboratory), moist and repainted by myself with a friend. I did everything by hand: tables and other pieces... A crazy effort, but also a great school, of course. So now I do only by hand some sculptures and works that I know I can create - because without manual skills I could die -, while for the works of a certain type, usually those commissioned, I make a draft, never a drawing. -

 

 

 

Vette, foto di Laura Baiardini

 

 

 

 

Perché?

 

- Perché mi confronto sempre prima con l’artigiano che realizzerà l’opera. Attraverso quello che lui mi dice esploro le diverse possibilità di realizzazione, e solo dopo mi metto a disegnare. - 

 

Why?

 

- Because I always compare myself first with the artisan who will make the work. Through what he tells me I explore the different possibilities of realization, and only then I start to draw. -

 

 

 

Se dovessi trovare una data precisa in cui hai fatto dell’arte la tua professione, quale sarebbe?

 

- Dunque, questa è una domanda che mi fecero tempo fa, e ne rimasi interdetta. L’uomo si aggrappa ai momenti, In realtà, ballando - più endorfina macino e più produco -, ho capito che è come se tu chiedessi a una quercia quando ha deciso di diventare così bella. E un albero porta con sé una storia fatta di tantissimi, infiniti, momenti. Questo per dirti che non c’è un momento preciso, ma molte esperienze vissute che hanno innescato tutto quello che ti ho detto poco fa. Per me è molto più facile individuare i periodi di crisi, quelli che mi hanno imposto di ragionare meglio su ciò che ero. -

 

If you had to find a precise date in which you made art as your job, what would it be?

 

- Well, this is a question that someone asked me some time ago, and I was dumbfounded by it. The man clings to the moments, In fact, while dancing - more endorphine  I cand more I produce - I realized that it is as if you were asking an oak when it decided to become so beautiful. And a tree brings with it a story made of many, infinite, moments. This is to tell you that there is not a precise moment, but many experiences that have triggered all that I told you a while ago. For me it is much easier to identify periods of crisis, those that forced me to think better about what I was. -

 

 

 

Fede Nuziale, foto di Delfino Sisto Legnani

 

 

 

 

 

 

Parliamo del tuo lavoro oggi: come sperimenti?

 

- Faccio molte cose. Sono sempre stata vorace, sin da piccola. Vivevo in una casa in cui stavo sempre molto sola, ho studiato dalle Orsoline, in una sorta di convento, dove mi sono divertita molto, anche se non con gli umani. Parlavo con gli oggetti, i cani e la natura. Era una figata pazzesca. Ho sempre esplorato, in libertà. Questa cosa mi è rimasta. Inoltre, leggo molto: per me una pagina di libro sono mille progetti. Mi piacciono le persone: ti vedo e mi dai cose. Ma non perché io sia particolarmente sensibile, semplicemente vivo le cose attraverso un processo critico: sono veramente con te in questo momento. Noi parliamo e mi faccio delle domande, su di te, su questo (il piatto che ha di fronte, ndr). -

 

Let's talk about your work today: how do you experiment?

 

- I do many things. I've always been voracious, since I was a child. I lived in a house where I was always very lonely, I studied from the Ursulines, in a sort of convent, where I had a lot of fun, even if not with humans. I was talking with objects, dogs and nature. It was crazy cool. I have always explored, in freedom. This thing remained to me. Also, I read a lot: for me, a book page is a thousand projects. I like people: I see you and you give me things. But not because I am particularly sensitive, I simply live things through a critical process: I am really with you right now. We talk and I ask myself some questions about you, about this (the plate in front of her, ed). -

 

 

Se dovessi consigliare un libro quale sarebbe?

 

- Eh tesoro mio… mille te ne potrei consigliare! Se me lo chiedivi quando avevo quattordici anni ti dicevo: “Madò! Il Siddharta di Herman Hesse!”. Ora non credo che riuscirei più a leggerlo, poiché all’epoca la mia grinta era più incazzosa, rispetto a oggi. Poi c’è stato il periodo de Il Maestro e Margherita di Bulgakov, altra magia totale. Oggi leggo tanto Stefano Benni che mi fa ridere. Amo gli accostamenti bizzarri, deliranti. Oggi quando voglio rifugiarmi nei libri - ho più difficoltà di prima a leggere, per via del poco tempo che ho a disposizione - mi devo divertire. Ma il libro che ho anche tatuato, quello che per me ha segnato la svolta è il Don Quixote di Cervantes. È un libro che tratta di una cosa sulla quale io tengo tantissimo: fare cose immaginifiche, a cui poi ognuno dà il proprio valore semantico. Credo sia un bell’insegnamento. -

 

If you had to recommend a book which would it be?

