Settimana della moda di Milano: quando il futuro dà una lezione al passato / Milan fashion week: when the future gives a lesson to the past

26 Sep 2019

 

 

Industria. Questa è la moda. Almeno per quanto riguarda gli ultimi dieci anni. La Settimana della Moda di Milano è appena terminata. L’altro ieri è iniziata quella di Parigi e, a parte una Chiuri chez Dior decisamente ripetitiva a livello di idee, è partita col botto, sotto forma di Saint Laurent e il suo direttore creativo Anthony Vaccarello

Ma torniamo alle sfilate milanesi. Che poi sono quelle che ci interessano e non solo perché giocano in casa. Dove sono finiti i codici estetici? Tradotto, semplificato, com’è possibile che il défilé di Versace proponga sempre il solito revival? Lo stesso vale per Alberta Ferretti e molti altri. 

Stupisce positivamente Giorgio Armani; Prada lascia sempre il segno. Entrambi - e solamente loro - sono in grado di distinguersi, di essere riconoscibili e belli. Il primo realizzando abiti da sogno, impossibili da pensare su un’altra passerella se non la sua. Miuccia. Beh, come al solito procede per concetti, denunciando il momento distopico che, molti di noi inconsapevolmente, stiamo vivendo. Lo fa tornando alle (sue) origini: togliendo, aggraziando. Celando la donna sexy e chic della collezione autunno-inverno 2019, invocando una sensualità elegante. Senza tipi, ma con carattere. 

 

Industry. This is fashion. At least for the last ten years. Milan Fashion Week has just ended. On Tuesday began the Paris one and, apart from a decidedly repetitive Chiuri chez Dior ,in terms of ideas, it started with a bang, in the form of Saint Laurent and its creative director Anthony Vaccarello.

But back to the Milan fashion shows. Which then are those that interest us and not just because they play at home. Where did the aesthetic codes go? Translated, simplified, how is it possible that the Versace fashion show always proposes the usual revival? The same goes for Alberta Ferretti and many others.

Giorgio Armani positively impresses; Prada always leaves its mark. Both - and only them - are able to stand out, to be recognizable and beautiful. The first one making dream dresses, impossible to think on another catwalk if not his. Miuccia. Well, as usual she proceeds by concepts, denouncing the dystopian moment that, many of us, are unconsciously experiencing. She does it going back to (her) origins: removing, gracefully. Concealing the sexy and chic woman of the autumn-winter 2019 collection, invoking an elegant sensuality. Without types, but with character.

 

 

 

Marco De Vincenzo primavera-estate 2020

 

 

 

E basta. Se ci si occupasse soltanto delle grandi maison tutto potrebbe ridursi a questa concisa descrizione. Per fortuna pongono rimedio brand relativamente recenti come: Tiziano Guardini, Marco De Vincenzo, Arthur Arbesser e Vivetta. Ognuno con il proprio gusto. Guardini - sulla cresta dell’onda per la sua moda green - riesce a proporre (t-shirt con scritte a parte) una collezione piena di stampe, colorata, personale, poiché non si scontra con l’etica del brand, filo rosso sin dagli esordi. De Vincenzo è glamour allo stato puro. Il designer messinese lo sa ed enfatizza questo aspetto. Piaccia o meno, ogni uscita ha vinto l’insicurezza degli ultimi due anni, dimostrando che un periodo di alti e bassi può capitare a tutti, al patto che poi si propongano 47 uscite, immaginate con un pantone in grado di sfumare delicatamente dal nero al blu, passando per il rosso fino al viola. Arbesser potrebbe tranquillamente essere l’erede di Miuccia Prada, se fossi negli anni Ottanta e gli investimenti fossero i medesimi di quell’epoca. E non solo per le stampe e per il gusto retrò di certi look, ma per l’approccio: un modus operandi pensato, non visto e reinterpretato attraverso i social o colto dalle strade. (Solo Slimane sarebbe in grado di farlo, comunque. Ma perché è un genio, non un designer.) L’austriaco invoca una nuova borghesia, meno vinta dalle rivoluzioni - che poi non ci sono più - più giovane e in grado di essere cool e al tempo stesso intellettuale. L’ispirazione? Il luogo natale di sua nonna: la Transylvania. 

