Tali madri, tali figli (o quasi): la questione dei “figli di” nella moda post-moderna / Same mothers, same children (or almost): the “children of” case in post-modern fashion

9 Dec 2019

 

 

 

Per Marcel Proust sua madre era una consolazione. Un conforto, quando le sue labbra gli sfioravano la fronte per dargli, ogni sera, il bacio della buonanotte. Per un’altra scrittrice, Banana Yoshimoto, gli occhi della donna che l’ha messa al mondo, nel momento in cui si fissano su di lei, sono due puntine da disegno, le quali la fissavano saldamente al suo posto nel mondo. Un proverbio indiano dice che «Un bambino senza una madre è un fiore senza la pioggia». Insomma, che sia all’interno di uno dei più importanti romanzi mai scritti, La Recherche, o detto da un’autrice contemporaneo o contenuto in un aforisma vecchio centinaia d’anni, il senso dell’essere madre è quello di portare pace e forza. Almeno generally speaking. 

Se tali fossero le caratteristiche universali della donna-madre, ipoteticamente anche i figli dovrebbero ereditarle. Si sa infatti che il primo nucleo sociale in cui ci si forma in tenera età è proprio quello della famiglia, nel bene e nel male. 

 

For Marcel Proust his mother was a consolation. A comfort, when her lips touched his forehead to give him, everyday, a goodnight kiss. For another writer, Banana Yoshimoto, the eyes of the woman who brought her into the world, when they fix themselves on her, are two drawing pins, which held her firmly in place in the world. An Indian proverb says that «A child without a mother is a flower without rain». In short, whether it is within one of the most important novels ever written, La Recherche, or said by a contemporary author or contained in an aphorism hundreds of years old, the sense of being a mother is to bring peace and strength. At least generally speaking.

If such were the universal characteristics of the mother-woman, hypothetically also the children should inherit them. It is well known that the first social nucleus in which we are formed at an early age is precisely that of the family, for better or for worse.

 

Kaia Gerber e la madre Cindy Crawford per Vogue Paris, aprile 2016, ph. Mario Testino

 

 

 

Nell’industria della moda è in voga da qualche anno vedere crescere come top model le figlie e i figli di personaggi noti nel mondo dello spettacolo o di ex modelle, famose già negli anni Ottanta e Novanta e che con il passare del tempo sono diventate delle vere icone e muse. Ma è proprio necessario che anche la loro prole segua il loro stesso percorso? Dipende da diversi fattori. Il marketing, le strategie pubblicitarie, i social media (sempre loro poveretti) sono gli aspetti a cui i la maggior parte dei brand tiene più conto. Dunque, se una campagna la fa Lila Moss, figlia di Kate Moss, oppure Kaia Gerber, secondogenita di Cindy Crawford, o Kendall Jenner, la sorella maggiore di Kyle, entrambe figlie di Kris Jenner (anche madre di Kim Kardashians) e di Caitlyn Jenner (nata Bruce), allora uno spiraglio che le vendite siano soddisfacenti è possibile. Un altro dato di fatto è la somiglianza. E qui la questione si fa complessa. Nel caso di Gerber, ad esempio, non c’è alcun dubbio che il fascino sia lo stesso della madre. Ma per la dolce Lila la questione è differente. Intanto gli zigomi della madre non li ha, inoltre ha gli occhi azzurri e la corporatura è più morbida, meno androgina de La Moss. E va bene così, ma non è per questo che ultimamente è sempre più richiesta. Entra in gioco, in questo caso, l’elemento del nome e della risonanza mediatica e (contro)culturale che Kate Moss ha avuto negli anni, come modella, icona di stile, e per il mistero che si è trascinata dietro in questi decenni, sotto il motto di never complain, never explain.  Non è un caso, infatti, che anche la sorella minore di Kate (più somigliante, almeno per quanto riguarda il viso) abbia seguito lo stesso percorso. E che dire poi della Jenner? 