 

- Oh my darling... a thousand I could recommend! If you asked me when I was fourteen I would say to you: “Madò! Herman Hesse's Siddhartha!” Now I do not think I could read it anymore, because at the time my grit was more pissed off than today. Then there was the period of The Master and Margarita by Bulgakov, another total magic. Today I read so much Stefano Benni that makes me laugh. I love bizarre, delirious combinations. Today when I want to take refuge in books - I have more difficulty than before to read, because of the little time I have available - I have to have fun. But the book that I also tattooed, the one that marked the turning point for me is the Don Quixote by Cervantes. It is a book that deals with a thing on which I hold so much: to do imaginative things, to which each one gives its own semantic value. I think it's a nice teaching. -

 

 

 

Totem, foto di Delfino Sisto Legnani

 

 

 

 

A proposito: alla NABA insegni Social Design: di cosa si tratta? Cos’è il progetto sociale? 

 

- Quando l’allora direttrice del corso di studi Vered Zaykovsky mi chiese se volevo tenere il corso di Social Design, mi girai, la guardai negli occhi - mi ero laureata dieci secondi prima! - e le dissi: “ma che cos’è?”. E lei mi rispose: “È quello che fai”. Diciamo che è una tipologia di progettazione che non parte da un’esigenza personale. Chi lo fa diventata quasi un facilitatore, una persona che capisce e ascolta i diversi contesti (locali, territoriali, ma anche comunità, intesa come il nucleo familiare, anche una classe di studenti) e parti da condizioni esterne che necessita di essere mappate e che non devi dare per scontate. Bisogna capirne i valori sociali, politici anche etnografici. E una volta rilevati questi elementi si può progettare, creando una sinergia collettiva tra di loro. L’obiettivo può essere facilitare l’aggregazione, ad esempio. Costruire insieme, con le persone, che lo sentono e si impegnano in prima persona. C’è molto ascolto. -

 

Regarding this: at NABA you teach Social Design: what is it? What is the social project?

 

- When the then director of the course of studies Vered Zaykovsky asked me if I wanted to hold the Social Design course, I turned around, looked her in the eyes - I had graduated ten seconds before! - and I told her: “what is it?”. And she replied: “It's what you do”. Let’s say that it is a type of design that does not start from a personal need. Who does it become almost a facilitator, a person who understands and listens to different contexts (local, territorial, but also community, understood as the family unit, even a class of students) and start from external conditions that need to be mapped and that you do not have to take for granted. We must understand its social, political and ethnographic values. And once these elements are detected, they can be designed, creating a collective synergy between them. The goal can be facilitate aggregation, for example. Building together, with people, who feel it and engage in the first person. There is a lot of listening. -

 

 

 

Hai realizzato qualche progetto di design sociale?

 

- Sì, diversi. Uno è stato quello di andare a introdurre tecniche creative nel laboratorio ceramico presso l’Istituto di Igiene Mentale Berlinese. Non chiedermi come ci sia finita, però ero lì, ed è stata un’esperienza bellissima. Il governo tedesco dà la possibilità alle persone con problemi mentali di lavorare e percepire uno stipendio. Fanno sempre lavori ripetitivi, azioni standard e modulate in modo tale che a fine giornata hanno raggiunto l’obiettivo, seguiti ovviamente dagli psicologi, con cui mi sono interfacciata insieme a un’amica Weiwei Wang. Abbiamo dato vita a The Pancake Project. Si è trattato di realizzare forme pazze su piatti in ceramica, sperimentando con i colori, attraverso delle miscele (me ne fa vedere uno, ndr). L’aspetto più interessante di tutto il lavoro è stata questa cosa molto impulsiva di creare non più dieci piatti al giorno ma qualcosa di reale, vivo, attraverso le loro sensazioni. -

 

Have you done any social design projects?