Anche Vivetta Ponti, fondatrice di Vivetta, parte dai ricordi di famiglia: le sue zie, una piscina ed eleganza allo stato puro. Non in Romania come Arbesser ma nella Grecia degli anni Sessanta, dove turiste del continente passavano le vacanze, camminando sinuose per le stradine della penisola, accarezzando i gatti lasciati liberi di scorrazzare. 

 

Enough. If we only deal with the big fashion houses everything could be reduced to this concise description. Fortunately, they are remedying relatively recent brands such as: Tiziano Guardini, Marco De Vincenzo, Arthur Arbesser and Vivetta. Each with its own taste. Guardini - on the crest of the wave for his green fashion - manages to propose (besides t-shirt with writings) a collection full of prints, colorful, personal, since it does not clash with the ethics of the brand, a red thread since the debuts. De Vincenzo is pure glamor. The designer from Messina knows this and emphasizes this aspect. Like it or not, each outing has won the insecurity of the last two years, showing that a period of ups and downs can happen to everyone, provided that they then propose 47 exits, imagined with a pantone able to blend gently from black to blue , going from red to purple. Arbesser could easily be the heir to Miuccia Prada, if only we were in the eighties and the investments were the same as those of that era. And not only for the prints and for the retro taste of certain looks, but for the approach: a thought modus operandi, unseen and reinterpreted through social media or taken from the streets. (Only Slimane would be able to do it, anyway. But because he is a genius, not a designer.) The Austrian invokes a new bourgeoisie, less won by the revolutions - which are no longer here - younger and able to be cool and at the same time intellectual. Inspiration? His grandmother's birthplace: Transylvania.

Vivetta Ponti, founder of Vivetta, also starts from family memories: her aunts, a swimming pool and pure elegance. Not in Romania as Arbesser but in the Greece of the Sixties, where tourists from the continent spent their holidays, walking sinuously through the narrow streets of the peninsula, stroking the cats left free to roam.

 

 

 

Arthur Arbesser primavera-estate 2020

 

 

Vivetta spring primavera-estate 2020

 

 

 

Dov’è il problema? Cosa importa se i big non riescono a proporre qualcosa di interessante? Importa eccome se si prende il sistema-moda seriamente. E per seriamente s’intendono gli aspetti produttivi, creativi, formali; non il fare la faccia seria (della serie, ma chi sei?) fuori dalle sfilate. Le nuove leve non possono crescere da sole. Devono guardare a dei maestri che siano in grado di guidarle. Non bastano i libri di storia. La moda interpreta il momento presente, non quello passato. E se i primi offrono il nulla in sostanza, i secondi lo faranno presto. Allora dimentichiamoci glia anni belli. Togliamoci dalla testa di scoprire nuovi fotografi, di scovare nuove modelle, designer e quant’altro che rimangano impressi nella mente di tutti nei prossimi cinquant’anni. Per quello che valgono, non per ciò che postano su Instagram. 

L’unica cosa certa di questa fashion week di Milano è che l’anno prossimo tutte le influencer possibili indosseranno top e vestiti con scollatura a cuore. That’s it. 

 

Where is the problem? What does it matter if the big names can't come up with something interesting? It really matters if we take the fashion system seriously. And for serious we mean the productive, creative, formal aspects; not the serious face (of the series, but who are you?) outside the fashion shows. New realities cannot grow on their own. They have to look at masters who are able to guide them. History books are not enough. Fashion interprets the present moment, not the past. And if the former essentially offer nothing, the latter will soon. So let's forget the beautiful years. Let's get out of our minds to discover new photographers, to find new models, designers and whatever else will remain etched in everyone's mind in the next fifty years. For what they are worth, not for what they post on Instagram.

The only thing certain of this Milan fashion week is that next year all possible influencers will wear tops and dresses with a sweetheart neckline. That’s it.

 

 

 

Tiziano Guardini primavera-estate 2020

 

 

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