 

In the fashion industry, children of celebrities have been growing as supermodels for some years. Kids of well-known personalities in the entertainment world or of ex models, already famous in the eighties and nineties, and who have become real icons and muses. But is it really necessary that their offspring also follow their own path? It depends on several factors. Marketing, advertising strategies, social media (poor them) are the aspects that most brands take most into account. So if a campaign is done by Lila Moss, daughter of Kate Moss, or Kaia Gerber, second child of Cindy Crawford, or Kendall Jenner, Kyle's older sister, both daughters of Kris Jenner (also mother of Kim Kardashians) and Caitlyn Jenner (nee Bruce), then a glimpse that sales are satisfactory is possible. Another fact is the similarity. And here the question becomes complex. In the case of Gerber, for example, there is no doubt that the charm is the same as the mother. But for sweet Lila the point is different. Meanwhile, the cheekbones of the mother disappear, besides she has blue eyes and the body is softer, less androgynous than La Moss. And that's okay, but that's not why it's more and more in demand lately. In this case, the element of the name and of the media and (counter)cultural resonance that Kate Moss has had over the years comes into play, as a model, an icon of style, and for the mystery that has dragged herself along these decades, under the motto: never complain, never explain. It is no coincidence, in fact, that even Kate's younger sister (more similar, at least as far as her face is concerned) has followed the same path. And what about Jenner?

 

 

Kate Moss, Miu Miu p-e 1996

 

 

Lila Moss, Miu Miu cruise 2020, ph. Jurgen Teller

 

 

Non si tratta solo di bellezza. Infatti è interessante osservare il fenomeno modelli-figli di attraverso gli anni. Se Franca Sozzani e Gianni Versace non avessero inventato le super modelle oggi non esisterebbero nessuna Lila e Kaia. Se i Beckham non fossero la famosissima famiglia che conosciamo, il figlio Romeo Beckham non avrebbe fatto aumentare in tre mesi nel 2015 le vendite di Burberry. Gene e Lennon Gallagher se non avessero la faccia ribelle del padre Liam (ex frontman degli Oasis), molto probabilmente non sarebbero stati scelti come testimonial, rispettivamente, da Adidas e da Anthony Vaccarello per Saint Laurent

 

It's not just about beauty. In fact it is interesting to observe the model-child of phenomenon through the years. If Franca Sozzani and Gianni Versace had not invented the super models today, there would be no Lila and Kaia. If the Beckhams were not the famous family we know, their son Romeo Beckham would not have increased sales of Burberry in three months in 2015. Gene and Lennon Gallagher if they didn't have the rebellious face of the father Liam (former Oasis’ frontman), probably they would not have been chosen as testimonial, respectively, by Adidas and by Anthony Vaccarello for Saint Laurent.

Kendall Jenner per Vogue Uk dicember 2019, ph. Alasdair McLellan

 

 

Che cosa racconta tutto ciò? Che oggi la personalità e il talento non sono sufficienti. Lo stesso vale per l’apparenza. E sembra un paradosso nell’ambiente della moda. In piena epoca post-moderna, dove tutto il passato viene ripreso, riassettato e proposto in una versione nostalgica, è abbastanza prevedibile che non si scoprano più modelle e modelli dal nulla. Persone con delle caratteristiche particolari, in grado di offuscare chi le ha precedute. L’ultima che si ricorda è l’ucraino-canadese, nonché prediletta dalla stilista Phoebe Philo per Céline, Daria Werbowy, la quale, guarda caso, ha deciso di abbandonare la carriera di mannequin, per dedicarsi alla fotografia e alla natura nel suo ranch. 

 

What does it all say? That today personality and talent are not everything. The same is true for appearance. And it seems a paradox in the fashion scene. In the full post-modern era, where all the past is taken up, rearranged and proposed in a nostalgic version, it is quite predictable that models from scratch will no longer be discovered. People with special characteristics, able to obfuscate those who preceded them. The last one to remember is the ukrainian-canadian, and a favorite of designer Phoebe Philo for Céline, Daria Werbowy, who, by chance, decided to abandon her career as a mannequin, to devote herself to photography and nature in her ranch.

Daria Werbowy in una campagna per Céline, ph. Juergen Teller

 

 

Lennon Gallagher per Saint Laurent a-i 2019

 

 

 

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