 

- Yes, many. One was to go and introduce creative techniques in the ceramic workshop at the Institute of Mental Health in Berlin. Do not ask how, but I was there, and it was a beautiful experience. The German government gives people with mental problems the opportunity to work and receive a salary. They always do repetitive jobs, standard actions and modulated in such a way that at the end of the day they have reached the goal, obviously followed by the psychologists, with whom I interfaced with a friend Weiwei Wang. We gave life to The Pancake Project. It was about making crazy shapes on ceramic plates, experimenting with colors, through mixtures (I can see one, ed). The most interesting aspect of all the work was this very impulsive thing to create no more than ten dishes a day but something real, alive, through their feelings. -

 

 

The Pancake Project

 

 

 

 

Tutta la tua esperienza è nelle tue opere. Anche i viaggi che hai fatto, immagino. Cosa è che da questi, non rientra in esse? Cosa hai respinto da quei mondi?

 

- Wow, molto interessante! New York e la Turchia sono molto presenti in me. Della Turchia, che ho amato e in cui mi trovai benissimo, ricordo che tornai con una forte frustrazione, vedevo che non c’era molto slancio contemporaneo. Tutto quello che avveniva era mediocre, a livello di progettazione, anche quello che facevo io. Non c’era fame. Ero in una scuola in cui era bellissimo fare esercizio, ma mi sentivo come all’interno di una copia, che non stavo ricercando un’identità, nonostante loro ne abbiano una loro, incredibile. Non la reinterpretavano, non visualizzavano il loro sguardo nel presente. Questo aspetto non l’ho portato con me. A New York, invece, mi hanno insegnato a fallire, ad agire. Il problema è che se sei un iper-produttore di cose non ti soffermi sull’esperienza. Cioè, goditi la vita, tesoro mio! C’era troppa ingordigia del fare, del guadagnare, senza tenere conto della persona. - 

 

All your experience is in your works. Even the trips you've made, I guess. What is it that from these, does not belong to them? What you rejected from those worlds?

 

- Wow, very interesting! New York and Turkey are very present in me. Of Turkey, whom I loved and in which I found myself very well, I remember that I came back with a strong frustration, I saw that there was not much contemporary momentum. Everything that happened was bad, in terms of design, even what I did. There was no hunger. I was in a school where it was great to do exercise, but I felt like I wasn’t looking for an identity, I was like in a copy, even though they have an incredible one. They did not reinterpret it, they did not visualize their gaze in the present. I did not bring this with me. In New York, however, they taught me to fail, to act. The problem is that if you're a hyper-producer of things, you do not dwell on the experience. I mean, enjoy your life, my darling! There was too much greed of doing, of earning, regardless of the person. -

 

 

Parata Funebre, servizio per Elle Italia, foto di Laura Baiardini

 

 

 

 

Al Salone del Mobile 2018 eri ovunque: come l’hai vissuto?

 

- (Ride, ndr) Ma sai che dall’interno non riuscivo a percepire questa cosa? Ho visto, ovviamente, che ho avuto molto riscontro sui giornali, e ne sono rimasta stra-felice. Uno perché vedo che più vado avanti più reagisco a gestire diversi lavori contemporaneamente, sia personali che commissionati. - 

 

At the Salone del Mobile 2018 you were everywhere: how did you live it?

 

- (Laughs, ed) Do you know that from within I could not perceive this thing? I saw, of course, that I had a lot of feedback in the newspapers, and I was very happy. One because I see that the more I go forward the more I react to manage several jobs simultaneously, both personal and commissioned. -

 

 

Ora cosa ti aspetta?

 

- Aprirò un nuovo studio, mi sto ingrandendo un po’, per via dei lavori che stanno arrivando, i quali sono sempre di più, per fortuna. Ma faccio le cose piano piano, perché mi piace la gavetta, il raggiungere un risultato alla volta. Il 28 di ottobre, invece, inaugurerò la mostra Ritmo Sabba, alla Swing Design Gallery di Benevento, (- che per me è un tributo verso un luogo che adoro e verso persone che amo, un invito al risveglio ritmico di ciò che al momento è addormentato (la Terra) -, scrive Ricciardi in un recente post su Facebook per spiegare il progetto, ndr). -

 

Now what is waiting for you?

 

- I will open a new studio, I am getting bigger, because of the work that is coming, which are more and more, thankfully. But I do things slowly, because I like the achievement of one result at a time. On October 28th, on the other hand, I will inaugurate the Ritmo Sabba exhibition at the Swing Design Gallery in Benevento (- which for me is a tribute to a place that I love and to people I love, an invitation to the rhythmic awakening of what is currently asleep (the Earth) - writes Ricciardi in a recent post on Facebook to explain the project, ed.). -

 

 

sararicciardi.org

 

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